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Il cosiddetto tutù Degas: tra arte, scena e immaginario del balletto

L’espressione tutù Degas è una definizione comunemente utilizzata per descrivere il costume da balletto immortalato dal pittore francese Edgar Degas nelle sue celebri opere dedicate alle ballerine.

Più che un capo specifico, rappresenta un’icona visiva che racchiude l’estetica del balletto nella seconda metà dell’Ottocento, unendo realtà teatrale e interpretazione artistica.

A differenza del tutù classico rigido, sviluppatosi pienamente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il cosiddetto tutù Degas era caratterizzato da una gonna morbida composta da numerosi strati di tulle leggero, generalmente lunga fino al ginocchio o appena sotto.

Il tessuto, privo della rigidità che contraddistingue i modelli moderni, seguiva con naturalezza i movimenti della danzatrice, creando un effetto di leggerezza che Degas seppe tradurre magistralmente nelle sue tele e nei suoi pastelli.

Questa foggia rifletteva l’evoluzione del costume teatrale iniziata con il balletto romantico.

Le gonne, progressivamente accorciate rispetto agli abiti di scena del primo Ottocento, permettevano una maggiore libertà di movimento e rendevano più visibile il lavoro tecnico delle gambe e dei piedi.

Il pubblico poteva così apprezzare con maggiore chiarezza la precisione dell’esecuzione, mentre la silhouette della ballerina acquistava un equilibrio tra eleganza e funzionalità.

Nelle opere di Degas, il costume assume però anche un significato diverso. L’artista non era interessato soltanto alla rappresentazione dello spettacolo, ma osservava le ballerine durante le prove, nei momenti di attesa e dietro le quinte.

Il tutù diventa quindi parte della quotidianità della vita teatrale: un abito da lavoro oltre che da scena, capace di raccontare la disciplina, la fatica e la ripetizione che precedono la perfezione della performance.

Dal punto di vista cromatico, i dipinti mostrano una sorprendente varietà di tonalità.

Accanto al tradizionale bianco compaiono sfumature crema, rosa cipria, verde pallido, azzurro e giallo tenue, colori che riflettono la sensibilità impressionista dell’artista più che la fedeltà assoluta ai costumi originali.

La luce filtra attraverso gli strati di tulle, conferendo ai tessuti una qualità quasi impalpabile e accentuando l’impressione di movimento.

Oggi il cosiddetto tutù Degas continua a esercitare un forte fascino nel mondo della danza, della moda e del costume teatrale.

È spesso reinterpretato in spettacoli, servizi fotografici e collezioni ispirate all’estetica ottocentesca, mantenendo quella morbidezza e quella poesia visiva che lo distinguono dal tutù classico contemporaneo.

La sua fortuna dimostra come l’arte possa influenzare la percezione di un oggetto storico, trasformando un costume di scena in un simbolo culturale riconoscibile ben oltre il teatro.

Più che un semplice indumento, il tutù Degas rappresenta l’incontro tra pittura e danza: un’immagine che continua a evocare la delicatezza del movimento, la ricerca della perfezione tecnica e il fascino senza tempo del balletto ottocentesco.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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