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Il direttore artistico Stéphane Fournial “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Giselle, senza alcun dubbio. Credo sia uno dei più grandi capolavori mai creati nella storia della danza. È un balletto che riesce a unire tecnica, poesia, teatro e musica in un equilibrio perfetto. Ogni volta che lo guardo o lo rivivo, mi ricorda una lezione fondamentale: la tecnica è indispensabile, ma da sola non basta. Diventa arte soltanto quando smette di mettersi in mostra e si mette completamente al servizio dell’emozione e del racconto. È proprio questo che rende Giselle immortale. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Ho avuto la fortuna di lavorare con un artista che considero un autentico genio: Joseph Lazzini. Opere come Ecce Homo, E = mc², Il Mandarino Meraviglioso e Salomé erano incredibilmente avanti rispetto al loro tempo. Ma ciò che mi ha lasciato non è stato soltanto un patrimonio coreografico. Da lui ho imparato che una coreografia non è fatta soltanto di passi. È fatta di atmosfera, di silenzi, di luci, di spazio, di ritmo teatrale. Mi ha insegnato a vedere il palcoscenico come un luogo dove ogni elemento racconta qualcosa e dove nulla è lasciato al caso. È un insegnamento che mi accompagna ancora oggi. Il ...

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Marge Champion, la ballerina dietro i movimenti di Biancaneve

Il 2 settembre 1919 nasceva a Los Angeles, in California, Marjorie Celeste Champion, conosciuta come Marge Champion, destinata a diventare una delle figure più versatili e longeve dello spettacolo americano del Novecento. Ballerina, attrice, coreografa e insegnante, attraversò quasi un secolo di storia della danza, del cinema, della televisione e del teatro musicale, lasciando un’impronta particolarmente significativa anche nell’evoluzione dell’animazione cinematografica. Figlia del ballerino e insegnante Ernestine Stodel e di Ernest Champion, Marge crebbe in un ambiente profondamente legato alla danza e iniziò a studiare fin da bambina nella scuola del padre. La sua formazione classica e la naturale eleganza dei movimenti attirarono presto l’attenzione degli ambienti cinematografici di Hollywood. Nel 1936, quando aveva appena sedici anni, venne scelta dagli allora Walt Disney Studios come modello dal vivo per la realizzazione di Biancaneve nel primo lungometraggio animato della Disney, Snow White and the Seven Dwarfs, distribuito nel 1937 e conosciuto in Italia come Biancaneve e i sette nani. Il suo contributo fu particolarmente innovativo per l’epoca. Champion non si limitò infatti a posare per i disegnatori: interpretava fisicamente le scene, eseguendo passi, gesti, movimenti e atteggiamenti che gli animatori potevano osservare e utilizzare come riferimento. Attraverso questa tecnica, destinata a ...

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Michael Jackson: un ricordo nel giorno della sua nascita

Michael Jackson (29 agosto 1958 – 25 giugno 2009) non ha semplicemente danzato. Ha cambiato il modo stesso di concepire il movimento nel mondo dello spettacolo. Ha trasformato il passo in un linguaggio, il gesto in una frase, il corpo in uno strumento capace di raccontare ciò che le parole, a volte, non riuscivano a dire. Nella sua arte, la danza non era un elemento decorativo della musica: era parte integrante della narrazione, un’altra voce attraverso cui emozionare, sorprendere e comunicare. Per Michael, ogni movimento aveva un peso. Ogni inclinazione del corpo, ogni scatto, ogni rotazione, ogni arresto improvviso sembrava nascere da un’intenzione precisa. Il suo modo di danzare aveva qualcosa di apparentemente impossibile: leggerezza e potenza, precisione e istinto, controllo assoluto e libertà. Sin da giovanissimo, Michael mostrò una sensibilità fuori dal comune per il movimento. Osservava, studiava, assorbiva. Non si limitava a imparare i passi: cercava di comprenderne l’anima. Era affascinato dai grandi interpreti che lo avevano preceduto, da Fred Astaire a James Brown, e da loro raccolse insegnamenti fondamentali. Ma quelle influenze, nelle sue mani, non rimasero semplici citazioni: vennero trasformate, reinventate, spinte verso qualcosa di nuovo. Poi arrivò il suo passo. Negli anni Ottanta la danza ...

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Gene Kelly: anniversario della nascita di una leggenda

Il 23 agosto del 1912 nasceva a Pittsburgh, in Pennsylvania, Eugene Curran Kelly, destinato a diventare semplicemente Gene Kelly: danzatore, attore, coreografo, regista e produttore, ma soprattutto un innovatore che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui il cinema si muove. Nel celebrare il suo anniversario, non rendiamo omaggio solo a un artista del passato, ma a una figura che ha rivoluzionato l’immaginario collettivo della danza sullo schermo, trasformandola in qualcosa di più che un momento di spettacolo: in un linguaggio narrativo, in pura emozione visiva. Quando si parla di Gene Kelly, l’immagine che viene immediata alla mente è quella del suo iconico numero sotto la pioggia, cappello e ombrello in mano, in Singin’ in the Rain. Gene Kelly ha portato nel cinema un tipo di danza maschile nuova: atletica, virile, popolare. Non l’eleganza aristocratica di Fred Astaire, ma un’energia muscolare, terra-terra, capace di parlare anche alla classe operaia da cui proveniva. Le sue coreografie erano dinamiche, spesso fuse con lo spazio urbano – scale, marciapiedi, palazzi – e anticipavano una concezione moderna e cinematografica della danza. Dietro l’apparente leggerezza dei suoi movimenti si nascondeva un rigore tecnico quasi scientifico. Kelly era perfezionista, pignolo fino all’ossessione. Ma era anche ...

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La danza, un talento meno celebrato per Judy Garland

Un’artista totale tra cinema e musica Judy Garland è ricordata soprattutto come una delle più grandi voci della storia dello spettacolo e come un’attrice capace di un’intensità emotiva rara. Dalla Hollywood degli anni d’oro fino ai palcoscenici dei concerti dal vivo, la sua figura ha incarnato l’idea stessa di performer totale: cantante, attrice e interprete di straordinaria sensibilità. Film come Il mago di Oz l’hanno resa immortale, mentre la sua carriera musicale ha consolidato un legame profondo con il pubblico. Tuttavia, ridurre Garland alla sola dimensione vocale sarebbe limitante: il suo talento si esprimeva anche attraverso il corpo, il movimento e il senso del ritmo. Sebbene non fosse una ballerina classica nel senso accademico del termine, Judy Garland possedeva un naturale senso del tempo, della musicalità e della presenza scenica che le permetteva di affrontare numeri coreografici con grande efficacia. Nei musical prodotti negli anni ’30 e ’40, la sua capacità di integrarsi nelle coreografie era fondamentale: non si limitava a cantare, ma partecipava attivamente alla costruzione visiva dello spettacolo. Il suo stile di danza non puntava sulla perfezione tecnica, bensì sull’espressività e sull’energia. Uno degli aspetti più interessanti della sua esperienza nella danza riguarda i partner con cui ha ...

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Margot Fonteyn: un omaggio alla divina nel 107° dalla nascita

Dame Margaret Evelyn Hookham, conosciuta con il nome d’arte di Margot Fonteyn (Reigate, 18 maggio 1919 – Panama, 21 febbraio 1991) è considerata tra le più grandi ballerine di tutti i tempi. Ha trascorso l’intera carriera come artista del Royal Ballet (ex Sadler’s Wells Theatre Company), ed è stata nominata prima ballerina assoluta. Essere riconosciute con tale titolo è un grande onore, tradizionalmente riservato solo a ballerine eccezionali. La Fonteyn fu designata nel 1979, come premio per il suo 60º compleanno. Il titolo fu ratificato da Sua Maestà la Regina Elisabetta II in qualità di patrona della compagnia inglese di balletto. I primi anni li trascorse in Cina, dove la famiglia si trasferì per seguire il lavoro del padre. All’inizio della sua carriera, Margaret trasformò il cognome Fontes in Fonteyn (lo stesso fece suo fratello) e iniziò a prendere lezioni di danza classica all’età di quattro anni, studiando sia in Inghilterra che in Cina. La sua formazione a Shanghai avvenne con il ballerino russo espatriato Georgy Goncharov, contribuendo al suo continuo interesse per il balletto russo. La compagna di Goncharov, Vera Volkova, divenne in seguito influente nella carriera e nella formazione di Fonteyn. Tornata a Londra all’età di quattordici anni, ...

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Cyd Charisse: il passo perfetto tra balletto e cinema

L’8 marzo si ricorda la nascita di Cyd Charisse (Amarillo, 8 marzo 1922 – Los Angeles, 17 giugno 2008), una delle figure più eleganti e magnetiche della storia del musical cinematografico. Celebre per le sue linee perfette, per l’eccezionale tecnica classica e per un carisma scenico unico, Charisse fu acclamata dalla critica del suo tempo come una delle più grandi ballerine mai apparse sul grande schermo. Nel 2000 fu anche la prima artista a ricevere il prestigioso Premio Nižinskij per la danza, riconoscimento che suggellò definitivamente il suo ruolo nella storia della danza. La sua formazione affonda le radici nella grande tradizione del balletto europeo trapiantata negli Stati Uniti. Ancora bambina, trasferitasi con la famiglia a Los Angeles per motivi di salute (la danza era stata consigliata dai medici per rinforzarne il fisico dopo una malattia infantile), iniziò a studiare presso la scuola dei maestri russi Adolph Bolm e Bronislawa Nijinska, due figure fondamentali della diffusione della cultura coreutica dei Ballets Russes negli Stati Uniti. Il talento della giovane Tula Ellice Finklea – questo il suo vero nome – si rivelò precocemente: a soli tredici anni entrò infatti nella compagnia dei Ballets Russes con il nome d’arte di Siderova, iniziando ...

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I grandi ballerini di Broadway che hanno fatto la storia

Broadway non è solo una strada di New York: è un luogo simbolico in cui la danza ha cambiato il modo di raccontare storie. Tra luci, orchestra dal vivo e palcoscenici affollati, sono nati ballerini che non hanno semplicemente eseguito passi, ma hanno ridefinito il rapporto tra corpo, musica e teatro. La storia di Broadway è anche la storia dei suoi grandi danzatori, artisti capaci di fondere tecnica, carisma e narrazione in uno stile inconfondibile. Fred Astaire, l’eleganza che ha insegnato a volare Anche se il cinema lo ha reso immortale, Fred Astaire nasce artisticamente a Broadway. Negli anni Venti e Trenta porta sul palcoscenico una danza nuova, leggera, raffinata, in cui il tip tap diventa poesia. Astaire non cercava l’esibizione muscolare, ma la naturalezza assoluta: il suo stile ha insegnato che la danza può sembrare semplice pur essendo estremamente complessa. A Broadway, ha posto le basi di un’idea fondamentale: il ballerino come narratore elegante, mai sopra le righe. Gene Kelly, il corpo che rompe le regole Se Astaire rappresentava la grazia, Gene Kelly incarnava l’energia. Prima di conquistare Hollywood, Kelly porta a Broadway un corpo atletico, terreno, potente. La sua danza rompe con l’idea aristocratica del ballerino e introduce ...

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Panoramica sui grandi nomi della danza mondiale

La danza è molto più di un semplice movimento del corpo: è espressione di cultura, emozione e innovazione. Nel corso della storia, alcuni coreografi e ballerini hanno saputo rivoluzionare questo mondo, lasciando un’impronta indelebile che ancora oggi influenza spettacoli e insegnamenti. Scopriamo alcune delle icone che hanno cambiato la scena della danza. MARTHA GRAHAM: la rivoluzionaria del movimento moderno Considerata la madre della danza moderna americana, Martha Graham (1894-1991) ha introdotto un linguaggio coreografico basato sull’espressività interna e sulla tensione muscolare. La sua tecnica, conosciuta come Graham technique, rompeva con i rigidi schemi del balletto classico, enfatizzando contrazioni e rilasci del corpo per trasmettere emozioni profonde. Attraverso opere come Appalachian Spring, Graham ha dimostrato che la danza poteva raccontare storie complesse, sociali e psicologiche, aprendo la strada a generazioni di coreografi moderni. RUDOLF NUREYEV: la leggenda del balletto classico Rudolf Nureyev (1938-1993) è stato uno dei ballerini più carismatici del XX secolo. La sua tecnica impeccabile e la presenza scenica magnetica hanno elevato il balletto a una forma d’arte globale. Nureyev non solo eccelleva in performance classiche come Il lago dei cigni e Giselle, ma ha anche portato una nuova interpretazione dei ruoli maschili nel balletto, rompendo stereotipi e ispirando ...

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La Direttrice Artistica Amanda Bennett “allo specchio”

Balletto classico preferito? Tra i balletti classici tradizionali: La Bella Addormentata. Inoltre, le opere di Balanchine, come Serenade, Concerto Barocco, Duo Concertant e molte altre. Balletto contemporaneo preferito? Le opere di William Forsythe. Mi è piaciuto anche Grand Finale di Hofesh Shechter. Il teatro del cuore? I miei teatri preferiti sono il Koch Theater al Lincoln Center di New York (ex State Theater), il palcoscenico della Semper Oper di Dresda è fantastico e ho un debole e bellissimi ricordi del palcoscenico del Theater Basel. Un romanzo da trasformare in un balletto? Non sono una coreografa, ma forse Via col vento di Margaret Mitchell. Un film da cui trarre uno spettacolo di balletto? Di nuovo, forse Via col vento, prodotto da David O. Selznik e diretto da Victor Fleming. Il costume di scena che hai indossato e che hai preferito? Il mio secondo costume da La fille mal gardée di Heinz Spoerli e il mio costume “russo” dal terzo atto del Lago dei cigni di Spoerli. Quale colore associ alla danza? Bianco, soprattutto la luce bianca, poiché comprende tutti i colori dello spettro visibile. Che odore ha la danza? Come la somma di tutte le emozioni e l’intelletto umano. La musica più bella scritta per ...

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