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Ricordando Carla Fracci nello sceneggiato RAI “Verdi”

C’è uno sceneggiato RAI che, più di altri, sembra appartenere a una stagione irripetibile della televisione italiana: Verdi, trasmesso nel 1982, racconto in quattro puntate della vita di Giuseppe Verdi, della sua musica e del suo tempo. Un’opera televisiva ambiziosa, colta, popolare nel senso più alto del termine. Ma se oggi lo si ricorda con un’emozione particolare, è anche – e forse soprattutto – per la presenza luminosa e inattesa di Carla Fracci, chiamata a incarnare Giuseppina Strepponi, la donna che fu compagna, musa e destino del compositore. Carla Fracci arrivava da un altro mondo: quello del balletto assoluto, del rigore classico, del silenzio carico di senso che precede ogni passo. Eppure, davanti alla macchina da presa, non portò con sé soltanto la fama della più grande étoile italiana, ma una qualità rarissima: la capacità di abitare un personaggio senza mai sovrastarlo. La sua Strepponi non è un’icona né un’ombra: è una donna viva, vulnerabile, intensa, trattenuta. Nel racconto televisivo, Giuseppina Strepponi è spesso osservata attraverso gli occhi di Verdi e del mondo che la giudica. Ex cantante lirica, segnata da una carriera precoce e da una salute fragile, donna “scomoda” in un’Italia ancora profondamente moralista, Strepponi porta con sé ...

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Il valzer dei fiocchi di neve: grande danza+grande musica

Nello Schiaccianoci, il valzer dei fiocchi di neve non è solo una scena di danza: è il momento in cui la realtà si allenta e il sogno prende forma, con la delicatezza di qualcosa che potrebbe svanire da un istante all’altro. In questo quadro incantato, i fiocchi non cadono: si offrono. Scendono come pensieri leggeri, pronti a trasformare il mondo attorno a Clara in un luogo dove l’infanzia e la meraviglia tornano a guardarsi negli occhi. C’è una qualità sospesa in quel valzer: i movimenti sembrano nascere dal silenzio, come se l’aria stessa suggerisse ai ballerini la direzione, la curva, la pausa. È una danza che non racconta un’azione, ma uno stato d’animo — quello dell’attesa, della scoperta, della magia che si prepara. Nel bianco che vortica c’è una promessa: che qualcosa di straordinario sta per accadere, ma bisogna saper osservare con lo stupore di chi non ha ancora imparato a dare per scontato il miracolo. I fiocchi, ballerini minuscoli e luminosi, compiono un gesto essenziale: riempiono lo spazio senza possederlo, accarezzano la scena senza occuparla. In questo loro valzer c’è una sorta di umiltà cosmica, come se ogni fiocco accettasse di essere parte di un insieme più grande, di ...

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Anniversario della nascita di Maya Plisetskaya: un’eredità immortale

Il 20 novembre ricorre l’anniversario della nascita di Maya Plisetskaya, una delle figure più luminose e rivoluzionarie della danza del Novecento. Nata nel 1925, in un’epoca segnata da profonde tensioni politiche, Plisetskaya seppe trasformare il palcoscenico nel luogo in cui libertà, grazia e forza potevano convivere in equilibrio perfetto. Celebrata come prima ballerina assoluta del Teatro Bol’šoj, la sua arte non si limitò alla tecnica impeccabile: fu un’espressione radicale di personalità e coraggio. Le sue interpretazioni di “Il Lago dei Cigni”, “Carmen Suite” e “La Morte del Cigno” sono rimaste scolpite nella memoria collettiva per la capacità di ridefinire, di volta in volta, il linguaggio del balletto classico. Con il suo stile inconfondibile, caratterizzato da linee ardite e da una musicalità fuori dal comune, Plisetskaya dimostrò che la danza poteva essere insieme disciplina e dichiarazione d’identità. A distanza di decenni, la sua eredità continua a ispirare ballerini, coreografi e appassionati di tutto il mondo. Ricordare la sua nascita significa celebrare una donna che ha trasformato la fragilità del corpo umano in un gesto di pura eternità, lasciando in dono un’idea di danza che ancora oggi invita a guardare oltre i limiti, verso un volo sempre possibile. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ ...

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Il quoziente emotivo del danzatore: autovalutazione, ottimismo e crescita artistica

In un precedente articolo abbiamo identificato l’identikit del danzatore. Vediamo adesso nel dettaglio una delle componenti della sua identità: la capacità di riconoscere i propri punti deboli. Spesso le debolezze vengono intese come qualcosa di negativo, da rifiutare e respingere. I punti di debolezza invece andrebbero analizzati dalla prospettiva opposta, ossia come strumenti che stimolano a identificare le aree di fragilità e colmare le proprie lacune. È qui che si inserisce il concetto di intelligenza emotiva, un mix di motivazione, autocontrollo, logica, empatia, capacità di adattamento e gestione delle emozioni positive e negative. Il quoziente emotivo del ballerino gli conferisce l’abilità di riconoscere e identificare nel modo più appropriato le proprie caratteristiche emotive e fisiche. Un’accurata autovalutazione, infatti, premette di comprendere i punti di forza da sfruttare per sopperire alle fragilità. Ciò si traduce in un atteggiamento ottimista che stimola la capacità di perseguire gli obiettivi, superando frustrazioni, ostacoli e insuccessi. L’ottimismo produce effetti sulla performance, sulla capacità di apprendere efficacemente la danza e perfino sullo stato di salute del danzatore che non si lascia abbattere dai fallimenti e li identifica come preziose opportunità. Il ballerino consapevole quindi sviluppa una visione positiva di ciò che ha intorno, danza inclusa, e ...

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