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Su Rai5 “La bayadère” con Bolle-Zakharova dalla Scala

Mercoledì 27 agosto, Rai5 alle ore 08.00 trasmette La bayadère nella registrazione del 2006 dal Teatro alla Scala, con Svetlana Zakharova (Nikiya) e Roberto Bolle (Solor). Nel cast troviamo inoltre Isabelle Brusson (Gamzatti), Bryar Rewisor (Il Gran Bramino). Scene di Pierluigi Samaritani, costumi Yolanda Sonnabend. Regia televisiva a cura di Tina Protasoni. Direzione musicale di David Coleman. La bayadère, uno dei balletti cardine del repertorio classico, vide la sua prima assoluta a San Pietroburgo nel 1877. Il fascino dei paesi esotici e il successo di opere letterarie ispirarono Petipa, che creò una perfetta armonia fra scene di massa e protagonisti, alto lirismo e fascino poetico. Su tutti, la meraviglia del Regno delle Ombre, quadro che aprì la strada alla fortuna occidentale di questo balletto. La versione curata da Natalia Makarova (dall’originale di Marius Petipa) è indicata come il più audace e il più deferente lavoro di ripristino del balletto di Petipa. E proprio la Scala, nel 1992, tenne a battesimo il debutto italiano di questa versione; prima di allora il Teatro milanese non aveva avuto in repertorio nessun allestimento di questo balletto. In un’India da leggenda, tra intrighi e drammi d’amore brillano le étoile Svetlana Zakharova e Roberto Bolle. Michele ...

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D. OFF InArt – D.OFF: Incontro tra la Danza e la Città

Dopo i successi di Aradeo (LE), Marano Lagunare (UD) e Magliano in Toscana (GR) fa tappa a Matelica (MC) dal 25 agosto al 6 settembre 2025 con il titolo di D. OFF –InArt, il festival nazionale di danza diffusa D. OFF – Incontro tra la danza e la città, curato dall’associazione Art Hub, con la direzione artistica di Roberto Lori e la direzione organizzativa di Marika Errigo. Il segmento in scena a Matelica affianca alla cura di Art Hub, la collaborazione della Pro Loco Matelica, della Compagnia degli Istanti, del Comune di Matelica, di Amat Marche ed è inserito nell’ambito della manifestazione Face OFF, organizzata dalla Proloco. La rassegna, nata nel 2013 proprio a Matelica all’interno di Face OFF, ha proseguito fino al 2024 con l’obbiettivo di promuovere la danza contemporanea e favorire l’incontro tra arte e territorio, proponendo spettacoli e attività di laboratorio in borghi e città, utilizzando teatri e spazi non convenzionali (mura, spiagge, musei, biblioteche, parchi, giardini, piazze, conventi) per sperimentare stimolanti e suggestive alchimie tra il processo artistico e il patrimonio architettonico urbano. Dal 2021 Face Off ha attraversato la Puglia, la Calabria, le Marche, la Toscana, il Friuli-Venezia Giulia e da quest’anno ha mutato la denominazione in ...

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L’ultima coreografia dimenticata di Marius Petipa

A più di un secolo dalla sua scomparsa, il nome di Marius Petipa continua a riecheggiare tra i velluti rossi dei teatri e i parquet consumati delle sale di danza. Coreografo di origini francesi naturalizzato russo, Petipa è considerato il padre del balletto classico ottocentesco e autore di capolavori immortali come Il lago dei cigni (in collaborazione con Lev Ivanov), La bella addormentata e Don Chisciotte. Tuttavia, pochi conoscono i dettagli della sua ultima coreografia, un’opera crepuscolare che, seppur meno celebre, racchiude il distillato della sua poetica e rappresenta il suo testamento artistico. Nel cuore dell’inverno pietroburghese del 1903, tra le quinte ornate del Teatro Mariinskij, si consumava un tramonto: quello di Marius Petipa. Il coreografo che aveva dato forma ai sogni imperiali stava per firmare il suo ultimo incantesimo. Il titolo era fiabesco, quasi infantile: Le Miroir Magique. Ma dietro lo specchio magico, si celava un’altra storia: un duello amaro tra un’epoca che finiva e un’altra che premeva per emergere. Le Miroir Magique nacque come un balletto-féerie in quattro atti, commissionato dai Teatri Imperiali per arricchire il repertorio con una nuova meraviglia scenica. Pepita, ormai ottantenne, si ispirò alla fiaba russa della principessa caduta sotto l’incantesimo della gelosia — ...

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Il Direttore artistico Eugenio Buratti “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Lo Schiaccianoci. Il balletto contemporaneo prediletto? In the middle somewhat elevated. Il Teatro del cuore? Teatro dell’Opera di Roma. Un romanzo da trasformare in balletto? Il gabbiano Jonathan Livingstone. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Seven. Il costume di scena indossato che hai preferito? Liqueurs de chair di Angelin Preljocaj. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? La zagara. La musica più bella scritta per balletto? Boléro. Il film di danza irrinunciabile? Due vite una svolta. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Mikhail Baryshnikov e Gelsey Kirkland. Il tuo “passo di danza” preferito? Renversé. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita tra i ruoli del grande repertorio di balletto classico? Il mago di Oz. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Mats Ek. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie! Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Passione, resilienza e rispetto. Come ti vedi oggi allo specchio? In missione. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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Le danze del Gattopardo: il ballo come rito di fine epoca

Tra i molti simboli potenti che attraversano Il Gattopardo, capolavoro letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, le danze occupano un ruolo centrale, silenzioso ma eloquente. Non si tratta solo di scene coreografiche o di momenti mondani: le danze nel romanzo sono l’espressione più raffinata e malinconica del passaggio di un’epoca, di un’aristocrazia che muore danzando, senza accorgersi che il mondo sta cambiando sotto i suoi piedi. Le danze — valzer, quadriglie, polke — non sono semplici divertimenti, ma atti liturgici di una nobiltà che si celebra mentre si estingue. È un ballo sontuoso, con luci sfavillanti, sete, ventagli, candelabri, tendaggi, specchi e profumi. Ma tutto è attraversato da un velo struggente. Il principe danza con Angelica, la splendida borghese che ha conquistato l’amore del nipote Tancredi e il favore della nobiltà con la sua bellezza. Nel mondo de Il Gattopardo, danzare è anche fingere. È mantenere la maschera dell’etichetta, dell’illusione che nulla stia cambiando. Il celebre e pluripremiato film di Luchino Visconti (1963) tratto dal romanzo, ha amplificato la potenza simbolica delle danze con gli splendidi costumi di Piero Tosi, le coreografie del Professor Alberto Testa e la colonna sonora firmata da Nino Rota (con un valzer inedito di Giuseppe ...

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Manbuhsa della compagnia IVONA a Tevere in Danza

A pochi passi da Roma il Borgo medievale di Nazzano ospiterà Tevere in Danza. La rassegna, alla sua prima edizione, si svolgerà il 29-30-31 agosto prossimi, e vanta la direzione artistica di Valerio Longo, artista con una carriera pluriennale nella danza che porta alla manifestazione una visione innovativa, volta alla promozione dei talenti italiani e alla valorizzazione di nuovi linguaggi performativi. Tra i partecipanti le migliori compagnie di danza del nostro paese tra cui IVONA (reduce dal debutto veneziano a Biennale Danza), che sabato 30 agosto alle ore 21:30 presenterà Manbuhsa. Vincitrice del Premio Twain_direzioniAltre 2019, la performance è stata creata immaginando due ragazzini che giocano in una risaia. Attraverso i movimenti, uno spinge l’altro alla scoperta del suo istinto naturale. Un cammino vibrante di inconsapevoli emozioni, innocenza e giocosità. Il coreografo ha lavorato esaminando il “corteggiamento animale”, specialmente quello degli uccelli. Osservando il loro comportamento durante la parata nuziale, si è lasciato influenzare dai loro movimenti: Manbuhsa è in qualche modo uno studio ed una trasposizione sul corpo umano, delle danze animali. Il movimento si ispira alle tensioni sottili della seduzione, gesti allo stesso tempo istintivi e intenzionali, delicati e selvaggi. Dopo lo spettacolo, dalle ore 22, Pablo Girolami, artista ...

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A Verona per “Zorba il greco”, primi ballerini da tutto il mondo

La danza unisce nel suo linguaggio universale. Essere qui tutti assieme a ballare questo capolavoro è una immensa gioia, un omaggio a Theodorakis e alla vita “ affermano le star della danza pronte al debutto al Teatro Romano.   Un cast eccezionale. Con primi ballerini provenienti da tutto il mondo. In questi giorni, al Teatro Romano di Verona, sono ormai alle fasi finali le prove di Zorba il greco che andrà in scena dal 26 al 31 agosto. Quattro serate a ritmo di sirtaki. Un omaggio a Mikis Theodorakis, compositore delle musiche del balletto, nell’anno del suo centenario, con il balletto da lui creato appositamente per Verona. Pronti ad entrare in scena, da protagonisti, alcuni felici di tornare a Verona dove si sentono ormai ‘a casa’, altri entusiasti per il loro debutto al Teatro Romano e nel titolo: Igor Tsvirko, primo ballerino del Bol’šoj, Julian MacKay, principal dancer del Bayerische Staatsballett di Monaco, Eleana Andreoudi, prima ballerina dell’Opera Nazionale greca di Atene, Virna Toppi, prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano, Liudmila Konovalova, prima ballerina dello Staatsballett di Vienna, Davide Buffone, primo ballerino all’Opera slovena di Maribor. Una compagnia che vede assieme i più grandi talenti dei più importanti teatri europei. Saranno loro ...

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Stagione Danza 25-26 al Teatro Comunale di Vicenza

La Danza del Comunale di Vicenza propone nella nuova programmazione della Sala Maggiore, coreografi e compagnie italiani e internazionali di prima grandezza e di forte valore iconico; i nomi sono quelli di Aterballetto, primo Centro Coreografico Nazionale riconosciuto dal Ministero della Cultura in Italia, realtà poliedrica, acclamata per il valore e l’originalità delle sue produzioni; la Compagnie Marie Chouinard, che porta il nome dell’eclettica artista canadese, già Direttrice del Settore Danza alla Biennale di Venezia, che presenterà a Vicenza un dittico raffinatissimo formato da due importanti coreografie come Le Sacre du Printemps e Magnificat, quest’ultima in prima nazionale; la Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala, la prestigiosa istituzione meneghina diretta da Frédéric Olivieri, con i numerosi giovani allievi a presentare estratti delle coreografie del grande repertorio classico e contemporaneo. E ancora ensemble con proposte particolari, per la prima volta sul palco del Comunale, a rappresentare le numerose visioni del mondo della danza e la loro possibile coesistenza: ecco la francese Compagnie Accrorap fondata da uno dei maggiori esponenti dell’hip-hop, Kader Attou, con un progetto legato al tema dell’identità che dialoga a stretto contatto con la musica e l’ungherese Szeged Contemporary Dance Company, tra le più accreditate compagnie di danza ...

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Gene Kelly: anniversario della nascita di una leggenda

Il 23 agosto del 1912 nasceva a Pittsburgh, in Pennsylvania, Eugene Curran Kelly, destinato a diventare semplicemente Gene Kelly: danzatore, attore, coreografo, regista e produttore, ma soprattutto un innovatore che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui il cinema si muove. Nel celebrare il suo anniversario, non rendiamo omaggio solo a un artista del passato, ma a una figura che ha rivoluzionato l’immaginario collettivo della danza sullo schermo, trasformandola in qualcosa di più che un momento di spettacolo: in un linguaggio narrativo, in pura emozione visiva. Quando si parla di Gene Kelly, l’immagine che viene immediata alla mente è quella del suo iconico numero sotto la pioggia, cappello e ombrello in mano, in Singin’ in the Rain. Gene Kelly ha portato nel cinema un tipo di danza maschile nuova: atletica, virile, popolare. Non l’eleganza aristocratica di Fred Astaire, ma un’energia muscolare, terra-terra, capace di parlare anche alla classe operaia da cui proveniva. Le sue coreografie erano dinamiche, spesso fuse con lo spazio urbano – scale, marciapiedi, palazzi – e anticipavano una concezione moderna e cinematografica della danza. Dietro l’apparente leggerezza dei suoi movimenti si nascondeva un rigore tecnico quasi scientifico. Kelly era perfezionista, pignolo fino all’ossessione. Ma era anche ...

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Re Ludwig e la danza: sogno, libertà, arte, movimento

Nel panorama dei sovrani europei del XIX secolo, pochi sono stati tanto enigmatici e affascinanti quanto Ludwig II di Baviera. Famoso per i suoi castelli fiabeschi – primo fra tutti Neuschwanstein – Ludwig è spesso ricordato come il “re delle illusioni”, un monarca che preferiva i mondi ideali dell’arte e della musica alla fredda realtà della politica. Ma tra le pieghe della sua personalità complessa e della sua dedizione all’estetica, esiste un aspetto meno esplorato: il rapporto con la danza. Ludwig II nacque nel 1845 in un’epoca in cui la danza era un elemento imprescindibile della vita di corte: dai balli ufficiali agli spettacoli di balletto nei teatri reali. Tuttavia, per Ludvig la danza non fu solo una formalità cerimoniale. Fu un linguaggio dell’anima, un mezzo di espressione che, come la musica wagneriana che tanto amava, poteva evocare altri mondi sospesi tra sogno e simbolo. Nei suoi diari e nelle sue lettere si trovano riferimenti a spettacoli di balletto, e la preferenza per le opere che miscelavano musica e movimento. Durante il regno di Ludwig, il Teatro Nazionale di Monaco e il Teatro Residenz ospitarono molte rappresentazioni di balletto. Il re sovvenzionava generosamente queste produzioni. Ludwig a volte organizzava performance private ...

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