È il 23 febbraio del 2020. Una domenica come tante, un week end in cui lavoro come tutti gli altri. Sono circa le 15.00, quando una domenica come le altre si trasforma in quello che sarebbe diventato un momento di sospensione per la mia vita e quella di tante altre persone. In Lombardia quel giorno viene emanata la prima ordinanza che ci obbliga a sospendere tutte le nostre attività. Oggi è il 15, aprile sono le 14.00 e la mia vita, le nostre vite, sono ancora in stand by. Cosa c’è di diverso nella mia storia rispetto alla storia di qualsiasi altra persona in questo lockdown? Forse nulla, forse tutto. Dirigo una scuola di danza, Milano City Ballet. Un contenitore di idee, possibilità per molti ragazzi, un luogo di lavoro per professionisti della danza. Ci troviamo ad oggi in una situazione confusa e complessa, dimenticati da qualsiasi istituzione o ente che avrebbe dovuto prendersi cura di noi, avrebbe dovuto rassicurarci, darci un piano per risollevarci quando tutto questo sarà finito. E invece il nulla. Il silenzio. La mia, come moltissime delle realtà presenti in Italia, è una Società Sportiva, perché al momento è l’unica forma giuridica che ci permette di ...
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