
Ci sono artisti che attraversano il palcoscenico. E poi ci sono quelli che lo abitano, lasciando un’impronta che resta anche quando il sipario è calato.
Éric Vu-An appartiene senza esitazione a questa seconda, rarissima categoria.
Nel giorno che segna la sua nascita, il 3 gennaio, ricordiamo non soltanto un danzatore straordinario, ma una figura che ha saputo incarnare la danza come linguaggio totale: fisico, intellettuale, emotivo.
Nato a Parigi nel 1964, Éric Vu-An entra giovanissimo all’École de Danse dell’Opéra di Parigi. Il suo talento è evidente fin dall’inizio, ma ciò che colpisce davvero è altro: una presenza magnetica, una qualità interpretativa che va oltre la pura perfezione tecnica. Non danza soltanto i ruoli, li trasforma.
Ancora adolescente, entra nel corpo di ballo dell’Opéra con una deroga eccezionale. È il segnale di un destino già in movimento, di un artista che non seguirà mai percorsi ordinari.
La sua carriera conosce uno degli episodi più emblematici della storia della danza francese quando Maurice Béjart lo proclama danseur étoile. Un riconoscimento potente, simbolico, immediatamente annullato. Ma se il titolo gli viene negato, la statura artistica resta incontestabile.
Quel momento segna una frattura solo apparente: Vu-An sceglie la libertà. Diventa artista ospite nei più grandi teatri internazionali, interpreta i ruoli del repertorio classico con una forza drammatica inedita e costruisce un’identità che sfugge alle etichette.
Éric Vu-An non si è mai accontentato di essere “solo” un danzatore. Ha esplorato il teatro, il cinema, la musica. Ha collaborato con grandi registi, portando nel gesto danzato una profondità narrativa rara.
Come coreografo e direttore artistico, ha poi saputo trasmettere questa visione alle compagnie che ha guidato, in particolare al Ballet Nice Méditerranée, che sotto la sua direzione è diventato un laboratorio vivo tra tradizione classica e sensibilità contemporanea.
Per Vu-An, la danza non era mai esercizio di stile: era racconto, rischio, identità.
Scomparso nel 2024, Éric Vu-An lascia un’eredità che va oltre i ruoli interpretati o le coreografie create.
Lascia un’idea di danza come atto di verità, come spazio in cui l’essere umano si espone senza protezioni.
Nel giorno della sua nascita, il ricordo non è nostalgia. È riconoscimento. È gratitudine. Perché alcuni artisti non smettono di danzare nemmeno quando il corpo tace: continuano a muoversi nella memoria, nell’immaginazione, nella vocazione di chi li ha osservati e, magari, scelto di danzare grazie a loro.
Michele Olivieri
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