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Tag Archives: Danza – umiltà.

Oltre l’apparenza: sette cose che non sono danza (e sette che lo sono davvero)

Negli ultimi anni, il confine tra ciò che è esibizionismo e ciò che è artistico è diventato incredibilmente sottile. Spesso si confonde la performance con l’arte, l’acrobazia con l’espressione, l’individualismo con l’autonomia e la consapevolezza. Ma la danza, quella vera, è tutta un’altra faccenda. Vi proponiamo un viaggio in quattordici punti per esplorare l’universo coreutico per come è davvero. Sette cose che non sono danza. L’esibizionismo vuoto Muovere il corpo allo scopo di catturare l’attenzione altrui, cercando l’approvazione, non è danza. È spettacolarizzazione di sé. Il movimento serve a dire ‘guardami’ e l’arte svanisce. Il culto dell’Ego Pensare di essere il centro della coreografia, superiori ai compagni o immuni alle correzioni. L’ego smisurato irrigidisce il corpo e chiude la mente, trasforma il palcoscenico in un piedistallo sterile. Virtuosismi senza anima Eseguire dieci pirouette o sollevare la gamba a 180 gradi dimostra un’eccellente dote atletica, ma se dietro il gesto non c’è un’intenzione, un sentimento o una storia, resta un esercizio ginnico. Come abbiamo già dichiarato, la tecnica è il mezzo, non il fine. Il confronto tossico Criticare i compagni per sentirsi migliori. La sala danza non è un’arena; chi vive il confronto in modo distruttivo non sta danzando, sta gareggiando. ...

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Oltre il riflesso nello specchio: la danza come modo di essere

Di recente la danza viene spesso vista e considerata attraverso la lente deformante dei social media: sequenze frenetiche di passi, coreografie virali da quindici secondi finalizzate a catturare like. In questo triste scenario, il corpo rischia di diventare un oggetto da esibire e la danza mero strumento dell’ego. Ma la vera danza, quella che attraversa la storia dell’umanità fin dai suoi albori, non ha niente a che fare con l’esibizionismo. Al contrario, è un atto di umiltà. L’esibizionismo si nutre del giudizio esterno, ha bisogno di un pubblico da impressionare e di un primato da affermare. La danza, invece, nasce da una necessità interiore. Non lascia spazio al pensiero calcolatore perché la mente è interamente occupata a percepire il corpo, il movimento e le emozioni. Ballare non significa mostrare quanto si è bravi, ma scoprire quanto si è sinceri. Nel movimento autentico cadono le maschere sociali che indossiamo ogni giorno. La danza diventa una zona franca in cui l’ansia da prestazione lascia il posto alla meraviglia della presenza vera. Dal punto di vista psicologico, infatti, la danza agisce come catalizzatore emotivo, permette di incanalare e metabolizzare rabbia, tristezza, ansia e altre emozioni negative attraverso il gesto fisico. Eseguire un passo ...

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La danza è un gioco di attesa, concede l’opportunità di sfruttare l’ego per diventare danzatori migliori

Generalmente, più un danzatore diventa forte, più rischia di cadere nella trappola dell’ego inteso nella sua accezione negativa, ossia la tendenza ad ammirarsi eccessivamente, sminuendo il valore degli altri. Spesso però, la velocità di espansione dell’ego supera la crescita effettiva nella danza e il danzatore può diventare una presenza tossica. La realtà è che i ballerini sono persone condizionate dalla dipendenza da lodi e approvazione. Sono addestrati a nutrirsi di insicurezze facilmente sfruttate dall’ego. Questo è evidente anche nelle situazioni più banali: ogni volta che viene affisso il foglio con i risultati di un casting o di un concorso, o quando il Maestro assegna i ruoli negli spettacoli o gratifica un compagno di danza. È nel sangue di tutti coloro che abbracciano le arti dello spettacolo voler essere al centro dell’attenzione. Ma la danza è un gioco di attesa e una sfida con se stessi. Si deve continuare a migliorare nonostante le battute d’arresto e i problemi quotidiani che si incontrano dentro e fuori la sala. Non si tratta di rifiutare le emozioni ‘oscure’, non saremmo umani se non provassimo a volte frustrazione o gelosia per un compagno più talentuoso. È importante accettare e affrontare i nostri dualismi e scoprire ...

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L’umiltà, la chiave del successo nella danza e nella vita

In un articolo precedente abbiamo precisato che la danza è disciplina. Eppure c’è un’altra caratteristica connaturata nell’arte in generale e in quella della danza in particolare, l’umiltà. L’umiltà non è altro che l’intelligenza di capire fin dove si può arrivare, senza sottovalutare o sopravvalutare le proprie capacità. E’ consapevolezza dei propri limiti e soprattutto coscienza di sé, ed è necessaria per capire chi siamo, come ballerini e come individui. Roberto Bolle ha più volte dichiarato che la dote più importante di un danzatore è proprio l’umiltà che aiuta a rimanere con i piedi per terra. Andrè De la Roche sostiene che la danza educa lo spirito, insegna rispetto, umanità e consapevolezza di essere solo uno in mezzo a milioni di persone. In un’intervista rilasciata al New York Times, Polina Semionova, étoile di American Ballet Theatre ha parlato del suo arduo e accidentato percorso di studi al Bolshoi Ballet, che ha preceduto il suo ingresso nell’olimpo della danza. Si è definita un’allieva non pessima ma nemmeno eccezionale, una ballerina che ha dovuto lavorare sodo per emergere e che, anziché cedere allo scoraggiamento o a uno spirito eccessivamente competitivo, ha mantenuto la convinzione che con impegno e lucidità si ottiene ciò che ...

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Le grandi lezioni di vita che impariamo dalla danza

Danzare insegna molto più che eseguire uno chassè, migliorare la flessibilità e aumentare la forza fisica. Le qualità che derivano dall’essere un danzatore, infatti, non restano circoscritte alla sala danza o al palcoscenico, ma si trasformano in potenzialità che impregnano la nostra intera esistenza. Ecco alcune delle numerose lezioni di vita che la danza ci regala. Determinazione. Nessuno viene al mondo sapendo come eseguire un plié o un kick ball change, o come mantenere un perfetto epaulement. Ci si arriva attraverso la pratica, si prova una volta e il passo non viene, si riprova e si migliora, e finalmente, ci si riesce. Da questo i danzatori imparano a non arrendersi al primo insuccesso o alla prima difficoltà, a perseguire con costanza gli obiettivi che si propongono, nello studio, nel lavoro e nella vita. Imparano soprattutto ad affrontare le difficoltà con la consapevolezza di aver sviluppato la forza necessaria per rialzarsi, sempre e comunque. Precisione. L’esecuzione più precisa possibile del passo, la disciplina necessaria a realizzarlo e il sano perfezionismo che si sviluppa, incrementano la consapevolezza delle nostre risorse fisiche e mentali che  si traslano ben oltre la sala di danza. Lavoro di squadra. Come abbiamo sottolineato numerose volte, la danza ...

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