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Ana Laguna: un’arte viva che continua a ispirare

Nel vasto panorama della danza contemporanea e del balletto del XX secolo, il nome di Ana Laguna brilla con una luce particolare.

Non solo per il suo talento straordinario, ma per la sua capacità unica di fondere emozione, tecnica e umanità in ogni movimento.

Nata a Zaragoza, in Spagna, nel 1954, Laguna è diventata una delle ballerine più influenti del suo tempo, lasciando un’impronta indelebile nella storia della danza, in particolare in Svezia, dove ha trascorso la maggior parte della sua carriera.

Ana Laguna iniziò la sua formazione di danza a Madrid, dove mostrò fin da giovanissima una naturale predisposizione per il movimento e l’espressione corporea.

Tuttavia, fu il trasferimento in Svezia a cambiare il corso della sua vita e della sua carriera. Entrò a far parte del Cullberg Ballet, una compagnia allora diretta dalla pioniera della danza moderna Birgit Cullberg, che riconobbe subito in Laguna una presenza scenica eccezionale e una versatilità rara.

Il momento di svolta nella carriera di Ana Laguna arrivò con l’incontro con il coreografo Mats Ek, figlio di Birgit Cullberg.

Ek, noto per il suo stile innovativo, drammatico e profondamente teatrale, trovò in Laguna l’interprete ideale per le sue creazioni più audaci.

La loro collaborazione fu non solo artistica ma anche personale: i due si sposarono e formarono una delle coppie più emblematiche della danza contemporanea europea.

Laguna fu protagonista di molte delle coreografie più iconiche di Ek, tra cui Giselle, Carmen, e La casa di Bernarda Alba, versioni profondamente rivisitate rispetto ai classici del balletto.

In queste opere, Laguna non era solo una ballerina: era un’attrice, un’interprete completa capace di trasmettere emozioni complesse e storie umane attraverso il corpo.

Ciò che ha sempre distinto Ana Laguna nel panorama della danza è stata la sua capacità di rendere visibile l’anima dei personaggi.

Nei suoi movimenti non c’era solo tecnica — impeccabile — ma soprattutto verità. Laguna non si è mai limitata a eseguire una coreografia: l’ha vissuta, rendendola ogni volta unica e irripetibile.

In un’epoca in cui spesso la perfezione tecnica viene idolatrata, Laguna ha ricordato a tutti che la danza è prima di tutto un linguaggio emotivo e umano.

Nel corso della sua carriera, Ana Laguna ha danzato nei teatri più prestigiosi del mondo, accanto a figure leggendarie come Rudolf Nureyev e Mikhail Baryshnikov.

La sua arte è stata riconosciuta con numerosi premi e onorificenze, tra cui il titolo di Commandeur des Arts et des Lettres in Francia e la Medaglia Illis quorum in Svezia — uno dei massimi riconoscimenti civili.

Anche dopo il suo ritiro dalle scene come danzatrice principale, Laguna ha continuato a contribuire al mondo della danza come maestra, coach e mentore, aiutando nuove generazioni di artisti a trovare la propria voce attraverso il movimento.

Parlare di Ana Laguna oggi significa parlare di un’arte viva, che continua a ispirare e a trasformare.

La sua carriera è un esempio di come la danza possa essere strumento di narrazione, introspezione e cambiamento sociale.

In un mondo dove spesso lo spettacolo si limita all’effimero, Ana Laguna ha costruito un’opera duratura fatta di emozione, autenticità e bellezza.

In un’intervista, una volta disse: Non danzo per mostrare quanto posso fare, danzo per dire qualcosa. E ciò che ha detto — e continua a dire — rimane scolpito nella memoria di chiunque l’abbia vista danzare.

Ana Laguna non è soltanto una danzatrice: è una voce che parla attraverso il corpo, un’artista che ha saputo andare oltre la tecnica per raccontare storie umane, universali e profonde.

La sua figura rimane un faro per la danza contemporanea e per chiunque creda che l’arte sia, prima di tutto, un atto di verità.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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