
La danza incontra l’architettura, il patrimonio artistico e gli spazi della città in un’esperienza immersiva e ravvicinata. È questo il cuore delle MicroDanze del Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto, progetto che il 9 ottobre 2026 celebra il quinto anniversario dal debutto e che torna protagonista al Festival Verdi di Parma con una nuova creazione firmata dalla pluripremiata coreografa e regista Dunja Jocić. The Great Silence, commissionata dal Festival Verdi del Teatro Regio di Parma, debutterà in prima assoluta il 9 ottobre e sarà replicata l’11 ottobre, inserendosi in un itinerario che attraversa alcuni dei luoghi più suggestivi della città.
Il pubblico sarà accompagnato in un percorso composto da cinque MicroDanze, concepite per dialogare con gli spazi che le ospitano. L’esperienza prende avvio a Palazzo Marchi con Soft P. di Diego Tortelli, per proseguire alla Biblioteca di San Giovanni con Near Life Experience di Angelin Preljocaj. Gli spettatori si divideranno quindi in due gruppi: uno raggiungerà la Pinacoteca Stuard per Afterimage di Philippe Kratz, l’altro la Sala delle Colonne del Chiostro della Fontana per Platform02 di Ina Lesnakowski. I due gruppi si riuniranno poi per Eppur si muove di Francesca Lattuada, prima di convergere al Ridotto del Teatro Regio, dove andrà in scena la nuova creazione di Jocić.
The Great Silence nasce dal tema scelto per il Festival Verdi 2026, “Mondi Lontani”, e si sviluppa attorno ai concetti di distanza, silenzio e connessione. Al centro della creazione vi è il Paradosso di Fermi, formulato dal fisico Enrico Fermi nel 1950 attraverso la celebre domanda: “Dove sono tutti?”. Un interrogativo che nasce dall’apparente contraddizione tra l’immensità e l’età dell’universo e il silenzio che lo caratterizza, nonostante la possibilità dell’esistenza di altre civiltà.
Jocić trasforma questa riflessione cosmica in una ricerca profondamente corporea. Nel duetto, la distanza tra mondi possibili diventa distanza e prossimità tra due corpi, mentre il silenzio si trasforma in una condizione attraverso cui interrogare la presenza, l’assenza e il desiderio di connessione. La coreografa porta così il pubblico in una dimensione in cui il cosmo incontra la memoria, il mito e il sentimento, suggerendo che la forma più autentica del contatto possa trovarsi non necessariamente nelle stelle, ma nel corpo umano.
Il debutto parmense assume inoltre un valore simbolico per l’intero progetto delle MicroDanze. Il 9 ottobre 2021, infatti, le MicroDanze debuttavano ufficialmente al Museo dell’Acropoli di Atene. Ideato dal direttore del CCN/Aterballetto Gigi Cristoforetti, il progetto nasce con l’obiettivo di portare la danza fuori dai tradizionali luoghi dello spettacolo e creare lavori brevi, site-specific, capaci di instaurare una relazione diretta con musei, monumenti, paesaggi e spazi della quotidianità.
In cinque anni le MicroDanze hanno attraversato luoghi diversi in Italia e in Europa, dal Museo dell’Acropoli di Atene a Castel Sant’Angelo a Roma, da Les Halles de Schaerbeek di Bruxelles ai castelli medievali del Trentino-Alto Adige. Un repertorio in continua trasformazione, nel quale la danza contemporanea entra in dialogo con il patrimonio storico e artistico e invita lo spettatore a modificare il proprio punto di vista.
Dopo Parma, il progetto proseguirà a Reggio Emilia il 13 e 14 ottobre, nell’ambito di Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Per l’occasione, il Teatro Ariosto e la Camera di Commercio ospiteranno un nuovo itinerario composto da The Great Silence, Soft P., Terra Piccola di Antonella Bertoni, Afterimage e Platform02, ricomponendo creazioni nate in contesti differenti in una nuova relazione con l’architettura e con il pubblico.
Coreografa e regista di origine croata, Dunja Jocić è conosciuta per un linguaggio fisico intenso ed emotivo e per una forte impronta cinematografica. Vincitrice del prestigioso VSCD Swan Award nei Paesi Bassi, nelle sue creazioni esplora la condizione umana e il rapporto tra corpo, percezione, tecnologia e società. Con The Great Silence entra ora nel mondo delle MicroDanze, portando nel formato intimo e site-specific del progetto una domanda universale: come è possibile sentirsi vicini in un universo apparentemente infinito e silenzioso?
A Parma, la risposta non passa dalle parole, ma dal corpo. È nella distanza tra due esseri umani, nella possibilità di avvicinarsi, nel gesto e nel silenzio che la nuova MicroDanza di Aterballetto cerca una forma possibile di connessione.
Sara Zuccari
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