Find the latest bookmaker offers available across all uk gambling sites www.bets.zone Read the reviews and compare sites to quickly discover the perfect account for you.
Home / News / Recensioni (page 2)

Recensioni

Successo per “L’arte di Marinel Stefanescu” [Recensione]

A due anni dalla scomparsa di Marinel Stefanescu, il Teatro Valli di Reggio Emilia è tornato a farsi luogo di memoria, celebrazione e rivelazione con una serata che più che un galà si è rivelata un atto d’amore: L’arte di Marinel Stefanescu. Un titolo semplice, quasi pudico, dietro cui si nasconde un universo complesso, fatto di poesia coreografica, onestà artistica e una visione della danza come missione umanistica. La manifestazione con la consegna dei Premi intitolati al Maestro, frutto della collaborazione tra Nicoletta Stefanescu, Elena Casolari, Rezart Stafa, il Comune di Reggio Emilia e la Fondazione I Teatri, ha avuto il privilegio della supervisione di Liliana Cosi, compagna d’arte e di vita creativa di Stefanescu, anima di un sodalizio che ha segnato la storia della danza italiana dagli anni Ottanta ad oggi. La sua presenza nel palco di proscenio – figura luminosa, discreta, quasi sacrale – ha aggiunto alla serata una dimensione affettiva impossibile da descrivere senza commozione. Il Foyer: la pittura come preludio al gesto Già nel foyer, l’accoglienza del pubblico è avvenuta nel segno di Stefanescu pittore. Una piccola ma significativa selezione di quadri, scelti con cura quasi filologica, ha introdotto agli echi cromatici che nelle sue coreografie ...

Read More »

Ambleto, un labirinto barocco che danza [RECENSIONE]

Ambleto è un fulmine barocco fuori asse: un’opera che prende Shakespeare, lo smonta con ironia e ne ricompone l’ombra in una parodia intelligente, speculare e sorprendentemente moderna. La musica di Gasparini vive di contrasti continui – serio e buffo, sublime e grottesco – come se ogni aria fosse una porta che si apre su un’altra intenzione. Il protagonista, sospeso tra tragedia e farsa nel libretto di Apostolo Zeno e Pietro Pariati, incarna perfettamente questo equilibrio instabile: canta come un eroe, si muove come un antieroe, e in questa ambiguità diventa irresistibile. Attorno a lui, personaggi scolpiti con un tocco di modernismo e vivacità barocca creano un mondo teatrale in cui nulla è mai del tutto sincero, ma nulla è mai solo scherzo. Gasparini ci accompagna in un gioco raffinato di specchi, dove la musica ride, insinua, allude, ma lascia filtrare una piccola verità emotiva dietro la maschera. Ambleto non è una curiosità d’epoca: è un’opera che ancora oggi vibra di libertà creativa e di un’ironia che non teme di toccare l’umano. C’è un momento, nel nuovo allestimento di Ambleto andato in scena al Teatro alle Vigne di Lodi per la chiusura del Festival Orfeo Week, in cui parola, gesto e ...

Read More »

Esmée Bulnes: la Signora della Danza tra “due mondi”

Nel vasto panorama della danza del Novecento, il nome di Esmée Bulnes brilla come quello di una figura schiva e poco celebrata, ma fondamentale. Non una prima ballerina, non una celebrità da palcoscenico: fu invece una delle più influenti maestre di balletto del secolo scorso, una donna che plasmò generazioni di danzatori con mano ferma e spirito visionario, muovendosi tra l’Europa e l’America Latina con la stessa grazia con cui si attraversa una sala da ballo. Nata nel 1900 a Rock Ferry, in Inghilterra, Esmée Bulnes crebbe artisticamente in un periodo in cui la danza classica stava ridefinendo se stessa tra rigore accademico e modernità. Studiò con alcuni tra i maestri più rispettati d’Europa, come Enrico Cecchetti e Ljubov Egorova, assorbendo quel sapere tecnico che avrebbe poi trasmesso con instancabile dedizione. Il suo stile era fortemente radicato nella scuola francese, ma arricchito da una comprensione profonda del corpo e della musicalità. Non fu mai interessata a mode o stravaganze: per lei la danza era un’arte fatta di disciplina, equilibrio e ascolto interiore. Fu in Argentina, a partire dagli anni ’30, che Esmée Bulnes costruì la prima grande fase della sua carriera. Entrò a far parte della Scuola di Ballo del ...

Read More »

“Serata William Forsythe” alla Scala [RECENSIONE]

Il sipario si apre su un silenzio che sembra già coreografato. Prologue non è un preludio ma un atto di nascita: il corpo che si prepara, la linea che si definisce e subito si dissolve. Forsythe costruisce il tempo come materia, lo piega, lo sospende. 
I danzatori della Scala avanzano in una grammatica classica che però non cerca perfezione: è un linguaggio che si incrina, che si lascia contaminare dal dubbio. Gli arabesque si inclinano, gli equilibri diventano vibrazioni, e la musica di James Blake (su base registrata) si infila tra un respiro e l’altro, come un pensiero che non vuole cessare. 
In questa apertura si percepisce un’urgenza: quella di un nuovo inizio che non rinneghi il passato, ma lo riavvolga, lo osservi da un’altra angolatura. Prologue diventa così un territorio sospeso tra memoria e desiderio, tra gesto e intenzione. Poi la scena si svuota e resta una sbarra. Semplice, verticale, necessaria.
 The Barre Project è l’idea della disciplina portata all’essenza. Forsythe la trasforma in una riflessione sull’atto stesso del danzare: il corpo si misura, si sostiene, si spinge oltre i propri limiti. Ogni appoggio diventa interrogazione, ogni rilascio una risposta. 
Qui la danza non racconta, ma pensa. La musica ...

Read More »

Infant Spirit: discesa e risalita nell’intimità [RECENSIONE]

Infant Spirit è un assolo intenso e raccolto, che Marco Goecke ha concepito come omaggio a Pina Bausch, e che si snoda come un piccolo viaggio fissato nella carne e nel respiro di Rosario Guerra. È un pezzo che non cerca la narrativa esplicita, ma lavora con la tensione, il gesto, il corpo come oracolo, come luogo di memoria e desiderio. La musica di Antony and the Johnsons, con la sua voce fragile e struggente, crea il paesaggio emotivo su cui la danza si proietta — non come mera illustrazione, ma come eco, come contrasto, come luogo di risonanza. Goecke costruisce Infant Spirit attorno ad alcune idee forti: la vulnerabilità, la tensione — interna ed esterna —, la contrazione, la difesa, ma anche l’apertura improvvisa, la speranza che cerca di farsi spazio. I movimenti sono bruschi, gli arti angolari, spesso il busto incurvato, le spalle arcuate; l’asse del corpo talvolta sembra quasi ceduto al peso dell’insicurezza, alla paura che somigli ad una presenza fisica. Il collo “affondato”, la testa che si ritrae, lo sguardo che lotta tra fuga e attrazione della luce — sono tutti elementi che comunicano non solo il disagio, ma la libertà che il disagio contiene. C’è ...

Read More »

La memoria del gesto sottile [RECENSIONE]

Con Elegie, nuovo lavoro autoriale di Oliviero Bifulco per la compagnia Eko Dance Project, il palco del Teatro Fraschini di Pavia, in prima assoluta, si è trasformato in uno spazio di memoria fluida e collettiva, dove la danza contemporanea ha incontrato la musica classica in una riflessione profonda sul tempo, la perdita e la trasformazione. Il progetto si è aperto con la Serenata per archi di Pëtr Il’ič Čajkovskij, affidata alla vibrante esecuzione dell’Accademia d’Archi Gian Giacomo Arrigoni, con la straordinaria partecipazione del violista Danilo Rossi, solista dalla tecnica intensa e struggente. Il dialogo con la musica – presenza viva e non mero accompagnamento – diventa una trama invisibile che sostiene ogni gesto con cui la coreografia entra in tensione e dialogo continuo. Dieci danzatrici in scena costruiscono un tessuto in cui l’accuratezza tecnica si intreccia ad un’urgenza espressiva mai esibita. Le geometrie classiche vengono decostruite e ricomposte in forme organiche e in continuo mutamento: duetti, catene, fughe improvvise e ricongiungimenti che parlano di distanze emotive, affinità invisibili, risonanze intime. La prima coreografia rilegge Pëtr Il’ič Čajkovskij non come nostalgico del passato, ma come visionario della fragilità umana: corpi che si cercano, si respingono, si accordano come strumenti d’orchestra. La ...

Read More »

Trittico alla Scala tra rituale e sensualità [RECENSIONE]

Tre mondi coreografici. Tre modi di intendere il corpo e la danza. Il trittico ideato dal direttore del corpo di ballo della Scala, Frédéric Olivieri è formato da Études di Harald Lander, Boléro di Maurice Béjart e Petite Mort di Jiří Kylián. Una sfida dichiarata al danzatore e allo spettatore: una progressione emotiva che parte dalla disciplina accademica per dissolversi nella bellezza inquieta del gesto essenziale e poi scivolare nel rituale ipnotico. Apre la serata Études, omaggio coreografico (ripreso da Johnny Eliasen con la consulenza di Lise Lander) alla tecnica classica portata al suo massimo grado di rigore e brillantezza. Lander costruisce un balletto che si sviluppa come una lezione di danza in tempo reale: dalla sbarra ai salti mozzafiato, ogni movimento è un’elevazione della disciplina accademica a linguaggio scenico. Progressivamente si trasforma in una escalation di abilità, culminando in un travolgente apice corale che coinvolge l’intero ensemble scaligero nel gran finale. I danzatori – qui veri atleti dell’arte – si muovono con una precisione quasi geometrica. Ma non è solo virtuosismo: è una dichiarazione d’amore per la forma, per il rigore della struttura, per l’ordine, per il lavoro invisibile dietro ogni arabesque perfetto, e la musica di Czerny ne ...

Read More »

Un tuffo nell’800 con la Paquita scaligera [RECENSIONE]

Il fasto e l’imponenza delle rappresentazioni alla Scala acquistano splendore e rinomanza anche grazie a nuove produzioni come Paquita, dove la purezza delle linee si rivela un aspetto fondamentale della tecnica e dell’estetica applicate alla danza classica. È uno di quei balletti che si era perso nel tempo malgrado possieda forme dinamiche e statiche chiare, precise e armoniose, meglio di molti altri cosiddetti capisaldi. Lacotte nella sua ricostruzione filologica ha plasmato la bellezza contornandola di eleganza, equilibrio, candore e purezza tipiche del periodo romantico e delle grandi protagoniste della scena storica. Paquita è un capolavoro sotto ogni punto di vista che sprigiona soavità nella totalità dei due estesi atti. Come se fossimo ancora nel 1887 i suoi movimenti non appaiono mai antiquati o polverosi. Altre versioni sono nate negli anni ma questo approntamento è ciò di più vicino a quelle di Mazilier e Petipa: è una cerimonia in onore della danza e questo accade senza alcun momento di calo, da apertura di sipario fino agli applausi finali, i quali sono stati meritatamente scroscianti e ripetuti. Da notare che è la prima Paquita “a serata intera” ad entrare nel repertorio del Teatro alla Scala che ha precedentemente presentato solo estratti come ...

Read More »

Coppelia del NBC: il riflesso della bellezza [RECENSIONE]

Marinel Stefanescu portò in scena, per la prima volta, la sua Coppelia nel 1982 al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia con la Compagnia Balletto Classico, protagonisti Liliana Cosi e lo stesso Stefanescu. Una storia d’amore che, a differenza di altri balletti romantici, in cui la passione non corrisposta porta alla morte, si conclude felicemente (con il matrimonio, rispettando così le convenzioni del XIX secolo). La versione di Stefanescu, tecnicamente forte e ricca di virtuosismi, è stata all’epoca del debutto un’opera pionieristica la quale incorporava diversi aspetti innovativi. Ancora oggi appare senza tempo per freschezza, potenza estetica e vitalità. Il balletto Coppelia si annovera senz’altro tra i capolavori del grande repertorio della disciplina classica per gli elementi artistici misurati perfettamente: coloritura musicale vivace e romantica, una storia credibile, ambientazione facilmente riconoscibile. Il nuovo allestimento presentato come spettacolo istituzionale di fine anno accademico dal NBC diretto da Elena Casolari, Rezart Stafa, Nicoletta Stefanescu al Teatro Ariosto di Reggio Emilia, sabato 14 giugno, ha posto in primo piano la coreografia di Marinel Stefanescu per il primo e terzo atto (mantenendo la sua versione musicale originale e così la trama) mentre per il secondo è stato un autentico debutto nello stile contemporaneo ad ...

Read More »

Il “Lago” del Balletto Internazionale Italiano [RECENSIONE]

  Debutto milanese per la neonata compagnia, con l’ultimo appuntamento del primo tour, del Balletto Internazionale Italiano, in scena al Teatro Manzoni con uno dei capisaldi della danza classica, Il Lago dei Cigni (presentato in due atti su base musicale registrata di ottima qualità nell’intramontabile e commovente partitura di Pëtr Il’ič Čajkovskij). Uno dei poemi epici che hanno definito il genere del balletto classico, tra i più rappresentati e citati al mondo, a ben ragione per la purezza e il candore. La giovane compagine ha visto la luce grazie alla fattiva collaborazione e coproduzione tra il Nuovo Balletto Classico di Reggio Emilia e l’Ukrainian Classical Ballet di Kiev. Lo spettacolo ha presentato come si conviene alla trazione accademica, scenografie accurate, luci suggestive e costumi storici a beneficio di un cast dove il giovane talento è stato il fil rouge della serata. Il Balletto Internazionale Italiano nasce dall’unione di due realtà ben consolidate dirette da Rezart Stafa e da Ivan Zhuravlov. L’accoppiata ha palesato l’attento pubblico presente in sala (tra cui la già prima ballerina del Teatro alla Scala e dell’English National Ballet Renata Calderini e l’altrettanto prima ballerina del Balletto Nazionale di Cuba Caridad Martínez) una produzione in grado di ...

Read More »

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. E maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi