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“Rituel: Boulez, Millepied, Stravinsky & Bartók” [RECENSIONE]

La serata Rituel – Boulez & Millepied, Stravinsky e Bartók si configura come un vero e proprio viaggio attraverso il corpo e la musica, in cui ogni gesto coreografico nasce dall’ascolto attento della partitura e ne riflette le complessità interne.

La messinscena, che unisce le coreografie di Benjamin Millepied per L.A. Dance Project alla musica di Pierre Boulez, Igor Stravinsky e Béla Bartók, ha debuttato il 26 marzo 2025 alla Cité de la Musique / Philharmonie de Paris, sotto la direzione musicale di Esa-Pekka Salonen e con l’esecuzione dell’Orchestre de Paris, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di Pierre Boulez.

La prima sezione dello spettacolo è dedicata ben appunto a Boulez, il cui linguaggio musicale frammentato e rigoroso viene tradotto in movimenti dal sapore quasi architettonico. Millepied utilizza linee geometriche e sequenze spezzate, in cui i danzatori si muovono come ingranaggi di un meccanismo invisibile. Gli spostamenti diagonali e le rotazioni improvvise rispecchiano le accelerazioni e le pause della partitura, mentre l’uso dei livelli – corpi abbassati e torsioni improvvise – traduce visivamente le tensioni armoniche e le dissonanze orchestrali. I micro-movimenti delle mani e delle braccia accompagnano flauti e percussioni leggere, mentre i passi più ampi coincidono con gli attacchi orchestrali più incisivi. Millepied sembra comporre con i corpi ciò che Boulez scrive per l’orchestra, creando un rituale dinamico sospeso tra controllo assoluto e apparente spontaneità.

La transizione alla musica di Stravinsky introduce un linguaggio più percussivo e ritmico. Nelle sezioni sacre, i danzatori si muovono con fratture nette e contrazioni muscolari, replicando i contrasti ritmici della partitura. Millepied alterna momenti di massa, dove i corpi si muovono quasi in sincronismo militare, a passi individuali dissonanti, creando un effetto visivo di tensione e instabilità. Nei brani più lirici, come quelli ispirati a Petrushka, emergono linee ondulate, oscillazioni e torsioni leggere che riflettono i giochi di timbro orchestrali. L’interazione tra i danzatori diventa un vero dialogo scenico: un gesto isolato genera reazioni collettive, proprio come un tema musicale che si sviluppa nell’orchestra.

Nei movimenti ispirati a Bartók, Millepied enfatizza il senso di folklore e di energia primordiale. I passi includono salti potenti e piegamenti profondi, mentre sequenze di movimenti ripetuti richiamano i ritmi popolari e la percussività dei pianoforti e delle percussioni. L’alternanza tra linee rette e curve traduce le modulazioni armoniche e le tensioni melodiche: i corpi diventano strumenti che rispondono alle variazioni dinamiche dell’orchestra. Millepied gioca con la densità scenica, alternando momenti di massa compatta a sezioni di isolamento, dove un singolo danzatore rimane al centro a rappresentare un tema solista.

L’intera serata (disponibile in streaming) costruisce corrispondenze sottili tra corpo e suono: Millepied evita la mera illustratività, trasformando la danza in un organismo vivo che reagisce alle sfumature musicali. Ogni spostamento laterale, piegamento o torsione diventa estensione del fraseggio orchestrale, e le pause musicali si traducono in sospensioni dei corpi, creando un senso di sospensione condivisa tra spettatore, orchestra e danzatori. La luce enfatizza queste corrispondenze: fasci stretti accompagnano movimenti minimi, mentre un’illuminazione aperta e diffusa sottolinea le sequenze corali di massa.

Benjamin Millepied, fondatore del L.A. Dance Project, si confronta con l’opera di Pierre Boulez non come semplice interprete, ma come traduttore visivo di una musica estremamente astratta, riuscendo a rendere movimento le linee spezzate, le pause sospese e le densità ritmiche caratteristiche del compositore francese.

L’evento comprende l’esecuzione di Octuor pour instruments à vent di Igor Stravinsky, Musique pour cordes, percussion et célesta di Béla Bartók e Rituel in memoriam Bruno Maderna di Pierre Boulez, coreografato da Millepied, offrendo così un dialogo diretto tra danza contemporanea e grandi compositori del Novecento.

Rituel emerge come un esperimento riuscito di sintesi tra musica contemporanea e danza: Millepied interpreta Boulez, Stravinsky e Bartók non solo con precisione tecnica, ma con profondità poetica, trasformando i danzatori in strumenti visivi che amplificano la complessità delle partiture.

Lo spettatore non assiste soltanto a un’esecuzione musicale, ma a un dialogo vivo in cui ogni gesto corporeo amplifica e rende tangibile ciò che l’orecchio percepisce come astratto.

La combinazione di precisione tecnica, inventiva coreografica e sensibilità musicale rende questo spettacolo un momento memorabile per chi ama la musica e la danza contemporanea, offrendo una lettura nuova e profondamente emozionale dei classici del Novecento.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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