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Gaia Straccamore: “L’impegno e la dedizione pagano sempre”

Gaia Straccamore Alessio Carbone

È arrivata al Teatro dell’Opera da piccola, in punta di piedi. Romana, ha seguito tutto il percorso di danzatrice all’interno dell’ente lirico capitolino, studiando con le grandi étoiles che le hanno dato tantissimo, sia a livello professionale ma soprattutto a livello personale. Dallo scorso 5 gennaio è ufficialmente entrata a far parte del firmamento del Teatro dell’Opera di Roma. Una vittoria di chi lavora da sempre e tanto, una soddisfazione corale, un riconoscimento tanto ambito e finalmente raggiunto. Dopo tanta fatica e lavoro, punte consumate e ore trascorse in sala, Gaia Straccamore ha raggiunto l’olimpo, pieno di stelle della danza, di cui lei fa orgogliosamente e meritatamente parte.

Sei stata nominata étoile – pubblicamente – lo scorso 5 gennaio. Ci racconti come te l’hanno detto e soprattutto le emozioni che hai provato?

Un’emozione fortissima! Sono stata nominata étoile dopo la rappresentazione di “Notes de la nuit”, un trittico, ballavo nella coreografia di Micha van Hoecke. Tengo a precisare una cosa: sono felicissima di aver ricevuto questa nomina al termine di una sua coreografia perché lui stesso ha voluto fortemente che io venissi insignita di questo titolo, è stato un tributo nei suoi confronti, verso la sua arte, verso il lavoro fatto insieme in questi anni. Si è creata una bellissima alchimia, un clima di rispetto: lo dico proprio con il cuore e sono contenta. Lui è molto orgoglioso di me e, d’ora in poi, cercherò sempre più di renderlo soddisfatto e felice della scelta fatta nei miei confronti. Ringrazio il Teatro, soprattutto in questo momento di difficoltà, il Sovrintendente Carlo Fuortes, tutta la direzione che, appunto, in un periodo così difficile, ha voluto dimostrare che c’è un grande interesse nella danza, nel corpo di ballo. Questo è il più alto riconoscimento che si può ricevere. Io sono cresciuta in questo Teatro, è la mia famiglia, ho fatto ogni passo all’interno del Corpo di Ballo (Solista, Prima Ballerina): mi emoziono ancora quando ne parlo! Riconosco di avere una grande responsabilità perché rappresento il Teatro dell’Opera come figura femminile dal punto di vista del Corpo di Ballo: cercherò di fare il mio meglio per esserne sempre all’altezza. Ringrazio la Sovrintendenza e la Direzione Artistica proprio perché in questo periodo potevano attendere…e invece hanno voluto rafforzare la danza. Tra l’altro, congiuntamente a me, è stata nominata Prima Ballerina Alessandra Amato, una bravissima danzatrice. Micha ci ha dato un forte sostegno e lo ringrazio.

Il Teatro dell’Opera sta, come hai già accennato, attraversando purtroppo un momento difficile. Vedi una soluzione in tempi brevi?

È una situazione che tutta l’Italia in generale sta attraversando, gli Enti Lirici sono molto colpiti e questo mi rattrista molto. Io mi auguro che presto si trovi una soluzione: l’impegno da parte delle direzioni c’è e spero che presto tutto si risolva per permetterci di lavorare con più serenità per il futuro, che è importante. È un momento di passaggio: la situazione non è semplice, bisogna lavorare tanto, rimboccarsi le maniche e cercare di lavorare con serenità. Fare fronte comune, essere uniti e far capire che nel nostro Paese la danza e l’arte in generale è fondamentale. Ritengo che questa Direzione stia facendo il possibile per mantenere il Teatro dell’Opera nei criteri di eccellenza che ha sempre avuto.

Come dicevi, sei cresciuta al Teatro dell’Opera. Sei ufficialmente una “stella” ma hai studiato con le grandi étoiles che hanno insegnato qui. Hai imparato “Giselle” grazie agli insegnamenti della Signora Fracci. Una soddisfazione anche per lei.

Io, addirittura, ho studiato a scuola di ballo con Elisabetta Terabust: ho iniziato con lei perché era la mia direttrice. Ho anche lavorato con Raffaele Paganini, con Carla Fracci. Mi rendo conto che da questo punto di vista sono stata veramente fortunata: è vero che una persona se la crea e se la deve meritare giornalmente, ma io ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino alte personalità, figure del mondo della danza. Sono conscia del fatto che non è così normale. Se uno ha talento, lavoro, si dedica va benissimo…ma la fortuna di trovare persone così importanti che ti possono dare tantissimo non è cosa così semplice. Bisogna, però, saper accogliere tutti gli insegnamenti. Ho potuto ascoltare, osservare, interiorizzare le parole di grandi nomi della danza: è un bagaglio in più che ho e di cui mi piace parlare con i ragazzi più giovani, appena diciottenni e che si affacciano nel mondo del lavoro. Molte volte mi ci rivedo. Quando esci dalla scuola si ha bisogno di suggerimenti, sono fondamentali. Io, per esempio, ho sempre avuto un rapporto splendido con Laura Comi, ora Direttrice della Scuola di ballo. Lei per me è sempre stata, e credimi lo è tuttora, un punto di riferimento. Si è sempre rivolta a me con estrema generosità, nei momenti belli e in quelli brutti. Mi rendo conto quanto sia importante avere nel proprio ambito di lavoro un punto di riferimento di questo tipo. E io non smetterò mai di dirlo: sono stata molto fortunata.

Punti di riferimento che ti hanno aiutata a crescere e che, immagino, siano molto felici della tua nomina…

Felicissimi per me, per il Teatro. Sono orgogliosi di me. Una bellissima sensazione.

La nomina tra l’altro, arriva dopo molto tempo dall’ultima scelta. Il ruolo di étoile era vacante…

Le ultime due étoiles scelte erano Mario Marozzi e Laura Comi: Mario è in pensione, Laura ha ricoperto un altro ruolo. Da qualche anno questa figura non c’era. Un segnale importante da parte del Teatro: si rafforza l’organico, il corpo di ballo c’è. Nell’ultimo “Lago dei cigni” c’era moltissimo personale aggiunto, un sacco di cigni! Abbiamo fatto una nuova produzione, con la coreografia di Patrice Bart: si vedeva un palcoscenico pieno. Abbiamo terminato pochi giorni fa, sempre tutto esaurito. Sono segnali importanti e sono felicissima di averne preso parte.

Da étoile credi interpreterai ruoli differenti o ti piacerebbero venissero create pièce su di te?

Mi piacerebbe moltissimo venissero create delle coreografie su di me, proprio perché sarebbe un lavoro mirato sul mio corpo. Mi piace molto. Con il coreografo si instaura un rapporto forte: lui ha un’idea, io sono il tipo di ballerina che risponde ai suoi canoni…e si crea il mix. Con Micha abbiamo lavorato insieme a nuove creazioni, con Fracci-Menegatti idem. Ho avuto la fortuna di avere su di me dei balletti. È un bellissimo lavoro, non prestabilito: si modifica su me, a seconda delle emozioni che io stessa riesco a trasmettere al coreografo. Poi, ovviamente, c’è il repertorio, l’ambito in cui ciascuno di noi eccelle: io adoro i balletti romantici! Lo scorso anno è stato bellissimo ed impegnativo: in un solo anno ho avuto la possibilità di danzare Giulietta, che per me rimane sempre un capolavoro, Giselle, La Sylphide e Carmen. Un periodo molto produttivo. Ho da poco terminato il ruolo di Regina Madre, nel Lago dei Cigni di Patrice Bart: un ruolo diverso, adatto a me. Una madre morbosa nei confronti del figlio, un personaggio a cui è stato chiesto uno sforzo emotivo grande, psicologicamente molto controverso. Ringrazio Patrice perché mi ha dato delle direttive e poi mi ha lasciata libera di interpretare il ruolo a modo mio. Mi ha detto “mi fido, so che lo colorerai!”. Mi sono messa in gioco perché ho interpretato una persona più grande ma sono anche riuscita a far trasparire la mia arte. Spero di aver fatto un buon lavoro! Tra poco c’è una nuova produzione con Micha e sono molto contenta di poter lavorare ancora con lui (Verdi) e “Ghetto” di Mario Piazza, al Nazionale.

Il tuo Maestro, ora, è Micha van Hoecke. C’è, però, qualche coreografo con cui ti piacerebbe lavorare?

Io ho un sogno: mi piacerebbe affrontare un balletto di MacMillan: ci ha lasciato una serie di capolavori che, purtroppo, non ho ancora avuto modo di danzare. Ho interpretato la Giulietta di Nureyev, di Cranko ma quella di MacMillan non mi è mai capitata. Mi piacerebbe interpretare la ‘sua’ Manon. Vorrei anche interpretare Onegin di Cranko: l’abbiamo fatto qui, al Teatro dell’Opera, ma ero piccolina. Ero nella scuola e mi hanno chiamata di corsa in aggiunta perché mancavano delle persone. Sono entrata in due recite. C’era un cast eccezionale e io mi commuovevo sempre. Emozione allo stato puro. Avrei questo desiderio….speriamo si realizzi!

Hai danzato con Alessio Carbone proprio la sera della tua nomina…

Sì, Alessio, una persona splendida! Un ballerino meraviglioso, di grande animo, bravissimo partner: sono felicissima che nel momento della nomina ci fosse anche lui, accanto a me, sul palco. Ho lavorato anche con il papà, quando era Direttore al Teatro dell’Opera: mi scelse per fare il suo “Cronache italiane”, come protagonista, poi conosco benissimo la mamma, Iride Sauri, Beatrice, bravissima ballerina alla Scala.

Tanti sacrifici, tanto studio e costanza, tutto premiato: un messaggio importante a chi inizia questo percorso!

Il lavoro e la dedizione ripagano. Sempre. L’impegno quotidiano, la forza di volontà, la passione, la disciplina: caratteristiche fondamentali chenon bisogna mai mettere da parte. Sicuramente anche Madre Natura mette del suo per poter, poi, eccellere in questo mestiere: ma più si è coscienti di avere qualcosa in più, più bisogna usarlo e rafforzarlo. Mai dare nulla per scontato. Ci alleniamo molte ore al giorno, siamo sempre qui. A me questo non pesa, anzi. Adoro quello che faccio e amerò ancor di più quello che farò.

Tra le giovani promesse, vedi già qualche potenziale étoile?

Ci deve essere, per forza! Fa bene alla danza, ai ballerini, al Teatro dell’Opera, a tutti noi. Ci sono tante ragazze, molto brave. Faccio loro il mio più grande in bocca al lupo e dico loro che potranno contare su di me per ogni tipo di consiglio: il lavoro di squadra ripaga, sempre e comunque! E studiate, mi raccomando: prima o poi i riconoscimenti arrivano!

Valentina Clemente

www.giornaledelladanza.com

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