Nella maestosa architettura del Palazzo dei Papi di Avignone, dove la pietra gotica trattiene secoli di storia e di silenzi, ha preso vita nell’estate 2025 l’evento intitolato Midnight Souls. Uno spettacolo di rara intensità poetica (disponibile fino al 15 dicembre 2028 in streaming con la regia di Tommy Pascal). In quello spazio monumentale, sospeso tra cielo e memoria, i ballerini Hugo Marchand e Caroline Osmont si muovono tra le opere luminose e vibranti di Jean-Michel Othoniel, dando forma a un dialogo scenico che fonde danza, arti visive e musica in un’unica esperienza immersiva. La coreografia di Carolyn Carlson si distingue per profondità e respiro spirituale. Il suo linguaggio, essenziale e visionario, costruisce un percorso emotivo che attraversa tensione e abbandono, materia e trascendenza. Carlson scolpisce il movimento con precisione quasi calligrafica, lasciando che i corpi si espandano nello spazio con una forza controllata, mai compiaciuta, sempre necessaria. Hugo Marchand, étoile di straordinaria presenza scenica e solida tecnica, incarna un’eleganza potente e luminosa. Il suo gesto è ampio, scolpito, capace di trasformare la verticalità gotica in slancio corporeo. Caroline Osmont risponde con una sensibilità intensa e una qualità di movimento fluida, che dialoga con le installazioni di Othoniel come se ne ...
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Vilnius riscrive Coppélia per il centenario [RECENSIONE]
In occasione del centenario del Balletto di Stato Lituano, il sipario del Teatro Nazionale Lituano dell’Opera e del Balletto si è alzato su una Coppélia (premiére il 4 dicembre 2025, disponibile attualmente in streaming) che non rappresenta soltanto un tributo alla memoria, ma una dichiarazione d’intenti sul futuro della compagnia. Il capolavoro di Léo Delibes, nato nel 1870 come perfetto congegno di grazia, ironia e brillantezza musicale, ritrova oggi una nuova tensione interpretativa nella visione del coreografo e direttore del balletto Martynas Rimeikis con l’arrangiamento musicale a cura di Jievaras Jasinskis. Rimeikis non altera l’impianto narrativo di Coppélia, ma ne approfondisce le stratificazioni psicologiche: la civetteria di Swanilda diventa percorso di consapevolezza, l’automa Coppélia si carica di significati che travalicano il semplice artificio teatrale, trasformandosi in riflessione sull’identità e sull’illusione del controllo. La pantomima tradizionale viene snellita, integrata in un flusso coreografico più continuo che dialoga con la partitura di Delibes, esaltandone le trasparenze orchestrali e i contrasti dinamici. Sul piano visivo, l’allestimento evita il pittoresco convenzionale e costruisce uno spazio sospeso tra fiaba e modernità: linee pulite, cromatismi misurati, un disegno luci sofisticato. Il laboratorio di Coppélius perde la dimensione meramente caricaturale e si configura come metafora di una ...
Read More »Le Maschere di Franzutti: echi senza tempo [RECENSIONE]
Nel cuore del Teatro Municipale di Piacenza – gioiello di armoniosa eleganza neoclassica, tempio della tradizione e custode di memorie melodrammatiche e tersicoree – si è celebrato un pomeriggio di squisita fattura (domenica 15 febbraio), concepito quale omaggio al Carnevale e, più sottilmente, quale raffinato itinerario storico-coreutico attorno alla figura della maschera. A guidare con sensibilità e acume il teatro di tradizione piacentino è Cristina Ferrari, che ne tutela l’identità con intelligente apertura a progetti di alta caratura culturale. L’idea di riunire sotto il segno della maschera una costellazione di pagine coreografiche tra Ottocento e primo Novecento – intrecciando repertorio e nuove creazioni – rivela non solo gusto antiquario, ma consapevolezza storica. La maschera, del resto, è archetipo scenico prima ancora che accessorio festivo: figura liminare fra identità e finzione, fra rituale popolare e trasfigurazione teatrale. Nel balletto romantico e post-romantico essa si fa simbolo di ambiguità amorosa, di brio virtuosistico, di grazia miniaturizzata in porcellana viva. Non è stato soltanto il palcoscenico a vestirsi di travestimento: poiché la data coincideva con il Carnevale, il pubblico era stato invitato a presentarsi in maschera. E così, fra velluti e stucchi, la platea si è popolata di figure di ogni età – ...
Read More »Coviello e Albano aprono le Olimpiadi [RECENSIONE]
L’apertura coreografica della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 a San Siro ha scelto una via chiara e coraggiosa: affidarsi all’immaginario plastico dell’arte italiana, assumendo come matrice visiva e concettuale uno dei suoi capolavori assoluti, Amore e Psiche di Antonio Canova. La coreografia firmata da Sasha Riva e Simone Repele non ha tentato una trasposizione letterale del gruppo scultoreo, ma ne ha distillato l’essenza: il momento sospeso dell’incontro, l’intimità che nasce nel gesto, la tensione tra abbandono e risveglio. Al centro della scena, Antonella Albano e Claudio Coviello, primi ballerini del Teatro alla Scala diretti dal maestro Frédéric Olivieri, hanno incarnato questa dimensione non come figure mitologiche, ma come presenze umane attraversate da un sentimento archetipico. Non si è trattato di un semplice pas de deux celebrativo — come lo stesso Coviello sottolinea — bensì di un segmento coreografico compatto, raffinato e carismatico, costruito per esistere dentro un contesto monumentale senza perdere densità emotiva. Il riferimento a Canova si è percepito soprattutto nella qualità del movimento: le prese morbide, i sostegni continui, la sensazione costante di un corpo che nasce dall’altro. Albano ha lavorato su una danza di abbandono controllato, fatta di curve, inclinazioni e sospensioni, mentre Coviello ha ...
Read More »Reportage dal “Prix de Lausanne 2026”, tra talento e futuro
Il Prix de Lausanne 2026 si è chiuso domenica 8 febbraio con il prestigioso Rising Stars Gala, un evento speciale che celebra i giovani talenti emersi durante la competizione, inclusi i finalisti e i vincitori delle borse di studio, mentre sabato 7 febbraio la finale ha avuto il rigore di un esame e l’intensità di un passaggio di stato. Non una festa, non un rito celebrativo, ma un momento di verifica profonda: dei corpi, delle menti, delle scelte artistiche. La finale è stata la naturale conseguenza di una settimana densissima, costruita con intelligenza e senza concessioni a conferma di uno dei concorsi di danza più prestigiosi al mondo, aperto a giovani talenti, con l’intento di supportare la formazione dei ballerini attraverso borse di studio e apprendistati in prestigiose compagnie internazionali. Prima delle esibizioni finali, si è vista sul palcoscenico del Beaulieu con il pubblico in sala, la lezione di riscaldamento tenuta da Élisabeth Platel, direttrice della École de Danse de l’Opéra National de Paris. Non una classe dimostrativa, non una formalità. Platel ha guidato i finalisti con una lucidità asciutta, quasi chirurgica, riportando l’attenzione sull’essenziale: l’asse, il peso, la relazione tra respirazione e movimento. Nessuna indulgenza, nessuna teatralità. Il messaggio era chiaro: prima di ...
Read More »NDT2 al Ponchielli: un trittico avvincente [RECENSIONE]
L’inaugurazione della stagione Danza dello storico Teatro Ponchielli di Cremona si è trasformata in una vera e propria dichiarazione d’intenti: portare sul palcoscenico una danza capace di dialogare con il presente senza rinunciare alla profondità della storia. Il trittico firmato dal Nederlands Dans Theater (NDT2), prestigiosa compagnia diretta da Emily Molnar, ha confermato ancora una volta il ruolo centrale di questo ensemble nel panorama coreutico internazionale, offrendo al pubblico cremonese una serata di altissimo livello artistico, accolta da un teatro gremito e da applausi lunghi, convinti, quasi necessari. Il Teatro Ponchielli, tempio ottocentesco della musica e della scena, ha fatto da cornice ideale ad un programma che, pur nella sua contemporaneità, ha saputo richiamare le grandi trasformazioni della danza del Novecento: dalla frattura con la narrazione classica all’indagine del corpo come strumento politico, emotivo e antropologico. In questo senso, il trittico ha funzionato come un viaggio attraverso tre poetiche diverse, tre visioni del movimento, tre modi di interrogare l’essere umano oggi. Ad aprire la serata è stato Folkå di Marcos Morau, senza dubbio il vertice artistico del programma. Morau, coreografo catalano già noto per la sua capacità di fondere teatro, danza e immaginario collettivo, costruisce un lavoro che affonda le ...
Read More »Gala Fracci 2026: la grazia che non conosce tempo [RECENSIONE]
Il legame tra Carla Fracci e il Teatro alla Scala ha segnato in maniera indelebile la storia del balletto italiano. Entrata alla Scuola di Ballo nel 1946 e diplomata nel 1954, Fracci divenne prima ballerina nel 1958 ed étoile nel 1963, costruendo un repertorio centrale che include Giselle, La Sylphide, Romeo e Giulietta, La Bella Addormentata, Il Lago dei Cigni e Coppélia. La sua danza coniugava rigore tecnico, musicalità e intensità poetica: la sua Giselle, fragile e introspettiva, resta un paradigma del balletto romantico italiano. Pur affermandosi a livello internazionale, Fracci ha sempre mantenuto un legame privilegiato con la Scala, incarnando la tradizione più che dirigendola, e imprimendo alla scena italiana quella leggerezza emotiva e quella precisione che la resero celebre nel mondo. Il Gala Fracci 2026, alla sua quinta edizione, ha trasformato la memoria in spettacolo vivo, un atto di celebrazione che ha riempito il teatro di un pubblico internazionale alla vigilia dell’inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina, conferendo alla serata un’eco simbolica tra emozione e disciplina, in un’unica cornice di eccellenza italiana. Lo scenografico Défilé su Wagner ha aperto la serata come una processione di continuità generazionale, coinvolgendo Corpo di Ballo, solisti e allievi, un omaggio suggestivo alla trasmissione della ...
Read More »Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]
In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...
Read More »“Romeo e Giulietta” di Étoile Ballet Theatre [RECENSIONE]
Andare a teatro, soprattutto in uno di quei gioielli di provincia come lo storico Teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda, è un rito che conserva ancora oggi qualcosa di profondamente poetico e necessario. È il gesto lento dell’ingresso, il brusio che si placa, il velluto rosso delle poltrone, l’attesa che si condensa sotto il soffitto affrescato: un tempo sospeso in cui la comunità si riconosce e si raccoglie attorno all’arte. In questo contesto carico di memoria e intimità, la prima assoluta di Romeo e Giulietta firmata da Étoile Ballet Theatre ha assunto un valore che va oltre il semplice evento spettacolare, trasformandosi in un autentico atto culturale. Il balletto di Romeo e Giulietta, nella sua declinazione coreutica, porta con sé una stratificazione storica e filologica importante. Dalla tragedia shakespeariana del tardo Cinquecento alle grandi versioni coreografiche del Novecento – da Lavrovskij a MacMillan, da Cranko a Nureyev – l’opera ha sempre interrogato il linguaggio della danza sul rapporto tra destino, amore e morte. Le musiche di Sergej Prokof’ev, composte tra il 1935 e il 1936, rappresentano una delle più alte traduzioni musicali del dramma: partitura potente, aspra e lirica al tempo stesso, capace di delineare psicologie e conflitti con sorprendente modernità. ...
Read More »Semionova e Andrijashenko nella “Bella” di Nureyev [RECENSIONE]
La riproposizione su Rai5 de La bella addormentata nella versione di Rudolf Nureyev, registrata alla Scala nel 2019, ha offerto l’occasione di rivedere uno dei titoli più monumentali del repertorio classico in un allestimento di grande rigore stilistico e ambizione coreografica. In questo contesto complesso e densissimo, l’interpretazione dei due protagonisti, Polina Semionova e Timofej Andrijashenko, si è imposta come vero fulcro espressivo della serata. Polina Semionova affronta il ruolo di Aurora con un’eleganza che va oltre la pura perfezione tecnica. Il suo è un debutto (o comunque una lettura) che privilegia la musicalità e la qualità del movimento, rendendo credibile l’evoluzione del personaggio dall’adolescenza luminosa del primo atto alla regalità pienamente consapevole dell’atto finale. Nei celebri equilibri dell’Adagio della Rosa, Semionova mostra un controllo assoluto, ma senza ostentazione: ciò che colpisce è la naturalezza con cui la difficoltà tecnica viene assorbita in un fraseggio morbido, continuo, sempre sostenuto da un port de bras raffinato. Nel secondo atto, la sua Aurora “in visione” è eterea, sospesa, quasi irreale, mentre nel terzo atto la ballerina restituisce una principessa matura, serena, capace di dominare la scena con autorità quieta e luminosa. Accanto a lei, Timofej Andrijashenko costruisce un Principe Desiré di spessore. ...
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Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore