
Il Balletto del Teatro alla Scala diretto da Frédéric Olivieri inaugura il ritorno in palcoscenico dopo la pausa estiva con uno dei massimi capolavori della storia della danza: Giselle, titolo imprescindibile del repertorio romantico che dall’1 al 23 ottobre torna a vivere sul palcoscenico scaligero in una delle produzioni più rappresentative della tradizione classica internazionale.
L’allestimento, che sarà inoltre oggetto di una registrazione realizzata da Rai Cultura, consentirà di documentare e diffondere una delle pagine più significative del patrimonio coreutico custodito dal Teatro alla Scala, contribuendo alla valorizzazione di un’opera che da oltre un secolo e mezzo continua a rappresentare il paradigma del balletto romantico.
Assente dalla programmazione milanese dal 2022, ma accolta con grande entusiasmo dal pubblico internazionale durante la tournée del Corpo di Ballo a Shanghai nel 2024, Giselle ritorna nella storica coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot, proposta nella celebre ripresa di Yvette Chauviré, interprete leggendaria e custode della più autentica tradizione dell’École française.
La sua versione rappresenta uno dei più autorevoli punti di riferimento nella trasmissione dello stile romantico, capace di preservarne la purezza formale, l’equilibrio drammatico e quella particolare qualità poetica che continua a renderla un modello interpretativo per generazioni di ballerini.
Presentato all’Opéra di Parigi il 28 giugno 1841, su musica di Adolphe Adam e libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli, Giselle segna uno dei momenti culminanti della stagione romantica europea.
Nato in un’epoca in cui il balletto stava ridefinendo profondamente il proprio linguaggio espressivo, il capolavoro sintetizza perfettamente gli ideali estetici del Romanticismo: il dialogo costante tra realtà e dimensione ultraterrena, la centralità dell’interiorità, il fascino del soprannaturale e la forza salvifica dell’amore che sopravvive alla morte.
È proprio con Giselle che la figura della ballerina romantica raggiunge la sua piena consacrazione, trasformandosi nell’emblema di una danza eterea, sospesa, apparentemente priva di peso, resa possibile dall’evoluzione della tecnica sulle punte e da un nuovo ideale di leggerezza scenica.
L’opera nasce inoltre in un momento decisivo della storia del balletto europeo, quando Parigi rappresentava il principale centro di elaborazione del linguaggio coreografico ottocentesco.
Alla raffinata costruzione drammaturgica del libretto si unisce la partitura di Adolphe Adam, considerata una delle prime grandi composizioni sinfoniche pensate specificamente per il balletto narrativo, nella quale motivi musicali ricorrenti accompagnano lo sviluppo psicologico dei personaggi, anticipando una concezione moderna del rapporto tra musica e azione scenica.
La vicenda racconta una delicata storia di amore, inganno, follia e perdono. Dalla luminosa atmosfera delle feste contadine del primo atto, dominata dalla gioia della vendemmia e dall’ingenuità della giovane protagonista, si passa al paesaggio notturno del secondo atto, abitato dalle Willi, spiriti di giovani donne morte prima delle nozze che, secondo un’antica leggenda dell’Europa centrale raccolta da Heinrich Heine e rielaborata da Théophile Gautier, condannano gli uomini incontrati durante la notte a danzare fino alla morte.
In questo passaggio dalla dimensione terrena a quella soprannaturale risiede uno degli elementi più innovativi e suggestivi dell’opera: il contrasto tra la vitalità della vita quotidiana e il silenzioso regno degli spiriti costruisce un equilibrio drammatico che continua ancora oggi a emozionare il pubblico per la sua straordinaria intensità teatrale.
Più di ogni altro balletto romantico, Giselle richiede ai suoi interpreti una rara sintesi fra eccellenza tecnica e profondità espressiva. Il ruolo della protagonista rappresenta infatti una delle prove più complesse dell’intero repertorio classico: nel primo atto la ballerina è chiamata a restituire la spontaneità e la fragilità di una giovane contadina innamorata, fino alla celebre scena della follia, autentico banco di prova interpretativo; nel secondo atto, invece, il personaggio si trasfigura in una creatura quasi incorporea, imponendo un controllo assoluto del movimento e una qualità di danza sospesa che costituisce l’essenza stessa dello stile romantico.
Il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala ripropone questa pagina fondamentale della storia della danza nella preziosa versione tramandata da Yvette Chauviré, figura simbolo della scuola francese e tra le più grandi ballerine del Novecento.
La sua interpretazione ha contribuito in maniera determinante a preservare l’eleganza stilistica, la purezza accademica e la raffinata costruzione drammaturgica dell’opera, trasmettendo alle generazioni successive una lettura fedele allo spirito originario del capolavoro.
La storia di Giselle alla Scala affonda le proprie radici nel secondo dopoguerra e si intreccia con l’evoluzione artistica del Balletto scaligero, che ha fatto di questo titolo uno dei cardini della propria identità.
Nel corso dei decenni il balletto è stato affidato ad alcune delle più grandi étoiles della scena internazionale e della compagnia milanese, divenendo uno dei principali strumenti attraverso i quali si è tramandata la tradizione interpretativa del repertorio romantico.
Ogni nuova ripresa rappresenta così non soltanto il ritorno di un grande classico, ma anche il rinnovarsi di una memoria artistica condivisa che lega maestri, interpreti e pubblico attraverso una continuità lunga oltre settant’anni.
A rendere ancora più preziosa questa produzione contribuisce lo storico allestimento scenografico e costumistico firmato da Aleksandr Benois, tra i protagonisti dei Ballets Russes di Sergej Djagilev e figura centrale della rivoluzione scenografica del Novecento.
Le sue scene, ispirate alla pittura romantica e caratterizzate da una straordinaria ricchezza atmosferica, sono ormai parte integrante dell’identità visiva dello spettacolo.
Attraverso una sapiente combinazione di prospettive, colori e suggestioni paesaggistiche, Benois restituisce l’universo poetico di Giselle, contribuendo a fare di questo allestimento uno dei più longevi e riconoscibili della tradizione scaligera.
Nel tempo Giselle è divenuto uno dei titoli simbolo del repertorio del Teatro alla Scala, protagonista di numerose tournée internazionali che hanno portato il prestigio del Balletto scaligero nei maggiori teatri del mondo.
Ogni ripresa rinnova il dialogo fra la grande tradizione ottocentesca e la sensibilità contemporanea, dimostrando come i grandi classici continuino a parlare al pubblico di oggi attraverso temi universali quali l’amore, il sacrificio, il perdono e la forza della memoria.
La registrazione realizzata da Rai Cultura contribuirà infine a conservare e diffondere questa importante testimonianza artistica, offrendo a un pubblico ancora più ampio la possibilità di conoscere una delle produzioni storiche più amate del Teatro alla Scala e uno dei vertici assoluti del patrimonio coreutico internazionale.
In questo modo la rappresentazione non si esaurirà nell’evento teatrale, ma entrerà a far parte di quel processo di documentazione e trasmissione della memoria dello spettacolo dal vivo che costituisce oggi uno degli strumenti fondamentali per la tutela e la valorizzazione della grande tradizione del balletto.
Michele Olivieri
Foto di Brescia-Amisano
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