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Francesco Nappa: “sono stato il colore delle tele di vari coreografi per molti anni. Adesso voglio creare i quadri con le idee e le fantasie che riempiono la mia testa”

Il tuo primo approccio alla danza…

Un giorno che assistevo annoiato alle lezioni di danza delle mie sorelle (ero il più piccolo di casa), fui notato dal maestro Nuñez  che mi consigliò di studiare danza. Ne fui molto sorpreso… pensavo che il ballo appartenesse solo al mondo femminile, ma l’idea di stare corpo a corpo con loro mi piaceva molto! I miei mi chiesero se volevo provarci e mi dissero che, se non mi fosse piaciuta la danza, avrebbero cercato qualcos’altro per me, ma non ce n’è stato bisogno.

Hai iniziato la tua carriera col Balletto di Napoli e poi hai studiato all’English National Ballet, successivamente sei entrato a far parte come solista dei Ballets de Monte-Carlo e in breve tempo sei diventato principal, come hai vissuto il passaggio da una realtà artistica all’altra?

Ho cominciato a 9 anni con l’insegnamento fondamentale di una grande maestra, Alessandra Matarrelli. A 15 anni ero già nel Balletto di Napoli. Al primo vero ingaggio a soli 17 anni ai Ballets de Monte-Carlo arrivavo già con un po’ di esperienza di scena e con gli esempi dei ballerini étoile della compagnia, come  Olivieri, Cantalupo, Gil. Con la guida di Maillot sono riuscito a dimostrare le mie capacità diventando velocemente uno dei primi ballerini a cui Maillot ha affidato tutti i primi ruoli del repertorio monegasco nella maggior parte delle sue creazioni.

La tua esperienza in un’altra grande compagnia: il Nederlands Dans Theatre…

Dopo il Royal Danish Ballet sono stato scritturato al Nederlands Dans Theater. La compagnia aveva un repertorio totalmente contemporaneo, nuovo per me, che mi ha fatto scoprire una predisposizione naturale a questa tecnica sviluppando il mio senso di creatività attraverso la possibilità della messa in scena dei miei primi workshop.

Hai lavorato con coreografi quali Karol Armitage, Nacho Duato, William Forsythe, John Neumeier, cosa ti è stato trasmesso da ciascuno di loro?

Ho avuto la fortuna di lavorare con questi coreografi ed ognuno di loro mi ha insegnato tanto da far maturare in me tutta la voglia della ricerca personale di nuovi movimenti, sensazioni, passioni.

Cosa ritieni che abbia contribuito maggiormente alla tua crescita artistica?

L’amore incondizionato per ogni forma d’arte e, soprattutto, la danza come essenza dello spirito.

Il requisito essenziale per essere un buon danzatore a tuo avviso?

La sincerità, l’intensità, la passione e… da non dimenticare il talento.

Jiří Kylián ti ha chiesto di rimontare “Double You” per la Gauthier Dance Company, un incarico importante e di grande responsabilità…

L’incontro con Kylian è stato fantastico per me ed essere stato scelto per una sua creazione Last Touch dopo solo un anno che ero in compagnia è stato un sogno. Si è creato subito un ottimo rapporto umano tra noi. L’anno dopo l’assolo Double You è entrato in repertorio ed in compagnia eravamo solo in due a ballarlo, una responsabilità immensa. Quando mi ha chiesto di rimontarlo per la Gauthier Dance Company è stata una grande soddisfazione! Come poter rifiutare un tale incarico?

Nel tuo percorso artistico hai scoperto presto la coreografia, al momento ti senti più danzatore o più coreografo?

Adesso mi sento molto più coreografo. Sono stato il colore delle tele di vari coreografi per molti anni. Adesso che ho i pennelli in mano, ho voglia di concentrarmi sulle mie proprie e creare i quadri con le idee e fantasie che riempiono la mia testa.

La tua ricerca personale come coreografo su cosa si fonda principalmente?

Il mio lavoro coreografico si basa su una tecnica relativamente classica ma rivisitata in maniera contemporanea. Fluido, potente e animale, è questa l’impronta del mio linguaggio coreografico, che evolve a seconda dei ballerini che ho di fronte, lasciando molta libertà all’istinto e all’impulsività. I miei balletti sono spesso accompagnati anche da mie creazioni musicali, che mi danno una possibilità espressiva in più. Curo anche il disegno luci e molto volentieri anche i costumi.

Per te la danza è spiritualità o fisicità? Il significato più profondo di questi concetti per te…

È spiritualità attraverso la fisicità. Nelle mie opere astratte o narrative ci deve sempre essere una grande teatralità e sensibilità.

La danza non è l’unica forma d’arte attraverso cui ti esprimi, altra tua passione è la pittura, dunque linguaggio del movimento e linguaggio dei colori, esiste un comune denominatore?

Sì, le mie passioni mi inducono spesso a mescolare corpi e materie. Nella pittura ritrovo il movimento, il ritmo, l’espressione di un gesto; nella danza l’intensità dei colori e la fluidità della materia.

Come molti fra i migliori danzatori italiani, hai svolto la tua carriera prevalentemente all’estero, guardando per un istante in retrospettiva, pensi che l’Italia non ti avrebbe offerto le stesse opportunità?

Sinceramente non lo so…oggi c’è un pubblico più vasto che segue la danza supportata anche da programmi televisivi, quando ho cominciato io era solo per pochi eletti…

Francesco Nappa in prospettiva futura…?

Spero di poter continuare a creare nuove opere coreografiche e non escludo di voler avere una compagnia mia, per poter esprimere fino in fondo tutte le mie idee e continuare a sviluppare le mie passioni attraverso i corpi  ed il talento dei ballerini.

E il futuro della danza, in generale, come pensi sarà?

Con tutti questi tagli alla cultura, in Italia come all’estero, non so proprio quale sarà il futuro per la danza. Ma ho fiducia nella volontà degli appassionati e degli assetati d’arte che continueranno a battersi per far vivere questo nostro mondo…

Lorena Coppola

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