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Rudolf Nureyev scrisse il suo testamento artistico con “La Bayadère”

Fu l’ultima grande impresa creativa della sua vita, il coronamento di un percorso artistico straordinario e, al tempo stesso, un commovente congedo dalle scene. Quando ne completò la coreografia per il Balletto dell’Opéra di Parigi nel 1992, Nureyev era ormai gravemente malato, ma la sua inesauribile energia creativa e il suo perfezionismo lo spinsero a lavorare fino all’ultimo, consegnando alla storia una delle più imponenti e raffinate riletture del capolavoro di Marius Petipa. Il rapporto di Nureyev con La Bayadère affondava le sue radici molto lontano nel tempo. Già nel 1963, pochi anni dopo la sua clamorosa fuga dall’Unione Sovietica, aveva allestito una versione della sola scena de Il Regno delle Ombre, considerata da sempre uno dei vertici assoluti del balletto classico. Quel celebre quadro, con la sua interminabile discesa delle trentadue Ombre lungo la rampa, incarnava per Nureyev l’essenza stessa dell’accademismo: purezza della linea, assoluto controllo del movimento, musicalità e spiritualità fuse in una visione quasi metafisica della danza. Per quasi trent’anni il desiderio di affrontare l’intero balletto rimase vivo. L’occasione arrivò con il Balletto dell’Opéra di Parigi, compagnia della quale era stato direttore della danza dal 1983 al 1989 e che aveva profondamente trasformato, imponendo una nuova concezione ...

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La “prima ballerina professionista” attestata dalle fonti storiche

Nel panorama della storia della danza, il nome di Mademoiselle de Lafontaine occupa un posto fondamentale: nel 1681, a Parigi, divenne la prima ballerina professionista di cui si abbia documentazione storica, inaugurando una nuova epoca per il balletto europeo. La sua apparizione sulle scene dell’Académie Royale de Danse, istituita da Luigi XIV, rappresentò un momento di svolta: per la prima volta una donna veniva riconosciuta pubblicamente come interprete principale di un’arte fino ad allora strettamente legata agli ambienti di corte. Prima della sua affermazione, infatti, la presenza femminile nei balletti era fortemente limitata. Nelle rappresentazioni ufficiali i ruoli delle donne venivano spesso affidati a giovani danzatori uomini, poiché alle attrici e ballerine era vietato esibirsi pubblicamente. Le poche figure femminili ammesse alla danza occupavano generalmente posizioni secondarie, lontane dal prestigio riservato ai protagonisti maschili. Formata secondo la tradizione dell’aristocrazia dell’epoca attraverso l’insegnamento dei maestri di corte, Lafontaine seppe trasformare la tecnica appresa in uno stile personale, elegante e ricco di grazia. La sua danza, descritta dalle cronache come armoniosa e raffinata, univa precisione dei movimenti ed espressività, conquistando il pubblico parigino e facendole guadagnare l’appellativo di Regina della danza. La sua carriera contribuì anche all’evoluzione dell’immagine della ballerina sul palcoscenico. ...

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Il bandeaux: l’acconciatura simbolo del balletto ottocentesco

L’acconciatura a bandeaux rappresentò uno degli elementi più distintivi dell’estetica delle ballerine dell’Ottocento, contribuendo a definire un’immagine di grazia, disciplina e armonia che andava ben oltre il semplice aspetto decorativo. Il termine francese bandeaux indica le ciocche di capelli accuratamente lisciate ai lati del volto, separate da una scriminatura centrale e fatte aderire alle tempie con estrema precisione. Dietro la nuca, i capelli venivano raccolti in uno chignon compatto, spesso fissato con forcine, nastri o sottili retine. Questa pettinatura rispondeva sia a esigenze pratiche sia a precisi canoni estetici. Durante gli spettacoli era fondamentale mantenere il volto completamente libero, evitando che i capelli interferissero con i movimenti o alterassero la pulizia delle linee del corpo. Allo stesso tempo, il bandeaux conferiva al viso un senso di equilibrio e di compostezza, enfatizzando l’espressività dello sguardo e la purezza del profilo, qualità particolarmente apprezzate nel balletto romantico. L’affermazione di questa acconciatura coincise con il periodo d’oro del balletto romantico, quando figure come le celebri étoile dei principali teatri europei contribuirono a diffondere un ideale femminile etereo e raffinato. Le immagini conservate nei dipinti, nelle incisioni e nelle prime fotografie testimoniano come il bandeaux fosse ormai parte integrante dell’identità visiva della ballerina, insieme ...

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Fairytale Ballets: quando le fiabe danzano in alta definizione

Il balletto classico ha sempre trovato nelle fiabe una delle sue fonti d’ispirazione più inesauribili. Principesse addormentate, fanciulle trasformate dalla magia, cigni incantati e bambole che prendono vita hanno attraversato oltre un secolo di storia della danza, conquistando generazioni di spettatori. Oggi questo patrimonio torna protagonista grazie al cofanetto Fairytale Ballets pubblicato da Opus Arte, una raccolta che offre l’occasione di riscoprire alcuni dei titoli più rappresentativi del repertorio del Royal Ballet. L’interesse di questa pubblicazione non risiede soltanto nella qualità tecnica delle registrazioni, realizzate con immagini in alta definizione e una ripresa capace di valorizzare ogni dettaglio della coreografia. Il vero valore del cofanetto è la possibilità di osservare come il linguaggio del balletto continui a parlare al pubblico contemporaneo senza rinunciare alla propria identità. Ogni titolo racconta una diversa sfaccettatura del mondo delle fiabe. La bella addormentata rappresenta il trionfo dell’eleganza accademica, con la sua struttura monumentale e il celebre vocabolario coreografico derivato dalla tradizione di Marius Petipa. Cenerentola, nella raffinata versione di Frederick Ashton, unisce poesia, ironia e teatralità, dimostrando come una storia universalmente conosciuta possa acquisire nuova profondità attraverso il movimento. Coppélia introduce invece un tono brillante e leggero, giocando sul confine tra realtà e fantasia, ...

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Il cosiddetto tutù Degas: tra arte, scena e immaginario del balletto

L’espressione tutù Degas è una definizione comunemente utilizzata per descrivere il costume da balletto immortalato dal pittore francese Edgar Degas nelle sue celebri opere dedicate alle ballerine. Più che un capo specifico, rappresenta un’icona visiva che racchiude l’estetica del balletto nella seconda metà dell’Ottocento, unendo realtà teatrale e interpretazione artistica. A differenza del tutù classico rigido, sviluppatosi pienamente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il cosiddetto tutù Degas era caratterizzato da una gonna morbida composta da numerosi strati di tulle leggero, generalmente lunga fino al ginocchio o appena sotto. Il tessuto, privo della rigidità che contraddistingue i modelli moderni, seguiva con naturalezza i movimenti della danzatrice, creando un effetto di leggerezza che Degas seppe tradurre magistralmente nelle sue tele e nei suoi pastelli. Questa foggia rifletteva l’evoluzione del costume teatrale iniziata con il balletto romantico. Le gonne, progressivamente accorciate rispetto agli abiti di scena del primo Ottocento, permettevano una maggiore libertà di movimento e rendevano più visibile il lavoro tecnico delle gambe e dei piedi. Il pubblico poteva così apprezzare con maggiore chiarezza la precisione dell’esecuzione, mentre la silhouette della ballerina acquistava un equilibrio tra eleganza e funzionalità. Nelle opere di Degas, il costume assume però ...

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Analisi coreografica e stilistica del Don Chisciotte di Nureyev

Il Don Chisciotte di Rudolf Nureyev rappresenta una delle più compiute sintesi tra il rispetto della grande tradizione accademica e una concezione moderna della drammaturgia coreografica. Lontano dall’essere una semplice ripresa del celebre balletto ottocentesco concepito da Marius Petipa su musica di Ludwig Minkus, la versione di Nureyev si configura come una vera e propria rifondazione interpretativa del capolavoro, capace di esaltarne tanto la brillantezza virtuosistica quanto la profondità teatrale. La recente ripresa al Teatro alla Scala ha confermato, ancora una volta, la straordinaria vitalità di una produzione che continua a rappresentare uno dei vertici del repertorio classico internazionale. L’approccio coreografico di Nureyev si fonda su un principio fondamentale: il balletto classico non è una successione di variazioni virtuosistiche, ma un organismo drammatico in cui ogni passo, ogni gesto e ogni costruzione spaziale partecipano alla definizione del racconto. In questa prospettiva, Don Chisciotte perde qualsiasi carattere puramente decorativo per assumere una dimensione teatrale estremamente articolata, nella quale il virtuosismo diventa linguaggio espressivo e non semplice esibizione tecnica. Ciò che distingue immediatamente la scrittura coreografica di Nureyev è la densità del movimento. Le sequenze si sviluppano secondo una continuità quasi ininterrotta, evitando qualsiasi staticità compositiva. I tempi morti vengono eliminati attraverso ...

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Addio a Dulce Wohner, pioniera del balletto cubano

Con la scomparsa di Dulce Wohner, poi conosciuta come Dulce Anaya, il mondo della danza perde una delle protagoniste della generazione che contribuì alla nascita e all’affermazione della scuola cubana di balletto. Nata a L’Avana il 26 dicembre 1931 e scomparsa a Jacksonville il 13 luglio 2026, ha dedicato l’intera vita all’arte coreutica, distinguendosi sia come interprete sia come apprezzata insegnante, lasciando un’eredità destinata a vivere attraverso i suoi allievi e la storia del balletto internazionale. La sua carriera attraversò alcuni dei momenti più importanti della danza del Novecento: dagli esordi accanto ad Alicia, Fernando e Alberto Alonso alla consacrazione nei maggiori teatri europei, fino alla lunga attività didattica negli Stati Uniti, dove formò nuove generazioni di danzatori. Nata come Dulce Wohner Ventayol nei pressi dell’Avana, era figlia di un pianista di origine austriaca stabilitosi a Cuba e di un’insegnante cubana. L’ambiente familiare favorì sin dall’infanzia la sua inclinazione artistica e la indirizzò verso lo studio della danza classica. La sua formazione ebbe inizio presso la prestigiosa Sociedad Pro-Arte Musical, la più importante istituzione cubana dedicata alla diffusione della cultura musicale e coreutica prima della rivoluzione. Qui studiò inizialmente sotto la guida del maestro bulgaro Georges Milenoff, figura fondamentale nella ...

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Balletto: storia di una grande arte in un solo libro

Il volume Balet. Istorija velikogo iskusstva v odnoj knige (in italiano: Balletto. Storia di una grande arte in un solo libro) si presenta come un’opera di sintesi ambiziosa, pensata per offrire in un unico percorso narrativo una visione completa e accessibile della storia del balletto. Pubblicato dalla casa editrice Eksmo, una delle più importanti realtà editoriali russe nel campo della divulgazione culturale, il libro è scritto in lingua russa ed è concepito per un pubblico ampio: non solo studiosi o appassionati di danza, ma anche lettori curiosi che desiderano avvicinarsi a questa forma d’arte. L’opera conta circa 200-250 pagine (a seconda dell’edizione), è uscita negli anni recenti – indicativamente nel primo ventennio del XXI secolo – e si inserisce in una collana che mira a raccontare grandi fenomeni artistici “in un solo libro”, con un taglio chiaro ma non superficiale. Gli autori, specialisti nell’ambito della storia della danza e della cultura teatrale, adottano un approccio narrativo che intreccia rigore storico e fluidità espositiva. Ciò che colpisce fin dalle prime pagine è la volontà di raccontare il balletto come un organismo vivo, in continua trasformazione, piuttosto che come una sequenza rigida di eventi. La narrazione prende avvio dalle corti rinascimentali italiane ...

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Le indimenticabili interpretazioni di Natal’ja Makarova

Natal’ja Romanovna Makarova, nata a Leningrado nel 1940, è una delle figure più luminose della storia del balletto. Con la sua tecnica cristallina, una presenza scenica magnetica e un’arte interpretativa capace di fondere perfezione e poesia, Makarova ha lasciato un’impronta indelebile nei teatri di tutto il mondo. Fuggita dall’Unione Sovietica nel 1970 per abbracciare la libertà artistica, divenne un punto di riferimento assoluto per il repertorio classico e romantico, grazie a interpretazioni entrate nella leggenda. Di seguito, un viaggio nelle sue più grandi e indimenticabili interpretazioni. Odette/Odile – Il Lago dei Cigni Tra i ruoli che più hanno consacrato Makarova spicca senza dubbio la doppia interpretazione di Odette e Odile.
 La sua Odette era pura liricità: linee morbide, port de bras di una fluidità quasi liquida, sguardo timido e dolente. Odile, al contrario, era una creatura affilata, elegante e magnetica, costruita con una precisione tecnica impeccabile ma soprattutto con un carisma drammatico capace di incantare platee intere. Makarova riusciva a rendere il contrasto tra i due personaggi con una naturalezza sorprendente, quasi scolpendo due identità completamente distinte. Giselle – Giselle La sua Giselle è considerata da molti critici una delle più commoventi del XX secolo. 
Nel primo atto incarnava una ...

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Lo Schiaccianoci: un universo di fantasiosi libri da scoprire

Quando si pensa a Lo Schiaccianoci, la mente corre subito alla musica di Čajkovskij, ai tutù svolazzanti e alla magia dell’inverno. Ma al di là del teatro, questo balletto iconico ha generato un vero e proprio filone editoriale che attraversa generazioni e fasce d’età, trasformando una favola in un patrimonio di libri straordinariamente variegato. Il fascino di Lo Schiaccianoci non si limita alla danza: la storia del giovane Clara, il magico Schiaccianoci e la lotta contro il Re dei Topi offre un terreno fertile per raccontare sogni, musica, coreografie e tradizione. Da qui nasce un fenomeno editoriale unico, che spazia tra: Libri illustrati e adattamenti per bambini, che trasformano il balletto in racconto accessibile; Guide artistiche e saggistiche, che esplorano musiche, costumi e coreografie; Memoir e testimonianze di ballerini, che raccontano l’esperienza vissuta sul palco; Versioni interattive e board-book, per i più piccoli, con illustrazioni ispirate alle scenografie dei grandi teatri. Il balletto, quindi, diventa un ponte tra narrazione, cultura e pratica artistica, offrendo a ogni lettore una prospettiva diversa. Tra i titoli più interessanti emergono: “A Child’s Introduction to the Nutcracker” di Heather Alexander: un libro illustrato che introduce bambini e ragazzi alla storia, ai costumi e alla coreografia, ...

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