C’è un momento, nella vita della danza, in cui il presente smette di essere soltanto una fotografia e diventa una mappa. È quello che accade alla NID Platform – Nuova Piattaforma della Danza Italiana, che nel 2026 raggiunge la sua decima edizione e approda per la prima volta in Piemonte. Dal 1° al 4 settembre Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale diventano un unico grande palcoscenico diffuso, chiamando a raccolta artisti, compagnie, operatori, programmatori, istituzioni, giornalisti e pubblico.
Il titolo scelto per questa edizione, “Coreografie del possibile”, non è soltanto una dichiarazione d’intenti, ma sembra restituire con precisione il momento che sta attraversando la danza italiana. Una danza che continua a interrogarsi sul corpo, sul gesto, sullo spazio e sul tempo, ma che soprattutto cerca nuove forme di relazione: con i territori, con gli spettatori, con le istituzioni, con i linguaggi contemporanei e con una dimensione internazionale sempre più necessaria.
Nata nel 2012 con l’obiettivo di promuovere la produzione coreutica italiana e favorirne la circuitazione, la NID è progressivamente diventata uno degli appuntamenti più importanti per comprendere dove sta andando la danza del nostro Paese. Non una semplice vetrina, dunque, ma un luogo di incontro e di confronto nel quale la creazione artistica incontra concretamente il sistema della distribuzione. Dal 2024 la piattaforma ha inoltre assunto una cadenza annuale, arrivando quest’anno al traguardo significativo della decima edizione.
E il Piemonte, in questo senso, non è soltanto il luogo che ospita la manifestazione. È parte integrante del progetto. La scelta di articolare la NID tra Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale costruisce infatti un vero e proprio ecosistema culturale, nel quale teatri, spazi di ricerca, luoghi di produzione e siti di grande valore storico dialogano tra loro. Un modo per ribadire che la danza non vive esclusivamente dentro il teatro, ma può abitare città, parchi, spazi industriali rigenerati e luoghi simbolici del patrimonio italiano.
Il programma restituisce un panorama articolato della coreografia italiana contemporanea. Sono 18 i titoli complessivi, tra 14 spettacoli e quattro Open Studios, ai quali si aggiungono due produzioni ospiti. Una pluralità di estetiche, generazioni e modalità di intendere la scena che rende la NID una sorta di atlante della creatività italiana contemporanea.
A Torino, alle OGR e al Teatro Astra, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, ma anche negli spazi all’aperto del Parco della Tesoriera, la danza si presenta attraverso lavori molto diversi per linguaggio e sensibilità. Si passa da Humanos di Vito Leone Cassano a Manifestus di Jacopo Jenna, da Pas de cheval di Andrea Costanzo Martini a Le Fenicie di Michela Lucenti e Balletto Civile. Una geografia artistica nella quale convivono ricerca sul movimento, riflessione sul presente, rilettura del patrimonio teatrale e sperimentazione.
La seconda giornata porta al centro anche il rapporto tra creazione e formazione. Alla Lavanderia a Vapore di Collegno, luogo ormai riconosciuto per la ricerca e la residenza nell’ambito della danza, trovano spazio gli Open Studios, una delle sezioni più interessanti della piattaforma. Nu di Virginia Spallarossa, Sognare – Fase RAM di Damiano Scavo, Special K di Davide Tagliavini e Thanks, Ilaria di Filippo Buonamassa sono quattro lavori ancora in fase di sviluppo, dunque non prodotti da osservare come oggetti conclusi, ma processi da incontrare nel loro divenire.
È proprio qui che la NID sembra assumere una funzione particolarmente preziosa: non limitarsi a mostrare ciò che è già arrivato a compimento, ma creare attenzione intorno a ciò che sta nascendo. Guardare un’opera mentre prende forma significa infatti entrare nel laboratorio della coreografia, comprendere dubbi, intuizioni, trasformazioni e possibilità. È un’idea di piattaforma che non fotografa soltanto il presente, ma prova ad anticipare il futuro.
E il futuro della danza passa inevitabilmente anche dal dialogo internazionale. La decima edizione registra una crescita importante della partecipazione degli operatori: 520 professionisti, il 45% in più rispetto all’edizione precedente, con 83 operatori stranieri contro i 47 del 2025. Particolarmente significativa la presenza francese, con 22 operatori, seguita da Spagna, Germania e Paesi Bassi, oltre a delegazioni provenienti da Canada, Taiwan e Thailandia.
Numeri che raccontano qualcosa di più di un successo organizzativo. Dicono che la danza italiana ha bisogno di essere vista, conosciuta e soprattutto messa in relazione con ciò che accade oltre i confini nazionali. La circuitazione internazionale non è più un capitolo accessorio della produzione, ma una delle condizioni attraverso cui una compagnia può consolidarsi, trovare nuovi pubblici e costruire nuove opportunità.
Anche la scelta delle sedi diventa allora una metafora. Le OGR Torino, le Fonderie Limone di Moncalieri, la Lavanderia a Vapore, il Teatro Astra, la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani e la Reggia di Venaria costruiscono un itinerario nel quale la danza attraversa architetture e identità differenti. Alla Reggia, per esempio, il programma porta Il secondo paradosso di Zenone di Elisabetta Consonni e Cosmorama di Nicola Galli, trasformando uno dei luoghi più iconici del Piemonte in uno spazio di visione contemporanea.
Nel programma emergono anche alcune delle personalità più riconoscibili della scena italiana. Simona Bertozzi presenta Le Palestriti, mentre Francesco Marilungo porta Cani lunari; Enrico Morelli firma Weirdo per MM Contemporary Dance Company e Francesca Pennini con CollettivO CineticO propone Abracadabra, uno dei lavori più attesi della piattaforma. Michele Di Stefano presenta invece Panoramic Banana. Album degli abitanti del nuovo mondo.
È una danza che non sembra voler scegliere tra tradizione e contemporaneità, tra ricerca e comunicazione, tra corpo e tecnologia, tra dimensione individuale e dimensione collettiva. Piuttosto, cerca continuamente di mettere in tensione questi elementi. Ed è proprio questa tensione a renderla interessante.
“Coreografie del possibile” diventa così una formula capace di racchiudere il senso stesso della NID. Il possibile non è ciò che ancora non esiste semplicemente perché deve essere inventato. È anche ciò che può nascere quando persone, idee, istituzioni e territori decidono di incontrarsi. La coreografia, allora, non riguarda soltanto il movimento dei corpi nello spazio: riguarda la possibilità di costruire relazioni.
In un momento nel quale il sistema dello spettacolo dal vivo è chiamato a ripensare i propri modelli, la NID Platform assume quindi una responsabilità che va oltre la programmazione. Diventa un luogo nel quale interrogare il presente della danza italiana e, nello stesso tempo, immaginarne il futuro.
La decima edizione piemontese sembra voler dire proprio questo: la danza italiana non è una realtà ferma, ma un organismo in trasformazione. Ha bisogno di palcoscenici, certo, ma anche di reti; di pubblico, ma anche di operatori; di sostegno istituzionale, ma soprattutto di possibilità. Possibilità di creare, di rischiare, di incontrare altri linguaggi, di viaggiare.
E forse è proprio qui che la NID trova oggi il suo significato più autentico. Non essere soltanto una piattaforma sulla quale salire per mostrarsi, ma una piattaforma dalla quale spiccare il salto. Verso nuovi territori, nuovi pubblici, nuove collaborazioni e nuove forme della danza.
Il prossimo appuntamento sarà a Roma, dove la NID Platform tornerà nel 2027. Un passaggio di testimone che conferma la natura itinerante del progetto e la sua volontà di attraversare l’Italia. Ma intanto, per quattro giorni, è il Piemonte a diventare il luogo nel quale la danza italiana si guarda allo specchio, si racconta e, soprattutto, prova a immaginare ciò che ancora non c’è.
Perché ogni coreografia nasce da un gesto. E ogni gesto, prima di diventare movimento, è una possibilità.
Sara Zuccari
Foto di Monia Pavoni
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