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Francesca da Rimini (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Tra i balletti ispirati alla letteratura, Francesca da Rimini occupa un posto particolare. A differenza di capolavori come Il lago dei cigni, Giselle o La bella addormentata, non esiste una sola versione considerata definitiva: nel corso del tempo numerosi coreografi hanno reinterpretato la tragica vicenda di Paolo e Francesca, offrendo letture differenti di uno dei più celebri episodi della Divina Commedia. La forza della storia, fatta di amore proibito, passione e destino, continua ancora oggi a ispirare il mondo della danza, trasformando il racconto di Dante in uno spettacolo di intensa emotività. Le origini della vicenda affondano nella storia del XIII secolo. Francesca da Polenta era figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna, e fu data in sposa a Gianciotto Malatesta per consolidare l’alleanza politica tra due potenti famiglie romagnole. Secondo la tradizione, durante il matrimonio si innamorò di Paolo Malatesta, fratello del marito. Quando Gianciotto scoprì la relazione, uccise entrambi gli amanti. I documenti storici raccontano ben poco dell’accaduto, ma Dante Alighieri trasformò questa vicenda in uno dei momenti più celebri della sua opera. Nel V canto dell’Inferno, Paolo e Francesca sono collocati tra i lussuriosi, trascinati per l’eternità da una violenta tempesta. Tuttavia, Dante non li presenta come ...

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Le coppie leggendarie della danza classica: incontri d’arte

Nel corso della storia del balletto classico, alcune partnership artistiche hanno raggiunto una tale perfezione da diventare leggendarie. Più che semplici collaborazioni tra un ballerino e una ballerina, queste coppie hanno rappresentato un incontro irripetibile di talento, sensibilità, tecnica e carisma scenico, contribuendo a ridefinire gli ideali interpretativi di intere generazioni. Sul palcoscenico sembravano parlare un linguaggio segreto, fatto di sguardi, respiri, equilibri perfetti e movimenti che trasformavano la danza in una forma di poesia. Ancora oggi i loro nomi evocano alcuni dei momenti più alti della storia del balletto. Tra le partnership più celebri figura quella composta da Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, probabilmente la coppia più iconica del Novecento. Quando si incontrarono nel 1961, nessuno avrebbe immaginato che la differenza di quasi vent’anni d’età sarebbe diventata irrilevante davanti all’eccezionale intesa artistica che nacque tra loro. Fonteyn era già una stella assoluta del Royal Ballet di Londra, simbolo dell’eleganza e della purezza della scuola inglese, mentre Nureyev era il giovane talento sovietico appena fuggito in Occidente, dotato di un temperamento impetuoso e di una tecnica rivoluzionaria. Insieme interpretarono capolavori come Giselle, Il lago dei cigni, La bella addormentata, Raymonda e Romeo e Giulietta, dando vita a spettacoli entrati nella ...

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Il direttore artistico Ted Brandsen “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La bella addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Troppo difficile sceglierne uno! Adoro The Four Seasons di David Dawson, Solitude di Alexei Ratmansky, la serie Blake Works di William Forsythe, qualsiasi lavoro di Hans van Manen… e la lista potrebbe continuare! Il Teatro del cuore? Il nostro teatro di Amsterdam, il Dutch National Opera & Ballet, dove ho trascorso quarant’anni, fin dalla sua apertura. Un romanzo da trasformare in balletto? Nessuno. Il balletto può fare a meno delle storie, anche se adoro un buon balletto narrativo. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Lo stesso: nessuno in particolare. Il costume di scena indossato che hai preferito? Semplici body e calzamaglie. Quale colore associ alla danza? L’azzurro del cielo. Che profumo ha la danza? Di sudore e di rose. La musica più bella scritta per balletto? Agon di Igor Stravinskij, oppure qualsiasi composizione di Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Scarpette rosse (The Red Shoes) e Due vite, una svolta (The Turning Point). Due miti della danza del passato, uomo e donna? La nostra coppia d’oro della danza olandese: Han Ebbelaar e Alexandra Radius. Il tuo “passo di danza” preferito? Impossibile sceglierne uno solo dall’intero ...

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Il direttore artistico Stéphane Fournial “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Giselle, senza alcun dubbio. Credo sia uno dei più grandi capolavori mai creati nella storia della danza. È un balletto che riesce a unire tecnica, poesia, teatro e musica in un equilibrio perfetto. Ogni volta che lo guardo o lo rivivo, mi ricorda una lezione fondamentale: la tecnica è indispensabile, ma da sola non basta. Diventa arte soltanto quando smette di mettersi in mostra e si mette completamente al servizio dell’emozione e del racconto. È proprio questo che rende Giselle immortale. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Ho avuto la fortuna di lavorare con un artista che considero un autentico genio: Joseph Lazzini. Opere come Ecce Homo, E = mc², Il Mandarino Meraviglioso e Salomé erano incredibilmente avanti rispetto al loro tempo. Ma ciò che mi ha lasciato non è stato soltanto un patrimonio coreografico. Da lui ho imparato che una coreografia non è fatta soltanto di passi. È fatta di atmosfera, di silenzi, di luci, di spazio, di ritmo teatrale. Mi ha insegnato a vedere il palcoscenico come un luogo dove ogni elemento racconta qualcosa e dove nulla è lasciato al caso. È un insegnamento che mi accompagna ancora oggi. Il ...

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Affermava Balanchine: «Non siate tirchi con il vostro plié!»

Ci sono frasi che, pur nella loro apparente semplicità, racchiudono un intero universo di pensiero. Quella pronunciata da George Balanchine appartiene certamente a questa categoria. «Non siate tirchi con il vostro plié!» non era soltanto un consiglio tecnico rivolto ai suoi ballerini, ma una vera e propria filosofia della danza. In poche parole, il grande coreografo ricordava che il plié non rappresenta un dettaglio dell’esecuzione, bensì il principio da cui nasce ogni movimento, il fondamento invisibile sul quale si costruiscono la forza, l’equilibrio, la musicalità e la libertà espressiva del danzatore. Il plié è il primo esercizio che ogni allievo incontra entrando in una sala di danza. Si ripete ogni giorno, all’inizio di ogni lezione, tanto dagli allievi delle scuole quanto dagli artisti delle più prestigiose compagnie del mondo. Proprio questa sua costante presenza rischia però di renderlo quasi scontato. L’abitudine induce a considerarlo un semplice riscaldamento o una preparazione agli esercizi più complessi, quando invece esso costituisce il cuore stesso della tecnica accademica. Ogni salto, ogni pirouette, ogni cambio di direzione, ogni atterraggio prende vita da un plié eseguito con consapevolezza. Quando Balanchine invitava a non essere “tirchi”, chiedeva ai suoi ballerini di non lesinare sull’uso delle gambe, di ...

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Il futuro della danza risiede nell’umanità del gesto

Nel corso della storia, ogni forma d’arte ha attraversato momenti in cui la ricerca della perfezione tecnica ha rischiato di diventare il suo stesso limite. La danza non fa eccezione. Se da un lato l’evoluzione delle capacità fisiche dei danzatori ha raggiunto livelli straordinari, dall’altro si è aperta una domanda sempre più urgente: cosa resta dell’arte quando il virtuosismo diventa il fine e non più il mezzo? La tecnica rappresenta il vocabolario del corpo. È indispensabile, perché consente al danzatore di ampliare le proprie possibilità espressive e di affrontare linguaggi coreografici sempre più complessi. Tuttavia, nessun vocabolario ha valore se non è accompagnato da un pensiero. Le parole, da sole, non generano poesia. Allo stesso modo, una sequenza impeccabile di salti, pirouette o equilibri non garantisce la nascita di un’opera capace di lasciare un’impronta nello spettatore. Negli ultimi decenni, la danza è stata profondamente influenzata dalla cultura della performance. Competizioni internazionali, piattaforme digitali e social media hanno contribuito a valorizzare l’impatto immediato dell’esecuzione spettacolare. La velocità, la flessibilità estrema e la precisione assoluta sono diventate spesso criteri predominanti di valutazione. Ma l’arte non coincide con la dimostrazione atletica. Il rischio è quello di trasformare il palcoscenico in una vetrina di ...

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Marge Champion, la ballerina dietro i movimenti di Biancaneve

Il 2 settembre 1919 nasceva a Los Angeles, in California, Marjorie Celeste Champion, conosciuta come Marge Champion, destinata a diventare una delle figure più versatili e longeve dello spettacolo americano del Novecento. Ballerina, attrice, coreografa e insegnante, attraversò quasi un secolo di storia della danza, del cinema, della televisione e del teatro musicale, lasciando un’impronta particolarmente significativa anche nell’evoluzione dell’animazione cinematografica. Figlia del ballerino e insegnante Ernestine Stodel e di Ernest Champion, Marge crebbe in un ambiente profondamente legato alla danza e iniziò a studiare fin da bambina nella scuola del padre. La sua formazione classica e la naturale eleganza dei movimenti attirarono presto l’attenzione degli ambienti cinematografici di Hollywood. Nel 1936, quando aveva appena sedici anni, venne scelta dagli allora Walt Disney Studios come modello dal vivo per la realizzazione di Biancaneve nel primo lungometraggio animato della Disney, Snow White and the Seven Dwarfs, distribuito nel 1937 e conosciuto in Italia come Biancaneve e i sette nani. Il suo contributo fu particolarmente innovativo per l’epoca. Champion non si limitò infatti a posare per i disegnatori: interpretava fisicamente le scene, eseguendo passi, gesti, movimenti e atteggiamenti che gli animatori potevano osservare e utilizzare come riferimento. Attraverso questa tecnica, destinata a ...

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I balletti classici che tutto il mondo ama

Il balletto classico è una delle forme d’arte più longeve e universali della storia. Nato nelle corti europee e perfezionato nei grandi teatri imperiali, oggi continua ad attirare milioni di spettatori in ogni continente. Alcuni titoli, più di altri, hanno attraversato epoche, confini e culture, diventando veri fenomeni globali. Sono i balletti più visti al mondo: opere che uniscono musica immortale, coreografie iconiche e storie capaci di parlare a chiunque. Il Lago dei Cigni – Il balletto per eccellenza Se esiste un simbolo universale del balletto, è senza dubbio Il Lago dei Cigni. Con la musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij e la celebre doppia interpretazione di Odette e Odile, questo balletto è tra i più rappresentati e amati al mondo. La figura della ballerina in tutù bianco, le linee perfette del corpo di ballo e il contrasto tra amore e inganno lo rendono irresistibile per il pubblico di ogni generazione. Lo Schiaccianoci – Il trionfo del balletto popolare Nessun altro balletto raggiunge i numeri de Lo Schiaccianoci, soprattutto durante il periodo natalizio. È un fenomeno culturale globale: viene messo in scena ogni anno da compagnie grandi e piccole, attirando famiglie, giovani spettatori e neofiti. La sua forza sta nella magia ...

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Théophile Gautier, il poeta che fece danzare la parola

Il 30 agosto 1811 nasceva a Tarbes Théophile Gautier, poeta, scrittore, giornalista e critico d’arte, figura tra le più originali del Romanticismo francese. Ma ricordarlo significa anche tornare a uno degli aspetti più moderni della sua sensibilità: il rapporto con la danza. Gautier fu infatti tra i primi grandi intellettuali dell’Ottocento a riconoscere al balletto una piena dignità artistica, intuendo che il corpo in movimento poteva diventare una forma di poesia. In un’epoca in cui il balletto romantico stava conquistando i teatri europei, la danza assumeva un nuovo linguaggio fatto di leggerezza, sogno e dimensione soprannaturale. La ballerina sulle punte sembrava liberarsi dalla gravità, trasformandosi in una creatura quasi immateriale. Gautier seppe cogliere la forza di quella rivoluzione estetica e guardò alla scena con gli occhi del poeta, più che con quelli del semplice cronista teatrale. Nei suoi scritti la ballerina non è soltanto un’interprete: è una figura capace di incarnare la bellezza, il desiderio, la malinconia e persino la morte. Il suo nome è indissolubilmente legato a Giselle, uno dei massimi capolavori del balletto romantico, rappresentato per la prima volta all’Opéra di Parigi nel 1841. Gautier contribuì alla concezione del libretto insieme a Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, su musica ...

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Lindsay Kemp e la nascita della cultura pop di Tim Curry

Prima di Frank-N-Furter c’era Solange. Prima che Tim Curry diventasse l’icona immortale di The Rocky Horror Show e del cinema, esisteva un’altra creatura teatrale, nata nel 1971 sul palcoscenico del Citizens Theatre di Glasgow: Solange, la cameriera di Jean Genet interpretata da Curry nella visionaria messinscena di Lindsay Kemp. È lì che bisogna tornare per comprendere una parte fondamentale della genesi di Frank-N-Furter, perché molto di ciò che sarebbe diventato il linguaggio fisico e visivo del personaggio era già comparso, in embrione, in quell’esperienza teatrale. Lindsay Kemp non era semplicemente un regista. Era un artista della metamorfosi, un maestro capace di trasformare il corpo dell’attore in materia scenica, di cancellare i confini fra maschile e femminile, fra realtà e artificio, fra teatro e performance. Il suo universo era fatto di trucco, costumi, sensualità, gestualità esasperata, ambiguità e libertà. Portare in scena The Maids di Jean Genet significava quindi entrare in un mondo nel quale l’identità poteva essere indossata, reinventata e portata all’estremo. Per Tim Curry, allora giovane attore, fu un’esperienza destinata a lasciare un’impronta profonda. Nel ruolo di Solange, Curry entrò completamente nella dimensione estetica di Kemp e affrontò una trasformazione fisica che sarebbe rimasta nella sua memoria. Il corpo ...

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