
Nell’Ottocento, il Natale era una festa intima, ma straordinariamente viva di luci, profumi e rituali. Le città e i villaggi si trasformavano in piccoli mondi magici: le strade erano illuminate da lampioni a olio, le finestre decorate con rami di abete e agrifoglio, e le case brillavano di candele tremolanti, il cui chiarore si rifletteva sui vetri ghiacciati.
Le famiglie si riunivano attorno al grande camino, scaldandosi col fuoco e raccontandosi storie. Il profumo dolce e speziato dei biscotti al burro, dei pan di zenzero, dei frutti canditi e della cioccolata calda si mescolava a quello più pungente dell’abete e del muschio. Le tavole venivano apparecchiate con tovaglie ricamate, candelabri in ottone e piatti colmi di dolci tipici: frutta secca, torte speziate, panettone e piccole paste ripiene di marmellata o crema.
I bambini attendevano con trepidazione l’arrivo della Santa Notte, la notte del 24 dicembre, quando tutto sembrava sospeso tra realtà e magia. In molte famiglie si preparavano piccole rappresentazioni o recite natalizie: canzoni, poesie e melodie del periodo risuonavano in ogni stanza, accompagnate da strumenti semplici come campanelle e flauti.
Quando la neve cadeva lenta e silenziosa, tutto diventava quasi irreale. Le case erano immerse in un silenzio sacro, interrotto solo dal ticchettio di un orologio o dallo scoppiettio del camino. La luce delle candele e delle lanterne illuminava le figure addormentate, creando giochi di ombre sulle pareti decorate con ghirlande e rami di pino.
Nella notte di Natale, le famiglie cantavano canti sacri e recitavano preghiere. I bambini si addormentavano con i cuori pieni di sogni, sperando nei doni che avrebbero trovato al risveglio, nascosti tra nastri e fronde d’abete. La magia era palpabile: il mondo sembrava sospeso tra il buio esterno della neve e la calda luce interna della casa, tra il silenzio e le melodie dolci del Natale.
Le feste erano accompagnate da dolci tipici: panettone, biscotti speziati, marzapane modellato in forme di animali o frutti, cioccolata calda speziata con cannella e scorza d’arancia. Le bevande calde e profumate come il vin brulé o le tisane speziate creavano una sensazione di calore che si fondeva con la gioia del ritrovarsi insieme.
Persino l’aria esterna era parte della magia: il crepitio della neve sotto i passi, il soffio del vento tra i rami degli abeti, il bagliore argentato della luna che illuminava le tegole innevate. Tutto faceva sentire la notte sacra come un momento fuori dal tempo, un ponte tra il quotidiano e il mondo dei sogni.
Michele Olivieri
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