
Chi danza con costanza raramente resta intrappolato in schemi mentali, spesso negativi, perché il movimento elimina i loop comportamentali, circoli viziosi difficili da eliminare che condizionano la qualità di vita.
La maggior parte delle persone infatti ripete gli stessi pattern non per scelta, ma perché il corpo e di conseguenza il cervello preferiscono ‘tensioni’ che già conoscono, che sono familiari.
La danza insegna a interrompere questo loop. ‘Costringe’ il corpo e il cervello a eseguire gesti non familiari, nuovi e sconosciuti, spezzando abitudini disfunzionali e limitanti.
Quando al ballerino viene chiesto di cambiare ritmo o usare il lato del corpo non dominante, il fisico si adatta. Ciò genera e stimola flessibilità mentale anche sotto stress.
Il sistema nervoso smette di considerare il cambiamento come una minaccia, e lo interpreta come un’opportunità, un nuovo obiettivo.
Quindi, contrariamente alle altre persone, il danzatore è in grado di cambiare quello che non gli sta più bene, una relazione, un lavoro, senza necessariamente raggiungere il ‘punto di rottura’, che pesa sul benessere psicofisico.
Il suo sistema nervoso possiede un modello di uscita da ciò che non vuole più e un modello di entrata in qualcosa di nuovo, senza che la sua identità collassi.
Molte persone infatti confondono la stabilità con la sicurezza.
Chi danza sa che la sicurezza proviene dalla capacità di adattamento e di reazione, non dalla staticità.
Chi sceglie di danzare, quindi, sceglie consapevolmente di trasformarsi ogni giorno. Di reinventarsi con coraggio, determinazione e passione, di lavorare per rendere migliore la sua esistenza.
Stefania Napoli
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