
Nella storiografia coreutica occidentale, poche istituzioni incarnano la dialettica tra l’eccellenza accademica e la democratizzazione dell’arte tersicorea come l’English National Ballet. Ricorre il settantaseiesimo anniversario dalla fondazione del fondamento istituzionale di questo organismo, battezzato in origine London Festival Ballet. Era il 24 ottobre 1950 quando due giganti del XX secolo, Dame Alicia Markova e Sir Anton Dolin, diedero vita ad una creatura artistica destinata a mutare per sempre il panorama ballettistico britannico, avvalendosi dell’indispensabile mecenatismo e sostegno finanziario di Julian Braunsweg.
Il nome di battesimo trasse la propria suggestione dall’imminente e fervido clima del Festival of Britain, proiettando sin dall’inizio l’istituzione verso una vocazione popolare e itinerante. Anton Dolin, assunto il ruolo di primo direttore artistico, plasmò la compagine come un ensemble strutturalmente votato alle tournée, capace di irradiare la purezza della grande tradizione classica sia capillarmente nel Regno Unito sia sui palcoscenici internazionali.
Per comprendere la genesi di questa avventura occorre riavvolgere il nastro della memoria storica fino all’epopea dei Ballets Russes. Markova e Dolin ne erano stati luminosi astri sotto la carismatica guida di Sergej Djagilev; alla drammatica scomparsa dell’impresario russo e alla conseguente dissoluzione della celebre compagnia, fu Ninette de Valois a raccoglierne l’eredità ideale fondando nel 1931 il Vic-Wells Ballet, che elesse proprio la Markova e Dolin a suoi primi ballerini ed egemoni punti di riferimento tecnico-interpretativi.
Nel 1935, maturata una nuova urgenza artistica, i due lasciarono il Vic-Wells per percorrere strade autonome, culminate quindici anni più tardi nel progetto del London Festival Ballet.
Sin dai primi passi della compagnia, Dolin profuse una visione pedagogica ed ecumenica ante litteram, introducendo articolati cicli di programmi educativi studiati per sgretolare la percezione elitaria del balletto e schiuderne la fruizione a un pubblico trasversale e sempre nuovo. Mantenendo la guida artistica fino al 1962, passò poi il testimone a John Gilpin, raffinato virtuoso cresciuto e affermatosi tra le fila stesse della troupe.
Una svolta cruciale nell’evoluzione tersicorea del corpo di ballo fu impressa dalla direzione di Beryl Grey, già fulgida stella del Royal Ballet. Sotto il suo magistero, la compagnia visse un’imponente elevazione degli standard tecnico-esecutivi, propiziata dall’invito sistematico di maestri e maestranze di rango mondiale quali Léonide Massine e Rudolf Nureyev. Fu proprio Nureyev, nella celebre e sfarzosa produzione de La bella addormentata del 1975, a scoprire ed eleggere la giovanissima e sublime Eva Evdokimova al ruolo di prima principessa Aurora.
La Evdokimova divenne in breve tempo la prima ballerina assoluta e l’icona estetica del London Festival Ballet, regnando su un’epoca d’oro condivisa con la sfolgorante meteora italiana Elisabetta Terabust, sotto i successivi mandati direttoriali di John Field e Peter Schaufuss. Fu proprio l’acume e la sensibilità della stessa Evdokimova a suggerire il cambio di denominazione in English National Ballet, formalizzato nel 1989.
Tale riplasmazione nominale rispecchiava con aderenza e fierezza l’identità di un’istituzione divenuta l’unica compagnia di danza classica della Gran Bretagna espressamente devota al repertorio di tradizione in tournée permanente su scala nazionale, garantendo prezzi accessibili a ogni fascia di spettatori.
Negli anni a venire, la leadership artistica ha visto succedersi figure di notevole caratura – tra cui si annoverano le gestioni di John Gilpin, Beryl Grey, Ivan Nagy, Derek Deane, Peter Schaufuss e Matz Skoog, sino all’insediamento di Wayne Eagling – garantendo la continuità e la reputazione internazionale del complesso. Nel 2012 l’annuncio della nomina di Tamara Rojo, celeberrima ballerina del Royal Ballet, ha segnato l’inizio di una stagione di rinnovata modernità e respiro globale, culminata poi, in tempi recenti, con il passaggio di consegne al direttore Aaron S. Watkin.
Caratteristica peculiare e punto di forza dell’English National Ballet è sempre stata la sua spiccata vocazione cosmopolita, che ha accolto e valorizzato talenti di ogni latitudine. In questo dinamico crocevia di culture tersicoree, la scuola italiana ha fornito un contributo di straordinario rilievo e prestigio.
Impossibile non citare l’impatto di stelle del calibro dell’ospite scaligero Roberto Bolle o della stessa étoile internazionale Elisabetta Terabust; ma il legame si è consolidato anche grazie al contributo di interpreti d’eccezione come Renata Calderini e Maurizio Bellezza provenienti dal Teatro alla Scaladi Milano, Raffaele Paganini e Lucia Truglia cresciuti all’ombra del Teatro dell’Opera di Roma, Ambra Vallo e Giuseppe Picone formatisi alla gloriosa scuola napoletana del Teatro San Carlo, Alessandro Molin dall’Aterballetto, Laura Contardi, Monica Peregoe le étoile del Teatro alla ScalaLiliana Cosi e Carla Fracci.
Da menzionare inoltre altri nomi del gotha internazionale, tra cui Natalia Makarova, Marcia Haydée, Alexandra Danilova, Yvette Chauviré, Alicia Alonso, Tamara Toumanova, Violette Verdy, Margot Fonteyn,Galina Samtsova, Alina Cojocaru, Nathalie Krassovska, Belinda Wright, Tatiana Riabouchinska, Marilyn Burr, Oleg Briansky, Anita Landa e Daphne Dale.
Questa preziosa osmosi stilistica ed estetica si è ulteriormente arricchita nel tempo grazie alla presenza di eccelsi ospiti internazionali del calibro di Peter Breuer, Carlos Acosta, Vadim Muntagirov, Friedemann Vogel e Alban Lendorf.
Oggi, l’English National Ballet si attesta con fermezza – al fianco di giganti quali il Royal Ballet, il Birmingham Royal Ballet e lo Scottish Ballet – tra le quattro colonne portanti dell’arte coreutica nel Regno Unito, preservando intatto il mandato ideale con cui Alicia Markova e Anton Dolin ne tracciarono il solco settantasei anni fa: coniugare la suprema perfezione del balletto con l’universalità del suo messaggio visivo ed emotivo.
Michele Olivieri
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