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Rubriche

Il direttore e maître de ballet Lienz Chang “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Spartacus di Grigorovich. Il balletto contemporaneo prediletto? Il mio balletto contemporaneo preferito è Softly di Sol Leon e Paul Lightfoot. Il Teatro del cuore? Il Gran Teatro de La Habana Alicia Alonso. Un romanzo da trasformare in balletto? Trasformare una storia d’amore in un romanzo è un processo delizioso, simile a coreografare un intero spettacolo partendo da un solo passo a due. È un lavoro di espansione e approfondimento, in cui l’intimità iniziale prende corpo fino a diventare una narrazione completa, dotata di anima e respiro. Il primo passo consiste nell’individuare il “motore” emotivo della storia: si tratta di un amore impossibile, di una riunione tanto attesa, di una passione proibita o di una relazione capace di guarire vecchie ferite? Questo nucleo emotivo guiderà ogni scelta narrativa. Un processo analogo avviene quando una storia d’amore viene trasformata in un balletto, uno degli esercizi più affascinanti della drammaturgia coreografica. In questo caso, l’obiettivo è distillare l’essenza narrativa ed emotiva dell’opera e tradurla in azione fisica, musica e atmosfera. Poiché nel balletto la trama deve essere comprensibile senza l’uso delle parole, gli elementi fondamentali devono emergere in modo chiaro e immediato. Ogni scena può diventare un passo a ...

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Eliogabalo (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Maurice Béjart, maestro visionario della danza del Novecento, ha sempre cercato di trasformare il palcoscenico in un luogo dove il corpo racconta emozioni, idee e ribellioni. Con Héliogabale (Eliogabalo), presentato negli anni Settanta, ci conduce nel mondo di un imperatore romano tanto famoso quanto scandaloso: Elagabalo. Non una semplice figura storica, ma un simbolo di trasgressione, potere sfrenato e desiderio incontrollabile. Béjart non ci propone una storia lineare: sul palco non si svolgono atti e scene come in un balletto classico, ma un flusso di gesti, ritmi e corpi che evocano caos, piacere e ritualità. Elagabalo diventa così un archetipo, l’incarnazione di un’energia anarchica che sfida ogni norma. Il corpo dei danzatori si muove come un fiume impetuoso, alternando momenti di follia e fragilità, come se ciascun gesto raccontasse il conflitto tra ordine e desiderio. Eliogabalo debuttò in un contesto internazionale e sorprendente: il primo allestimento fu presentato nel 1976 al Shiraz-Persepolis Festival of Arts in Iran, un festival che celebrava l’incontro tra culture diverse e le arti in tutte le loro forme. Il pubblico non assiste a una vicenda precisa, ma viene immerso in un rito collettivo di musica, movimento e simboli, dove la danza diventa esperienza sensoriale e ...

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Sostenere la danza maschile è un grande gesto

Sostenere la danza maschile è un atto culturale, educativo e sociale di grande rilevanza, che va ben oltre il semplice ambito artistico. Per secoli la danza ha rappresentato una forma di espressione centrale nella vita delle comunità, eppure, in epoca moderna, soprattutto in alcuni contesti culturali, è stata progressivamente etichettata come attività “non conforme” ai modelli tradizionali di mascolinità. Questa visione limitante ha prodotto stereotipi duri a morire, che ancora oggi condizionano l’accesso dei ragazzi alla danza e ne ostacolano il pieno riconoscimento. Valorizzare la danza maschile significa innanzitutto smontare questi pregiudizi. La danza richiede disciplina, resistenza fisica, rigore mentale, coraggio e dedizione: qualità che nulla hanno a che vedere con il genere, ma che sono spesso associate, paradossalmente, a ideali di forza e determinazione maschile. Il danzatore affronta quotidianamente un intenso lavoro sul corpo, accettando il rischio, la fatica e il confronto costante con i propri limiti. In questo senso, la danza maschile rappresenta una potente ridefinizione della mascolinità, più autentica e complessa, capace di includere sensibilità, controllo emotivo ed espressività senza rinunciare alla forza. Dal punto di vista artistico, il contributo maschile è imprescindibile. Nella danza classica, il ruolo del ballerino è storicamente fondamentale: non solo come partner, ...

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La prima ballerina Silvia Selvini “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Non ne ho uno preferito ma trovo il linguaggio di Crystal Pite molto interessante. Il Teatro del cuore? Il nostro teatro a Copenhagen “Gamle Scene” e il “Teatro la Fenice” a Venezia. Un romanzo da trasformare in balletto? Cime Tempestose di Emily Brontë. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? The Artist diretto e scritto da Michel Hazanavicius. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il bellissimo costume di pizzo per il balletto di Bournonville La Ventana di Kirsten Lund Nielsen. Quale colore associ alla danza? Il bianco avorio. Che profumo ha la danza? Cedro e vaniglia. La musica più bella scritta per balletto? Quella di Prokofiev per Romeo e Giulietta. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci ed Erik Bruhn. Il tuo “passo di danza” preferito? Non proprio un solo passo ma l’adagio è il mio preferito. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Credo sia ancora Giselle. Ammiro molto la sua forza nel scegliere il perdono, una qualità rara soprattutto in questi tempi. Chi ...

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L’étoile dell’Opera di Roma Susanna Salvi “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Le parc di Angelin Preljocaj. Il Teatro del cuore? Il Teatro dell’Opera di Roma. Un romanzo da trasformare in balletto? L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet. Quale colore associ alla danza? Tutti i colori. Che profumo ha la danza? Profumo di Marsiglia, di pulito. La musica più bella scritta per balletto? Quella del Lago dei cigni. Il film di danza irrinunciabile? Il ritmo del successo (Center Stage) di Nicholas Hytner. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Mikhail Barishnikov e Gelsey Kirkland. Il tuo “passo di danza” preferito? Gran jeté. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Aurora. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Kenneth McMillan per i passi a due che sono sicuramente tra i più belli. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Sei la musa prediletta. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Esigente, pura, perfetta. Come ti vedi oggi allo specchio? Sono fiera di me. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione ...

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La maestra accademica Gioia Masala “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Qualsiasi balletto di Sidi Larbi Cherkaoui. Il Teatro del cuore? La Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? L’Alchimista di Paulo Coelho. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? La mia Africa di Sydney Pollack. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume, disegnato per me, da Karl Lagerfeld nel balletto Mea Culpa di Sidi Larbi Cherkaoui. Quale colore associ alla danza? Bianco. Che profumo ha la danza? Il profumo del legno. La musica più bella scritta per balletto? Il lago dei cigni. Il film di danza irrinunciabile? Il sole a mezzanotte di Taylor Hackford con Michail Baryšnikov. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryšnikov e Carla Fracci. Il tuo “passo di danza” preferito? Sono due estremi e inseparabili: plié e tendu. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? La dama delle camelie è per me, in assoluto, il personaggio più coinvolgente appassionante ed emozionante da interpretare… ma vista la sua fine lo preferisco solo per il palcoscenico e non nella vita reale. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? ...

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Le presbytère (Ballet for Life): storia, personaggi, curiosità e trama

Le presbytère (sottotitolo: Ballet for Life) è un balletto che nasce da una frattura: la consapevolezza che la vita è breve, vulnerabile, eppure ostinatamente luminosa. Maurice Béjart non costruisce uno spettacolo commemorativo nel senso tradizionale; non celebra i morti guardando indietro, ma li chiama nel presente. Prima mondiale: 15 dicembre 1996
 alla Salle Métropole di Lausanne (Svizzera). 
Fu qui che Maurice Béjart presentò per la prima volta al pubblico questa sua coreografia rivoluzionaria nella sua città di base con il Béjart Ballet Lausanne. La prima parigina si vide nel gennaio 1997 al Théâtre de Chaillot. L’assenza di una trama narrativa è una scelta precisa. Béjart rinuncia al racconto lineare perché la perdita non è lineare. Il dolore non segue un ordine, e nemmeno l’amore. Al suo posto, il coreografo costruisce una drammaturgia emotiva, fatta di quadri che si susseguono come stati d’animo: esuberanza, intimità, vuoto, slancio vitale. Ogni sezione è autonoma, ma tutte sono legate da un flusso continuo, come un respiro che non si interrompe mai davvero. I danzatori non interpretano personaggi, ma condizioni dell’essere umano. I loro corpi giovani e atletici diventano simbolo della vita nel suo momento più intenso, quello in cui si ha la sensazione di ...

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Il danzatore e modello Lorenzo Galdeman “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? White Darkness di Nacho Duato. Il Teatro del cuore? Teatro Olimpico di Vicenza. Un romanzo da trasformare in balletto? Il piccolo principe. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Interstellar. Il costume di scena indossato che hai preferito? In Die Jahreszeiten di Beate Vollack, il costume che riprende il quadro Composition di Piet Mondrian. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? Un Profumo di libertà, luce e respiro. La musica più bella scritta per balletto? Pyotr Ilyich Tchaikovsky – Grand Pas de Deux dello Schiaccianoci. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn. Il tuo “passo di danza” preferito? Renversé. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? James – La Sylphide. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Marius Petipa. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie per avermi insegnato che il vero linguaggio dell’anima è il corpo che racconta, e che la libertà si misura in passi e silenzi insieme. Tre parole per descrivere ...

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La danza contemporanea: una costellazione di linguaggi

La danza contemporanea nasce non come una tecnica unica, ma come un territorio aperto. A differenza della modern dance, da cui in parte discende, non si fonda su un solo sistema codificato: è una costellazione di linguaggi, poetiche e approcci che riflettono il mondo complesso e frammentato del secondo Novecento e oltre. Ogni maestro ha contribuito a ridefinire il corpo, lo spazio e il senso stesso del danzare, trasformando la danza in un laboratorio permanente di ricerca. I nomi da citare sarebbero numerosi, noi ci focalizziamo sui seguenti: Merce Cunningham: autonomia e neutralità del movimento Merce Cunningham è una figura di passaggio fondamentale tra modern e contemporaneo, ma il suo pensiero segna l’inizio della danza contemporanea vera e propria. Il suo stile si basa sull’autonomia della danza rispetto alla musica e alla narrazione. Movimento, suono e spazio coesistono senza gerarchie. Il corpo è esplorato nella sua complessità anatomica, con una tecnica rigorosa ma priva di intenzione espressiva obbligata. Cunningham introduce il caso come metodo compositivo, aprendo la strada a una danza non narrativa, non emotiva, ma profondamente presente. Trisha Brown e la Postmodern Dance: il quotidiano come danza Con Trisha Brown e la Judson Dance Theater, la danza contemporanea compie ...

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I più bei film di danza: quando il movimento diventa cinema

La danza, più di ogni altra arte, vive nel tempo fragile del corpo. Il cinema, invece, ha il potere di fissare quell’istante, di renderlo memoria condivisa. Quando questi due linguaggi si incontrano, il risultato non è mai solo spettacolo: è racconto, identità, conflitto. I più bei film di danza non mostrano semplicemente coreografie memorabili, ma usano il movimento come una vera forma di narrazione. Molti film di danza raccontano il momento in cui un individuo sceglie se stesso contro le aspettative del mondo. Billy Elliot resta un esempio paradigmatico: la danza classica, in un contesto operaio e maschile, diventa un atto di ribellione silenziosa. Il corpo del protagonista dice ciò che le parole non riescono a esprimere, trasformando ogni salto in una dichiarazione di libertà. Questa idea ritorna anche in film come Save the Last Dance e Step Up, dove la contaminazione tra danza classica e street dance diventa metafora di incontro culturale. Qui la bellezza non risiede solo nell’energia delle sequenze coreografiche, ma nella loro funzione narrativa: danzare significa trovare un posto nel mondo, ridefinire i propri confini. Il cinema di danza ha spesso esplorato il lato più duro e spietato dell’arte. Black Swan porta questa tensione all’estremo, trasformando ...

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