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Rubriche

La coreografa e direttrice artistica Michela Barasciutti “allo specchio”

Balletto classico preferito? Giselle. Balletto contemporaneo preferito? Giselle di Mats Ek. Teatro del tuo cuore? Teatro La Fenice di Venezia. Un romanzo da trasformare in balletto? Uno dei tanti capolavori di George Simenon per la profonda introspezione dei personaggi. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Frida il film su Frida Kahlo. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume di Magdalena disegnato da me. A quale colore associ la danza? Ambra tenue. Che odore ha la danza? Il profumo dell’aria. La musica più bella mai scritta per il balletto? Le sacre du printemps. Un film di danza indimenticabile? Due vite e una svolta (The turning point). Due miti della danza del passato: uomo e donna? Michail Baryshnikov e Pina Bausch. Il tuo passo di danza preferito? Petits sauts. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Da giovane Kitri. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Sono molti i coreografi che con la loro genialità hanno segnato il percorso dell’arte coreografica concatenandosi e aprendo visioni e linguaggi. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Non parlerei, danzerei. Tre parole per descrivere la ...

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Bianca Gallizia: la custode del balletto italiano tra palco e scuola

Tra le grandi protagoniste della danza italiana del Novecento, Bianca Gallizia si distingue non solo come stella del palcoscenico, ma soprattutto come artefice instancabile della rinascita e della formazione del balletto nel nostro paese. Nata a Milano nel 1902, Bianca si formò nella prestigiosa Accademia della Scala, dove assorbì i principi tecnici e artistici di maestri come Enrico Cecchetti, nome leggendario della danza classica. Fu proprio questa solida base a permetterle di muovere i primi passi da prima ballerina nei teatri più importanti d’Italia, da Napoli a Venezia, da Genova a Palermo, senza dimenticare le esperienze internazionali che ne arricchirono il percorso. Ma Bianca Gallizia non si limitò a brillare sotto i riflettori. Negli anni difficili della guerra, quando il mondo della danza in Italia attraversava una fase di crisi, fu chiamata a un compito di grande responsabilità: ricostruire il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, un simbolo della tradizione coreutica italiana. Ancora più importante fu la sua opera di riapertura della storica Scuola di Ballo del San Carlo, soppressa da più di un secolo. Con passione e rigore, Bianca mise in piedi un istituto che tornò a formare generazioni di ballerini, fondendo la tecnica classica Cecchetti ...

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Il demi-solista Rinaldo Venuti “allo specchio”

Balletto classico preferito? L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan. Balletto contemporaneo preferito? The statement di Crystal Pite. Teatro del tuo cuore? L’Opera di Vienna, dove ho visto il mio primo balletto. Un romanzo da trasformare in balletto? Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Call me by your name (Chiamami col tuo nome) di Luca Guadagnino. Il costume di scena indossato che hai preferito? Rubies nel balletto Jewels di George Balanchine. A quale colore associ la danza? Per me la danza è azzurra: come un cielo che alterna sole e pioggia. Che odore ha la danza? Di aria fresca. La musica più bella mai scritta per il balletto? Sicuramente il Grand Pas de Deux dello Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Un film di danza indimenticabile? Center Stage (Il ritmo del successo) di Nicholas Hytner. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn. Il tuo passo di danza preferito? Probabilmente un manèje di jetè. Mi esprime libertà. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Nella vita reale nessuno. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte ...

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I ruoli en travesti nel balletto classico: storia e significati

Nel vasto panorama del balletto classico esiste una tradizione affascinante e spesso poco conosciuta: quella dei ruoli en travesti, personaggi interpretati da danzatori o danzatrici che vestono i panni del sesso opposto. Non si tratta di una semplice curiosità folkloristica, ma di un elemento strutturale dell’arte coreutica, capace di attraversare epoche, estetiche e stili diversi mantenendo intatto il proprio magnetismo scenico. Un termine, molte sfumature L’espressione francese en travesti significa letteralmente travestito, ma nel linguaggio della danza racchiude qualcosa di più complesso: una scelta interpretativa che gioca con la percezione del corpo, del genere e della personalità scenica. A differenza di altri generi teatrali, nel balletto il travestimento non nasce da esigenze comiche o burlesche — anche se talvolta assume anche quel ruolo — ma da una combinazione di motivi storici, tecnici e drammaturgici. Quando la storia decide il cast Nei secoli passati la scelta di assegnare a una donna un ruolo maschile era spesso dettata dalla necessità. Nei balletti romantici, ad esempio, molti personaggi maschili erano adolescenti, paggi o figure angeliche: fisici slanciati, linee morbide e movimenti leggeri, caratteristiche che il corpo femminile poteva restituire con maggiore efficacia sulla scena. In altre epoche, invece, alcuni ruoli femminili venivano occasionalmente ...

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Il danzatore e coreografo Lorenzo Misuri “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? L’Alchimista di Paulo Coelho. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? In the Mood for Love di Wong Kar-wai. Il costume di scena che preferisci nel grande repertorio classico? Acolyte da Romeo e Giulietta di Jean-Christophe Maillot. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? Floreale. La musica più bella scritta per balletto? Romeo e Giulietta. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Massimo Murru e Sylvie Guillem. Il tuo “passo di danza” preferito? Entrelacé. Chi ti sarebbe piaciuto essere tra i grandi personaggi del balletto classico? Lo Schiaccianoci. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Jiří Kylián. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa Le diresti? Le chiederei un giudizio sulle mie coreografie. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Libertà, passione, adrenalina. Come ti vedi oggi allo specchio? Più maturo, ma con la stessa curiosità di quando ero bambino. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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L’étoile Emanuela Bianchini “allo specchio”

Balletto classico preferito? Lago dei cigni. Balletto contemporaneo preferito? Petite Mort di Jiří Kylián. Teatro del tuo cuore? Teatro Casinò de Paris. Un romanzo da trasformare in balletto? La Casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? L’attimo fuggente di Peter Weir. Il costume di scena indossato che hai preferito? Carmen. A quale colore associ la danza? Bianco: l’eleganza. Che odore ha la danza? Fiori freschi e muschio, una combinazione di freschezza e profondità. La musica più bella mai scritta per il balletto? La morte del cigno di Camille Saint-Saëns. Un film di danza indimenticabile? Fame di Alan Parker. Un film che mi ha fatto capire che per danzare bisogna fare sacrifici. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Vladimir Vassiliev e Silvie Guillem: due personaggi con grande forza interpretativa, tecnici, versatili poliedrici ed eclettici. Il tuo passo di danza preferito? Il fouetté, il passo noto per la sua grande difficoltà tecnica e per il suo effetto spettacolare. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? La Carmen. È un personaggio maturo, non “giovane e ingenuo”: richiede forza interiore, ...

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Il Ballet Master Stephane Dalle “allo specchio”

Balletto classico preferito? Il Lago dei cigni, non solo per la sua musica e la sua coreografia iconica, ma per il modo in cui bilancia disciplina ed emozione. Sotto la precisione si cela una storia profondamente umana su illusione, scelta e trasformazione, che la rende senza tempo piuttosto che tradizionale. Balletto contemporaneo preferito? Il Lago dei Cigni, allenando ho notato che si tratta di una coreografia molto contemporanea. Teatro del tuo cuore? Teatro Comunale di Saint-Quentin (Aisne). Il teatro del mio cuore, dove la vulnerabilità ha preso forma la prima volta che sono salito sul palcoscenico. Dove l’emozione si è manifestata prima che fossi in grado di ballare correttamente… Un romanzo da trasformare in balletto? Il Circo della Notte di Erin Morgenstern. È pieno di magia, illusioni e immagini. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il favoloso mondo di Amélie, ricco di fascino con una narrazione giocosa. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume che ha permesso al movimento, non al tessuto, di parlare. Quando un costume smette di ricordarti che stai indossando un costume. A quale colore associ la danza? Il blu, il royal blue. La danza vive tra aria e mistero, ...

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Danzare significa abitare il proprio corpo

La danza nasce prima delle parole e sopravvive a ogni confine. È un linguaggio antico che attraversa i secoli, un gesto che si fa voce quando la voce non basta. In ogni suo passo vive un’idea semplice e potentissima: la libertà. Danzare significa abitare il proprio corpo senza chiedere permesso. È un atto di presenza totale, un modo per affermare “io sono qui” nel ritmo del respiro e nel battito del cuore. Quando il corpo si muove, le regole si allentano: la gravità diventa dialogo, lo spazio si apre, il tempo smette di essere una gabbia. La danza trasforma l’istante in possibilità. In molte culture, la danza è stata – ed è – un gesto di resistenza. Dai rituali tribali alle danze popolari, dai balli nati nelle comunità oppresse alle forme urbane contemporanee, muoversi insieme ha significato preservare identità, memoria e dignità. Quando tutto sembra negato, il corpo resta l’ultimo territorio libero. Ed è proprio lì che la danza accende la sua scintilla: nel diritto di esistere e di esprimersi. La libertà della danza non è solo ribellione; è anche ascolto. Chi danza impara a sentire: il peso, l’equilibrio, l’aria che scorre. È una libertà consapevole, che nasce dal contatto ...

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La Befana tra feste, riti e danze popolari

La Befana è una delle figure più affascinanti della tradizione popolare italiana. Celebrata nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, questa simpatica vecchina che vola su una scopa porta dolci ai bambini buoni e carbone a quelli birichini. Ma oltre al suo ruolo nel folclore, la Befana è anche protagonista di feste, riti e danze popolari che animano piazze e comunità da secoli. Le origini della Befana risalgono a riti agricoli precristiani legati alla fine dell’anno e al ciclo delle stagioni. In queste celebrazioni, il movimento del corpo e la danza avevano un ruolo fondamentale: danzare significava salutare l’anno passato e propiziare quello nuovo. I balli collettivi, spesso in cerchio, rappresentavano unione, rinascita e continuità. In molte regioni italiane, soprattutto nei piccoli borghi, la festa della Befana è accompagnata da musiche tradizionali e danze popolari. Gruppi in costume si esibiscono in balli folkloristici, talvolta interpretando la Befana stessa con movimenti vivaci e giocosi. La danza diventa così un modo per raccontare storie, tramandare tradizioni e coinvolgere persone di tutte le età. Oggi la Befana continua a danzare anche in chiave moderna. In spettacoli teatrali, eventi scolastici e coreografie contemporanee, questa figura viene reinterpretata attraverso nuovi linguaggi del corpo. ...

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Giselle di Alicia Alonso: l’incanto di una leggenda

Quando si parla di Giselle, uno dei balletti più famosi e amati del repertorio classico, il pensiero corre immediatamente a Alicia Alonso, ballerina cubana che ha trasformato ogni passo in poesia. La sua interpretazione non era solo tecnica impeccabile: era emozione pura, anima viva che prendeva forma sul palcoscenico. Giselle, una giovane contadina innamorata, fragile e pura, è un personaggio che richiede delicatezza, ma anche forza interiore. Alicia Alonso affrontò questo ruolo con un equilibrio perfetto tra sensibilità e maestria. La sua Giselle non era solo una figura eterea: era una donna capace di amare profondamente, di soffrire con dignità, e di perdonare con grandezza. Ogni battito di ciglia, ogni piegamento delle braccia, ogni salto sembrava raccontare un frammento della sua anima. Ciò che rese Alicia unica in Giselle fu la sua capacità di fondere tecnica e sentimento. Anche nei momenti più difficili della coreografia, la leggerezza dei suoi salti e la precisione delle sue pirouette non oscuravano l’espressione interiore: il pubblico percepiva ogni emozione, ogni battito di cuore. La magia del balletto, nelle sue mani, diventava reale, tangibile, indimenticabile. Pur restando fedele alla tradizione romantica del balletto, Alicia aggiungeva sfumature personali: piccoli dettagli nei gesti, pause delicate, sguardi che ...

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