
Le favole hanno attraversato i secoli cambiando voce e linguaggio, ma conservando intatto il loro potere di incantare.
Quando sono approdate sulle tavole dei grandi teatri, hanno trovato nel balletto classico una forma espressiva capace di trasformare parole e immagini in movimento, musica e poesia. Senza ricorrere al dialogo, i coreografi hanno affidato ai gesti, alle variazioni e ai passi a due il compito di raccontare emozioni universali, dando vita a spettacoli che ancora oggi rappresentano il cuore del repertorio internazionale.
Tra le storie più amate figura La bella addormentata, ispirata alla celebre fiaba di Charles Perrault. La versione coreografica realizzata da Marius Petipa sulle immortali musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij debuttò nel 1890 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, imponendosi immediatamente come uno dei massimi esempi del classicismo accademico.
La vicenda della principessa Aurora, vittima della maledizione della fata Carabosse e risvegliata dal bacio del principe Désiré, diventa un viaggio nella perfezione tecnica e nell’eleganza formale. Celebre è il grandioso finale, nel quale compaiono anche numerosi personaggi delle favole di Perrault, trasformando il matrimonio dei protagonisti in una festa dedicata all’intero universo fiabesco.
Non meno celebre è Cenerentola, storia di riscatto e speranza che ha ispirato diverse versioni coreografiche. La più conosciuta è quella costruita sulle musiche di Sergej Prokof’ev, in cui la protagonista conquista il pubblico attraverso una danza delicata e luminosa che riflette la sua bontà d’animo.
La magia della trasformazione, la carrozza che nasce dalla zucca, il ballo a corte e la fuga allo scoccare della mezzanotte vengono tradotti in una successione di scene spettacolari, nelle quali il virtuosismo tecnico si intreccia con una raffinata narrazione teatrale. L’assenza della parola rende ancora più intensa la forza simbolica della fiaba, affidando alla danza il racconto della crescita interiore della giovane eroina.
Anche Biancaneve ha trovato spazio nel mondo del balletto, pur non appartenendo al repertorio storico con la stessa continuità delle opere ottocentesche.
Diverse compagnie hanno proposto adattamenti ispirati alla fiaba dei fratelli Grimm, valorizzando il contrasto tra l’innocenza della protagonista e la vanità della regina cattiva. I sette nani, con le loro caratteristiche individuali, offrono occasioni per divertenti episodi coreografici, mentre il celebre risveglio finale assume un carattere fortemente lirico, nel quale il gesto danzato sostituisce ogni parola.
Tra i racconti più affascinanti non può mancare Lo Schiaccianoci, tratto dal racconto fantastico di E.T.A. Hoffmann nella rielaborazione di Alexandre Dumas. Pur non essendo una favola tradizionale, possiede tutti gli elementi dell’immaginario fiabesco: giocattoli che prendono vita, battaglie tra soldatini e topi, regni incantati e dolciumi animati.
Ancora una volta Čajkovskij regalò una partitura straordinaria, capace di accompagnare il viaggio della giovane Clara verso un mondo dominato dalla fantasia. Ogni scena alterna momenti di meraviglia infantile e raffinata complessità musicale, facendo dello spettacolo uno dei balletti più rappresentati durante il periodo natalizio.
Anche Cappuccetto Rosso ha conosciuto diverse trasposizioni coreografiche, soprattutto nel Novecento, grazie alla sua struttura narrativa essenziale e ricca di tensione drammatica.
Il lupo diventa spesso un personaggio di forte impatto scenico, caratterizzato da movimenti vigorosi e inquietanti, in netto contrasto con la leggerezza della protagonista. La danza riesce così a tradurre il conflitto tra innocenza e pericolo in un linguaggio immediatamente comprensibile al pubblico.
L’incontro tra favola e balletto non consiste in una semplice trasposizione narrativa. I grandi compositori e coreografi hanno saputo cogliere il nucleo emotivo di ogni racconto, amplificandolo attraverso la musica, la scenografia e il gesto coreografico.
Le principesse, gli incantesimi, gli animali parlanti e i principi coraggiosi diventano simboli universali che parlano di crescita, amore, sacrificio e speranza. Ogni spettacolo rinnova così il fascino di storie antiche, dimostrando che la danza possiede una forza narrativa capace di superare le barriere della lingua e del tempo.
Ancora oggi questi balletti continuano a emozionare spettatori di ogni età perché custodiscono la stessa magia delle favole da cui sono nati.
Nei grandi teatri del mondo, il sipario che si apre su un bosco incantato, un castello addormentato o un regno popolato da creature fantastiche rappresenta un invito a riscoprire l’immaginazione.
È proprio questa capacità di trasformare i sogni in movimento che rende le favole danzate uno dei patrimoni più preziosi della tradizione coreutica, un equilibrio perfetto tra arte, musica e racconto destinato a rinnovarsi a ogni nuova rappresentazione.
Michele Olivieri
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