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La danza: forma di protesta socio-culturale pacifica e rivoluzionaria

“L’ingiustizia commessa in un luogo qualsiasi del mondo è una minaccia per la giustizia in tutto il mondo”. Così diceva Martin Luther King Jr., pastore protestante, politico e attivista statunitense, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Queste parole suonano sempre più vere di fronte alle ingiustizie esacerbate dalla pandemia e dai recenti eventi di razzismo sistemico che stanno sconvolgendo il mondo. La danza come protesta ha una lunga storia, sul palco e fuori. Durante l’era buia dello schiavismo americano, il cakewalk veniva ballato dagli africani ridotti in schiavitù per intrattenere i bianchi. Tuttavia i ‘padroni’ non si rendevano conto quei passi di danza espressi in impettite passeggiate costituivano una sottile parodia dei manierismi, un modo per scimmiottare l’aristocrazia europea. Schernire la pomposità di massa era un modo valido e sicuro per protestare e sfidare l’autorità. La protesta attraverso la danza ha stimolato la creazione di opere di eccezionale impatto sociale e culturale come Strange Fruit, riflessione straziante sul linciaggio ideata da Pearl Eileen Primus, ballerina, coreografa e antropologa statunitense, allieva di Martha Graham, Charles Weidman, Ismay Andrews e Asadata Dafora. Oppure Run Sister Run, ideata da Cleo Parker Robinson, danzatrice e coreografa americana, fondatrice e direttrice creativa ...

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Teatro alla Scala: i ballerini protestano con una foto

Teatro alla Scala

In queste ore di grande sconforto in seguito alle disposizioni del DPCM del 25 ottobre 2020 tutti i comparti della cultura stanno levando la loro voce per esprimere il dissenso verso la decisione del Governo di chiudere i teatri. C’è chi ha scelto di scendere in piazza per protestare e chi ha deciso di farlo in modi diversi, come i ballerini del Teatro alla Scala di Milano, che hanno espresso il loro rammarico di non poter più andare in scena attraverso una foto che in poche ore è stata diffusa su tutti i profili social dei tersicorei scaligeri. Nell’immagine, diffusa in rete con la frase “ci avete già messo da parte”,  i danzatori indossano la mascherina e una maglia nera, con su scritto “make it possible”: un appello accorato per far sì che la loro arte sia appunto “resa possibile” in quello che può essere considerato il tempio della Danza. Nel pomeriggio anche Roberto Bolle ha lanciato un appello sui social: Nel rispetto delle esigenze sanitarie che restano prioritarie, mi unisco alla voce di coloro che chiedono di non sottovalutare il danno che la chiusura di teatri e cinema, realtà che avevano magnificamente interpretato le norme di sicurezza con risultati eccezionali, ...

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Sosteniamo l’arte e la cultura: 500 bauli in Piazza Duomo a Milano

Cinquecento bauli schierati in piazza Duomo a Milano per denunciare silenziosamente la crisi in cui versa il mondo dello spettacolo dallo scoppio della pandemia. Poco più in là uno striscione con scritto “Un unico settore, un unico futuro” e accanto alle tipiche casse contenenti tutta la strumentazione necessaria all’allestimento degli spettacoli dal vivo – oggi vuote in segno di protesta -, ci sono migliaia di operatori del settore (artisti, organizzatori di eventi, facchini e tecnici) vestiti di nero, in rappresentanza dei 570mila lavoratori del mondo dello spettacolo a rischio.  E tra i primi a diffondere sui social l’impressionante schieramento dei bauli prima dell’inizio della manifestazione “Bauli in piazza” iniziata alle 17:00 c’è anche Saturnino Celani, noto musicista e imprenditore italiano. L’intento è quello di chiedere al Governo nuove regole che rendano sostenibili, anche a livello economico, la ripartenza di eventi, spettacoli e fiere. Niente rumore, solo gli applausi di incoraggiamento che sono gli stessi che questi lavoratori sperano di tornare presto a sentire durante gli spettacoli dal vivo. Redazione www.giornaledelladanza.com

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I molteplici benefici sociali della danza

Siamo ormai tutti consapevoli dei benefici personali apportati dalla danza in termini di creatività, pensiero critico, disciplina, salute mentale e del corpo, tuttavia è altrettanto importante conoscere i modi in cui la danza influisce sulla comunità, trasformandola in una società felice e sana. Come le altre forme d’arte, anche la danza è portatrice di un messaggio di grande ispirazione, essa dimostra come sia possibile affrontare un dolore e affrontare una malattia senza scoraggiarsi. Danzatori disabili hanno dimostrato di poter superare i limiti legati alle disabilità fisiche, provando che niente può fermare un essere umano determinato che si spinge oltre le sue difficoltà. Questi messaggi positivi incoraggiano e rafforzano non solo il singolo, ma l’intera comunità cui appartiene, la elevano e la rendono migliore. Per moltissimi di noi, la sala di danza è un posto in cui possiamo sfuggire ai problemi quotidiani legati al lavoro, alla scuola o a questioni familiari. Per tutta la durata della lezione, infatti, distogliamo la mente dagli eventi stressanti e ci ricarichiamo di energia fisica e mentale. Inevitabilmente trasmettiamo tale effetto positivo a tutti coloro che ci circondano, contribuendo, spesso inconsapevolmente, a migliorare anche la loro salute emotiva e psichica, creando un effetto positivo a cascata ...

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Alla riscoperta di balletti dimenticati. Di Flavia Pappacena

  Le Violon du diable di Arthur Saint-Léon (1849)   La stampa qui riportata focalizza uno dei momenti salienti del balletto di Arthur Saint-Léon (1815-1870) Le Violon du diable, andato in scena all’Opéra di Parigi il 19 gennaio 1849 con musica di Cesare Pugni. Si tratta della scena della seduzione (fascination) in cui un violinista (Saint-Léon), aiutato dal Demonio nei panni del medico Matheus (Giovanni Coralli), ammalia con la sua musica Hélène (Fanny Cerrito), figlia del conte di Vardeck, che non si interessa a lui in quanto socialmente inferiore. La scena in questione si svolge nell’albergo di un piccolo villaggio bretone in cui sono alloggiati vari personaggi tra cui, oltre al violinista, a Hélène e Matheus/Demonio, il monaco benedettino Anselmo. Innamoratasi del giovane per il potere demoniaco del violino, la fanciulla fugge con lui, ma poi cessa di amarlo quando il violino perde il suo potere per una vendetta del Demonio. A questo punto interviene il Monaco che, vinto il maligno con il potere della croce, dona al giovane un altro violino, ma questa volta benedetto, con cui la giovane ritrova l’amore. Tuttavia rimane ancora un ostacolo alle nozze dei giovani: la resistenza del conte fermamente ancorato alla prassi dell’omogamia ...

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Storia della danza. Alla riscoperta di balletti dimenticati di Flavia Pappacena

  Il “Balletto delle suore” in Robert le diable (1831)   È opinione comune che La Sylphide di Filippo Taglioni (Opéra 1832), primo balletto romantico francese, abbia un precedente nel “Balletto delle suore” che andò in scena all’Opéra nel 1831 all’interno (atto III, scena VI) dell’opera Robert le diable di Giacomo Meyerbeer (libretto di Eugène Scribe e Germain Delavigne). Il “Balletto delle suore” è infatti definito il primo caso di ballet blanc della storia del balletto francese. Ma cos’è questo “Balletto delle suore”? Quale è l’identità di queste monache? Il “Ballet des nonnes damnées” (Balletto delle suore dannate) – titolo originale – non è propriamente un balletto, ma un breve intermezzo integrato nella trama dell’opera in cui suore dannate, invocate dal Demonio, escono dai loro sepolcri situati nel chiostro del convento di Santa Rosalia a Palermo per indurre Robert a profanare la tomba della Santa e rubare un ramoscello magico stretto tra le mani della statua. Si tratta di un soggetto nel gusto del romanzo gotico allora di tendenza (si pensi a Frankenstein di Mary Shelley e a The Vampire di John William Polidori), che si cibava di spettri, tombe, chiostri abbandonati, sinistre atmosfere lunari. E l’elemento inquietante era l’abito ...

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Geografie Immateriali al Festival di Danza Urbana di Bologna 2014

Giunge alla sua XVIII edizione il Festival di Danza Urbana, appuntamento storico sostenuto dal Comune di Bologna, in partnership con Fondo Ambiente Italiano Delegazione di Bologna (FAI), Masdanza, Studio RP e in collaborazione con Museo d’Arte Moderna di Bologna (MAMbo), Museo del Patrimonio Industriale, Biblioteca Salaborsa, Mousikè, Camera a Sud, Festival Città Cento Scale e Arti per la rinascita e la trasformazione urbana (Artu). Il Festival quest’anno è dedicato all’analisi delle cosiddette geografie immateriali, ossia quelle relazioni che si instaurano tra territorio e persona, tra geografia tangibile e immateriale, analisi realizzata attraverso l’esplorazione della città di Bologna per mezzo di performance eseguite da nove compagnie di danza provenienti da vari Paesi del mondo come Italia, Spagna, Israele e Corea del sud. Protagonisti del Festival sono quindi la città, la danza, i danzatori, ma anche i cittadini che insieme contribuiranno a dare una nuova interpretazione del paesaggio urbano. Inaugurato il 5 settembre scorso con l’analisi del rapporto tra identità e paesaggio da parte del geografo Franco Farinelli, Professore di Geografia all’Università di Bologna, della paesaggista e ricercatrice in Architettura del paesaggio all’Università di Roma Tre, Annalisa Metta e attraverso le performance del visual artist Alessandro Carboni e dell’attore Leonardo Delogu, il ...

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MilanoFlamencoFestival 2014: viaggio nella forza, nell’animo e nella seduzione della cultura gitano-andalusa

Giunto alla VII edizione, anche quest’anno il MilanoFlamencoFestival infiammerà l’estate milanese con spettacoli e iniziative didattiche interamente dedicate all’appassionato e affascinante mondo del Flamenco, un universo ricco di storia e di tradizioni, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Come nelle scorse edizioni, l’evento è ideato e promosso da Punto Flamenco, associazione culturale che si occupa di organizzare e coordinare attività e manifestazioni artistiche, volte alla divulgazione della cultura del Flamenco. MilanoFlamencoFestival, dedicato quest’anno alla memoria di Paco de Lucía, uno dei più grandi chitarristi di Flamenco esistiti, si terrà dal 27 giugno al 6 luglio 2014 e si articolerà in numerose proposte e attività, che si svolgeranno in differenti locations. Si comincia il 27 e 28 giugno presso l’Instituto Cervantes di Milano con il laboratorio Flamenco en aula, progetto pedagogico-culturale ideato e proposto da Silvia Marin, ballerina e coreografa della Compagnia El flamenco vive. Il laboratorio, in collaborazione con la Fondazione Antonio Gades, si propone la diffusione della conoscenza del Flamenco all’interno della Scuola, come strumento di comunicazione, di espressione di emozioni, di collaborazione interculturale e apprendimento interdisciplinare. Si prosegue il 29 giugno con lo spettacolo di Flamenco Dedicado, rappresentazione della forza della cultura gitana, proposto da Punto Flamenco Ensemble ...

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