
Le Loup è un balletto in un atto creato nel 1953 da Roland Petit per la sua compagnia, Les Ballets de Paris.
La prima rappresentazione ebbe luogo al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, uno spazio simbolo dell’avanguardia artistica del Novecento.
Il balletto nasce dall’incontro di alcune tra le menti più brillanti della cultura francese del tempo.
La musica fu commissionata a Henri Dutilleux, che compose una partitura raffinata e modernissima, capace di fondere lirismo, tensione e ironia.
Il soggetto e il libretto furono firmati da Jean Anouilh e Georges Neveux, drammaturghi di primo piano del teatro francese, e conferiscono all’opera un tono ambiguo, sospeso tra fiaba, simbolismo e psicologia.
Con Le Loup, Petit si allontana dal balletto puramente narrativo ottocentesco e propone un teatro danzato essenziale, incisivo, profondamente moderno, in cui gesto, musica e dramma sono inscindibili.
Il balletto presenta pochi personaggi, fortemente caratterizzati: Il Lupo: figura centrale e ambigua, incarnazione del desiderio, dell’istinto e della trasgressione. Non è solo una bestia, ma una presenza seducente e minacciosa. La Ragazza: giovane promessa sposa, divisa tra innocenza e attrazione verso l’ignoto. Il Fidanzato (o Giovane): rappresenta l’ordine sociale, la normalità e la sicurezza. Personaggi del villaggio: comparse che definiscono il contesto collettivo e accentuano il contrasto tra comunità e solitudine.
La trama si svolge in un villaggio, nel giorno delle nozze della Ragazza. L’atmosfera festosa viene progressivamente incrinata dall’apparizione del Lupo, che osserva, seduce e destabilizza. Attratta da questa presenza oscura e magnetica, la Ragazza si allontana dal gruppo e dal suo promesso sposo. Il Lupo la conduce in un gioco di seduzione che è al tempo stesso minaccia e rivelazione di un desiderio represso. Il Fidanzato affronta il Lupo e riesce a ucciderlo, ristabilendo apparentemente l’ordine. Tuttavia, nel finale, emerge il colpo di scena: la Ragazza, segnata dall’incontro, si trasforma a sua volta in Lupo, suggerendo che l’istinto non può essere eliminato, ma solo trasmesso. Il balletto si chiude così su un’immagine inquietante e poetica, lontana da qualsiasi lieto fine tradizionale.
Curiosità e aspetti artistici: la musica di Dutilleux è considerata uno dei primi capolavori del compositore: ritmica, tagliente, ma anche sorprendentemente lirica, ebbe grande successo anche in sala da concerto come suite orchestrale.
Il Lupo non è un “cattivo” classico: Roland Petit lo concepisce come simbolo dell’eros, della libertà e dell’irrazionale, anticipando temi cari alla danza contemporanea.
La coreografia unisce tecnica classica e gestualità teatrale, con movimenti spezzati, improvvisi cambi di dinamica e una forte espressività del torso.
Le Loup è spesso letto come una fiaba adulta, vicina all’immaginario di Perrault o dei fratelli Grimm, ma filtrata dalla sensibilità esistenzialista del dopoguerra.
Con Le Loup, Roland Petit firma un balletto breve ma densissimo, in cui danza, musica e drammaturgia si fondono in un racconto oscuro e affascinante.
L’opera resta un esempio emblematico di come il balletto del Novecento abbia saputo rinnovarsi, affrontando temi psicologici profondi senza rinunciare alla forza della narrazione e alla potenza del gesto danzato.
Michele Olivieri
Foto di Brescia-Amisano, Teatro alla Scala
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