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Storia e Cultura

Uwe Scholz: analisi dello stile, spazio scenico e movimento

Uwe Scholz (1958-2004) ha segnato in modo indelebile la danza europea contemporanea, con una cifra stilistica immediatamente riconoscibile: linee precise, geometrie architettoniche e un’intensa musicalità. Formatosi nella tradizione classica tedesca e influenzato dal balletto russo, Scholz non ha mai separato tecnica e poesia: ogni gesto, anche il più virtuoso, nasce da una profonda armonia con la musica. Le sue opere rappresentano una sintesi tra rigore tecnico e leggerezza espressiva, creando una danza che comunica emozione attraverso la forma stessa del movimento. Ne prendiamo in esame alcune, tra le più significative: Romeo und Julia (1984) In questo balletto, Scholz reinterpreta il dramma di Shakespeare attraverso una rigorosa disciplina coreografica. La scenografia minimale e l’uso simmetrico dello spazio permettono ai danzatori di muoversi come elementi di un disegno armonico. Le sequenze di passo, pur tecnicamente complesse, trasmettono fluidità: il gesto dei protagonisti comunica passione e tensione narrativa senza ricorrere a gesti teatrali superflui. Scholz mostra qui la sua capacità di fondere la classicità del passo con la drammaturgia emotiva, facendo emergere la narrazione attraverso la struttura stessa del movimento. Mozartiana (1987) Tributo all’eleganza e alla leggerezza della musica di Mozart, questa coreografia alterna ensemble e duetti che evidenziano il contrasto tra precisione ...

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George Balanchine e la forma assoluta della danza

Nella cartografia del balletto del Novecento, il nome di George Balanchine si staglia con la solennità di un monumento intellettuale e artistico. Coreografo di statura universale, teorico della forma, demiurgo di geometrie corporee, egli non si limita a creare danze: plasma un linguaggio in cui ogni gesto, ogni arabesque, ogni plié è sintesi di rigore formale e intuizione poetica. Alla guida del New York City Ballet, istituzione da lui fondata nel 1948, Balanchine innalza la tecnica accademica a paradigma estetico e simbolico, trasformandola in uno strumento capace di incarnare la musica, l’armonia e lo spirito del tempo. La sua prima affermazione in territorio americano, Serenade (1934), inaugura quella che può definirsi la poetica balanchiniana: un sistema coreografico in cui il gruppo e il singolo dialogano come archi di un’orchestra, traducendo in gestualità la partitura di Tchaikovsky con sublime naturalezza. In quest’opera emerge già la tensione tra precisione matematica e lirismo sospeso: ogni corpo è misura, ritmo e immaginazione, quasi una microcosmica architettura del movimento. Successivamente, opere come Symphony in C (1947) consacrano la capacità di Balanchine di fondere virtuosismo tecnico e costruzione formale. In questo capolavoro, il tessuto musicale di Bizet si trasfigura in geometria corporea, ciascun movimento risultando calcolato ...

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La danza è arte, terapia, rito, linguaggio e libertà

La danza è una delle forme di espressione più antiche dell’umanità. Prima ancora della parola scritta, l’essere umano comunicava emozioni, storie e riti attraverso il movimento del corpo. Dalle pitture rupestri alle celebrazioni tribali, fino ai grandi palcoscenici contemporanei, la danza accompagna l’evoluzione dell’uomo come linguaggio universale, capace di superare barriere culturali e linguistiche. In ogni parte del mondo esistono tradizioni coreutiche che raccontano l’identità di un popolo. Il balletto classico, codificato nelle corti europee e reso celebre da teatri come il Teatro alla Scala, convive con danze rituali africane, danze popolari latinoamericane e stili urbani contemporanei come l’hip hop. La danza permette di comunicare senza parole. Un gesto, una postura, un ritmo possono esprimere gioia, dolore, rabbia o speranza con un’immediatezza che spesso supera quella del linguaggio verbale. In questo senso, il corpo diventa strumento narrativo e ponte tra individui. Dal punto di vista fisico, danzare migliora la coordinazione, l’equilibrio, la forza muscolare e la resistenza cardiovascolare. È un’attività completa che coinvolge l’intero corpo e stimola il sistema nervoso. Studi scientifici hanno dimostrato che la danza può contribuire a mantenere il cervello attivo, migliorando memoria e capacità cognitive, soprattutto nelle persone anziane. Ma il potere della danza non si ...

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Buon compleanno al “Lago dei cigni” (20 febbraio 1877)

Il lago dei cigni, con musica di Pyotr Ilyich Tchaikovsky e coreografia originaria di Julius Wenzel Reisinger, rappresenta un momento di svolta nella storia del balletto romantico e post-romantico. La sua genesi si colloca tra la fine dell’Ottocento russo, periodo caratterizzato da un sincretismo tra virtuosismo tecnico occidentale e attenzione psicologica alla drammaturgia. Dal punto di vista musicale, Tchaikovsky introduce una complessità armonica e orchestrale senza precedenti: l’uso dei leitmotiv permette di dare profondità psicologica ai personaggi, mentre la scrittura orchestrale sottolinea simultaneamente la magia della foresta, la grazia dei cigni e la tensione narrativa. La partitura è anche innovativa per l’uso di motivi ricorrenti che identificano Odette/Odile e la dualità bene-male, anticipando strategie narrative tipiche del balletto moderno. 
L’immortale coreografia nel revival di Petipa-Ivanov, in particolare nelle scene dei cigni, introduce una nuova concezione del corpo collettivo: le linee sincronizzate, i movimenti circolari e le transizioni fluide trasformano il corpo del gruppo in un organismo unitario, simbolo di armonia e tragedia insieme. Il contrasto tra i pas de deux principeschi e le masse dei cigni esalta la tensione tra individualità e collettività, tema centrale nell’estetica romantica. L’articolazione dei passi, insieme all’uso innovativo della mimica, crea un linguaggio codificato per ...

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Attraverso i Capolavori del Balletto Accademico

Entrare nel repertorio classico accademico è come varcare la soglia di una biblioteca viva, dove i volumi non sono fatti di carta ma di corpi, musica e memoria. Ogni balletto è un capitolo inciso nella storia del teatro, un racconto che attraversa i secoli e continua a respirare attraverso chi lo danza. Il viaggio può iniziare con la purezza eterea de La Sylphide, dove il Romanticismo prende forma in un tutù impalpabile e in un amore impossibile. Qui la tecnica accademica si piega alla poesia: l’elevazione non è solo fisica, ma spirituale. Le punte diventano il mezzo per sfiorare l’irreale, mentre il gesto si fa sussurro. Proseguendo, si approda all’equilibrio perfetto tra forma e sentimento de Giselle. Nel primo atto vibra la gioia contadina, nel secondo domina l’ombra delle Villi. È un banco di prova assoluto per l’interprete: tecnica cristallina, musicalità raffinata e una maturità espressiva capace di trasformare la danza in tragedia. Il viaggio si amplia poi nei fasti imperiali di Il lago dei cigni, dove la simmetria del corpo di ballo riflette un ideale di armonia quasi architettonica. Il doppio ruolo di Odette/Odile rappresenta l’essenza stessa del repertorio accademico: controllo e seduzione, fragilità e virtuosismo, lirismo e brillantezza ...

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1926-2026: un secolo di storia alla Royal Ballet School

Nel 2026 la Royal Ballet School celebra il suo centenario: cento anni di storia intrecciata indissolubilmente con la nascita, l’affermazione e la diffusione del balletto britannico nel mondo. Fondata nel 1926 da Dame Ninette de Valois con il nome di Academy of Choreographic Art, l’istituzione nacque da un progetto culturale preciso e ambizioso: creare in Gran Bretagna una tradizione nazionale del balletto classico, capace di dialogare con le grandi scuole europee e di formare artisti autoctoni di livello internazionale. A distanza di un secolo, la scuola non rappresenta soltanto un centro di formazione, ma un vero laboratorio storico di continuità stilistica, trasmissione pedagogica e rinnovamento artistico. Le origini: Ninette de Valois e l’idea di un balletto inglese Ninette de Valois (1898-2001), nata Edris Stannus in Irlanda, aveva danzato nei Ballets Russes di Sergej Djagilev negli anni Venti. Quell’esperienza, a contatto con la grande tradizione imperiale russa e con l’avanguardia coreografica europea, fu decisiva: comprese che la Gran Bretagna, pur possedendo una ricca cultura teatrale e musicale, non disponeva ancora di una scuola nazionale strutturata di balletto classico. Nel 1926 fondò dunque a Londra l’Academy of Choreographic Art. Il suo metodo si fondava su una rigorosa tecnica accademica, influenzata dal metodo ...

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Perché i giovani dovrebbero iniziare a studiare danza

Studiare danza non significa solo imparare passi e coreografie: significa imparare a conoscere sé stessi e a comunicare senza parole. Per un giovane, avvicinarsi alla danza è un atto di scoperta, sia fisica sia emotiva. Il corpo diventa strumento di espressione, ma anche palestra di disciplina, resistenza e consapevolezza: ogni movimento richiede controllo, concentrazione e ascolto, qualità che si riflettono in ogni aspetto della vita quotidiana. La danza insegna anche il valore della perseveranza. Non esistono scorciatoie: ogni pirouette perfetta, ogni salto alto, ogni equilibrio stabile nasce da ore di allenamento, di tentativi e di cadute. Questa esperienza di mettersi alla prova costantemente sviluppa fiducia in sé stessi e capacità di affrontare sfide con resilienza. Inoltre, la danza è una scuola di socialità e collaborazione. Studiare insieme significa condividere emozioni, sostenersi nei momenti difficili e costruire un linguaggio comune che va oltre le parole. Attraverso la danza, i giovani imparano a rispettare i compagni e a valorizzare la diversità dei talenti, scoprendo che il successo individuale è spesso legato alla capacità di muoversi armoniosamente con gli altri. Infine, la danza nutre la creatività e l’immaginazione. Ogni gesto diventa opportunità di inventare, raccontare storie e sperimentare nuove forme di espressione. In ...

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Gli strumenti essenziali dietro ogni passo

  La danza è spesso percepita come pura espressione artistica, fatta di grazia, emozione e leggerezza. Dietro questa apparente naturalezza, però, si nasconde un lavoro rigoroso e costante, sostenuto da una serie di strumenti fondamentaliche accompagnano il danzatore nella formazione, nell’allenamento e nella tutela del corpo. Prima di ogni oggetto esterno, il vero strumento del danzatore è il corpo. È attraverso il corpo che il movimento prende forma, che il ritmo diventa visibile e che l’emozione si trasforma in gesto. Forza, flessibilità, coordinazione ed equilibrio sono qualità che il danzatore costruisce giorno dopo giorno, affinando il proprio corpo come un musicista fa con il suo strumento. Tra gli strumenti più riconoscibili troviamo le sbarre, indispensabili per lo studio della tecnica, soprattutto nella danza classica. Servono a sviluppare postura, equilibrio e controllo muscolare. Accanto alle sbarre, lo specchio svolge un ruolo centrale: permette al danzatore di osservare il proprio corpo nello spazio, correggere errori e acquisire consapevolezza del movimento. Un altro elemento essenziale è il pavimento da danza, progettato per assorbire gli urti e proteggere articolazioni e colonna vertebrale, riducendo il rischio di infortuni. Le scarpette rappresentano un prolungamento del corpo del danzatore. Che si tratti di mezze punte, punte, scarpe ...

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Visioni-stili della modern dance e i loro maestri storici

La modern dance nasce tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento come risposta diretta al balletto classico. È una danza di rottura, ma anche di fondazione: ogni maestro costruisce un proprio sistema tecnico e una visione del corpo, dando origine a stili riconoscibili e trasmissibili. A differenza della danza contemporanea, la modern dance si fonda su tecniche codificate, su una forte relazione tra movimento ed espressione interiore e su una chiara figura autoriale. Prendiamo in esame alcuni figure artistiche che hanno dato vita ad un proprio linguaggio: Isadora Duncan: la modern dance “libera” Isadora Duncan rappresenta l’origine ideologica della modern dance. Il suo stile, spesso definito “libero”, rifiuta la verticalità artificiale del balletto per tornare a un movimento naturale, fluido, ispirato alla respirazione e alle leggi della natura. Il corpo si muove per onde, camminate, salti semplici; i piedi sono nudi, il gesto nasce dal centro vitale del torso. Duncan non crea una tecnica strutturata, ma un principio fondativo: la danza come espressione autentica dell’essere umano. Ruth St. Denis e Ted Shawn: spiritualità e teatralità Ruth St. Denis introduce nella modern dance una dimensione simbolica e spirituale, ispirandosi alle culture orientali e alle danze rituali. Il suo ...

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La danza è un’arte onesta per orientarsi nella vita

Danzare è un atto di verità. Il corpo non possiede il talento della finzione prolungata: può resistere, adattarsi, migliorare, ma non fingere di essere altrove. Ogni movimento racconta lo stato reale di chi lo compie — energia, stanchezza, concentrazione, fragilità. In questo senso la danza è un’arte onesta: espone senza filtri il rapporto che abbiamo con noi stessi. Non giudica, ma rivela. Scegliere la danza significa accettare una forma di ascolto radicale. Il danzatore impara presto che il corpo non è uno strumento da comandare, bensì un territorio da esplorare. Ogni giorno è diverso, ogni equilibrio provvisorio. Questa instabilità non è un difetto, ma una lezione costante: nulla è fisso, tutto è in dialogo. La danza educa a stare dentro il cambiamento senza irrigidirsi, a trasformare l’errore in informazione, la caduta in possibilità. Come bussola, la danza non indica una direzione esterna, ma interna. Non suggerisce cosa fare, bensì come stare. Insegna a riconoscere quando un movimento è forzato e quando è necessario, quando un ritmo è imposto e quando è autentico. Questa sensibilità, coltivata nello spazio della sala, si trasferisce inevitabilmente nella vita quotidiana: nelle relazioni, nelle scelte professionali, nel modo di abitare il tempo. C’è anche una dimensione ...

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