
Maurice Béjart, maestro visionario della danza del Novecento, ha sempre cercato di trasformare il palcoscenico in un luogo dove il corpo racconta emozioni, idee e ribellioni.
Con Héliogabale (Eliogabalo), presentato negli anni Settanta, ci conduce nel mondo di un imperatore romano tanto famoso quanto scandaloso: Elagabalo.
Non una semplice figura storica, ma un simbolo di trasgressione, potere sfrenato e desiderio incontrollabile.
Béjart non ci propone una storia lineare: sul palco non si svolgono atti e scene come in un balletto classico, ma un flusso di gesti, ritmi e corpi che evocano caos, piacere e ritualità.
Elagabalo diventa così un archetipo, l’incarnazione di un’energia anarchica che sfida ogni norma.
Il corpo dei danzatori si muove come un fiume impetuoso, alternando momenti di follia e fragilità, come se ciascun gesto raccontasse il conflitto tra ordine e desiderio.
Eliogabalo debuttò in un contesto internazionale e sorprendente: il primo allestimento fu presentato nel 1976 al Shiraz-Persepolis Festival of Arts in Iran, un festival che celebrava l’incontro tra culture diverse e le arti in tutte le loro forme.
Il pubblico non assiste a una vicenda precisa, ma viene immerso in un rito collettivo di musica, movimento e simboli, dove la danza diventa esperienza sensoriale e mentale allo stesso tempo.
Béjart si ispira a fonti diverse, tra cui la figura di Antonin Artaud, che vedeva in Elagabalo l’“imperatore anarchico”, capace di scuotere il mondo con la forza della sua libertà e della sua follia.
La musica, spesso ispirata a ritmi africani e ancestrali, amplifica questa dimensione rituale, rendendo lo spettacolo lontano dai codici del balletto europeo tradizionale e trasportando chi osserva in un regno di sensazioni primordiali.
Sul palcoscenico, Elagabalo non è solo un uomo: è energia, desiderio, ribellione; il corpo di danza diventa una società riflessa, fatta di conflitti, pulsioni e celebrazione.
Figure eteree e simboliche si intrecciano nei movimenti, evocando spiriti, eccessi e passioni che trascendono la narrazione e parlano direttamente all’anima.
Il risultato è un balletto che non vuole semplicemente raccontare, ma far sentire: far provare il potere, la libertà e la trasgressione come esperienza viva, concreta, quasi tattile.
Eliogabalo resta oggi una delle opere più intense e originali di Béjart, un invito a vivere la danza come filosofia e come rivoluzione, dove il corpo diventa strumento di conoscenza, trasgressione e celebrazione.
Non c’è fine, non c’è conclusione: c’è solo movimento, energia e il brivido di vedere il caos e la bellezza fondersi in un unico flusso.
Una curiosità riguarda la musica: Béjart scelse spesso ritmi africani e melodie ancestrali, lontane dal repertorio classico europeo, per creare un senso di rituale primordiale e per connettere lo spettatore a qualcosa di ancestrale, quasi tribale. In questo modo, ogni scena diventa un rito collettivo dove il corpo dei danzatori è al tempo stesso protagonista e simbolo di energie invisibili.
Inoltre, Elagabalo, nella visione di Béjart, non è un semplice uomo: è una forza naturale, un vortice che attrae e sconvolge chi lo circonda. Alcuni critici hanno raccontato che, durante le prime rappresentazioni, il pubblico rimase sconvolto dall’intensità dei movimenti e dall’assenza di riferimenti narrativi tradizionali, quasi come se la danza parlasse direttamente all’inconscio.
Infine, Béjart amava inserire nel balletto elementi simbolici ispirati alla storia, alla religione e alla mitologia: fuoco, cerchi, figure eteree che richiamano spiriti e divinità. Questi dettagli non servono a raccontare una storia, ma a trasformare il palcoscenico in uno spazio sacro, dove la danza diventa esperienza totale, sensoriale e spirituale insieme.
Eliogabalo è stato portato in tour anche a Milano dal Ballet du XXe Siècle al Teatro alla Scala nella stagione 1975‑1976 con il titolo originale Héliogabale ou l’Anarchiste Couronné.
Michele Olivieri
www.giornaledelladanza.com
©️ Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore