Nel giorno in cui il mondo celebra la nascita di Michael Jackson (29 agosto 1958 – 25 giugno 2009) è impossibile non volgere lo sguardo verso ciò che ha reso quest’uomo molto più di una popstar: la danza.
Se la musica era il suo cuore, la danza era la sua anima — una forza invisibile che lo trascinava sul palco con una grazia quasi ultraterrena.
Michael Jackson non ha solo danzato. Ha rivoluzionato il modo stesso di concepire il movimento nel mondo dello spettacolo.
Prima di lui, pochi artisti avevano saputo fondere così profondamente coreografia e narrazione.
I suoi passi erano più di semplici gesti ritmati: erano storie che parlavano con il corpo, incantavano gli occhi e scuotevano le emozioni.
Sin da giovanissimo, Michael mostrava un’inquietudine creativa che lo portava a perfezionare ogni gesto, ogni rotazione, ogni scatto del busto.
Ma fu negli anni ’80 che la danza diventò per lui un’estensione della voce.
“Billie Jean”, “Beat It”, “Smooth Criminal” — ogni videoclip era un’opera d’arte danzata.
Il Moonwalk, oggi emblema stesso del suo nome, fu solo la punta dell’iceberg. Dietro quel passo scivolato all’indietro si celava uno studio maniacale del movimento, della leggerezza, dell’illusione.
Michael non si è mai limitato a eseguire: ha creato. Si è ispirato a grandi del passato come Fred Astaire e James Brown, ma ha saputo piegare quelle influenze a uno stile unico, dinamico, futuristico.
Le sue coreografie erano uno spettacolo nello spettacolo, capaci di catturare anche chi non ascoltava la sua musica.
Oggi, a distanza di decenni, migliaia di ballerini in tutto il mondo ancora si ispirano a lui.
Le scuole di danza insegnano le sue coreografie come si studiano i classici. Ma c’è qualcosa che non si può insegnare, e che Michael possedeva in abbondanza: la presenza scenica.
Bastava un gesto, un’occhiata, un’immobilità improvvisa, per dominare il palco.
Nel giorno del suo anniversario, ricordiamo Michael Jackson non solo per la sua voce o le sue canzoni immortali, ma per ciò che ha fatto con il corpo: un’esplosione di energia, una danza che non ha mai smesso di parlare.
E mentre le nuove generazioni scoprono i suoi video, provano i suoi passi, imitano le sue pose, una verità resta: Michael Jackson non è mai stato solo un artista. È stato un linguaggio e un modo di esprimere l’invisibile.
Michele Olivieri
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