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Luciano Cannito: “In trasmissione Elisabetta Terabust mi ha dato ragione, e poi… nemmeno Maya Plitseskaya era perfetta”

 

Luciano Cannito, in un’intensa ed accorata intervista al giornaledelladanza.com, ribadisce il suo pensiero sull’alterco avuto in diretta con Alessandra Celentano durante la trasmissione Amici di Maria De Filippi. Cannito tiene a ribadire la stima e l’ammirazione per l’étoile Elisabetta Terabust ma ci racconta anche altro…

Luciano, vogliamo chiarire definitivamente l’ormai cosiddetto “caso Terabust”?

Forse c’è ormai poco da chiarire perché le mie dichiarazioni sono state confermate dalla stessa Terabust ed è stata questa la cosa divertente. Io avevo dichiarato che non sono certamente 32 fouettés a fare una ballerina e lei, da grande artista e dall’alto della sua esperienza , ha confermato questo mio concetto.

“Perfino una grande artista come Elisabetta Terabust in realtà eseguiva al massimo otto fouettés”, una dichiarazione apparsa a molti inopportuna

Se ho portato ad esempio Elisabetta Terabust è stato perché l’adoro e l’ammiro moltissimo, non sono mai andato a vederla in teatro per i fouettés ma per tutto il resto che solo una grande star come lei sapeva dare al pubblico. Se vogliamo portare un ulteriore esempio la Maximova, di stile più classico/accademico, eseguiva degli ottimi virtuosismi ma nel moderno aveva qualche difficoltà. Questo vuol dire che la danza non è fatta di assoluti. Per essere ancora più precisi vorrei anche chiarire che i fouettés sono un virtuosismo creato nel 1893, quando il repertorio era già stato composto tutto, per cui non si tratta nemmeno di un passo creato all’interno del repertorio originale ma un valore aggiunto, creato dalla grande Pierina Legnani, che poi per consuetudine è rimasto in alcuni balletti.

Dunque un complimento confuso con una critica?

Ma è chiaro! Mai avrei detto qualcosa per offendere Elisabetta Terabust. L’intenzione era quella di ribadire che nella carriera di una ballerina i fouettés non sono fondamentali, come invece era stato detto. Parlando sempre di arte, anche Mina nella sua carriera ha cantato un brano difficilissimo, Brava, un vero e proprio virtuosismo della voce, ma non potrebbe mai passare il concetto che chi non sa cantare quella canzone non può essere considerata cantante. Devo dire che a volte provo anche un certo imbarazzo nel dover spiegare delle cose tanto ovvie, ma siccome le mie parole sono state volutamente forviate allora sono state necessarie delle spiegazioni così come le mie scuse alla Terabust.

Alessandra Celentano ti ha accusato di essere bugiardo per via di una telefonata che tu in un primo momento hai negato esserci stata

Continuo a ribadire che io non ricordavo affatto quella telefonata e questo forse anche per una mia distrazione, giustificabile o meno, ma è andata così. Tra l’altro io mi occupo della preparazione di Vito e non di Giulia, ballerina che ha poi eseguito la coda incriminata. Questo quindi chiarisce anche un’altra cosa, che anche con quella telefonata, gli accordi tra me e la Celentano non avrebbero riguardato Giulia ma i ballerini maschi che sia io che lei seguiamo. A testimonianza della mia buona fede c’è anche un sms che io ho inviato alla produzione in cui, venuto a conoscenza dei brani scelti per le esibizioni, mi arrabbio moltissimo per il balletto classico (la coda di Grand Pas Classique) da far eseguire alle ragazze. La mia reazione ha sicuramente superato i limiti normali dei diverbi, ma non ho accettato di essere definito bugiardo per una dimenticanza.

In effetti si è esagerato abbondantemente

E’ vero, ma siccome nella mia vita ho sempre lavorato tantissimo, sin da quando ho perso mio padre all’età di 16 anni, allora non posso accettare che una persona mi definisca pubblicamente un bugiardo perché tutto quello che io ho fatto nella mia vita è stato frutto del mio lavoro, senza raccomandazioni né cognomi. Un’accusa, tra l’altro, che mi è stata rivolta da una persona che ha come unica esperienza lavorativa quella di essere stata assistente, perché è questo che è sempre stata la Celentano, l’assistente di qualcuno, capace o meno non mi interessa, ma di certo non ha mai diretto un teatro o una compagnia e quindi ha un’esperienza limitata a quello che è stato il suo ruolo.

Qual è la tua idea della danza

Io vorrei smetterla di parlare di banalità e di avere sempre il ruolo, noi della danza, di ignoranti e superficiali. Mi piacerebbe fare come i miei colleghi della commissione canto che parlano di emozioni, di anima, di sentimenti, perché queste sono le cose che fanno la differenza. Se continuiamo a parlare solo di punte stese o di gambe a sciabola, la danza verrà sempre considerata come una cosa formale, quando invece l’artista è quello che ti tocca il cuore con altro. Se posso fare un altro esempio, ma su questo non mi aspetto nessun “agguato” in trasmissione perché parlo di una persona che conosco benissimo e con cui ho lavorato, Maya Plitseskaya era completamente storta (ovviamente per i canoni della danza) eppure ancora oggi fa fatica ad andare in giro in Russia perché tutti la fermano e le chiedono l’autografo ricordandone la grandezza. Questo sta a significare che essere una grande ballerina vuol dire molto di più che eseguire canonicamente un movimento.

                                                                                          Alessandro Di Giacomo

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