
Il volume Balet. Istorija velikogo iskusstva v odnoj knige (in italiano: Balletto. Storia di una grande arte in un solo libro) si presenta come un’opera di sintesi ambiziosa, pensata per offrire in un unico percorso narrativo una visione completa e accessibile della storia del balletto. Pubblicato dalla casa editrice Eksmo, una delle più importanti realtà editoriali russe nel campo della divulgazione culturale, il libro è scritto in lingua russa ed è concepito per un pubblico ampio: non solo studiosi o appassionati di danza, ma anche lettori curiosi che desiderano avvicinarsi a questa forma d’arte.
L’opera conta circa 200-250 pagine (a seconda dell’edizione), è uscita negli anni recenti – indicativamente nel primo ventennio del XXI secolo – e si inserisce in una collana che mira a raccontare grandi fenomeni artistici “in un solo libro”, con un taglio chiaro ma non superficiale. Gli autori, specialisti nell’ambito della storia della danza e della cultura teatrale, adottano un approccio narrativo che intreccia rigore storico e fluidità espositiva.
Ciò che colpisce fin dalle prime pagine è la volontà di raccontare il balletto come un organismo vivo, in continua trasformazione, piuttosto che come una sequenza rigida di eventi. La narrazione prende avvio dalle corti rinascimentali italiane e francesi, dove la danza non era ancora uno spettacolo autonomo ma una pratica sociale profondamente legata al potere e alla rappresentazione simbolica dell’ordine aristocratico.
In questo contesto, il corpo diventa uno strumento di comunicazione codificata, capace di esprimere rango, armonia e controllo. Con il passaggio alla Francia del XVII secolo, e in particolare sotto il regno di Luigi XIV, il balletto conosce una svolta decisiva: nasce una vera e propria istituzionalizzazione della danza, con la fondazione di accademie e la definizione di un linguaggio tecnico preciso.
Il libro segue con attenzione questo processo di trasformazione, mostrando come il balletto si emancipi progressivamente dalla dimensione cortigiana per diventare arte scenica autonoma. Nel Settecento, grazie a figure come Jean-Georges Noverre, si afferma l’idea di una danza capace di raccontare storie, di esprimere emozioni e di costruire una narrazione coerente senza bisogno della parola. Questo passaggio segna l’inizio di una nuova fase, in cui il balletto non è più semplice ornamento, ma linguaggio espressivo completo.
L’Ottocento rappresenta il cuore emotivo e poetico del racconto. È il secolo del balletto romantico, in cui la scena si popola di figure eteree, spiriti, creature soprannaturali e amori impossibili. Opere come Giselle o La Sylphide diventano emblematiche di un’estetica che esalta la leggerezza e l’illusione.
Il testo descrive con sensibilità come la tecnica delle punte, oggi simbolo stesso del balletto, sia nata proprio per rafforzare questa impressione di sospensione e immaterialità, trasformando il corpo della ballerina in qualcosa di quasi irreale. Un’ampia parte del volume è dedicata allo sviluppo del balletto in Russia, che emerge come uno dei centri più importanti di questa arte.
Inizialmente influenzata dalle tradizioni europee, la scuola russa riesce nel tempo a elaborare un proprio stile, portando il balletto classico a livelli di perfezione tecnica e spettacolare senza precedenti. Il racconto culmina nei grandi capolavori dell’Ottocento, legati a figure come Marius Petipa e Pëtr Il’ič Čajkovskij.
Opere come Il lago dei cigni, La bella addormentata e Lo Schiaccianoci vengono presentate non solo come spettacoli celebri, ma come esempi di una perfetta integrazione tra musica, coreografia e scenografia. Nel passaggio al Novecento, il libro mette in luce una fase di profonda trasformazione.
L’arte del balletto, pur radicata nella tradizione, si apre a nuove influenze e sperimentazioni. Centrale in questo processo è l’esperienza dei Ballets Russes, guidati da Sergej Diaghilev, che rivoluzionano il modo di concepire lo spettacolo. La collaborazione con artisti provenienti da diversi ambiti – musica, pittura, scenografia – porta alla nascita di un linguaggio innovativo e interdisciplinare. Figure come Vaslav Nijinsky e George Balanchine incarnano questa svolta, segnando il passaggio verso una danza più moderna, libera e sperimentale.
Accanto alla dimensione storica e artistica, il libro dedica spazio anche alla realtà concreta della vita dei danzatori. Viene descritto il rigore della formazione, la disciplina quotidiana, le difficoltà fisiche e psicologiche che accompagnano questa carriera. Il balletto emerge così non solo come forma di bellezza, ma anche come pratica estremamente esigente, in cui la ricerca della perfezione implica sacrificio e dedizione assoluta.
Nel suo insieme, l’opera riesce a coniugare sintesi e profondità, offrendo una narrazione fluida che attraversa secoli di storia senza risultare frammentaria. Il lettore viene accompagnato in un viaggio che non è soltanto cronologico, ma anche culturale ed emotivo.
Il balletto appare come un linguaggio universale, capace di riflettere le trasformazioni della società e dell’arte, mantenendo al tempo stesso una forte continuità con le proprie radici. Questo libro, dunque, non è semplicemente una guida o un manuale, ma una vera e propria introduzione ragionata a una delle arti più affascinanti e complesse della tradizione occidentale, capace di parlare ancora oggi con forza e attualità.
Michele Olivieri
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