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16 maggio: anniversario dei teatri Fenice, Massimo e Regio

C’è una data che unisce tre tra i più prestigiosi teatri italiani: il 16 maggio. In momenti diversi della storia, proprio in questo giorno vennero inaugurati Teatro La Fenice, Teatro Massimo e Teatro Regio di Parma. 
Tre luoghi simbolo della lirica, ma anche grandi palcoscenici della danza e del balletto internazionale, dove il movimento del corpo ha dialogato per secoli con la musica, la scenografia e il mito. Inaugurata il 16 maggio 1792, La Fenice nacque nella Venezia elegante e cosmopolita del tardo Settecento, quando il balletto era parte essenziale dello spettacolo operistico. Nei teatri veneziani, infatti, la danza non era semplice intermezzo, ma elemento centrale della rappresentazione scenica. Nel corso dell’Ottocento, il teatro ospitò celebri compagnie europee e grandi étoile del tempo, contribuendo alla diffusione del balletto romantico italiano. Le atmosfere di Venezia — tra maschere, riflessi d’acqua e saloni dorati — sembravano fatte apposta per accogliere la grazia della danza. Anche dopo i devastanti incendi che la colpirono, La Fenice ha continuato a rinascere come il suo nome promette. E ancora oggi il suo palcoscenico ospita produzioni dove opera e balletto convivono in perfetto equilibrio, mantenendo viva una tradizione che appartiene all’anima stessa della città. Quando il 16 ...

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La prima ballerina Nino Samadashvili “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle, Il lago dei cigni, Romeo e Giulietta. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort di Jiří Kylián. Il teatro del cuore? Adoro il mio teatro (Teatro Nazionale Georgiano dell’Opera e del Balletto di Tbilisi) e la Royal Opera House. Un romanzo da trasformare in balletto? Poiché amo molto leggere, potrebbe essere molto interessante L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? My Fair Lady di George Cukor. Il costume di scena che hai preferito indossare? Amo tutti i miei costumi, in particolare quelli creati da Kirill Gassiline per La Bayadère, il costume di Nikiya per le Snake variations, l’abito di Giulietta per la scena del balcone e il tutù del Cigno Bianco. Quale colore associ alla danza? Per me la danza è estremamente colorata: non riesco ad associarla a un solo colore. Che profumo ha la danza? A mio avviso ha il profumo del gelsomino. La musica più bella scritta per balletto? Prokofiev Romeo e Giulietta, Cenerentola, 
Adolphe Adam Giselle, in particolare il secondo atto. Il film di danza irrinunciabile? Amo il film Dancers con Mikhail Baryshnikov, Alessandra Ferri e Julie Kent. Inoltre White Nights – ...

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Divi senza voce: il trionfo dei pantomimi nell’antica Roma

Nel mondo antico, ben prima che il balletto classico codificasse i suoi passi e le sue gerarchie, esisteva una figura artistica capace di affascinare folle immense e di sedurre le élite più raffinate: il danzatore pantomimo. Non si trattava semplicemente di un interprete del movimento, ma di un vero e proprio narratore del corpo, un artista totale che, attraverso gesti, espressioni e posture, riusciva a dar vita a storie complesse senza pronunciare una sola parola. In un’epoca in cui il teatro e la danza si intrecciavano profondamente con la vita sociale e politica, il pantomimo occupava un ruolo sorprendentemente centrale, tanto da essere accolto nelle corti imperiali e venerato dal pubblico con un’intensità che oggi riserviamo alle più grandi star della danza. La pantomima, sviluppatasi soprattutto nell’antica Roma a partire dall’età augustea, era una forma spettacolare raffinata e altamente codificata. Il danzatore si esibiva spesso da solo, accompagnato da musicisti e da un coro che narrava la vicenda, mentre lui, con il volto coperto da una maschera e il corpo allenato all’estremo, interpretava tutti i personaggi della storia. Era un’arte di trasformazione continua: in pochi istanti, il performer poteva diventare eroe, amante, divinità o vittima, grazie a una tecnica gestuale ...

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Il direttore artistico e coreografo Alexei Kremnev “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Don Chisciotte. Il balletto contemporaneo prediletto? La Dame aux camélias. Il teatro del cuore? Bol’šoj, Opéra di Parigi Un romanzo da trasformare in balletto? Coco and Igor (e l’ho già realizzato). Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Vi presento Joe Black. Il costume di scena che hai preferito indossare? Albrecht, II atto. Quale colore associ alla danza? A tutti. Che profumo ha la danza? Quello del backstage e delle quinte. La musica più bella scritta per balletto? Il lago dei cigni e Spartacus. Il film di danza irrinunciabile? White Nights – Il sole a mezzanotte (per via di Michail Baryshnikov). Due miti della danza del passato, uomo e donna? Ekaterina Maksimova e Michail Baryshnikov. Il tuo passo di danza preferito? L’inchino. Chi ti sarebbe piaciuto essere, nella vita reale, tra i personaggi del grande repertorio della danza? Lucien. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Marius Petipa, George Balanchine, Jiří Kylián, Mats Ek. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie per aver condiviso la tua ispirazione. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Passione, apprendimento continuo, impegno. Come ti vedi oggi allo specchio? Uguale a prima, con un ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: André Derain

Nel dipinto La danza di André Derain, realizzato nei primi anni del Novecento, il tema della danza viene interpretato attraverso il linguaggio acceso e sperimentale del Fauvismo, corrente di cui l’artista fu uno dei principali esponenti. La scena si costruisce attorno a un gruppo di figure umane immerse in uno spazio naturale semplificato, dove il colore non descrive la realtà ma la reinventa, diventando il vero protagonista dell’opera. I corpi dei danzatori sono ridotti a forme essenziali, delineati con tratti energici e riempiti da tonalità intense e contrastanti che contribuiscono a creare un senso di vitalità immediata. La danza, in questo contesto, non è rappresentata come un’esecuzione tecnica precisa, ma come un’esplosione di movimento collettivo. Le figure sembrano unite in un ritmo comune, spesso organizzate in una disposizione circolare o comunque fluida, che suggerisce continuità e interazione reciproca. I gesti sono ampi, talvolta quasi primitivi, e trasmettono una sensazione di energia spontanea, come se il movimento nascesse direttamente da un impulso interno, non mediato da regole codificate. In questo senso, la danza appare più vicina a un rito arcaico che a una forma di spettacolo strutturato. L’uso del colore è fondamentale per comprendere come Derain costruisca il senso del movimento. Le ...

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Aurel Milloss: il poeta del gesto che cambiò la danza italiana

Figura centrale ma ancora sorprendentemente laterale nella memoria culturale europea del Novecento, Aurel Milloss attraversò il secolo come un nomade dell’arte: coreografo, regista, teorico del movimento e raffinato mediatore tra l’avanguardia mitteleuropea e la sensibilità teatrale italiana. La sua vicenda umana e artistica sembra appartenere a quelle biografie costruite lungo le frontiere — geografiche, linguistiche e stilistiche — dove ogni approdo coincide con una reinvenzione. Nato il 12 maggio 1906 a Ozora, allora parte dell’Impero austro-ungarico, Milloss crebbe in una Mitteleuropa ancora percorsa dagli ultimi bagliori della cultura asburgica. Quel mondo cosmopolita, dove Budapest dialogava con Vienna e Praga attraverso musica, filosofia e arti figurative, avrebbe lasciato in lui una traccia permanente. Prima ancora della danza, studiò violino e composizione: un dettaglio spesso trascurato, ma decisivo per comprendere il suo approccio coreografico. In Milloss il movimento non nasceva mai come puro ornamento visivo; era costruzione musicale, architettura ritmica, “partitura corporea”. Negli anni Venti entrò in contatto con le esperienze dell’espressionismo tedesco e con la rivoluzione del Ausdruckstanz, la danza d’espressione che rifiutava il formalismo classico per privilegiare tensione psicologica e gesto interiore. A differenza di altri coreografi dell’epoca, però, non aderì mai dogmaticamente a una scuola. La sua cifra fu ...

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Il direttore artistico Joshua Beamish “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Mayerling di Kenneth MacMillan. Il balletto contemporaneo prediletto? Infra di Wayne McGregor Il teatro del cuore? Il mio teatro preferito è la Royal Opera House di Londra (Royal Ballet & Opera). Un romanzo da trasformare in balletto? Atonement di Ian McEwan. Ho creato per la prima volta un balletto in un atto basato su questa storia nel 2010. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? The Power of the Dog oppure The Lost Daughter, entrambi in realtà anche libri. Il costume di scena che hai preferito indossare? I miei pantaloni per Restless Creature con Wendy Whelan. Erano perfettamente realizzati da Karen Young. Quale colore associ alla danza? C’è così tanta diversità nella danza. Nessun singolo colore potrebbe definirla. Che profumo ha la danza? Sudore. La musica più bella scritta per balletto? Il lago dei cigni. Il film di danza irrinunciabile? Black Swan. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Wendy Whelan e Vaslav Nijinsky. Il tuo passo di danza preferito? Pirouette. Chi ti sarebbe piaciuto essere, nella vita reale, tra i personaggi del grande repertorio della danza? Apollo. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? George Balanchine, Kenneth MacMillan, William ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Jack Vettriano

Nel dipinto The Singing Butler, spesso indicato anche come I ballerini, Jack Vettriano mette in scena una coppia che danza su una spiaggia battuta dal vento, costruendo un’immagine in cui eleganza e teatralità convivono con un’atmosfera malinconica e cinematografica. La scena è apparentemente semplice: un uomo in abito scuro e una donna in un lungo vestito nero si muovono insieme sulla sabbia, accompagnati da due domestici che cercano di proteggere la coppia con un ombrello e di gestire gli effetti del vento. Tuttavia, proprio in questa apparente semplicità si nasconde una riflessione più profonda sul significato della danza. Il movimento dei due protagonisti non è spettacolare né tecnicamente definito, ma suggerisce un ballo lento, probabilmente un tango o un lento elegante, in cui la connessione tra i corpi conta più della complessità dei passi. La danza diventa così un momento di intimità sospeso nel tempo, quasi un’isola emotiva all’interno di un ambiente ostile. Il vento che agita gli abiti e increspa la superficie del mare introduce un elemento di tensione, ma allo stesso tempo amplifica la percezione del movimento, rendendo visibile l’aria stessa che circonda i danzatori. Vettriano costruisce la scena come se fosse un fotogramma di un film: la ...

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Il movimento eterno: la danza tra classicismo e modernità

Nel lungo percorso della storia dell’arte, poche sfide sono state tanto affascinanti quanto quella di tradurre la danza – fatta di tempo, ritmo e movimento – in una forma solida e immobile come la scultura. Eppure, proprio in questa apparente contraddizione, alcuni tra i più grandi artisti hanno trovato terreno fertile per creare opere capaci di suggerire vita, leggerezza e tensione dinamica anche nella pietra o nel bronzo. Tra i primi a interpretare con straordinaria sensibilità il tema della danza vi fu Antonio Canova, maestro del Neoclassicismo. Nelle sue figure danzanti, la grazia non è mai eccessiva né teatrale: è controllata, ideale, quasi sospesa fuori dal tempo. Le sue ballerine non sembrano impegnate in un movimento reale, ma piuttosto incarnano l’idea stessa della danza, come se appartenessero a un mondo perfetto e immutabile. Il corpo segue linee armoniose, le pose sono studiate per suggerire un equilibrio impeccabile, e ogni dettaglio contribuisce a creare una sensazione di calma eleganza. Con l’Ottocento e la diffusione del balletto romantico, cambia anche il modo di guardare alla danza. Non è più soltanto armonia, ma anche illusione, leggerezza estrema, quasi evanescenza. In questo contesto emerge la figura di Edgar Degas, che rivoluziona completamente l’approccio artistico ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: William Blake

Nel 1786 William Blake realizza Oberon, Titania e Puck con fate danzanti, un dipinto in cui immaginazione poetica e visione simbolica si intrecciano in modo indissolubile. L’opera trae ispirazione dal mondo di William Shakespeare, in particolare dal Sogno di una notte di mezza estate (A Midsummer Night’s Dream), ma Blake non si limita a illustrare una scena teatrale: costruisce piuttosto un universo sospeso, in cui il soprannaturale prende forma attraverso figure leggere, luminose e profondamente legate al movimento. Al centro della composizione compaiono Oberon e Titania, sovrani del regno fatato, accompagnati dalla figura vivace e ambigua di Puck, mentre intorno a loro si dispiega una corona di piccole fate danzanti. Queste figure, disposte in una sorta di cerchio, creano una struttura dinamica che guida lo sguardo dello spettatore e suggerisce un moto continuo. La danza non è qui rappresentata come gesto tecnico o spettacolare, ma come manifestazione naturale dell’essere: le fate sembrano muoversi senza sforzo, come sospinte da una forza invisibile, immerse in un ritmo che appartiene più alla dimensione spirituale che a quella fisica. Blake costruisce questa sensazione di movimento attraverso linee sinuose e posture fluide. I corpi delle figure non hanno peso, non mostrano tensione muscolare, e appaiono ...

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