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Angelo Greco, giovane promessa e talento della danza italiana

Angelo Greco © Lidia Crisafulli

Angelo Greco è nato il 02/05/1995, ha frequentato negli anni 2007-2008 la scuola di Danza “Idea Danza” e “Danzarte” di Mirandola e Concordia dirette da Emanuela Mussini, in seguito durante il 2009-2012 la scuola ad avviamenteo professionale “Il Balletto” di Castelfranco Veneto diretta da Susanna Plaino con Elias Garcia Herrera per approdare nel 2012 all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano diretta da Frédéric Olivieri con insegnanti Maurizio Vanadia (classico) e, in occasione di spettacoli, Paolo Podini e Leonid Nikonov. Ha vinto e partecipato a varie Borse di studio in giro per il mondo. Ha preso parte vincendo in numerosi Concorsi di danza nazionali e internazionali. Ha partecipato a importanti stages con Elisabetta Terabust, Francesco Frola, Vladimir Derevianko, Maurizio Bellezza, Massimiliano Volpini, Cynthia Harvey, Pedro Santiford e tanti altri maestri. Ha inoltre partecipato come allievo dell’Accademia Teatro alla Scala in spettacoli presso il Teatro Canal di Madrid, Teatro Comunale di Ferrara, Piccolo Teatro Strehler di Milano, Teatro Comunale di Treviso, Palais Garnier di Parigi, Villa Reale di Monza, Teatro Sociale di Como, Teatro Nazionale di Roma ecc. Ha danzato sul prestigioso palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano nel Galà per il Bicentenario della Scuola di Ballo della Scala, nel Lago dei Cigni e nel Galà per il 240° Anniversario del Bolshoy Ballet Academy. Ha preso parte come ospite a IB Stage 2013-Barcellona, dove, in qualità di vincitore del Premio Speciale, ha danzato con Xiomara Reyes, prima ballerina dell’American Ballet Theatre.

 

 

Caro Angelo, come ti sei avvicinato alla danza e quale è stato il tuo percorso artistico?

Mi avvicinai al mondo della danza all’età di dodici anni grazie ad uno spettacolo organizzato a scuola. Mi fu assegnato il ruolo di primo ballerino e, al termine dello spettacolo, la mia insegnate consigliò mia madre di farmi fare danza classica. Decisi di provare una lezione, mi è piaciuto e, da allora, avevo tredici anni, ho iniziato a frequentare la scuola di danza. Capii dal primo istante che la danza avrebbe fatto parte della mia vita, mi innamorai della leggerezza e dell’armonia dei movimenti che accompagnavano la musica. La mia insegnante, Emanuela Mussini, mi aiutò e indirizzò i miei passi verso questo mondo che tanto mi affascinava. Quello stesso anno partecipai ad un concorso che, malgrado il risultato, mi fece notare dalla direttrice, Susanna Plaino, della scuola Il Balletto di Castelfranco Veneto. Feci un provino per essere ammesso in questa scuola ed entrai a farne parte: fui incredibilmente felice, anche se la gioia era accompagnata, dal pensiero fisso che avrei vissuto lontano dalla mia famiglia e dai miei amici. Prima, la direttrice Susanna mi disse che sarebbe valsa la pena di provare e valutare se i sacrifici sarebbero stati superati dalle soddisfazioni; poi, mio fratello mi disse che, se realmente volevo ballare, sarei dovuto partire. Non solo, mi disse anche che, se nel cuore sentivo che quella era la mia strada, la distanza tra me e loro sarebbe stata insignificante. Così decisi e, all’età di quattordici anni, iniziai gli studi presso la scuola “Il Balletto”. Furono tre anni importantissimi e speciali. Il mio maestro fu Elias Garcia Herrera e grazie a lui, la mia tecnica e il mio stile si affinarono; lavoravamo giorno dopo giorno su quello che sarebbe diventato il mio mondo. Mi insegnò che cadere è naturale, l’importante è rialzarsi sempre e apprendere dai propri sbagli. Quei tre anni furono duri ma meravigliosi: i concorsi, la competizione, la danza, non mi facevano sentire la lontananza da casa ma, anzi, mi davano energia e voglia di saltare sempre più in alto. Di questo devo davvero molto al mio Maestro. Partecipai a tanti concorsi nazionali ed ebbi grandi soddisfazioni con numerosi primi premi, a 15 anni partecipai e vinsi le semifinali YAGP a Parigi; vinsi il primo premio al MAB di Milano; a 16 anni diventai campione europeo, vincendo un premio speciale allo YAGP di Parigi. Quello stesso anno partecipai ai mondiali YAGP a New York classificandomi nella “top 12”. Non nego che la danza sia sudore e fatica, ma ciò che provo mentre ballo basta a farmi scordare tutto il resto (aveva ragione Susanna!). Quando fai qualcosa che ami tutto sembra andare in armonia e segue i tuoi passi. È così che quando credi di non potercela fare salti un po’ più in su e la prospettiva cambia, tutto è possibile e diventi energia pura….perlomeno questo è quello che cerco di trasmettere nei miei spettacoli.

Come descriveresti la tua esperienza alla Scuola di ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano?

Sono entrato nell’Accademia Teatro alla Scala al settimo corso. Ogni giorno studio e mi alleno seguito dal mio insegnante Vanadia. Già dai primi giorni ho notato che il metodo di studio è differente. Sono sempre stato abituato a buttarmi sul palcoscenico e a fare sempre di più, in Accademia viene curata molto la pulizia dei movimenti e la tecnica in ogni suo più piccolo particolare. Ritengo sia stato un bene entrare in Accademia: grazie agli allenamenti sto migliorando la tecnica e imparando a mantenere tranquillità e calma interiore. Dopo due mesi all’Accademia ho fatto la mia prima trasferta a Madrid, in seguito ho ballato all’Opéra di Parigi e al Cremlino a Mosca. Ho partecipato all’IBstage a Barcellona, invitato a ballare con la prima ballerina dell’American Ballet Theater, Xiomara Reyes, che è stata per me fonte di grande ispirazione sia come ballerina che come persona. Inoltre ho avuto l’onore di ballare al bicentenario della Scuola, sul palcoscenico del Teatro alla Scala, come protagonista di Gaité parisienne con la “Grande” madame Karpenko.

Com’è la tua giornata tipo? Quante ore provi?

La mia giornata in Accademia inizia alle 9:00 con la prima lezione, le ore di lavoro variano a seconda degli impegni e degli spettacoli. Alle 12:00 solitamente abbiamo pausa pranzo, che ci permette di rimetterci in forze per affrontare il resto della giornata.

Lo spettacolo di danza che ricordi come il più emozionante al quale hai assistito.

Ogni spettacolo ha un suo fascino, ciascuno ti trasmette qualcosa di diverso quindi faccio fatica ad individuarne uno in particolare. Sicuro è che guardando gli spettacoli, osservando gli altri, mi accorgo di particolari che posso aggiungere nelle mie esibizioni, correzioni e migliorie che altrimenti farei fatica a notare.

Nel tuo repertorio, il ruolo che hai interpretato che ti emoziona in particolare.

Il balletto che mi ha dato più emozioni e in cui mi sono rispecchiato maggiormente è Gaité Parisienne, nel personaggio di BIM. L’ho preparato con il coreografo Piotr Nardelli con cui mi sono trovato benissimo e ritengo sia un grande insegnate. Sono da subito entrato in sintonia con la storia di Bim (Béjart), un ragazzo follemente innamorato della danza ma con poche basi e un’insegnate, Madame, che lo sprona di continuo ricordandogli che deve lavorare molto duramente per arrivare a dei risultati. Le sollecitazioni dell’insegnante sono uno sprone per Bim che ha una tale passione per la danza che nulla lo può scalfire. Dopo tanta fatica riesce a realizzare il suo sogno di diventare un ballerino e per citare una delle sue frasi dico: ” Lotta, lavora e spicca il volo!”

Una definizione per il tuo maestro scaligero, Frédéric Olivieri?

Il direttore Frédéric Olivieri mi ha seguito in questi due anni facendomi crescere con idee e consigli, mi ha fatto capire che sul palcoscenico e nella vita devo lasciarmi andare senza alcuna paura o esitazione. Cosa posso dire?! Per me è una guida, una persona speciale a cui dico Grazie!

Qual è il più grande sacrificio che hai fatto per inseguire il tuo sogno?

Senza alcun dubbio il sacrificio più grande per me è stato il distacco dalla mia famiglia. Tornare a casa la sera e poter sentire i miei cari solo attraverso un telefono è tuttora difficile. Una cosa che ho capito è che, però, loro mi sosterranno sempre e che, per quanto possano essere distanti fisicamente, sempre, mi saranno “vicini”.

Hai un desiderio o un sogno legato alla danza che vorresti realizzare?

In realtà di sogni ne ho diversi, forse il più grande sarebbe riuscire ad avvicinare alla danza il maggior numero di persone. Uno dei miei più forti desideri è riuscire a far vedere alla gente quello che davvero la danza rappresenta. Questa arte è molto più di uno sport, è pura bellezza, eleganza, forza. Mi piacerebbe trasmettere agli altri il grande messaggio di libertà che porta in essa, fare capire alle persone che la danza è vita.

Oltre la danza, hai altre passioni?

Il pianoforte…mi diverto a picchiare sui tasti di tanto in tanto. Certo,non si può assolutamente dire che sono un pianista, ma è uno strumento che mi affascina e appena ne ho la opportunità mi svago sui suoi tasti.

Cosa è riuscita a regalarti la danza?

La danza mi ha donato la possibilità di raccontare storie e, con esse, il modo di trasmettere emozioni. Grazie ad essa posso far rivivere alle persone quelle storie fino al punto di far diventare loro stessi parte della storia….e poi più di tutto mi ha regalato la musica, che non mi lascia mai.

Come ti senti quando ti trovi solo a ballare in una sala?

È meraviglioso. È come un foglio bianco sul quale poter scrivere o rappresentare ciò che sono. A volte mi piace provare i passi più complicati che esistono o girare, magari semplicemente stendere un piede. Quella sala vuota mi rimette ogni volta in gioco, mi fa provare e riprovare e soprattutto mi spinge a osare. La danza è la mia vita e la sala da ballo è quello che permette al mio sogno di prendere forma….ogni volta è grandiosa e mi lascia qualcosa.

Per concludere un tuo pensiero sulla danza?

La danza? La danza è una farfalla che volteggia leggera, è un leone che raggiunge la propria preda, è la violenza di un’onda che si scaglia contro la costa, la terra che trema, il cielo in tempesta, l’aria che è vita… tutto è danza!

 

Michele Olivieri

 Foto: Lidia Crisafulli

 www.giornaledelladanza.com

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