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Recensioni

Giselle 1950: coscienza contemporanea a Helsinki [RECENSIONE]

Debuttata il 18 ottobre 2025 all’Opera Nazionale Finlandese, questa nuova Giselle firmata dal coreografo messicano-finlandese Javier Torres Lopéz (dopo Jean Coralli, Jules Perrot, Marius Petipa) per il Finnish National Ballet si è rivelata fin dalla prima rappresentazione uno degli appuntamenti più curiosi della stagione. L’ambientazione “moderna” nell’Italia degli anni Cinquanta, con il suo portato sociale e simbolico, trova piena realizzazione grazie a un cast di solidità tecnica e intensità interpretativa. Nel ruolo del titolo, Seo Yeun Kim offre una Giselle di notevole finezza. Tecnicamente impeccabile nei passaggi di allegro del primo atto, con batterie leggere e salti sospesi che restituiscono l’innocenza del personaggio, costruisce una scena della follia di notevole controllo drammatico: il lavoro sulle braccia, progressivamente svuotate di energia, e l’uso calibrato degli equilibri instabili rendono credibile il crollo psicologico senza indulgere in eccessi melodrammatici. Nel secondo atto la sua danza si fa diafana, con arabesques filati e développés sostenuti da un controllo del centro che conferisce alla figura una qualità quasi ultraterrena. Accanto a lei, Martin Nudo disegna un Albrecht elegante e tecnicamente autorevole. I suoi tour en l’air sono puliti, ben atterrati, e i manège di grandi salti nel secondo atto mantengono ampiezza e resistenza senza perdere ...

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All’Arena di Verona Chiara Bersani apre le Paralimpiadi [RECENSIONE]

La serata inaugurale delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 all’Arena di Verona ha aperto i Giochi con una cerimonia intitolata Life in Motion, un titolo che ha guidato l’intero racconto scenico della serata. L’antico anfiteatro si è trasformato in uno spazio performativo attraversato da musica, coreografie, proiezioni luminose e interventi artistici che hanno costruito una narrazione corale dedicata al movimento come forma di vita, relazione e trasformazione con la regia di Marco Boarino e le coreografie di Yoann Bourgeois. L’impianto della cerimonia ha alternato grandi quadri collettivi a momenti più concentrati sulla presenza dei singoli performer. Le coreografie di gruppo hanno occupato l’intera arena con traiettorie circolari e movimenti fluidi, disegnando nello spazio immagini che richiamavano il viaggio, l’energia e la dimensione condivisa dello sport. Le luci e le proiezioni hanno accompagnato queste sequenze trasformando la pietra dell’Arena in una superficie narrativa, capace di suggerire paesaggi, percorsi e atmosfere diverse nel corso della serata. Tra le presenze artistiche più significative c’è stata l’artista, regista e coreografa Chiara Bersani, coinvolta dall’organizzazione non soltanto come performer ma anche come consulente nella costruzione dell’avvenimento. Il suo contributo è stato parte integrante dell’impianto dell’evento, in particolare nel modo in cui il corpo e il movimento ...

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“La gioia di danzare” tra memoria e presente [RECENSIONE]

Nello storico Teatro Ponchielli di Cremona, tra ori antichi e velluti che custodiscono memorie ottocentesche, il gala La gioia di danzare, prodotto da ARTEDANZA srl, ha trovato la sua naturale dimora. In una sala gremita in ogni ordine di posti, l’emozione non era frutto di attesa mondana, ma di autentica partecipazione a un’arte che qui si è mostrata nella sua continuità, dal grande repertorio classico alle scritture contemporanee. Protagonisti della serata, il primo ballerino Timofej Andrijashenko e l’étoile Nicoletta Manni, interpreti di riferimento del Teatro alla Scala, hanno dato forma a un programma articolato e coerente, capace di intrecciare virtuosismo e consapevolezza stilistica. L’apertura con La bella addormentata di Marius Petipa, sulle immortali architetture musicali di Pëtr Il’ič Čajkovskij, ha subito inscritto il gala nella linea aurea del classicismo imperiale. Nel passo a due, Manni e Andrijashenko hanno restituito la purezza accademica del dettato petipiano: equilibri nitidi, linee distese, un dialogo limpido fra sostegno e abbandono. Non vi era ostentazione tecnica, bensì la chiarezza di un linguaggio che vive di proporzione e di ascolto musicale. Con Almost Blue, creazione di Mauro Bigonzetti sulle malinconiche sonorità di Chet Baker, Maria Celeste Losa ed Emanuele Cazzato hanno abitato uno spazio più intimo, ...

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“Rituel: Boulez, Millepied, Stravinsky & Bartók” [RECENSIONE]

La serata Rituel – Boulez & Millepied, Stravinsky e Bartók si configura come un vero e proprio viaggio attraverso il corpo e la musica, in cui ogni gesto coreografico nasce dall’ascolto attento della partitura e ne riflette le complessità interne. La messinscena, che unisce le coreografie di Benjamin Millepied per L.A. Dance Project alla musica di Pierre Boulez, Igor Stravinsky e Béla Bartók, ha debuttato il 26 marzo 2025 alla Cité de la Musique / Philharmonie de Paris, sotto la direzione musicale di Esa-Pekka Salonen e con l’esecuzione dell’Orchestre de Paris, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di Pierre Boulez. La prima sezione dello spettacolo è dedicata ben appunto a Boulez, il cui linguaggio musicale frammentato e rigoroso viene tradotto in movimenti dal sapore quasi architettonico. Millepied utilizza linee geometriche e sequenze spezzate, in cui i danzatori si muovono come ingranaggi di un meccanismo invisibile. Gli spostamenti diagonali e le rotazioni improvvise rispecchiano le accelerazioni e le pause della partitura, mentre l’uso dei livelli – corpi abbassati e torsioni improvvise – traduce visivamente le tensioni armoniche e le dissonanze orchestrali. I micro-movimenti delle mani e delle braccia accompagnano flauti e percussioni leggere, mentre i passi più ampi coincidono con gli ...

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Le stelle scaligere del domani a Voghera [RECENSIONE]

Nel cuore antico di Voghera, città appartata e insieme tenacemente identitaria, il rinato Teatro Valentino Garavani (noto precedentemente come Teatro Sociale) si offre oggi come luogo di memoria e di futuro. Intitolato al grande couturier Valentino Garavani, da poco scomparso, il teatro appare non solo come un omaggio civile alla figura dello stilista – che dell’eleganza fece disciplina e misura – ma come un ideale palcoscenico in cui l’arte del corpo e quella del tessuto si specchiano e si riconoscono. Non è difficile, entrando nella sala restituita alla sua bellezza, cogliere un nesso profondo fra la linea sartoriale di Valentino e la linea coreutica che la Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala ha dispiegato nella Soirée de danse del 21 febbraio. La presenza della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da Frédéric Olivieri, assume in questo contesto un valore quasi programmatico: riportare al centro la filologia del gesto, la trasmissione del repertorio, l’idea di una classicità viva e non museale. Il Divertissement da Paquita – balletto che, nella versione del 1881 di Marius Petipa, si impose come paradigma del Grand Pas ottocentesco – è stato presentato nella ripetizione di Tatiana Nikonova e Leonid Nikonov, secondo una linea ...

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Corpi e luce nel cuore del Palazzo dei Papi [RECENSIONE]

Nella maestosa architettura del Palazzo dei Papi di Avignone, dove la pietra gotica trattiene secoli di storia e di silenzi, ha preso vita nell’estate 2025 l’evento intitolato Midnight Souls. Uno spettacolo di rara intensità poetica (disponibile fino al 15 dicembre 2028 in streaming con la regia di Tommy Pascal). In quello spazio monumentale, sospeso tra cielo e memoria, i ballerini Hugo Marchand e Caroline Osmont si muovono tra le opere luminose e vibranti di Jean-Michel Othoniel, dando forma a un dialogo scenico che fonde danza, arti visive e musica in un’unica esperienza immersiva. La coreografia di Carolyn Carlson si distingue per profondità e respiro spirituale. Il suo linguaggio, essenziale e visionario, costruisce un percorso emotivo che attraversa tensione e abbandono, materia e trascendenza. Carlson scolpisce il movimento con precisione quasi calligrafica, lasciando che i corpi si espandano nello spazio con una forza controllata, mai compiaciuta, sempre necessaria. Hugo Marchand, étoile di straordinaria presenza scenica e solida tecnica, incarna un’eleganza potente e luminosa. Il suo gesto è ampio, scolpito, capace di trasformare la verticalità gotica in slancio corporeo. Caroline Osmont risponde con una sensibilità intensa e una qualità di movimento fluida, che dialoga con le installazioni di Othoniel come se ne ...

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Vilnius riscrive Coppélia per il centenario [RECENSIONE]

In occasione del centenario del Balletto di Stato Lituano, il sipario del Teatro Nazionale Lituano dell’Opera e del Balletto si è alzato su una Coppélia (premiére il 4 dicembre 2025, disponibile attualmente in streaming) che non rappresenta soltanto un tributo alla memoria, ma una dichiarazione d’intenti sul futuro della compagnia. Il capolavoro di Léo Delibes, nato nel 1870 come perfetto congegno di grazia, ironia e brillantezza musicale, ritrova oggi una nuova tensione interpretativa nella visione del coreografo e direttore del balletto Martynas Rimeikis con l’arrangiamento musicale a cura di Jievaras Jasinskis. Rimeikis non altera l’impianto narrativo di Coppélia, ma ne approfondisce le stratificazioni psicologiche: la civetteria di Swanilda diventa percorso di consapevolezza, l’automa Coppélia si carica di significati che travalicano il semplice artificio teatrale, trasformandosi in riflessione sull’identità e sull’illusione del controllo. La pantomima tradizionale viene snellita, integrata in un flusso coreografico più continuo che dialoga con la partitura di Delibes, esaltandone le trasparenze orchestrali e i contrasti dinamici. Sul piano visivo, l’allestimento evita il pittoresco convenzionale e costruisce uno spazio sospeso tra fiaba e modernità: linee pulite, cromatismi misurati, un disegno luci sofisticato. Il laboratorio di Coppélius perde la dimensione meramente caricaturale e si configura come metafora di una ...

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Le Maschere di Franzutti: echi senza tempo [RECENSIONE]

Nel cuore del Teatro Municipale di Piacenza – gioiello di armoniosa eleganza neoclassica, tempio della tradizione e custode di memorie melodrammatiche e tersicoree – si è celebrato un pomeriggio di squisita fattura (domenica 15 febbraio), concepito quale omaggio al Carnevale e, più sottilmente, quale raffinato itinerario storico-coreutico attorno alla figura della maschera. A guidare con sensibilità e acume il teatro di tradizione piacentino è Cristina Ferrari, che ne tutela l’identità con intelligente apertura a progetti di alta caratura culturale. L’idea di riunire sotto il segno della maschera una costellazione di pagine coreografiche tra Ottocento e primo Novecento – intrecciando repertorio e nuove creazioni – rivela non solo gusto antiquario, ma consapevolezza storica. La maschera, del resto, è archetipo scenico prima ancora che accessorio festivo: figura liminare fra identità e finzione, fra rituale popolare e trasfigurazione teatrale. Nel balletto romantico e post-romantico essa si fa simbolo di ambiguità amorosa, di brio virtuosistico, di grazia miniaturizzata in porcellana viva. Non è stato soltanto il palcoscenico a vestirsi di travestimento: poiché la data coincideva con il Carnevale, il pubblico era stato invitato a presentarsi in maschera. E così, fra velluti e stucchi, la platea si è popolata di figure di ogni età – ...

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Coviello e Albano aprono le Olimpiadi [RECENSIONE]

L’apertura coreografica della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 a San Siro ha scelto una via chiara e coraggiosa: affidarsi all’immaginario plastico dell’arte italiana, assumendo come matrice visiva e concettuale uno dei suoi capolavori assoluti, Amore e Psiche di Antonio Canova. La coreografia firmata da Sasha Riva e Simone Repele non ha tentato una trasposizione letterale del gruppo scultoreo, ma ne ha distillato l’essenza: il momento sospeso dell’incontro, l’intimità che nasce nel gesto, la tensione tra abbandono e risveglio. Al centro della scena, Antonella Albano e Claudio Coviello, primi ballerini del Teatro alla Scala diretti dal maestro Frédéric Olivieri, hanno incarnato questa dimensione non come figure mitologiche, ma come presenze umane attraversate da un sentimento archetipico. Non si è trattato di un semplice pas de deux celebrativo — come lo stesso Coviello sottolinea — bensì di un segmento coreografico compatto, raffinato e carismatico, costruito per esistere dentro un contesto monumentale senza perdere densità emotiva. Il riferimento a Canova si è percepito soprattutto nella qualità del movimento: le prese morbide, i sostegni continui, la sensazione costante di un corpo che nasce dall’altro. Albano ha lavorato su una danza di abbandono controllato, fatta di curve, inclinazioni e sospensioni, mentre Coviello ha ...

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Reportage dal “Prix de Lausanne 2026”, tra talento e futuro

Il Prix de Lausanne 2026 si è chiuso domenica 8 febbraio con il prestigioso Rising Stars Gala, un evento speciale che celebra i giovani talenti emersi durante la competizione, inclusi i finalisti e i vincitori delle borse di studio, mentre sabato 7 febbraio la finale ha avuto il rigore di un esame e l’intensità di un passaggio di stato. Non una festa, non un rito celebrativo, ma un momento di verifica profonda: dei corpi, delle menti, delle scelte artistiche. La finale è stata la naturale conseguenza di una settimana densissima, costruita con intelligenza e senza concessioni a conferma di uno dei concorsi di danza più prestigiosi al mondo, aperto a giovani talenti, con l’intento di supportare la formazione dei ballerini attraverso borse di studio e apprendistati in prestigiose compagnie internazionali.  Prima delle esibizioni finali, si è vista sul palcoscenico del Beaulieu con il pubblico in sala, la lezione di riscaldamento tenuta da Élisabeth Platel, direttrice della École de Danse de l’Opéra National de Paris. Non una classe dimostrativa, non una formalità. Platel ha guidato i finalisti con una lucidità asciutta, quasi chirurgica, riportando l’attenzione sull’essenziale: l’asse, il peso, la relazione tra respirazione e movimento. Nessuna indulgenza, nessuna teatralità. Il messaggio era chiaro: prima di ...

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