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“Codice Carla”, oltre il mito [RECENSIONE]

Con Codice Carla, Daniele Luchetti affronta Carla Fracci senza cercare scorciatoie celebrative. È una scelta importante, perché raccontare oggi una figura come la sua significa misurarsi con un’immagine pubblica già potentissima, sedimentata negli anni attraverso il teatro, la televisione, il cinema e una quantità sterminata di fotografie. Fracci è stata a lungo qualcosa di più di una grande ballerina: è diventata un volto riconoscibile della cultura italiana. Il merito principale del documentario è quindi non dare per scontato il mito, ma provare a guardarlo da una distanza diversa. Luchetti non costruisce una biografia tradizionale. Non procede semplicemente dall’infanzia alla formazione, dai primi successi alla consacrazione internazionale, ma utilizza la memoria, le immagini d’archivio e le testimonianze per restituire una personalità artistica complessa. La Fracci che emerge non è soltanto l’interprete impeccabile associata alla leggerezza e all’eleganza, ma una professionista consapevole della durezza del proprio mestiere, del sacrificio necessario per raggiungere quella naturalezza che sul palcoscenico sembrava quasi priva di sforzo. A raccontarla sono Roberto Bolle, Alessandra Ferri, Eleonora Abbagnato, Carolyn Carlson, Marina Abramović, Chiara Bersani, Jeremy Irons ed Enrico Rava, insieme al marito Beppe Menegatti, al figlio Francesco Menegatti e alle testimonianze di Luisa Graziadei, Vittoria Regina, Gaia Straccamore e ...

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Su Rai5 il documentario dedicato a Carla Fracci

Ci sono artisti che appartengono al proprio tempo e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per appartenere a un’idea stessa di arte. Carla Fracci è una di queste figure. Il suo nome non evoca soltanto la grande danza italiana, il palcoscenico della Scala, i teatri internazionali o le pagine più prestigiose della storia del balletto. Evoca un modo di stare sulla scena, una forma di rigore, una capacità quasi misteriosa di trasformare il movimento in racconto. È proprio da questa dimensione che prende avvio Codice Carla, il documentario in onda giovedì 20 agosto alle ore 16:56 su Rai5, all’interno dello spazio DOCUMENTI/DANZA. Un ritratto che, attraverso immagini d’archivio, interviste e testimonianze, prova a entrare non soltanto nella biografia dell’étoile, ma nella grammatica segreta della sua arte: quel particolare “codice” fatto di disciplina, sensibilità, tecnica, sacrificio e presenza scenica che ha contribuito a trasformare Carla Fracci in un’icona. Raccontare Carla Fracci significa infatti affrontare una domanda più difficile di quella, apparentemente semplice, di come si costruisca una grande ballerina. Significa chiedersi che cosa accade quando il corpo smette di essere soltanto uno strumento tecnico e diventa un linguaggio. Quando un gesto, una postura, un equilibrio o una pausa riescono a comunicare ...

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Carla Fracci e Giselle: l’identificazione perfetta

Esistono grandi ballerine che interpretano un ruolo e, più raramente, artiste che finiscono per incarnarlo fino a diventarne il riferimento storico. Carla Fracci appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria. Se la sua carriera è stata straordinariamente vasta – comprendendo i grandi titoli del repertorio classico, neoclassico e contemporaneo – è in Giselle che la ballerina milanese ha raggiunto una forma di identificazione artistica pressoché assoluta, tanto da essere universalmente riconosciuta come la Giselle del Novecento. Il balletto di Adolphe Adam, su libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli, rappresenta probabilmente la più alta espressione del Romanticismo coreutico. La sua protagonista attraversa una trasformazione drammatica senza eguali: giovane contadina ingenua e innamorata nel primo atto, spirito ultraterreno e incarnazione del perdono nel secondo. È un percorso che richiede non soltanto una tecnica impeccabile, ma anche una profondissima maturità interpretativa. Carla Fracci seppe fondere entrambe le dimensioni con una naturalezza che pochi artisti hanno mai raggiunto. Diplomatasi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 1954, Carla Fracci si impose rapidamente come una delle maggiori promesse della danza italiana. Fu proprio il repertorio romantico a rivelare pienamente la sua personalità artistica. Negli anni Sessanta la sua ...

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Rudolf Nureyev scrisse il suo testamento artistico con “La Bayadère”

Fu l’ultima grande impresa creativa della sua vita, il coronamento di un percorso artistico straordinario e, al tempo stesso, un commovente congedo dalle scene. Quando ne completò la coreografia per il Balletto dell’Opéra di Parigi nel 1992, Nureyev era ormai gravemente malato, ma la sua inesauribile energia creativa e il suo perfezionismo lo spinsero a lavorare fino all’ultimo, consegnando alla storia una delle più imponenti e raffinate riletture del capolavoro di Marius Petipa. Il rapporto di Nureyev con La Bayadère affondava le sue radici molto lontano nel tempo. Già nel 1963, pochi anni dopo la sua clamorosa fuga dall’Unione Sovietica, aveva allestito una versione della sola scena de Il Regno delle Ombre, considerata da sempre uno dei vertici assoluti del balletto classico. Quel celebre quadro, con la sua interminabile discesa delle trentadue Ombre lungo la rampa, incarnava per Nureyev l’essenza stessa dell’accademismo: purezza della linea, assoluto controllo del movimento, musicalità e spiritualità fuse in una visione quasi metafisica della danza. Per quasi trent’anni il desiderio di affrontare l’intero balletto rimase vivo. L’occasione arrivò con il Balletto dell’Opéra di Parigi, compagnia della quale era stato direttore della danza dal 1983 al 1989 e che aveva profondamente trasformato, imponendo una nuova concezione ...

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Alessandra Ferri conquista Vienna: il Wiener Staatsballett cresce anche nei numeri

Non è soltanto una vittoria artistica. Per Alessandra Ferri, il primo anno alla guida del Wiener Staatsballett si sta rivelando anche un successo misurabile nei risultati economici e nella risposta del pubblico, un aspetto che nel mondo della danza, oggi più che mai, rappresenta un indicatore fondamentale della solidità di un progetto culturale. Secondo quanto riportato dal quotidiano austriaco Der Standard, la stagione appena conclusa ha fatto registrare risultati di assoluto rilievo. Gli spettacoli ospitati alla Wiener Staatsoper hanno raggiunto il tutto esaurito, con un tasso di occupazione del 100%, mentre le rappresentazioni alla Volksoper hanno toccato circa il 94% dei posti disponibili. Complessivamente il Wiener Staatsballett ha accolto circa 150.000 spettatori, superando gli otto milioni di euro di incassi. Numeri che raccontano molto più di un semplice successo al botteghino. Rivelano infatti la capacità di Ferri di conquistare un pubblico tradizionalmente molto esigente come quello viennese, da sempre abituato a confrontarsi con alcune delle istituzioni musicali e coreutiche più prestigiose al mondo. Quando, nel 2025, l’étoile italiana fu chiamata a succedere a Martin Schläpfer, l’incarico venne accolto con grande interesse ma anche con inevitabili interrogativi. Ferri rappresentava una delle ballerine più amate della storia recente del balletto internazionale, ma ...

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Buon compleanno a Massimo Murru, maître del Teatro alla Scala

Il compleanno di Massimo Murru è l’occasione per celebrare uno dei più grandi interpreti della danza italiana, un artista che ha saputo trasformare il talento, la disciplina e la sensibilità in una carriera di assoluto prestigio, lasciando un segno indelebile nella storia del balletto. Nato in Sardegna, Murru si avvicina alla danza fin da bambino. La passione e le doti naturali lo conducono presto alla Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, una delle istituzioni più prestigiose al mondo per la formazione dei danzatori. Qui affronta un percorso rigoroso, fatto di studio quotidiano, sacrificio e dedizione, che ne forgia la tecnica e la personalità artistica. Conclusi gli studi, entra nel Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, dove il suo talento emerge rapidamente. Grazie a una presenza scenica intensa, a un’eleganza naturale e a una rara profondità interpretativa, conquista ruoli sempre più importanti nel grande repertorio classico e contemporaneo. La sua crescita artistica è costante. Nel corso degli anni interpreta alcuni dei personaggi più celebri della danza, distinguendosi in balletti come Giselle, Il lago dei cigni, La Bella Addormentata, Romeo e Giulietta, Don Chisciotte e Onegin, dimostrando una straordinaria capacità di coniugare virtuosismo tecnico ed espressività. Il ...

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Piazza Duomo a Lecce accoglie ‘La Gioia di Danzare’

Per la prima volta nella sua storia, venerdì 24 luglio, Piazza Duomo a Lecce si trasforma in un grande teatro a cielo aperto per accogliere La Gioia di Danzare, il gala ideato e interpretato da Nicoletta Manni, Étoile del Teatro alla Scala, e Timofej Andrijashenko, Primo Ballerino del Teatro alla Scala. Un appuntamento speciale che assume un significato ancora più profondo perché si svolge nella terra di Nicoletta Manni, étoile salentina nata a Galatina, che torna nella sua Puglia per condividere con il pubblico uno spettacolo capace di unire eccellenza artistica, emozione e senso di appartenenza. Nella straordinaria cornice barocca di Piazza Duomo, uno dei luoghi più iconici del Paese, il pubblico assisterà a un viaggio attraverso i grandi capolavori del repertorio classico e le creazioni della danza contemporanea, interpretati da alcuni dei migliori artisti del Teatro alla Scala e non solo. Insieme a Manni e Andrijashenko si esibiranno Darius Gramada del Teatro alla Scala, e i solisti scaligeri Agnese Di Clemente, Mattia Semperboni, Maria Celeste Losa, Christian Fagetti e Camilla Cerulli, protagonisti di una compagnia che riunisce alcune delle più brillanti eccellenze della danza italiana. A rendere ancora più unica questa serata saranno tre ospiti d’eccezione che condividono con ...

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Hugo Marchand protagonista al “New York City Center”

Quando un grande interprete sale sul palcoscenico, il pubblico non assiste soltanto a uno spettacolo: entra in contatto con una storia fatta di disciplina, emozione e ricerca artistica. È questa la dimensione che accompagna Hugo Marchand, étoile dell’Opéra di Parigi, protagonista di una nuova avventura internazionale al New York City Center. Il suo debutto nella prestigiosa istituzione americana rappresenta molto più di una semplice tournée. È l’incontro tra due grandi tradizioni culturali che condividono la stessa convinzione: la danza è un linguaggio capace di superare confini geografici, differenze linguistiche e barriere culturali. Secondo il programma annunciato dal New York City Center, Hugo Marchand sarà protagonista di quattro rappresentazioni, dal 23 al 26 luglio 2026. In scena presenterà un gala da lui ideato e interpretato, con artisti del Balletto dell’Opéra di Parigi e del Béjart Ballet Lausanne. Il programma include, tra gli altri: Boléro di Maurice Béjart (con Hugo Marchand nel ruolo principale); il passo a due da Le Parc di Angelin Preljocaj, con Dorothée Gilbert; Sonatine di George Balanchine; Trois gnossiennes di Hans van Manen; L’esprit du Bleu di Carolyn Carlson. Negli ultimi anni Marchand si è imposto come uno degli interpreti più raffinati della scena internazionale. La sua tecnica ...

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Cast e programma di Roberto Bolle and Friends a Verona

Si rinnova l’appuntamento all’Arena di Verona con Roberto Bolle and Friends, format che dal 2000 porta la danza al grande pubblico, in coproduzione con ARTEDANZAsrl. Per un’unica imperdibile data, martedì 21 luglio, l’immenso palcoscenico sotto le stelle accoglierà undici tra i più prestigiosi ballerini solisti del mondo, fra debutti e attesi ritorni. Ben dieci, quest’anno, guidati naturalmente dall’ideatore e principale interprete, Roberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala di Milano e ambasciatore internazionale del balletto in tutte le sue forme. “L’Arena di Verona non è solo un palcoscenico, è un tempio dell’arte a cielo aperto– afferma Roberto Bolle -. Per la data del 21 luglio ho voluto costruire un viaggio artistico che unisce la tradizione classica alla modernità, insieme a partner di livello internazionale. Il nostro obiettivo è sempre lo stesso, ma ogni volta rinnovato: portare la grande danza a tutti, rompere gli schemi e regalare una serata all’insegna della bellezza in una delle cornici più importanti del mondo”. Con lui, dal Teatro alla Scala, l’étoile Nicoletta Manni e il primo ballerino Timofej Andrijashenko. Dall’Opéra National de Paris, l’étoile Sae Eun Park, e i solisti Lorenzo Lelli e Shale Wagman, al debutto così come Riho Sakamoto, prima ballerina del Dutch ...

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Tra tulle e spirito: i costumisti dell’età romantica

Nel chiarore lattiginoso dei teatri ottocenteschi, quando il gas disegnava ombre tremule sulle quinte dipinte, il balletto romantico prendeva forma non solo nei corpi eterei delle ballerine, ma anche nelle mani sapienti di coloro che ne vestivano i sogni: i costumisti. Figure spesso dimenticate, eppure decisive, essi furono gli artefici silenziosi di un’estetica che ancora oggi abita l’immaginario collettivo. Il balletto romantico nasceva da un desiderio di evasione: silfidi, wilis, spiriti e creature ultraterrene popolavano le scene. Per rendere credibile questa sospensione del reale, il costume divenne linguaggio. I costumisti compresero presto che non si trattava più di imitare la moda contemporanea, come avveniva nei secoli precedenti, ma di evocare l’invisibile. Così nacque il tutù romantico: una nuvola di tulle leggero, lungo fino a metà polpaccio, capace di dissolvere i contorni del corpo e suggerire un’esistenza fatta d’aria. Dietro questa apparente semplicità si celava un lavoro complesso. I tessuti dovevano reagire alla luce, vibrare al minimo movimento, amplificare la danza senza appesantirla. Le tinture, spesso realizzate a mano, ricercavano tonalità diafane: bianchi lattiginosi, azzurri polverosi, verdi acquatici. Il costume non doveva dominare la scena, ma fondersi con essa, diventare un prolungamento dell’atmosfera. I grandi costumisti dell’epoca — spesso collaboratori stretti ...

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