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Olga Spessivtseva: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Un’icona romantica del balletto: Spessivtseva era celebre per il suo stile etereo, malinconico e intensamente poetico. Non puntava sulla forza atletica, ma su una espressività quasi spirituale, che la rese unica.

La Giselle “definitiva”: Il suo ruolo più famoso fu Giselle. Molti critici la considerano ancora oggi la Giselle ideale, capace di incarnare perfettamente sia l’innocenza del primo atto sia la dimensione tragica e ultraterrena del secondo.

Formazione rigorosissima a San Pietroburgo: Si formò alla Scuola Imperiale di Balletto, erede della tradizione classica russa più severa. Questa base accademica le permise una tecnica purissima, anche se lei la usava in modo estremamente introspettivo.

Una vita segnata dalla fragilità emotiva: Dietro la grazia sul palco, Olga soffrì per tutta la vita di gravi problemi psicologici. Questa fragilità, però, contribuì anche alla profondità emotiva delle sue interpretazioni.

Dalla gloria all’oblio: Dopo aver danzato nei maggiori teatri europei e con i Ballets Russes, si ritirò dalle scene e trascorse molti anni in modo anonimo negli Stati Uniti. Un destino triste, in forte contrasto con la sua fama leggendaria.

Un aneddoto singolare legato alla sua Giselle: Nel 1932, al Ballet de lOpéra de Paris, Spessivtseva danzò Giselle, il ruolo romantico per eccellenza. La sua interpretazione fu talmente intensa che molti spettatori raccontarono di aver avuto la sensazione che non stesse “recitando” la follia del primo atto… ma vivendola davvero. Durante una recita, nella scena della pazzia, la sua trasformazione fu così realistica che in teatro calò un silenzio quasi inquietante. Alcuni membri del corpo di ballo dissero che nei suoi occhi si vedeva qualcosa di autenticamente doloroso, come se il confine tra personaggio e persona fosse sparito. Quando cadde a terra nella scena finale del primo atto, il pubblico rimase immobile per qualche secondo prima di esplodere in un applauso travolgente. Anni dopo, molti critici collegarono quella potenza drammatica alla sua reale instabilità emotiva: Spessivtseva avrebbe infatti sofferto di gravi crisi depressive che la portarono, poco tempo dopo, a ritirarsi dalle scene e a trascorrere lunghi periodi in cliniche specializzate. Il tragico paradosso è che proprio la sua fragilità personale rese la sua Giselle una delle più leggendarie del Novecento: eterea, vulnerabile, quasi già appartenente al mondo degli spiriti.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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