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Graduation Ball (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Quando si pensa ai grandi balletti del Novecento, vengono spontaneamente alla mente titoli caratterizzati da atmosfere fiabesche, passioni tormentate e finali drammatici. Graduation Ball appartiene invece a una categoria molto diversa. È un balletto brillante, ironico e pieno di movimento, costruito attorno a una festa durante la quale giovani ragazze e cadetti si incontrano, si osservano, si corteggiano e finiscono inevitabilmente per combinare qualche guaio. Non ci sono maledizioni da spezzare, regni incantati o tragedie d’amore: al centro ci sono la vivacità della giovinezza, l’imbarazzo dei primi approcci, il piacere della danza e una buona dose di comicità. Proprio questa atmosfera leggera rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell’opera. Graduation Ball riesce infatti a dimostrare che il balletto classico può raccontare una storia divertente senza rinunciare né alla raffinatezza della tecnica né alla spettacolarità della grande danza. La vicenda è semplice, ma i personaggi sono così ben caratterizzati e le situazioni così teatrali da trasformare una normale festa scolastica in una vera e propria commedia danzata. L’autore di questo originale lavoro è David Lichine, ballerino e coreografo di origine russa appartenente alla generazione di artisti formatasi nella grande tradizione dei Ballets Russes. La sua carriera si sviluppò soprattutto tra Europa, ...

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Jerome-Robbins

I grandi coreografi nella storia della danza: Jerome Robbins

Jerome Robbins appartiene a quella categoria di artisti che hanno saputo unire la nobiltà del balletto classico alla vitalità del mondo contemporaneo, creando una danza capace di parlare con immediatezza all’animo umano. La sua arte nasce dall’incontro tra disciplina e libertà, tra precisione formale e spontaneità, dando vita a un linguaggio coreografico in cui il gesto quotidiano può trasformarsi in poesia e il movimento più semplice può rivelare una profonda verità emotiva. Nelle sue creazioni il danzatore non è mai soltanto un corpo virtuoso, ma una presenza viva, con una personalità, un carattere e una storia da raccontare. Robbins possiede una straordinaria capacità di osservare l’essere umano e di trasferire sulla scena la naturalezza dei rapporti, delle emozioni e dei conflitti. La sua danza nasce spesso dalla realtà, dai piccoli gesti della vita, dagli incontri tra persone diverse, per elevarsi poi attraverso la musica e la composizione coreografica a una dimensione universale. La grandezza del suo stile risiede nell’equilibrio tra eleganza e autenticità. La tecnica classica rimane una base solida, ma viene arricchita da una sensibilità moderna che accoglie il ritmo della città, l’energia dei giovani, la forza della comunicazione teatrale. Nei suoi balletti il virtuosismo non è mai fine ...

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Carla Fracci e Giselle: l’identificazione perfetta

Esistono grandi ballerine che interpretano un ruolo e, più raramente, artiste che finiscono per incarnarlo fino a diventarne il riferimento storico. Carla Fracci appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria. Se la sua carriera è stata straordinariamente vasta – comprendendo i grandi titoli del repertorio classico, neoclassico e contemporaneo – è in Giselle che la ballerina milanese ha raggiunto una forma di identificazione artistica pressoché assoluta, tanto da essere universalmente riconosciuta come la Giselle del Novecento. Il balletto di Adolphe Adam, su libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli, rappresenta probabilmente la più alta espressione del Romanticismo coreutico. La sua protagonista attraversa una trasformazione drammatica senza eguali: giovane contadina ingenua e innamorata nel primo atto, spirito ultraterreno e incarnazione del perdono nel secondo. È un percorso che richiede non soltanto una tecnica impeccabile, ma anche una profondissima maturità interpretativa. Carla Fracci seppe fondere entrambe le dimensioni con una naturalezza che pochi artisti hanno mai raggiunto. Diplomatasi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 1954, Carla Fracci si impose rapidamente come una delle maggiori promesse della danza italiana. Fu proprio il repertorio romantico a rivelare pienamente la sua personalità artistica. Negli anni Sessanta la sua ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Antony Tudor

Antony Tudor occupa un posto singolare nella storia della danza per aver saputo trasformare il balletto in un luogo di introspezione, dove il movimento diventa rivelazione dell’animo umano. La sua arte si distingue per una profondità psicologica rara, per una sensibilità capace di cogliere le sfumature più nascoste dei sentimenti e per una ricerca espressiva che supera la semplice armonia delle forme. Nei suoi balletti il gesto non è mai decorativo: ogni passo, ogni pausa, ogni relazione tra i corpi possiede un significato emotivo e contribuisce a delineare un universo interiore complesso. La grandezza di Tudor risiede nella capacità di unire la purezza della tecnica classica a una visione profondamente moderna della danza. Pur radicandosi nella tradizione del balletto, egli ne amplia le possibilità comunicative, portando sulla scena personaggi autentici, attraversati da fragilità, desideri e conflitti. La danza diventa così uno strumento per esplorare la condizione umana, con una sensibilità vicina al teatro e alla psicologia, ma sempre affidata alla forza evocativa del corpo in movimento. La sua coreografia possiede un’eleganza discreta, lontana dall’effetto spettacolare fine a sé stesso. Tudor predilige la precisione del dettaglio, la verità del gesto e la costruzione di atmosfere dense di significato. Nei suoi lavori ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Leonid Lavrovskij

Nella storia del balletto del Novecento esistono figure che hanno trasformato la tecnica e altre che hanno cambiato il modo stesso di concepire il teatro. Leonid Michajlovič Lavrovskij appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. La sua arte non cercava l’effetto virtuosistico fine a sé stesso, ma la forza della narrazione, la profondità psicologica dei personaggi e la capacità della danza di diventare autentico linguaggio drammatico. Con lui il balletto smette di essere soltanto una raffinata successione di passi e diventa un racconto vissuto, dove ogni gesto possiede un significato e ogni movimento contribuisce a costruire l’emozione della scena. Lavrovskij concepiva il coreografo come un regista della danza. Ogni dettaglio della costruzione scenica era studiato per dare coerenza al racconto: la disposizione dei danzatori, il rapporto con la musica, la gestualità, la pantomima e persino i silenzi scenici si fondevano in una scrittura coreografica di straordinaria eleganza. Nulla appariva decorativo o casuale. Ogni elemento aveva il compito di accompagnare lo spettatore all’interno delle passioni, dei conflitti e delle fragilità umane. La sua cifra artistica trovò la più alta espressione nell’incontro con la musica di Sergej Prokof’ev. Il suo Romeo e Giulietta rappresentò una svolta epocale nella storia del balletto, dimostrando ...

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Addio a Dulce Wohner, pioniera del balletto cubano

Con la scomparsa di Dulce Wohner, poi conosciuta come Dulce Anaya, il mondo della danza perde una delle protagoniste della generazione che contribuì alla nascita e all’affermazione della scuola cubana di balletto. Nata a L’Avana il 26 dicembre 1931 e scomparsa a Jacksonville il 13 luglio 2026, ha dedicato l’intera vita all’arte coreutica, distinguendosi sia come interprete sia come apprezzata insegnante, lasciando un’eredità destinata a vivere attraverso i suoi allievi e la storia del balletto internazionale. La sua carriera attraversò alcuni dei momenti più importanti della danza del Novecento: dagli esordi accanto ad Alicia, Fernando e Alberto Alonso alla consacrazione nei maggiori teatri europei, fino alla lunga attività didattica negli Stati Uniti, dove formò nuove generazioni di danzatori. Nata come Dulce Wohner Ventayol nei pressi dell’Avana, era figlia di un pianista di origine austriaca stabilitosi a Cuba e di un’insegnante cubana. L’ambiente familiare favorì sin dall’infanzia la sua inclinazione artistica e la indirizzò verso lo studio della danza classica. La sua formazione ebbe inizio presso la prestigiosa Sociedad Pro-Arte Musical, la più importante istituzione cubana dedicata alla diffusione della cultura musicale e coreutica prima della rivoluzione. Qui studiò inizialmente sotto la guida del maestro bulgaro Georges Milenoff, figura fondamentale nella ...

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Arte e destino di Vaslav Nijinsky: l’istante dell’eternità

Nella storia della danza esistono figure che appartengono pienamente al loro tempo e altre che sembrano provenire da una regione più rara dell’esperienza artistica, dove il talento si mescola al mistero e alla fragilità. Tra queste ultime si colloca Vaslav Nijinsky, una delle presenze più enigmatiche e folgoranti del balletto del Novecento, un interprete che trasformò il movimento in un linguaggio quasi metafisico e la scena in un luogo di rivelazione. Nato il 12 marzo 1889 a Kiev, Nijinsky crebbe all’interno di una famiglia di danzatori itineranti. Il teatro fu per lui un ambiente naturale prima ancora che una scelta. Il bambino fragile e silenzioso mostrò presto una sensibilità fuori dal comune, accompagnata da una disciplina fisica straordinaria. Quando entrò alla Scuola Imperiale di Balletto a San Pietroburgo, gli insegnanti compresero quasi immediatamente di trovarsi davanti a qualcosa di eccezionale. Non si trattava soltanto di una tecnica impeccabile, ma di una qualità scenica difficilmente definibile: Nijinsky sembrava abitare la danza con una concentrazione assoluta, come se ogni gesto fosse parte di un rito antico. I contemporanei rimasero soprattutto colpiti dalla sua capacità nel salto. Molti raccontarono di aver avuto l’impressione che il suo corpo sfidasse la gravità, che il tempo ...

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