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Rubriche

La direttrice artistica e maestra Kathryn Bennetts “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Raymonda. Il balletto contemporaneo prediletto? Artifact (la versione serale completa) di William Forsythe. Il Teatro del cuore? Ne ho due… il Teatro Colón di Buenos Aires e il Teatro San Carlo di Napoli. Un romanzo da trasformare in balletto? Non mi viene in mente nessuna storia. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Lo trovo molto difficile… Non sono sicura che sia una buona idea. Il costume di scena che preferisci nel grande repertorio classico? Qualsiasi cosa disegnata da Desmond Healy. Ho adorato i suoi costumi per la produzione della Bella Addormentata che abbiamo fatto a Stoccarda negli anni Settanta (la versione di Rosella Hightower) e i costumi de La Vedova Allegra all’Australian Ballet nel 1973, coreografati da Ronald Hind. Entrambi sono stati disegnati da Desmond Healy. Quale colore associ alla danza? Tutti i colori! Che profumo ha la danza? Per me la danza ha l’odore meraviglioso del backstage… tutti i vecchi teatri hanno un odore molto particolare. La musica più bella scritta per balletto? Čajkovskij, Prokofiev, Glazunov. Il film di danza irrinunciabile? Il documentario sui Balletti Russi… con interviste ai ballerini sopravvissuti… purtroppo la maggior parte non ci sono più. I tuoi ...

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Panoramica sui grandi nomi della danza mondiale

La danza è molto più di un semplice movimento del corpo: è espressione di cultura, emozione e innovazione. Nel corso della storia, alcuni coreografi e ballerini hanno saputo rivoluzionare questo mondo, lasciando un’impronta indelebile che ancora oggi influenza spettacoli e insegnamenti. Scopriamo alcune delle icone che hanno cambiato la scena della danza. MARTHA GRAHAM: la rivoluzionaria del movimento moderno Considerata la madre della danza moderna americana, Martha Graham (1894-1991) ha introdotto un linguaggio coreografico basato sull’espressività interna e sulla tensione muscolare. La sua tecnica, conosciuta come Graham technique, rompeva con i rigidi schemi del balletto classico, enfatizzando contrazioni e rilasci del corpo per trasmettere emozioni profonde. Attraverso opere come Appalachian Spring, Graham ha dimostrato che la danza poteva raccontare storie complesse, sociali e psicologiche, aprendo la strada a generazioni di coreografi moderni. RUDOLF NUREYEV: la leggenda del balletto classico Rudolf Nureyev (1938-1993) è stato uno dei ballerini più carismatici del XX secolo. La sua tecnica impeccabile e la presenza scenica magnetica hanno elevato il balletto a una forma d’arte globale. Nureyev non solo eccelleva in performance classiche come Il lago dei cigni e Giselle, ma ha anche portato una nuova interpretazione dei ruoli maschili nel balletto, rompendo stereotipi e ispirando ...

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Il primo ballerino Giordano Bozza “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il lago dei cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Recentemente Playlist di William Forsythe. Il Teatro del cuore? Tutti i teatri: per me sono casa. Un romanzo da trasformare in balletto? Il grande Gatsby. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Molto tempo fa pensavo sempre che Frankenstein sarebbe stata una buona idea per un balletto, e infatti c’è stata una produzione realizzata in collaborazione con il Royal Ballet e il San Francisco Ballet. La coreografia è di Liam Scarlett, la musica originale è di Lowell Liebermann, e scenografie e costumi sono di John Macfarlane. Per me un balletto bellissimo che purtroppo ho visto solo in tv. Spero di poterlo vedere dal vivo e perché no magari un giorno interpretarlo anche. Il costume di scena indossato che hai preferito? Lago dei cigni, primo atto – Patrice Bart. Quale colore associ alla danza? Bianco. Che profumo ha la danza? Talcato e legno. La musica più bella scritta per balletto? Lo Schiaccianoci. Il film di danza irrinunciabile? 
Billy Elliot. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci e Michail Baryšnikov. Il tuo “passo di danza” preferito? Pirouettes. Chi ti sarebbe piaciuto essere ...

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Eleganza e rivoluzione: Alexander Sakharoff e Clotilde von Derp

Nel panorama della danza del primo Novecento, pochi nomi evocano la stessa aura di mistero, eleganza e rivoluzione come quelli di Alexander Sakharoff e Clotilde von Derp. Uniti nella vita e nell’arte, furono una delle coppie più originali e influenti nella trasformazione della danza in un linguaggio moderno, astratto e profondamente personale. A differenza dei contemporanei più noti come Isadora Duncan o Rudolf Laban, Sakharoff e von Derp scelsero una via quasi mistica, fatta di simbolismo, estetismo e una teatralità che rompeva ogni schema tradizionale. Alexander Sakharoff, nato a Mariupol nel 1886, era un artista poliedrico: pianista, pittore, poi danzatore. La sua formazione musicale influenzò profondamente il suo modo di concepire la danza, intesa non come imitazione del movimento naturale, ma come costruzione formale, come architettura visiva del suono. Clotilde von Derp, nata a Monaco di Baviera nel 1892, proveniva da una famiglia aristocratica e si avvicinò alla danza seguendo una traiettoria simile a quella della Duncan, ma con una sensibilità più sofisticata e intellettuale. Si formò con i migliori maestri del tempo e presto attirò l’attenzione per la sua bellezza statuaria e la sua presenza scenica ipnotica. I due si incontrarono nel 1910, durante un evento artistico a Monaco, ...

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Il direttore artistico e coreografo Enrique Gasa Valga “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Morte di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Théâtre du Châtelet di Parigi. Un romanzo da trasformare in balletto? Faust di Johann Wolfgang von Goethe. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Tango di Carlos Saura. Il costume di scena indossato che hai preferito? Quello per Dionysos nella coreografia di Maurice Béjart. Quale colore associ alla danza? Viola. Che profumo ha la danza? Polvere del teatro. La musica più bella scritta per balletto? Le Sacre di Igor Stravinsky. Il film di danza irrinunciabile? Il film con Mikhail Baryshnikov Il sole a mezzanotte (titolo originale White Nights) diretto da Taylor Hackford. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Carlos Acosta e Kang Sue-jin. Il tuo “passo di danza” preferito? Double revoltade. Chi ti sarebbe piaciuto essere tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Albertch di Giselle, me lo sono perso! Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Maurice Béjart. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa Le diresti? Continuiamo a provare… Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Fallimento, ripetizione, amore. Come ti vedi oggi allo specchio? Stanco ma fortunato! Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © ...

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Anniversario del Don Chisciotte di Marius Petipa al Bol’šoj

Il balletto Don Chisciotte nasce come riflesso danzato di uno dei più grandi miti della letteratura occidentale: il romanzo di Miguel de Cervantes El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha. Nel tempo, la figura del cavaliere errante ha attraversato innumerevoli metamorfosi sceniche, ma tra tutte una si è imposta come luminosa costellazione del repertorio classico: quella ideata dal coreografo Marius Petipa sulle musiche scintillanti di Ludwig Minkus, presentata per la prima volta a Mosca nel dicembre del 1869 sul palcoscenico del Teatro Bol’šoj. Il cuore narrativo del balletto non segue tanto le imprese folli dell’hidalgo, quanto una vicenda amorosa vivace e popolare. La giovane e brillante Kitri ama il barbiere Basilio, spirito libero e ironico del villaggio. Suo padre, però, sogna per lei un matrimonio più vantaggioso e vorrebbe darla in sposa al ricco e goffo Gamache. Di fronte al rifiuto, gli amanti fuggono e trovano rifugio in una taverna, dove l’astuzia di Basilio trasforma il dramma in commedia: fingendosi morente, strappa al padre il consenso alle nozze. Quando l’inganno viene svelato, la finzione si scioglie in festa, e l’amore trionfa tra danze e allegria. La storia di Don Chisciotte nel balletto comincia molto prima di Petipa. Già nel ...

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Il maestro accademico Walter Madau “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Non ho un vero e proprio balletto classico preferito ma amo tutto il periodo dell’Ottocento (sono un purista). Il balletto contemporaneo prediletto? Sono cresciuto guardando Petite Mort di Jiří Kylián ma nel tempo, maturando, ho scoperto balletti e coreografi geniali. Il Teatro del cuore? Chiaramente per senso di appartenenza la risposta è la Scala, ma il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo ha un posto speciale nel mio cuore, perché sono cresciuto divorando tutti i video della compagnia ed amo molto la forte tradizione che si legge nella loro danza. Un romanzo da trasformare in balletto? Non c’è un romanzo che trasformerei in balletto, ma adoro quando un coreografo come Cranko o MacMillan riesce a raccontare in maniera chiara una storia. Ho una passione per le tragedie! Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Essendo amante dei thriller psicologici non potrei immaginare un balletto che tratta tematiche simili. Il costume di scena indossato che hai preferito? Sicuramente il costume di Lescaut ne L’Histoire de Manon di Kenneth MacMillan, ricordo ancora la sensazione alla prima prova costume. Quale colore associ alla danza? Associo alla danza tutti i colori chiari perché mi rimandano alla purezza, al ...

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“Lo Schiaccianoci”: una fiaba natalizia ottocentesca

Scena I – La villa incantata Era la vigilia di Natale e la villa dei Silberstein era avvolta in un manto di neve scintillante. Le finestre illuminate lasciavano intravedere l’interno caldo e profumato: il fuoco ardeva nel grande camino di marmo, illuminando tappeti orientali e mobili intagliati. L’aria era densa dei profumi del pan di zenzero appena sfornato, dei biscotti speziati al cardamomo e della cioccolata calda aromatizzata con cannella e scorza d’arancia. L’albero di Natale troneggiava al centro della sala, alto e maestoso, con rami carichi di frutta secca, mele candite, nocciole e piccole scatole di regali legate con fiocchi di velluto rosso. Fili d’oro e d’argento scintillavano tra palline di vetro soffiato e candele tremolanti. Clara, bambina dagli occhi grandi e pieni di stupore, osservava ogni dettaglio, affascinata dai nastri svolazzanti e dalle luci tremolanti. Accanto all’albero, il padrino Drosselmeyer, elegante e misterioso, le porse un pacchetto avvolto in carta di seta. Dentro c’era uno Schiaccianoci intagliato nel legno, vestito di uniforme rossa con stivali neri lucidi e cappello a tricorno: un piccolo soldato pronto a difendere Clara da ogni incantesimo. Scena II – L’inizio della magia Quando Clara si addormentò accanto al camino, il silenzio della villa ...

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Uno dei primi “passi a due” nella storia mondiale della danza

Il periodo storico (fine Settecento – inizio Ottocento) Tra XVIII e XIX secolo il balletto stava attraversando una trasformazione profonda. Sotto l’influenza di Jean-Georges Noverre e della sua teoria del ballet d’action, l’enfasi si spostava dalla pura ornamentazione tecnica alla narrazione espressiva. In questo contesto, il pas de deux non era ancora la forma codificata che conosciamo oggi (Adagio, variazioni, coda), ma un momento di danza a due destinato soprattutto a esprimere sentimenti e a portare avanti la trama. L’evento del 1804 costituisce uno degli esempi più antichi e chiari della nascita del duetto narrativo. Il “Ballet Pantomime d’Achille et Deidamie” (1804) Il balletto si basava sull’episodio mitologico in cui Achille, nascosto alla corte di Sciro e travestito da donna per evitare il proprio destino in guerra, incontra e si innamora di Deidamia, figlia del re Licomede. Il soggetto offriva un terreno ideale per esplorare ruoli maschili e femminili in contrasto (Achille travestito), creare scambi espressivi tra i protagonisti, inserire momenti di danza a due con forte valenza narrativa. I protagonisti: M. Deshayes e M. d’Egville Il nome Deshayes potrebbe riferirsi ad uno dei ballerini attivi a Parigi e Londra tra fine Settecento e primo Ottocento. Alcuni Deshayes erano allievi ...

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La maestra Alessandra Celentano “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il lago dei cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia, il mio teatro! Un romanzo da trasformare in balletto? Coco Chanel. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Modigliani. Il costume di scena indossato che hai preferito? Love Songs di William Forsythe. Quale colore associ alla danza? Bianco. Che profumo ha la danza? Del legno del parquet. La musica più bella scritta per balletto? Il lago dei cigni. Il film di danza irrinunciabile? Due vite, una svolta. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Gheorghe Iancu ed Elisabetta Terabust. Il tuo “passo di danza” preferito? 
I salti. Chi ti sarebbe piaciuto essere tra i grandi personaggi del balletto classico? Carabosse. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Jiří Kylián. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa Le diresti? Meno male che esisti. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Cultura, educazione, arte. Come ti vedi oggi allo specchio? Brutta! Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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