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I grandi coreografi nella storia della danza: Aleksandr Gorskij

Quando si parla di lui, spesso il pensiero corre immediatamente a Don Chisciotte, a Il Lago dei Cigni, a Raymonda, a La Bayadère. Ma limitarsi a considerarlo il grande autore delle riprese dei balletti di Petipa sarebbe riduttivo. Gorskij fu molto più di un abilissimo maître de ballet: fu uno dei primi artisti russi a intuire che il balletto poteva diventare più teatrale, più umano, più vicino alla realtà dei personaggi e delle situazioni. Fu uno dei principali rappresentanti del balletto realistico e un autentico riformatore, accostandolo per importanza innovativa a Michail Fokin. Nato a San Pietroburgo nel 1871, Gorskij si formò alla Scuola Imperiale di Ballo e fu allievo, fra gli altri, di Pavel Gerdt e dello stesso Marius Petipa. Entrò poi nel Mariinskij, dove danzò ruoli del repertorio classico e di carattere. È interessante ricordare che prima di diventare uno dei grandi riformatori della coreografia russa Gorskij fu dunque un danzatore profondamente immerso nella tradizione che avrebbe successivamente contribuito a trasformare. Questa è forse la chiave per comprenderlo. Gorskij non volle distruggere il balletto di Petipa. Lo conosceva troppo bene per farlo. Voleva piuttosto restituirgli una maggiore forza teatrale. Nel 1900 arrivò al Bol’šoj di Mosca, dove avrebbe ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Michel Fokine

Michel Fokine fu uno dei più importanti coreografi del balletto del Novecento e una figura centrale nella profonda trasformazione della danza classica. Nato a San Pietroburgo nel 1880, si formò presso il Teatro Imperiale, dove iniziò il proprio percorso artistico come danzatore, per affermarsi successivamente come coreografo innovatore. La sua notorietà internazionale crebbe soprattutto grazie alla collaborazione con i Ballets Russes di Sergej Djagilev, esperienza che gli permise di portare la propria concezione della danza sui più importanti palcoscenici europei. Fokine contribuì in maniera decisiva al rinnovamento del linguaggio coreografico, sostenendo la necessità di superare le convenzioni del balletto accademico tradizionale. Secondo la sua visione, tecnica, musica, scenografia e interpretazione non dovevano essere elementi separati, ma parti di un’unica creazione artistica. La danza, quindi, non doveva ridursi a una successione di passi spettacolari o a una dimostrazione di abilità fisica: il movimento doveva nascere dalla musica, dall’atmosfera e dal significato dell’opera, diventando uno strumento autentico di espressione. Questa concezione innovativa diede origine ad alcune delle opere più celebri della storia del balletto, tra cui L’uccello di fuoco, Petrushka e Les Sylphides. In particolare, quest’ultima rappresenta uno degli esempi più significativi della sua idea di danza. Attraverso Les Sylphides, Fokine volle ...

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Divine, quando Béjart fece danzare il mito di Greta Garbo

Ci sono personaggi che appartengono al cinema e altri che, a un certo punto, smettono di appartenere persino al cinema. Greta Garbo è uno di questi. Il suo volto, la sua voce, la sua figura allungata, il suo modo di guardare e soprattutto la sua volontà di sottrarsi allo sguardo degli altri hanno finito per trasformarla in qualcosa di più di una diva: un’immagine mentale, un’idea di divinità moderna. È proprio questa Garbo — più evocata che raccontata — ad aver affascinato Maurice Béjart, che nei primi anni Ottanta le dedicò Divine, un balletto singolare, sospeso tra danza, teatro, cinema e memoria. Ed è già significativo che Béjart non abbia cercato di portare Garbo fisicamente sulla scena. Non avrebbe avuto senso. La Garbo reale era ormai irraggiungibile, ritirata dal cinema dal 1941 e progressivamente sottrattasi alla vita pubblica. La Garbo di Béjart è dunque un fantasma, una proiezione, una diva ricostruita attraverso le immagini che ha lasciato. Il punto di partenza di Divine è quasi cinematografico: una ballerina, interpretata da Marcia Haydée, si trova nel proprio camerino. Sul tavolo da trucco conserva il ritratto di Anna Pavlova, altra figura assoluta della storia della danza, mentre fantastica sulla grande attrice dello ...

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La notte in cui Rudolf Nureyev incontrò la danza

Alla vigilia di Capodanno del 1945, a Ufa, un bambino di sette anni entrò in teatro senza sapere che quella sera avrebbe incontrato, per la prima volta, qualcosa destinato a cambiare il corso della sua vita. Quel bambino era Rudolf Nureyev. In scena andava Žuravlinaja pesn’ — «Журавлиная песнь» —, il balletto che in italiano è più correttamente traducibile come Il canto della gru, non Canto dell’Airone, come talvolta compare in alcune traduzioni biografiche. La differenza non è soltanto linguistica. La parola russa журавль significa infatti “gru”, e la gru appartiene profondamente all’immaginario della tradizione popolare baschira dalla quale il balletto trae origine. La sua presenza richiama la natura, la libertà, il movimento e una dimensione quasi leggendaria che attraversa tutta l’opera. Per questo il titolo originale conserva un significato poetico che la traduzione “airone” finirebbe per alterare. Ufa, in quegli anni, era una città lontana dai grandi centri culturali dell’Unione Sovietica, ma proprio durante la guerra aveva assunto un ruolo particolare. L’evacuazione di istituzioni, artisti e intellettuali aveva trasformato molte città degli Urali in importanti luoghi di produzione culturale. In questo ambiente prendeva forma una nuova identità artistica baschira, capace di fondere la tradizione locale con le forme della ...

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La principal dancer Kateryna Chebykina “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? La Bayadère è il mio balletto classico preferito. La coreografia, la musica e l’elemento drammatico sono incredibili. Non è soltanto affascinante da vedere, ma anche da danzare. Considero il Regno delle Ombre un capolavoro della coreografia classica. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? È molto difficile individuarne uno in particolare. Direi che apprezzo molto il lavoro di Paul Lightfoot e Sol León. Anche Marcos Morau ha realizzato alcune opere molto interessanti. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Teatro Mariinskij. Lì ho avuto l’opportunità di interpretare ruoli da protagonista in quasi tutti i capolavori della coreografia classica e neoclassica. Sarò sempre grato ai miei insegnanti. Mi hanno aiutato a crescere non soltanto come artista, ma anche come persona. Quale romanzo vorresti più di ogni altro vedere adattato per il balletto? La vita in prestito di Erich Maria Remarque. Una storia di grande intensità, perfetta per il balletto. È un romanzo sull’amore che nasce quando il tempo sta per esaurirsi. Quale film pensi che sarebbe perfetto per diventare un balletto? Il film Il favoloso mondo di Amélie è ideale per il balletto grazie alla sua vivace fluidità, alla pantomima espressiva ...

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Il direttore, coreografo e maître David Jonathan “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Bella Figura di Jiří Kylián. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Lyric Theatre di Brisbane, in Australia. Quale romanzo vorresti più di ogni altro vedere adattato per il balletto? The Charioteer. E quale film pensi che sarebbe perfetto per diventare un balletto? Il sesto senso. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Un costume realizzato con materiali e colori naturali da India Flint per il balletto Debris di Francis Rings. Quale colore associ alla danza? Tutti i colori, perché abbiamo bisogno di tutti. Che odore ha la danza? Sudore. Qual è il brano musicale più bello mai scritto per il balletto? Sono troppi per poterne scegliere uno. Quale film sulla danza consideri imperdibile? Billy Elliot. Chi sono le tue due leggende della danza del passato — un uomo e una donna? Rudolf Nureyev e Marcia Haydée. Qual è il tuo passo o movimento di balletto preferito? La pirouette en dedans. Tra i grandi personaggi del repertorio del balletto classico, quale avresti voluto essere nella vita reale? Nessuno di loro. Chi consideri il più grande genio della ...

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Il Senior Soloist e coreografo Mario Gaglione “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Lago dei cigni. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Minus 16. Il teatro a cui sei più legato? Teatro San Carlo di Napoli. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? I Promessi Sposi. Quale film trasformeresti in un balletto? Via col vento. Qual è il costume di scena che hai amato di più? Basilio. Di che colore è la danza? Color pesca. Che profumo ha la danza? Profumo di legno, quello che senti quando sali sul palco. Qual è la musica di balletto più bella mai scritta? Passo a due dello Schiaccianoci. Un film sulla danza indispensabile? White Nights. Una leggenda della danza: un uomo e una donna. Julio Bocca e Eva Evdokimova. Qual è il tuo passo o movimento preferito? Fondu. Tra i personaggi del balletto classico, chi vorresti essere nella vita reale? Drosselmeyer dallo Schiaccianoci. Chi è il più grande genio della coreografia? Marius Petipa. Se potessi incontrare Tersicore, cosa le diresti? La ringrazierei per il dono più bello che mi sia stato fatto. In tre parole, come descriveresti la disciplina della danza? Tenacia. Perseveranza. Rispetto. Quando oggi ti guardi allo specchio, cosa vedi? Mi vedo felice e ...

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Quando il balletto divenne teatro fra Molière, Lully e Beauchamp

Il 14 ottobre 1670, nelle sale del Castello di Chambord, la corte di Luigi XIV assiste a uno spettacolo destinato a lasciare un segno nella storia del teatro musicale e della danza europea. Va in scena per la prima volta Le Bourgeois gentilhomme, Il borghese gentiluomo, la commedia di Molière arricchita dalle musiche di Jean-Baptiste Lully e dalle coreografie di Pierre Beauchamp. Non è soltanto una nuova creazione destinata a divertire il sovrano e i suoi ospiti: è una dimostrazione della straordinaria vitalità di un’arte capace di unire parola, musica, gesto e movimento in una forma teatrale originale. Siamo nella Francia del Re Sole, un’epoca in cui la danza occupa una posizione centrale nella vita della corte. Luigi XIV non è soltanto un grande sostenitore delle arti: è stato egli stesso un danzatore appassionato e conosce il potere simbolico del corpo in movimento. A Versailles, come nelle altre residenze reali, il cerimoniale, la musica e lo spettacolo contribuiscono a definire un’immagine precisa della monarchia. La danza è disciplina, eleganza, gerarchia, ma anche un linguaggio attraverso il quale si esprimono prestigio e autorità. In questo ambiente, l’incontro fra Molière, Lully e Beauchamp trova un terreno particolarmente fertile. La vicenda racconta le ...

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Il maître de ballet Alberto Montesso “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Romeo e Giulietta. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Petite mort di Jiří Kylián. Il teatro a cui sei più legato? Il London Coliseum, perché ormai era diventato casa! Abbiamo fatto così tanti spettacoli con l’English National Ballet che, quando arrivavo al mattino, avevo davvero la sensazione di tornare a casa. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? Ce ne sarebbero davvero molti! Ultimamente, però, mi sto appassionando ai libri di Gianluca Gotto. In particolare, il primo che ho letto, e che mi ha letteralmente rapito la fantasia, è Succede sempre qualcosa di meraviglioso. Secondo me, c’è davvero tutto: azione, una storia d’amore e avventura! Quale film trasformeresti in un balletto? Un film, che è anche un libro, che mi piacerebbe molto coreografare è Lasciami entrare. Racconta la storia di amicizia tra un adolescente e una ragazza–vampiro e affronta temi molto attuali, come il bullismo e la sociopatia. Credo che sarebbe davvero interessante trasformarlo in un balletto. Qual è il costume di scena che hai amato di più? Uno solo sarebbe un po’ riduttivo… Al primo posto, però, metterei sicuramente quello di Mercuzio; poi, senza dubbio, quello di In the ...

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La principal dancer Olha Skrypchenko “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Non riesco a scegliere un solo balletto classico preferito. Forse Alice nel Paese delle Meraviglie è uno di questi. Ma è più facile scegliere un balletto classico che proprio non mi piace. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Lo stesso vale per il balletto contemporaneo: non riesco a sceglierne uno solo. Ci sono così tanti capolavori meravigliosi. Il teatro a cui sei più legata? L’Opéra di Parigi. È stato davvero speciale assistere a uno spettacolo lì. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? Mi piacerebbe vedere un balletto in tre atti intitolato Via col vento. Quale film trasformeresti in un balletto? Lo stesso vale per il libro: Via col vento. Qual è il costume di scena che hai amato di più? I costumi di Manon o Mayerling ti fanno entrare immediatamente nel personaggio. Di che colore è la danza? Per me, il viola è il colore della danza. Che profumo ha la danza? La danza profuma di legno e polvere. Qual è la musica di balletto più bella mai scritta? Per me, la partitura più bella mai scritta per un balletto è Il canto della foresta di Mykhailo Skorulskyi. È ...

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