
Tra i grandi balletti italiani dell’Ottocento, Excelsior occupa un posto singolare. È un’opera spettacolare, visionaria e fortemente legata allo spirito della Belle Époque, capace di trasformare il palcoscenico in una celebrazione del progresso, della scienza, dell’elettricità e delle nuove invenzioni.
Presentato per la prima volta a Milano nel 1881, Excelsior nacque in un’epoca affascinata dalle conquiste della tecnica. Treni, navi a vapore, telegrafo, elettricità e nuovi mezzi di comunicazione stavano modificando rapidamente la vita quotidiana.
Il balletto portò questa fiducia nel futuro direttamente sulla scena, trasformandola in una grandiosa allegoria danzata.
La sua importanza non risiede soltanto nella storia del balletto italiano. Excelsior è anche una straordinaria testimonianza dell’immaginario europeo di fine Ottocento, quando il progresso tecnologico sembrava promettere all’umanità un futuro luminoso e quasi illimitato.
Excelsior debuttò al Teatro alla Scala di Milano l’11 gennaio 1881.
La coreografia era di Luigi Manzotti, mentre la musica fu composta da Romualdo Marenco. Il libretto, anch’esso attribuito a Manzotti, costruiva una grande allegoria nella quale il progresso e la civiltà si opponevano all’oscurantismo e alla violenza. Il successo fu immediato.
Lo spettacolo apparteneva a una forma di teatro spettacolare nella quale danza, pantomima, musica, scenografia e macchine teatrali collaboravano alla costruzione di un’enorme rappresentazione visiva.
Excelsior non era dunque un balletto concepito esclusivamente per mostrare la tecnica dei ballerini. Era un vero spettacolo totale. La sua ambizione era quella di rappresentare sulla scena le meraviglie del mondo moderno.
Il titolo Excelsior deriva dal latino e può essere interpretato come “sempre più in alto”, “più elevato”.
Il termine esprime perfettamente l’idea centrale dell’opera: l’umanità deve procedere verso una condizione di maggiore conoscenza, libertà e progresso. È un titolo programmatico, quasi un motto.
L’intero balletto è costruito infatti attorno alla contrapposizione tra due forze: da una parte l’oscurità dell’ignoranza e dell’oppressione, dall’altra la luce della conoscenza e della modernità. La parola Excelsior diventa così il simbolo di un’umanità che guarda al futuro con fiducia.
A differenza dei grandi balletti romantici, Excelsior non presenta soltanto personaggi individuali. Alcune figure sono infatti personificazioni di concetti universali.
La Luce
È una delle figure centrali dell’opera. Rappresenta la conoscenza, la civiltà, la ragione e il progresso. La sua presenza è contrapposta alle forze oscure che cercano di mantenere l’umanità in uno stato di ignoranza e subordinazione. È una figura allegorica più che una persona nel senso tradizionale.
L’Oscurantismo
È l’antagonista simbolico della Luce. Rappresenta l’ignoranza, la superstizione, la tirannia e tutto ciò che ostacola il progresso umano.
Il conflitto tra Luce e Oscurantismo costituisce l’ossatura ideologica del balletto.
Il Genio
Il Genio incarna l’intelligenza creatrice dell’uomo e la capacità di trasformare le conoscenze scientifiche in invenzioni capaci di migliorare la vita. Attraverso questa figura il balletto celebra il talento umano e la forza dell’ingegno.
Accanto ai protagonisti allegorici compaiono numerose figure ispirate alla storia e alla modernità.
Il balletto non segue quindi una vicenda individuale come La Sylphide o Giselle. Costruisce piuttosto una successione di quadri nei quali l’umanità intera diventa protagonista.
Raccontare la trama di Excelsior significa soprattutto seguire il lungo conflitto tra il progresso e le forze che cercano di ostacolarlo.
All’inizio dell’opera l’Oscurantismo domina ancora una parte del mondo. L’umanità vive in una condizione nella quale l’ignoranza e la superstizione rappresentano un ostacolo alla libertà.
La Luce si presenta come forza opposta. Il suo obiettivo è portare conoscenza e civiltà agli uomini, aprendo la strada a una nuova epoca.
Il conflitto assume progressivamente una dimensione sempre più ampia. Il progresso scientifico e tecnologico comincia a trasformare il mondo.
Il pubblico viene condotto attraverso una successione di grandi quadri dedicati alle conquiste della modernità.
Uno dei momenti più celebri è quello dedicato all’elettricità, rappresentata come una delle più straordinarie conquiste dell’epoca.
Ma Excelsior guarda anche ai nuovi mezzi di comunicazione e di trasporto, celebrando simbolicamente invenzioni come il telegrafo e il piroscafo.
La vicenda procede quindi non tanto attraverso un intreccio tradizionale, quanto attraverso una serie di episodi allegorici che mostrano l’avanzata del progresso.
Alla fine la Luce prevale sull’Oscurantismo. L’umanità entra simbolicamente in una nuova epoca, caratterizzata dalla conoscenza, dalla libertà e dalla fiducia nelle possibilità offerte dalla scienza. Il balletto si conclude così come una grande celebrazione collettiva del progresso umano.
La vera protagonista di Excelsior è probabilmente la modernità stessa. Per comprenderne l’impatto bisogna ricordare che nel 1881 l’elettricità e le nuove tecnologie possedevano ancora un’aura quasi magica.
Il pubblico che assisteva allo spettacolo poteva riconoscere sulla scena alcune delle invenzioni che stavano cambiando il mondo. Il balletto trasformava quindi la contemporaneità in spettacolo.
Quello che oggi può sembrare quasi ingenuo — la fiducia assoluta nella scienza e nel progresso — all’epoca rappresentava invece un sentimento profondamente moderno.
Excelsior è, in questo senso, un documento straordinario della mentalità europea di fine Ottocento.
Uno dei momenti più famosi dell’opera è la celebrazione dell’elettricità. La luce elettrica rappresentava allora una delle immagini più potenti del futuro.
Il balletto la trasforma in una presenza quasi fantastica, capace di illuminare il mondo e sconfiggere simbolicamente l’oscurità.
È una scelta scenica estremamente significativa: la luce non è soltanto un effetto tecnico, ma diventa metafora della conoscenza.
L’elettricità assume quindi un doppio significato. È una conquista scientifica concreta e, nello stesso tempo, l’immagine poetica di un’umanità che esce dalle tenebre.
Excelsior richiedeva una macchina teatrale complessa.
Scenografie monumentali, costumi elaborati, numerosi interpreti e cambiamenti di scena contribuivano a creare un’atmosfera spettacolare.
Il pubblico non assisteva semplicemente a una sequenza di danze, ma veniva coinvolto in una sorta di viaggio attraverso le meraviglie del mondo moderno.
Questa caratteristica rende Excelsior molto diverso dai balletti costruiti principalmente attorno a una coppia di protagonisti. Qui il corpo di ballo ha un ruolo fondamentale. Le masse di danzatori contribuiscono a creare immagini collettive e grandiose, mentre le singole figure allegoriche emergono all’interno di un quadro più vasto.
La partitura di Romualdo Marenco è una componente essenziale dello spettacolo.
Il compositore costruisce una musica brillante, teatrale e ricca di contrasti, capace di accompagnare sia i momenti narrativi sia le grandi scene collettive.
La scrittura musicale risponde alle esigenze di un balletto fortemente spettacolare. Marenco utilizza temi facilmente riconoscibili e una varietà di atmosfere che permette di distinguere i diversi episodi.
La musica non ha quindi soltanto una funzione di accompagnamento alla danza: contribuisce a dare forma al mondo immaginario dell’opera.
Il successo di Excelsior non rimase confinato a Milano.
Il balletto venne rappresentato in numerosi teatri italiani e internazionali, diventando uno degli spettacoli italiani più celebri del periodo.
La sua popolarità fu legata anche alla sua capacità di parlare un linguaggio immediatamente comprensibile. Non era necessario conoscere nei dettagli la politica o la cultura italiana per comprendere la contrapposizione tra luce e oscurità, tra progresso e ignoranza.
L’opera possedeva una dimensione internazionale, proprio perché celebrava un’idea di modernità che apparteneva all’intera Europa.
Dopo il grande successo iniziale, Excelsior attraversò periodi di maggiore e minore fortuna.
Il gusto del pubblico cambiò e la forma del grande balletto spettacolare ottocentesco perse progressivamente centralità. Tuttavia, l’opera non scomparve.
Nel corso del Novecento venne recuperata e riproposta, soprattutto grazie all’interesse per il patrimonio del balletto italiano.
Una delle caratteristiche che ne hanno favorito la riscoperta è proprio la sua natura particolare: Excelsior non è soltanto una coreografia storica, ma un’immensa fotografia dell’immaginario ottocentesco.
Oggi il balletto può essere osservato con un certo distacco.
La fiducia assoluta nel progresso che caratterizza Excelsior appartiene a un mondo ormai lontano. Il Novecento avrebbe infatti mostrato che la scienza e la tecnologia non producono automaticamente felicità, libertà o giustizia. Eppure proprio questo rende l’opera interessante.
Guardando Excelsior oggi, possiamo ammirare la straordinaria fiducia dei suoi creatori in un futuro migliore, ma anche comprendere quanto sia cambiato il nostro rapporto con la tecnologia. Il balletto diventa così contemporaneamente spettacolo e documento storico.
Il concetto di progresso rappresentato nell’opera è ottimistico, quasi assoluto.
La scienza è considerata una forza liberatrice. Le invenzioni sono strumenti attraverso i quali l’uomo conquista maggiore libertà e conoscenza. È una visione figlia dell’Ottocento industriale, dell’epoca delle grandi esposizioni universali e delle continue innovazioni.
Il balletto porta sul palcoscenico questa fiducia e la trasforma in una grande allegoria. Non sorprende quindi che l’opera abbia avuto un successo così importante proprio nel momento storico in cui l’Europa guardava alle invenzioni tecnologiche con meraviglia.
Perché Excelsior è importante nella storia del balletto italiano
Excelsior rappresenta uno dei momenti più singolari della storia della danza italiana. È un’opera nella quale il balletto classico incontra il teatro di grande spettacolo, l’allegoria politica e sociale, la celebrazione della tecnologia e il gusto per la meraviglia.
Non è il balletto intimo e fiabesco della tradizione romantica. È invece un balletto monumentale, ottimistico e collettivo.
La sua importanza sta anche nella capacità di raccontare, attraverso la danza, il clima culturale di un’intera epoca.
Excelsior è nato come celebrazione del futuro e oggi vive anche come memoria del passato. Nel 1881 rappresentava l’entusiasmo di una società convinta che la scienza avrebbe potuto aprire all’umanità una strada verso la libertà e la felicità.
La Luce contro l’Oscurantismo, l’intelligenza contro l’ignoranza, l’invenzione contro la superstizione: il suo messaggio era semplice, spettacolare e profondamente ottocentesco. Ma proprio questa semplicità continua a renderlo affascinante.
Dietro le scenografie monumentali, le masse di danzatori e le invenzioni portate sul palcoscenico, Excelsior racconta infatti un desiderio ancora attuale: quello di un’umanità capace di andare “sempre più in alto”, affidandosi alla conoscenza e alla propria capacità di immaginare il futuro.
Michele Olivieri
Foto di Brescia-Amisano, Teatro alla Scala
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