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Tag Archives: storia del balletto

Il monumento a Vladimir Shklyarov celebra il suo ultimo volo

A San Pietroburgo, nel silenzio del Cimitero Smolensk, Vladimir Shklyarov è tornato a danzare. Non su un palcoscenico, non accompagnato dall’orchestra e dagli applausi del pubblico, ma attraverso il bronzo di un monumento che sembra aver catturato per sempre l’attimo più autentico della sua arte: quello del volo. Il 27 luglio 2026 è stata inaugurata la scultura dedicata al grande primo ballerino del Teatro Mariinskij, scomparso tragicamente nel novembre del 2024, a soli 39 anni. L’opera, realizzata dallo scultore Andrey Korobtsov e concepita con il coinvolgimento del ballerino e coreografo Yuri Smekalov, della famiglia di Shklyarov e del Teatro Mariinskij, restituisce alla città una delle figure più amate e rappresentative della danza russa contemporanea. Il titolo dell’opera, Il volo dell’anima, racchiude già in sé il significato più profondo dell’intero progetto. Shklyarov è raffigurato nel momento di un grande salto, sospeso nello spazio, con il corpo proiettato verso l’alto. Non è una posa statica, celebrativa o semplicemente commemorativa: è un’immagine viva, dinamica, quasi impossibile da separare dalla sua identità artistica. Per un ballerino, il salto rappresenta uno dei momenti più affascinanti e complessi della danza, perché è proprio lì che il corpo sembra liberarsi, anche solo per una frazione di secondo, ...

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Théophile Gautier, il poeta che fece danzare la parola

Il 30 agosto 1811 nasceva a Tarbes Théophile Gautier, poeta, scrittore, giornalista e critico d’arte, figura tra le più originali del Romanticismo francese. Ma ricordarlo significa anche tornare a uno degli aspetti più moderni della sua sensibilità: il rapporto con la danza. Gautier fu infatti tra i primi grandi intellettuali dell’Ottocento a riconoscere al balletto una piena dignità artistica, intuendo che il corpo in movimento poteva diventare una forma di poesia. In un’epoca in cui il balletto romantico stava conquistando i teatri europei, la danza assumeva un nuovo linguaggio fatto di leggerezza, sogno e dimensione soprannaturale. La ballerina sulle punte sembrava liberarsi dalla gravità, trasformandosi in una creatura quasi immateriale. Gautier seppe cogliere la forza di quella rivoluzione estetica e guardò alla scena con gli occhi del poeta, più che con quelli del semplice cronista teatrale. Nei suoi scritti la ballerina non è soltanto un’interprete: è una figura capace di incarnare la bellezza, il desiderio, la malinconia e persino la morte. Il suo nome è indissolubilmente legato a Giselle, uno dei massimi capolavori del balletto romantico, rappresentato per la prima volta all’Opéra di Parigi nel 1841. Gautier contribuì alla concezione del libretto insieme a Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, su musica ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Auguste Bournonville

Auguste Bournonville rappresenta una delle figure più alte e originali della storia della danza europea dell’Ottocento. La sua eredità non appartiene soltanto al teatro di danza danese, ma si inserisce in quella più ampia vicenda culturale che, nel corso del XIX secolo, trasformò il balletto da spettacolo di corte a forma d’arte capace di esprimere caratteri, sentimenti, conflitti sociali e aspirazioni individuali. Coreografo, maestro di ballo, danzatore e direttore artistico, Bournonville seppe costruire un linguaggio personale, immediatamente riconoscibile, nel quale la raffinatezza della tecnica accademica conviveva con una sorprendente naturalezza espressiva. La sua opera divenne il fondamento della grande tradizione del balletto danese e, ancora oggi, costituisce uno dei patrimoni più preziosi della cultura coreutica europea. Nato a Copenaghen il 21 agosto 1805, August Bournonville proveniva da un ambiente profondamente legato al teatro e alla danza. Suo padre, Antoine Bournonville, era un celebre danzatore e pedagogo di origine francese, stabilitosi in Danimarca dopo una carriera che lo aveva portato a lavorare nei principali ambienti teatrali europei. Il giovane Auguste crebbe dunque in un mondo nel quale la danza non era un semplice mestiere, ma una disciplina rigorosa, una forma di educazione del corpo e, soprattutto, un linguaggio artistico. Fin dagli ...

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I titoli perduti delle ballerine: la gerarchia nel balletto antico

Nel balletto dei secoli passati una ballerina non era definita soltanto dal suo grado nella compagnia, ma anche dalla qualità della sua arte. I teatri dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento possedevano una vera e propria aristocrazia del palcoscenico: ogni titolo raccontava una vocazione diversa, una specialità, un modo particolare di incantare il pubblico. Oggi molte di queste denominazioni sono cadute in disuso, ma un tempo potevano accompagnare il nome di una grande artista sui programmi teatrali, sui giornali e nei manifesti degli spettacoli. Nei teatri di tradizione francese il titolo di première danseuse indicava la principale ballerina della compagnia. Era l’artista destinata ai ruoli più importanti, spesso protagonista dei grandi balletti del repertorio. In Italia il termine prima ballerina aveva un valore simile, ma poteva essere accompagnato da ulteriori qualifiche che descrivevano la natura del talento dell’interprete. La prima ballerina di grazia rappresentava l’ideale della leggerezza, della purezza delle linee e dell’eleganza. Era la danzatrice della delicatezza, del port de bras raffinato, della musicalità sottile. Questo tipo di ballerina apparteneva soprattutto alla sensibilità del balletto romantico e classico: una figura eterea, capace di creare poesia attraverso la morbidezza del movimento più che attraverso il semplice virtuosismo. La prima ...

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Liliana Cosi: buon compleanno ad una stella senza tempo

Oggi la ribalta del tempo si illumina ancora una volta per una delle figure più luminose, autorevoli e riconoscibili della danza italiana: Liliana Cosi, artista internazionale, maestra, educatrice e autentica icona di eleganza, celebra il suo compleanno. Ci sono artisti che appartengono alla storia e altri che, della storia, continuano a rappresentare una presenza viva, capace di parlare al presente e, soprattutto, al futuro. Liliana Cosi appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. La sua vicenda artistica e umana attraversa decenni di danza, di palcoscenici, di incontri e di grandi interpretazioni, ma non si esaurisce nel ricordo di una straordinaria carriera. Al contrario, continua attraverso l’insegnamento, la formazione, la trasmissione di valori e quella concezione della danza intesa non soltanto come sublime forma d’arte, ma come disciplina dello spirito e autentico percorso di vita. La sua è stata una carriera costruita sul talento, certo, ma soprattutto sul lavoro, sul sacrificio, sulla disciplina e sulla volontà di perfezionarsi giorno dopo giorno. Un talento mai vissuto come privilegio individuale, bensì come responsabilità da coltivare e mettere al servizio di qualcosa di più grande: l’arte, il pubblico, i giovani, la cultura. È proprio questa dimensione, lontana da ogni culto dell’apparenza e del protagonismo, ...

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Rudolf Nureyev scrisse il suo testamento artistico con “La Bayadère”

Fu l’ultima grande impresa creativa della sua vita, il coronamento di un percorso artistico straordinario e, al tempo stesso, un commovente congedo dalle scene. Quando ne completò la coreografia per il Balletto dell’Opéra di Parigi nel 1992, Nureyev era ormai gravemente malato, ma la sua inesauribile energia creativa e il suo perfezionismo lo spinsero a lavorare fino all’ultimo, consegnando alla storia una delle più imponenti e raffinate riletture del capolavoro di Marius Petipa. Il rapporto di Nureyev con La Bayadère affondava le sue radici molto lontano nel tempo. Già nel 1963, pochi anni dopo la sua clamorosa fuga dall’Unione Sovietica, aveva allestito una versione della sola scena de Il Regno delle Ombre, considerata da sempre uno dei vertici assoluti del balletto classico. Quel celebre quadro, con la sua interminabile discesa delle trentadue Ombre lungo la rampa, incarnava per Nureyev l’essenza stessa dell’accademismo: purezza della linea, assoluto controllo del movimento, musicalità e spiritualità fuse in una visione quasi metafisica della danza. Per quasi trent’anni il desiderio di affrontare l’intero balletto rimase vivo. L’occasione arrivò con il Balletto dell’Opéra di Parigi, compagnia della quale era stato direttore della danza dal 1983 al 1989 e che aveva profondamente trasformato, imponendo una nuova concezione ...

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La “prima ballerina professionista” attestata dalle fonti storiche

Nel panorama della storia della danza, il nome di Mademoiselle de Lafontaine occupa un posto fondamentale: nel 1681, a Parigi, divenne la prima ballerina professionista di cui si abbia documentazione storica, inaugurando una nuova epoca per il balletto europeo. La sua apparizione sulle scene dell’Académie Royale de Danse, istituita da Luigi XIV, rappresentò un momento di svolta: per la prima volta una donna veniva riconosciuta pubblicamente come interprete principale di un’arte fino ad allora strettamente legata agli ambienti di corte. Prima della sua affermazione, infatti, la presenza femminile nei balletti era fortemente limitata. Nelle rappresentazioni ufficiali i ruoli delle donne venivano spesso affidati a giovani danzatori uomini, poiché alle attrici e ballerine era vietato esibirsi pubblicamente. Le poche figure femminili ammesse alla danza occupavano generalmente posizioni secondarie, lontane dal prestigio riservato ai protagonisti maschili. Formata secondo la tradizione dell’aristocrazia dell’epoca attraverso l’insegnamento dei maestri di corte, Lafontaine seppe trasformare la tecnica appresa in uno stile personale, elegante e ricco di grazia. La sua danza, descritta dalle cronache come armoniosa e raffinata, univa precisione dei movimenti ed espressività, conquistando il pubblico parigino e facendole guadagnare l’appellativo di Regina della danza. La sua carriera contribuì anche all’evoluzione dell’immagine della ballerina sul palcoscenico. ...

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Il bandeaux: l’acconciatura simbolo del balletto ottocentesco

L’acconciatura a bandeaux rappresentò uno degli elementi più distintivi dell’estetica delle ballerine dell’Ottocento, contribuendo a definire un’immagine di grazia, disciplina e armonia che andava ben oltre il semplice aspetto decorativo. Il termine francese bandeaux indica le ciocche di capelli accuratamente lisciate ai lati del volto, separate da una scriminatura centrale e fatte aderire alle tempie con estrema precisione. Dietro la nuca, i capelli venivano raccolti in uno chignon compatto, spesso fissato con forcine, nastri o sottili retine. Questa pettinatura rispondeva sia a esigenze pratiche sia a precisi canoni estetici. Durante gli spettacoli era fondamentale mantenere il volto completamente libero, evitando che i capelli interferissero con i movimenti o alterassero la pulizia delle linee del corpo. Allo stesso tempo, il bandeaux conferiva al viso un senso di equilibrio e di compostezza, enfatizzando l’espressività dello sguardo e la purezza del profilo, qualità particolarmente apprezzate nel balletto romantico. L’affermazione di questa acconciatura coincise con il periodo d’oro del balletto romantico, quando figure come le celebri étoile dei principali teatri europei contribuirono a diffondere un ideale femminile etereo e raffinato. Le immagini conservate nei dipinti, nelle incisioni e nelle prime fotografie testimoniano come il bandeaux fosse ormai parte integrante dell’identità visiva della ballerina, insieme ...

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Fairytale Ballets: quando le fiabe danzano in alta definizione

Il balletto classico ha sempre trovato nelle fiabe una delle sue fonti d’ispirazione più inesauribili. Principesse addormentate, fanciulle trasformate dalla magia, cigni incantati e bambole che prendono vita hanno attraversato oltre un secolo di storia della danza, conquistando generazioni di spettatori. Oggi questo patrimonio torna protagonista grazie al cofanetto Fairytale Ballets pubblicato da Opus Arte, una raccolta che offre l’occasione di riscoprire alcuni dei titoli più rappresentativi del repertorio del Royal Ballet. L’interesse di questa pubblicazione non risiede soltanto nella qualità tecnica delle registrazioni, realizzate con immagini in alta definizione e una ripresa capace di valorizzare ogni dettaglio della coreografia. Il vero valore del cofanetto è la possibilità di osservare come il linguaggio del balletto continui a parlare al pubblico contemporaneo senza rinunciare alla propria identità. Ogni titolo racconta una diversa sfaccettatura del mondo delle fiabe. La bella addormentata rappresenta il trionfo dell’eleganza accademica, con la sua struttura monumentale e il celebre vocabolario coreografico derivato dalla tradizione di Marius Petipa. Cenerentola, nella raffinata versione di Frederick Ashton, unisce poesia, ironia e teatralità, dimostrando come una storia universalmente conosciuta possa acquisire nuova profondità attraverso il movimento. Coppélia introduce invece un tono brillante e leggero, giocando sul confine tra realtà e fantasia, ...

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Il cosiddetto tutù Degas: tra arte, scena e immaginario del balletto

L’espressione tutù Degas è una definizione comunemente utilizzata per descrivere il costume da balletto immortalato dal pittore francese Edgar Degas nelle sue celebri opere dedicate alle ballerine. Più che un capo specifico, rappresenta un’icona visiva che racchiude l’estetica del balletto nella seconda metà dell’Ottocento, unendo realtà teatrale e interpretazione artistica. A differenza del tutù classico rigido, sviluppatosi pienamente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il cosiddetto tutù Degas era caratterizzato da una gonna morbida composta da numerosi strati di tulle leggero, generalmente lunga fino al ginocchio o appena sotto. Il tessuto, privo della rigidità che contraddistingue i modelli moderni, seguiva con naturalezza i movimenti della danzatrice, creando un effetto di leggerezza che Degas seppe tradurre magistralmente nelle sue tele e nei suoi pastelli. Questa foggia rifletteva l’evoluzione del costume teatrale iniziata con il balletto romantico. Le gonne, progressivamente accorciate rispetto agli abiti di scena del primo Ottocento, permettevano una maggiore libertà di movimento e rendevano più visibile il lavoro tecnico delle gambe e dei piedi. Il pubblico poteva così apprezzare con maggiore chiarezza la precisione dell’esecuzione, mentre la silhouette della ballerina acquistava un equilibrio tra eleganza e funzionalità. Nelle opere di Degas, il costume assume però ...

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