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Le metodologie della danza classica accademica

Le differenti metodologie della danza classica non si escludono a vicenda, ma possono coesistere e arricchirsi reciprocamente.

Oggi, molti ballerini professionisti studiano più di un metodo per ampliare la propria versatilità.

Capire le peculiarità di ogni scuola significa non solo riconoscerne l’identità, ma anche apprezzare le molte sfumature che rendono il balletto un’arte universale e in continua evoluzione.

Il metodo Cecchetti, ideato dal maestro Enrico Cecchetti si distingue per la rigorosa struttura progressiva dell’insegnamento e per l’equilibrio tra estetica e funzionalità tecnica. La metodologia propone una programmazione settimanale delle lezioni, che stimola una formazione completa ed equilibrata del danzatore. Particolare attenzione è riservata al coordinamento tra braccia, testa e busto, e alla continuità del movimento, in un’ottica di armonia e controllo corporeo.

La metodologia russa, codificata da Agrippina Vaganova rappresenta una sintesi dei principi della scuola italiana e francese, rielaborati in un sistema organico che enfatizza forza, musicalità e articolazione. Il metodo Vaganova assegna un ruolo centrale al port de bras, alla mobilità della schiena e alla connessione dinamica tra gli arti. L’insegnamento è strutturato per livelli e mira alla costruzione progressiva della potenza tecnica e dell’espressività scenica.

La scuola francese, erede diretta del balletto di corte del XVII secolo, valorizza la purezza della linea, la leggerezza e l’eleganza del movimento. Storicamente legata all’Opéra di Parigi, questa tradizione pone l’accento su un portamento aristocratico e su un’estetica raffinata. Il vocabolario tecnico francese, base internazionale della terminologia del balletto, riflette la sua influenza globale.

Fondato nel 1920 a Londra, il metodo della Royal Academy of Dance (RAD) integra una struttura didattica sistematica rivolta sia ad amatori sia a futuri professionisti. Oltre alla tecnica, la metodologia include elementi di teoria, storia della danza e musicalità. L’attenzione è posta in particolare alla postura, alla sicurezza articolare e alla progressione graduale degli esercizi.

Il metodo sviluppato da George Balanchine nel contesto del New York City Ballet riflette una concezione moderna e dinamica del balletto. La tecnica Balanchine enfatizza velocità, estensioni esasperate, uso spinto delle linee e del fuori asse, in una visione astratta e geometrica del movimento. Questo stile ha influenzato profondamente la danza classica negli Stati Uniti e oltre, aprendo il balletto a nuove sperimentazioni coreografiche.

Il metodo danese, codificato da August Bournonville nel XIX secolo, è noto per la sua grazia naturale e la centralità della componente narrativa. Esso predilige l’uso di piccoli salti (petit allegro), il controllo del battement e una mimica espressiva ma contenuta. L’approccio pedagogico di Bournonville enfatizza l’umiltà e la musicalità, con una particolare attenzione alla formazione del ballerino maschile.

La scuola cubana, istituzionalizzata da Alicia Alonso e dal “Ballet Nacional de Cuba” nel secondo dopoguerra, rappresenta una sintesi originale tra le scuole russa, italiana e francese. A queste si aggiunge una forte componente culturale afro-cubana, che conferisce al metodo una marcata musicalità, intensità espressiva ed una fisicità potente. Il metodo cubano è riconosciuto per la sua enfasi sul virtuosismo tecnico, l’interpretazione drammatica e la formazione integrale del ballerino.

L’analisi delle differenti metodologie mette in luce la ricchezza e la diversità del patrimonio coreutico internazionale.

Ogni scuola non solo propone una tecnica specifica, ma veicola una visione culturale, sociale e pedagogica della danza.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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