
Vienna accoglie il 2026 con un Concerto di Capodanno che si presenta come un mosaico di musica, movimento e immagini pensate per incantare un pubblico planetario.
Nella Sala d’Oro del Musikverein, i Wiener Philharmoniker rinnovano la tradizione con uno sguardo sorprendentemente fresco, mentre il Wiener Staatsballett firma alcune delle pagine visive più attese dell’evento.
Per la prima volta, il podio del Concerto di Capodanno è affidato a Yannick Nézet-Séguin. Il direttore canadese imprime un’energia modernissima alla partitura viennese: un gesto rotondo, luminoso, che mette in risalto l’eleganza della famiglia Strauss e dei loro contemporanei, ma anche le sfumature inaspettate dei brani presentati in prima assoluta.
Il 2026 infatti porta con sé un vento di rinnovamento: cinque opere fanno il loro debutto nel programma di Capodanno, e per la prima volta nella storia del concerto compaiono composizioni di due donne, tra cui il vivace valzer sinfonico della pioniera afroamericana Florence Price.
Un segnale chiaro: Vienna celebra il passato, ma apre volentieri la porta al futuro. Il cuore visivo dell’evento è affidato alla danza. Come da tradizione recente, due sequenze filmate del Wiener Staatsballett scandiscono il programma televisivo internazionale, diventando veri capitoli narrativi all’interno del concerto.
Per il 2026, la coreografia è firmata da John Neumeier, che costruisce due miniature di rara delicatezza: una danza sospesa sul valzer Rosen aus dem Süden, una polka teatrale e frizzante sulla Diplomaten-Polka.
Neumeier punta sull’eleganza gestuale, sulla morbidezza dei movimenti e su un uso poetico degli spazi, trasformando architetture e corpi in un unico flusso visivo.
Le riprese si svolgono in due luoghi simbolici, che diventano parte integrante della coreografia: il MAK – Museo delle Arti Applicate e la Hofburg, con la sua celebre Scalinata degli Ambasciatori.
Il MAK offre sale chiare, superfici essenziali e un design che amplifica il disegno coreografico; la Hofburg, al contrario, regala un’atmosfera cerimoniale, quasi regale, che si sposa perfettamente con il tono diplomatico della polka.
Il risultato è una danza che non “occupa” gli spazi, ma li ascolta, li attraversa, li reinterpreta.
A completare l’estetica del balletto, i costumi creati da Albert Kriemler, direttore creativo di Akris.
Le sue creazioni sono pensate come seconde pelli scenografiche: trasparenze leggere, pieghe che si aprono come ventagli, motivi floreali che accompagnano la musica senza sovrastarla.
Per i valzer prevalgono le tonalità morbide, quasi acquerellate; per la polka compaiono tocchi più decisi, una tavolozza che vibra come il ritmo della partitura. È moda che diventa coreografia.
Il Concerto di Capodanno viene trasmesso in oltre 90 paesi e rappresenta da decenni il biglietto da visita culturale dell’Austria.
L’edizione 2026, però, aggiunge una sfumatura ulteriore: la sensazione di assistere ad un organismo vivo, dove musica, danza, moda e architettura dialogano come parti della stessa opera.
La direzione di Nézet-Séguin, le scelte stilistiche di Neumeier e la raffinatezza sartoriale di Kriemler costruiscono un Capodanno che non è soltanto una festa musicale, ma un affresco: un racconto che appartiene al passato viennese, ma parla perfettamente il linguaggio del presente.
Il programma 2026 non si limita a celebrare l’arrivo del nuovo anno: lo inaugura con un gesto di apertura, di dialogo e di bellezza.
La danza diventa così il simbolo di ciò che questo Capodanno vuole raccontare: un’arte che si muove, che respira, che evolve, lasciando in ogni passo una traccia di grazia e di futuro.
Michele Olivieri
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