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Francesco Costa, demi-solista al Wiener Staatsballet [ESCLUSIVA]

Francesco Costa

La sera del 26 giugno 2016, al termine del “Gala Nureyev”, il danzatore italiano Francesco Costa ha ricevuto la nomina a demi-Solista presso il prestigioso Balletto di Stato di Vienna alla Wiener Staatsoper, dalle mani del direttore del Corpo di Ballo Manuel Legris (già étoile del Balletto dell’Opera di Parigi) e alla presenza del direttore generale dell’Opera Dominique Meyer. Francesco Costa è nato a Lecce, ha studiato e si è diplomato brillantemente nel 2011 alla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma sotto la direzione della signora Paola Iorio.

Carissimo Francesco, per iniziare sono d’obbligo le felicitazioni per la tua nomina a demi-Solista… uno splendido obiettivo e un vanto per i nostri giovani danzatori italiani nel mondo. Tu arrivi dalla bellissima città pugliese, Lecce, come ti sei avvicinato alla danza e qual è stato il tuo percorso artistico che ti ha portato al diploma alla Scuola di danza dell’Opera di Roma?

È iniziato tutto sedici anni fa quando ero in cerca di un’attività fisica, in cima ai miei pensieri c’erano le arti marziali però mia sorella Marinella, mi propose di provare una lezione di danza, nella scuola dove lei era finita per caso a lavorare. Iniziai con l’hip hop e la break dance affascinato dalle acrobazie (nella vecchia scuola “Dance Mania” di Emanuela DonGiovanni). In seguito, verso i tredici anni, presi qualche lezione di danza classica grazie all’incontro fortuito con Cristina Amodio. La decisione di intraprendere questa disciplina seriamente mi portò a trasferirmi a Roma con mio fratello Chandra e mia sorella Marinella che ci fece da seconda mamma. Negli anni fummo poi raggiunti dal resto dei fratelli …diventando in pochi anni una famiglia di ballerini, sei su nove fratelli (paradossalmente solo i maschi) quattro di noi frequentarono la scuola del Teatro dell’Opera di Roma, al tempo diretta da Paola Iorio, che ci premiò tutti con una borsa di studio… gli altri due ebbero un altro percorso, ma oggi sono comunque entrambi ballerini professionisti.

Quali emozioni hai provato alla nomina a Vienna e quali sono ora i programmi e i nuovi traguardi?

Il mio percorso professionale con le compagnie non iniziò al meglio perché causa l’infortunio accadutomi alla Scala di Milano (la mia prima compagnia dove avrei voluto spiccare il volo appena uscito dalla scuola) ciò provocò un periodo difficile in cui ho dovuto diverse volte ricominciare da zero… Finalmente a Vienna, dopo qualche anno di pazienza, è arrivata questa bella soddisfazione con la nomina a demi-Solista, che ovviamente mi da grinta e motivazione, per rimanere temporaneamente in questo storico teatro e cercare di ottenere il meglio per la mia carriera e il futuro.

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato durante il periodo di formazione, prima del diploma?

Beh durante tutta la permanenza a Roma diciamo che la difficoltà principale è stata più che altro di tipo economica… puoi immaginare una famiglia di undici persone sostenuta solo dallo stipendio da insegnante scolastica di mia madre. Credo sia di fatto lei, che io e i miei fratelli, dobbiamo ringraziare per ogni grande soddisfazione che la danza ha saputo donarci. La fortuna di avere avuto due genitori sensazionali, nel nostro percorso, ha reso ogni sacrificio un semplice dovere verso i nostri sogni.

La tua è una famiglia di “danzatori”, ce ne vuoi parlare?

Nelle prime domande ho risposto inevitabilmente introducendo la mia famiglia, poiché di fatto è qualcosa di cui vado infinitamente fiero …l’albero maestro di tutti questi rami artistici è mio padre. Agrippino Costa nella sua vita ha fatto tutto, tranne che il ballerino, ma la sua folle vita l’ha trascritta nei colori e nella poesia. Io e i miei fratelli siamo quindi cresciuti tutti con l’amore di una madre, che andrebbe fatta santa, e l’affascinante follia ispiratrice di mio padre. Di fatto molti di noi inseguono arti e passioni diverse oltre la danza, come il canto, la musica, il disegno, la poesia e la recitazione. Ritornando alla danza io sono a Vienna con mio fratello Jonathan che si è appena diplomato nella scuola dell’Opera della capitale austriaca, Chandra è a Nizza nel “Ballet Nice Méditerranée”, Jeshua invece ad Innsbruck nella “Tanz Company Innsbruck”, Stefano dopo cinque anni al balletto “National de Lima” è ora Ballet Master nella Compagnia del “Balletto del Sud” diretta da Fredy Franzutti.

Come sono i rapporti con i tuoi fratelli, vi scambiate consigli e suggerimenti artistici?

Con i miei fratelli c’è di base un legame molto bello, rafforzato da questa passione in comune… ora come ora, siamo sparsi per il mondo, e quando ci si rivede è una gioia! Non mancano i litigi, anche se crescendo si cerca di maturare e di evitare conflitti, ma ricordo i tempi in scuola quando si conviveva tutti insieme a Roma, non era facile, ancora peggio i vecchi tempi a Lecce in undici in sessanta metri quadri …lì era difficile! Ma che fosse Lecce o Roma non mancava mai una gara di pirouettes nel salotto ed ogni volta che ci si rivede, anche oggi, non vediamo l’ora di fare lezione tutti insieme.

Tra tutti coloro che hai avuto al fianco chi ha segnato maggiormente il tuo percorso artistico?

I grandi insegnanti che hanno seguito il mio percorso sono diversi… partendo da Giuseppe Perrone, che prima di entrare nella grande scuola di Roma, si dedicò a noi gratuitamente con delle lezioni private. E poi Bella Ratchinskaia, Pablo Moret, Alessandro Molin sono i grandi insegnanti, che hanno segnato il mio percorso scolastico. Per quanto riguarda il mio percorso artistico ho conosciuto tante persone che mi hanno ispirato, in particolare Alessio Di Stefano, un grande amico con il qualche condivido idee che diventano poi coreografie, grazie anche al suo giovane talento coreografico che mi ha permesso ad esempio di vincere tutti i premi in palio durante il celebre concorso milanese “Premio MAB” diretto dal maestro Roberto Fascilla. Un’altra persona molto importante per la mia evoluzione artistica è il mio fratello minore Jonathan (il più piccolo della famiglia)… ballerino ma non solo, un artista a tutto tondo che si trasferì a nove anni a Roma con noi e poi a quattordici a Vienna con me. Nonostante la sua giovane età, è una delle persone con la quale mi confronto di più, per me è un piccolo grande artista… ne vado molto orgoglioso.

Quando hai capito che investire sulla danza sarebbe stato per te fondamentale?

Diciamo che è qualcosa che ho sempre saputo e che negli anni si è consolidata maggiormente.

Come descriveresti la tua esperienza presso la Scuola di ballo del Teatro dell’Opera di Roma?

La scuola dell’Opera di Roma mi ha fornito tutti gli strumenti di cui necessitavo e ne sono molto grato.

Un tuo ricordo personale per la direttrice della Scuola, la signora Paola Iorio?

La signora Paola Iorio ha voluto bene a tutti i miei fratelli. Oltre alla borsa di studio gratuita per tutti noi, ci assegnò un sostanzioso aiuto in denaro, offerto da “Dimensione Danza”. Un ricordo molto tenero con la signora Iorio, risale al nostro primo anno in scuola, quando in una saletta prese me e mio fratello Chandra (i primi ad entrare) e ci impose degli esercizi che ancora ricordo, per ammorbidire le nostre braccia che erano rigide come il legno.

Tra tutti i tuoi maestri a chi sei più grato?

Difficile dirlo poiché tutti mi hanno lasciato un pezzo del loro cuore.

In quale occasione sei entrato in palcoscenico per la primissima volta?

Beh la primissima volta avevo nove anni, e lo ricordo benissimo, perché fu anche il mio primo grande infortunio. Non so cosa successe di preciso, forse non mi scaldai abbastanza o forse i miei muscoli erano troppo rigidi per l’emozione …fatto sta che presi un grande strappo: terminai la coreografia e piansi dopo.

Nel tuo giovane ma già pregevole repertorio, qual è il ruolo in cui ti sei sentito maggiormente a tuo agio?

Se si parla di sentirmi a mio agio, “Les Bourgeois” è un breve assolo ma che mi rappresenta molto e credo tiri fuori la mia personalità.

Dopo il diploma alla Scuola di Ballo com’è stato il tuo cammino artistico?

Come ho detto prima appena diplomato entrai alla Scala di Milano, e non andò come avrei voluto, poi un breve periodo all’Opera di Roma e infine l’Opera di Vienna.

Alla Scala come sei arrivato e quale esperienza ricordi?

Con la compagnia della Scala ho avuto la bellissima occasione di danzare presso il meraviglioso Teatro Bolshoi di Mosca, quella fu davvero un’esperienza magica! Per il resto l’avventura in Scala è stata dura a causa dell’infortunio e di conseguenza il licenziamento… una botta in testa che mi ha un po’ penalizzato e rallentato all’inizio, ma di cui ho saputo farne tesoro in seguito per crescere come artista e come persona.

Tra tutti i complimenti ricevuti per la recente nomina viennese qual è quello che ti ha maggiormente colpito?

Non saprei dire di preciso, ma quelli fatti dal profondo del cuore hanno sempre un suono particolare: si riconoscono facilmente.

Un pensiero per il Direttore Manuel Legris?

Manuel Legris è un direttore magnifico, e non lo dico perché è il mio boss ma perché lo è davvero! Capisce quando è il tempo di darti un’opportunità, che se la si coglie in tempo, regala enormi soddisfazioni …detto questo è molto rigido quando deve ma tanto comprensivo e umano se si è sinceri con lui.

Come ti trovi all’interno della Compagnia a Vienna?

All’inizio non fu per niente facile, non nascondo il fatto che ho pensato di andarmene spesso per varie ragioni …ma con il tempo ho messo da parte le mie preoccupazioni e piano piano Vienna è diventata una mia seconda casa dove attualmente ho mille progetti, e sono fiducioso che in questa Compagnia potrò realizzarne parecchi.

Cosa ti manca in particolar modo dell’Italia?

Dell’Italia mi manca l’anima, lo spirito degli italiani ma ogni estate torno a fare il pieno di Italian-mood per affrontare poi il rigido inverno viennese.

Qual è il rapporto con gli altri componenti della Compagnia a Vienna?

Il rapporto con loro all’inizio è stato uno dei motivi per il quale non mi trovavo benissimo …ma le persone bisogna conoscerle a fondo e anche se non saranno i tuoi migliori amici, può comunque nascere una situazione tranquilla e piacevole. Detto questo, ho la fortuna di possedere degli amici autentici anche nella Compagnia, sui quali poter contare nei momenti difficili.

Ti piacerebbe, in futuro, entrare in un Corpo di Ballo italiano?

Effettivamente sarebbe bellissimo tornare un giorno in Italia, magari a Roma dove sono cresciuto. Chi lo sa!

Qual è il più grande sacrificio che hai fatto per inseguire il tuo sogno?

La parola sacrificio non mi piace molto quando si parla di passione …ma effettivamente è un percorso faticoso. Per ogni “sacrificio” c’è sempre una grande soddisfazione a ripagare il tutto. A mio avviso, la più grande rinuncia rimane il tempo perduto con la famiglia.

Per concludere come ti piace definire “la danza”?

Esistono infinite arti per esprimere le proprie emozioni, ma trovo nella danza l’esplosione massima di espressione poiché coinvolge ogni cellula del tuo corpo. Personalmente ho un carattere che necessita di esplodere per appagarsi; la danza sa darmi questo!

Michele Olivieri

Foto di Andreea Goldgraber

www.giornaledelladanza.com

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