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L’impatto psicologico dell’infortunio sul danzatore

L’infortunio è uno dei problemi più sentiti e temuti dai ballerini, sia professionisti che amatori. Questi incidenti di percorso, infatti, comportano una temporanea interruzione dell’attività, evento che può far perdere tempo prezioso, opportunità lavorative o semplicemente interrompere fino a data da destinarsi il benessere procurato dalla danza. E’ dunque evidente che ogni infortunio genera ripercussioni non solo sul corpo del danzatore ma anche sul suo stato psicologico.

Nadine Kaslow, ex danzatrice, ora Professoressa di Psicologia all’Emory University di Atlanta e psicologa dell’Atlanta Ballet, dichiara che molti danzatori trovano nella danza la loro identità psicologica e sociale. Perdendola si sentono come se avessero perso tutto, in loro nascono l’insicurezza nelle proprie capacità e un doloroso senso di vuoto. Il ballerino è talmente concentrato sulla danza, infatti, che accantona ogni altro pensiero o preoccupazione, ed è considerato da tutti (e da se stesso) quasi infallibile.

Dopo un infortunio però il danzatore si scontra con la cruda realtà: è un essere umano, e i sentimenti e le paure che vivono comunemente le persone affiorano anche in lui che si trova a doverli affrontare senza poter contare su ciò che gli dona forza e sicurezza, e che lo aiuta a ridurre lo stress quotidiano, ossia il movimento e le emozioni della danza. Questa consapevolezza provoca nel danzatore una sorta di perdita di autostima e una crisi di identità personale e professionale che spesso lo spingono a un prematuro ritorno all’attività, compromettendo una completa guarigione.

Oltre ad affrontare il dolore, le visite mediche, i farmaci e l’odiato riposo, il danzatore infortunato sperimenta altre emozioni negative, come solitudine, depressione e rabbia. Non si sente compreso quando sfoga con chi gli è accanto la sua frustrazione per la forzata inattività. A occhi esterni, un problema al ginocchio per esempio non è considerato grave, ma per un ballerino è un evento estremamente limitante e frustrante che gli preclude un’attività di cui ha bisogno, fisico, psicologico ed economico in molti casi.

Quindi, in concreto, cosa può aiutare un danzatore che ha subito un infortunio e si ritrova in balia di tutte queste emozioni?

Innanzi tutto, il ballerino deve sentirsi capito e appoggiato, il suo momento di difficoltà non deve essere sminuito da amici e familiari, ed egli stesso deve accettare la sua condizione di infortunato, perché negandola incapperà in danni e problematiche perfino maggiori. Deve quindi mantenere un equilibrio emozionale, focalizzando la propria attenzione sulle capacità di recupero riabilitativo e sul presente, evitando di pensare al passato o di programmare il futuro. Il ballerino deve anche vivere il riposo come un’occasione per sperimentare attività diverse, per esempio la scrittura, e scoprire ulteriori talenti e passioni che ne arricchiscano l’identità.

Il recupero fisico post infortunio può sembrare lento e talvolta incorrono ricadute che possono deprimere e interrompere i segnali di progresso. Il ballerino deve imparare ad accettare i tempi di recupero riabilitativo senza forzature e dedicarsi all’attività fisica blanda ma regolare. Una camminata ed esercizi di Pilates possono aiutarlo a mantenere i muscoli attivi, ma anche a salvaguardare la connessione con la sua identità di danzatore, e arricchire l’indispensabile slancio mentale verso il traguardo che sembrerà meno lontano, celebrando ogni piccola vittoria quotidiana.

Nel caso in cui il totale recupero non fosse possibile, il ballerino dovrà modificare il proprio stile di vita e i propri obiettivi, e concentrare i suoi sforzi su ciò che può fare e non su ciò che ha perso. Certo, non è facile, ma la danza ci insegna che i limiti possono diventare opportunità, che la vita va affrontata con energia, positività e determinazione, e che riconoscersi umani non è poi tutta questa catastrofe.

Perché, in fondo, è come sosteneva Martha Graham: «Che si tratti di imparare a ballare praticando la danza o di imparare a vivere praticando la vita, i principi sono gli stessi».

Stefania Napoli
www.giornaledelladanza.com

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