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Storia della danza. Alla riscoperta dei balletti dimenticati. Di Flavia Pappacena

 

DOMINGO 1806 Martinet

Paul et Virginie di Pierre Gardel (Parigi, Opéra, 24 giugno 1806)

 

Paul et Virginie (Paolo e Virginia), è un “ballet pantomime” composto da Pierre Gardel su musica di Rodolphe Kreutzer. Diviso in tre atti e 27 scene, il balletto è ispirato all’omonimo romanzo di Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre, che, pubblicato nel 1787, aveva riscosso grande successo divenendo una delle più riuscite interpretazioni letterarie del mito del “buon selvaggio”. Il balletto, ambientato nelle isole africane Mauritius, ha come protagonisti due ragazzi francesi nati e cresciuti nell’isola. Sia i ragazzi che le madri, a contatto con la semplicità e l’innocenza della popolazione indigena, profondono su coloro con cui entrano in contatto un altruismo caritatevole in grado di contagiare anche gli animi più duri e di annullare tutte le differenze sociali imposte dalla cultura occidentale. Questo aspetto è evidenziato anche nelle danze quali il Bamboula accompagnato da tamtam e triangolo, cui partecipano indistintamente gli indigeni e i ragazzi europei. Secondo le prassi più diffuse nel Settecento e nel primo Ottocento, nella riduzione in balletto la storia di Paolo e Virginia subì alcune modifiche ideate per offrire spettacolarità e gioiosità al balletto. Tra queste, il lieto finale in cui la tragica morte di Virginia in un naufragio si trasforma in un felice salvataggio seguito dalle agognate nozze. Il balletto ebbe numerose riproduzioni tra i cui interpreti ricordiamo un giovane Carlo Blasis nelle vesti del servitore Domingo (vedi la stampa in alto).

TRAMA DEL BALLETTO

La tela si alza su una scena in cui due casette si trovano una di fronte all’altra: una è l’abitazione della madre di Virginia, Madame Delatour, l’altra di Marguerite, mamma di Paolo. Sul fondo, un mare incuneato tra alte rocce circondate da piccole isole «nel genere più pittoresco». Una lunga scena vede i ragazzi occupati in amabili giochi in cui, come due fratelli, si scambiano ingenui e freschi segni di affetto e di gioia. Domingo, il servitore negro, e sua moglie Maria li osservano con compiacimento e a loro volta si scambiano testimonianze di affetto. Nella successione degli eventi appare Zabi, un indigeno malnutrito e maltrattato da un padrone bianco. Zabi si getta ai piedi dei ragazzi chiedendo aiuto per sé e per i suoi figli perché, venduto al Governatore, sarà allontanato dalla sua famiglia. Al contempo, le madri dei ragazzi concordano le nozze dei loro figli, ma la decisione viene bruscamente sospesa a causa dell’arrivo del Governatore che consegna alla madre di Virginia un sacco d’argento e dei bauli spediti da una zia che chiede che la fanciulla la raggiunga in Francia come erede del suo nome e del suo rango. La scelta va fatta tempestivamente perché una nave è in partenza per la Francia. Dolore, smarrimento, incertezze. Ma dove sono i ragazzi? Paolo e Virginia, che nel frattempo avevano soccorso e nutrito il pover’uomo e i suoi figli, vengono attaccati da Dorval, il padrone bianco di Zabi, che minaccia a loro e agli schiavi una severa punizione. I ragazzi vengono arrestati ma poi rilasciati perché riconosciuti. Virginia non si arrende e per soccorrere Zabi arriva ad umiliarsi prostrandosi ai piedi dell’irremovibile Dorval il quale, infine, finisce con il concedere il perdono. Tornata infine a casa, Virginia trova la madre in grande ambascia per l’offerta della zia, che è così vantaggiosa da non poter essere rifiutata. La fanciulla obbedisce e parte immediatamente, sebbene i preparativi delle nozze con Paolo siano già avviati. Tuttavia il destino vuole che Virginia rimanga accanto al suo amico. Appena levata l’ancora, un naufragio rischia di far annegare la fanciulla che è però salvata dal suo innamorato.

La stampa in alto: Figurino disegnato da Adrien Joly per il servitore Domingo. Disegno pubblicato da Aaron Martinet nel 1807 in Petite galerie dramatique ou Recueil de différents costumes d’acteurs des théâtres de la capitale.

Rif. bibl. Per una spiegazione più estesa su Pierre Gardel e sul balletto Paul et Virginie vedi Flavia Pappacena, Storia della danza in Occidente, vol. II, Il Settecento e l’Ottocento, Gremese, Roma, 2015, pagg. 92-96 e 97-98.

Flavia Pappacena

www.giornaledelladanza.com

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