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La coreografia Pelican di Rauschenberg: l’errore che diventò performance

La storia di Pelican occupa un luogo singolare e quasi mitico all’interno delle avanguardie artistiche americane degli anni Sessanta. Non si tratta soltanto di una coreografia, ma di un episodio in cui errore, caso e gesto creativo si intrecciano fino a generare una delle esperienze più eccentriche e fugaci del rapporto tra arti visive e danza. L’opera nasce nel 1963 da una circostanza accidentale: un errore di programma attribuì a Robert Rauschenberg la qualifica di coreografo in un contesto performativo legato al circuito della danza sperimentale newyorkese. L’artista, già profondamente immerso nell’ambiente del Judson Dance Theater e vicino a coreografi e danzatori come Trisha Brown, decise di non correggere l’errore ma di assumerlo come possibilità creativa, trasformandolo in un’opera vera e propria. Pelican viene così concepita come una performance ibrida, costruita su una struttura aperta e non narrativa, in cui il movimento nasce dall’interazione tra corpi, oggetti e spazio. I performer utilizzano pattini a rotelle, biciclette e grandi elementi scenici, tra cui imponenti “ali” in forma di paracadute che diventano dispositivi di trasformazione del corpo nello spazio. L’idea non è quella di rappresentare qualcosa, ma di mettere in atto una condizione di instabilità controllata, dove il rischio fisico diventa parte ...

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Festival Aperto celebra la sua XVIII edizione a Reggio Emilia

Oltre 30 spettacoli, più di 60 repliche, 15 tra produzioni e coproduzioni, prime assolute e prime italiane. Musica e danza contemporanea, performance, jazz, circo contemporaneo. Tra Teatro Municipale Valli, Teatro Ariosto, Teatro Cavallerizza, Sala Verdi, Collezione Maramotti, Reggiane Parco Innovazione, Teatro Piccolo Orologio, Palestra della Scuola Aosta e altri luoghi della città. “Benvenuti in tempi interessanti” è il titolo di un libro di Slavoj Žižek, che riprende quella che viene spesso citata come un’antica maledizione cinese: possa tu vivere in tempi interessanti.  Eppure, in quella formula, convivono minaccia e promessa. Augurio e maledizione, interessante e inquietante, sono come il sorriso e il ghigno: lo scarto è minimo, ma grande è la differenza che esso innesca, quella fra una chiusura e un’apertura di prospettiva. L’arte, il pensiero, il teatro, scorgono e abitano quel piccolo spostamento d’asse fecondo di conseguenze, visioni, immaginazione: il destino non è scritto, l’impossibile accade. Il programma è costruito tra musica, danza, arti performative, una fitta rete di partner italiani ed europei, e una schiera di artisti — italiani e internazionali — che attraversano le frontiere dei linguaggi e delle geografie. Le Reggiane, dentro la città Aperto esce dai teatri. Quest’anno con più decisione che mai. Il Parco Innovazione ...

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Merce Cunningham, il movimento della libertà

Nell’anniversario della nascita di Merce Cunningham, torna naturale interrogarsi su quanto il suo pensiero continui a riverberare nel modo in cui guardiamo e costruiamo la danza contemporanea. Non si tratta soltanto di celebrare un coreografo che ha segnato un’epoca, ma di riconoscere una trasformazione radicale: Cunningham ha scardinato gerarchie, smontato convenzioni, ridefinito il rapporto tra movimento, musica e spazio con una lucidità che ancora oggi appare sorprendentemente attuale. Nato il 16 aprile 1919 nello stato di Washington, Cunningham si formò inizialmente nel solco della danza moderna americana, ma ben presto mostrò un’inquietudine creativa che lo portò oltre i confini tracciati dai suoi predecessori. La svolta più decisiva arrivò con l’incontro con il compositore John Cage, compagno di vita e di ricerca, con cui condivise un’idea rivoluzionaria: danza e musica potevano coesistere senza subordinarsi l’una all’altra. Non più coreografie costruite sulla partitura, ma elementi indipendenti destinati a incontrarsi solo nello spazio della performance. Questa scelta, apparentemente semplice, ha aperto un orizzonte completamente nuovo, in cui il caso, l’imprevisto e l’autonomia dei linguaggi diventano strumenti creativi. Cunningham introdusse il concetto di “chance operations”, procedure aleatorie che affidavano parte delle decisioni coreografiche al caso. L’ordine delle sequenze, la disposizione dei danzatori, persino la ...

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Panoramica sui grandi nomi della danza mondiale

La danza è molto più di un semplice movimento del corpo: è espressione di cultura, emozione e innovazione. Nel corso della storia, alcuni coreografi e ballerini hanno saputo rivoluzionare questo mondo, lasciando un’impronta indelebile che ancora oggi influenza spettacoli e insegnamenti. Scopriamo alcune delle icone che hanno cambiato la scena della danza. MARTHA GRAHAM: la rivoluzionaria del movimento moderno Considerata la madre della danza moderna americana, Martha Graham (1894-1991) ha introdotto un linguaggio coreografico basato sull’espressività interna e sulla tensione muscolare. La sua tecnica, conosciuta come Graham technique, rompeva con i rigidi schemi del balletto classico, enfatizzando contrazioni e rilasci del corpo per trasmettere emozioni profonde. Attraverso opere come Appalachian Spring, Graham ha dimostrato che la danza poteva raccontare storie complesse, sociali e psicologiche, aprendo la strada a generazioni di coreografi moderni. RUDOLF NUREYEV: la leggenda del balletto classico Rudolf Nureyev (1938-1993) è stato uno dei ballerini più carismatici del XX secolo. La sua tecnica impeccabile e la presenza scenica magnetica hanno elevato il balletto a una forma d’arte globale. Nureyev non solo eccelleva in performance classiche come Il lago dei cigni e Giselle, ma ha anche portato una nuova interpretazione dei ruoli maschili nel balletto, rompendo stereotipi e ispirando ...

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A Milano il progetto “Monumentum” di Cristina Kristal Rizzo

Monumentum è un progetto della coreografa e dance maker Cristina Kristal Rizzo, che interroga le forme della memoria collettiva e del ritorno delle immagini riflettendo sul dispositivo del Monumento, come traccia vivente nel suo dispiegarsi in materia corporea. Ha preso avvio nel 2022 con un solo interpretato dalla danzatrice Megumi Eda e con una creazione per ensemble. Adesso Monumentum muta forma e continua moltiplicando gli sguardi lungo il filo della coreografia in una nuova tappa che si avvale della collaborazione e interpretazione di Diana Anselmo, performer sordo e attivista/co-founder di Al.Di.Qua.Artists, prima associazione di categoria italiana che promuove i diritti per le persone con disabilità nello spettacolo dal vivo. Monumentum DA è un racconto coreografico che, attraverso l’incontro tra il movimento e la Lingua dei Segni Italiana (LIS) vuole riconsiderare i potenziali espressivi dei corpi e aprire uno spazio in cui la diversità diviene puro ampliamento di possibilità. A lungo marginalizzata e alienata da processi di potere fonocentrici che hanno tentato di abolirla nel corso della storia, la LIS è infatti una lingua umana, viva, corporea; non parla di margini ma di nuove forme. La creazione si configura come un racconto, un movimento del corpo a corpo, che intende amplificare ...

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Romeo e Giulietta (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

La tragedia dei due innamorati di Verona, scritta da William Shakespeare nel 1593, è una grande storia d’amore diventata eterna e trasposta in musica da uno dei più talentuosi compositori vissuti nel periodo sovietico, Sergej Sergeevič Prokof’ev. Basti pensare che nel 1914 si diplomò al Conservatorio con i voti più alti, vincendo il premio “Anton Rubinstein” come miglior allievo di pianoforte. Partì per un viaggio a Londra, dove conobbe, tra gli altri Claude Debussy, Maurice Ravel, Richard Strauss e in particolare Sergej Diaghilev (fondatore dei “Ballets Russes) nel 1912 mentre assisteva agli spettacoli di danza “L’uccello di fuoco”, “Petruskha” e “Dafni e Cloe”. Fu proprio su richiesta di Diaghilev che iniziò a comporre il suo primo balletto dal titolo “Ala e Lollij” su testo di Serghei Gorodecki. Nel 1915 Prokof’ev incontrò nuovamente Diaghilev a Roma e gli sottopose la partitura (ricca di ritmi selvaggi tanto da rimandare a “La Sagra della Primavera” di Stravinsky). Il celebre impresario mosse diverse perplessità (soprattutto rivolte alla carente russicità melodica) e invitò Prokof’ev a scrivere la musica per un altro balletto tratto da una fiaba popolare russa dello scrittore Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev. A differenza di “Ala e Lollij” che rimase incompiuto (venne poi rielaborato ...

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“Empty moves”: quando la danza scivola dentro e fuori la musica

“Empty moves”: quando la danza scivola dentro e fuori la musica

  Geometrie di corpi ordinate secondo uno schema perfetto nella sua mescolanza e confusione, mimiche facciali sempre sul labile confine tra l’ironia e l’iper-concentrazione, sequenze coreografiche impeccabili – se non per qualche leggera sbavatura di coordinazione – nel palesare la finezza del genio creativo di un maestro della danza contemporanea come Angelin Preljocaj. Questi i punti di forza di Empty Moves (parts I, II & III), andato in scena all’Arena del Sole di Bologna lo scorso 18 novembre (in replica anche il 19). Già nel titolo, dichiaratamente omaggiante la performance Empty Words di John Cage, si intuisce che dai 105 minuti di messinscena c’è da aspettarsi qualcosa di sbalorditivo, tentando (invano) d’immaginare il frutto dell’avvicinamento di cotanti pilastri della danza e della musica dei nostri tempi. E la performance persino supera le aspettative: i corpi sinuosi, elastici e – per certi versi – intriganti dei quattro danzatori in scena (Nuriya Nagimova, Yurié Tsugawa, Baptiste Coissieu e Liam Warren) ipnotizzano totalmente lo sguardo degli spettatori, quasi distraendo la mente dalla rimbombante presenza della registrazione audio di sottofondo, in cui ai suoni del compianto compositore statunitense si alternano le urla di disapprovazione del pubblico milanese, che assistette allo spettacolo nel 1977. Un ...

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Per una nuova antologia: Romeo e Giulietta 1.1 di Zappalà al Teatro Cantiere Florida

Va in scena il 16 novembre al Teatro Cantiere Florida di Firenze Romeo e Giulietta 1.1 di Roberto Zappalà, su musica di John Cage, Sergei Prokofiev e Pink Floyd, con Gaetano Montecasino e Valeria Zampardi nei ruoli dei protagonisti. Con questo titolo, Roberto Zappalà inizia un nuovo progetto dal titolo Antologia: un lavoro di recupero dei titoli che hanno lasciato un segno nella linea coreografica di Zappalà e della compagnia; un progetto che non ha soltanto il compito di “recuperare” e di “rivisitare”, ma anche quello di originare nuove visioni, anche attraverso il “semplice” cambio degli interpreti, che diventa un primo mobile per un diverso approccio alla creazione. La sfocatura dei corpi, questo era il titolo del Romeo e Giulietta del 2006 che Roberto Zappalà ha deciso di riprendere e riportare in scena come primo spettacolo di “Antologia”. La versione originale partiva da una domanda precisa: cosa ci fa sentire sfocati, quando ci sentiamo sfocati? In fotografia la sfocatura è una questione di distanza tra il centro focale dell’obiettivo e “l’oggetto” inquadrato; se questa distanza è inferiore o superiore ad una certa misura l’oggetto risulta, appunto, sfocato. I due innamorati di Verona sono “sfocati” perché la distanza tra il loro ...

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Cambiamento, disequilibrio e ricerca di percorsi con “WE273′” di Caterina Mochi Sismondi

Il 6 agosto 2016, all’interno del Festival Civitanova Danza, il Teatro Rossini di Civitanova Marche ospita il debutto in prima assoluta di WE273′, portato in scena dalla Compagnia BlucinQue in collaborazione con Qanat – Cirko Vertigo, centro internazionale di creazione e produzione di spettacoli ed eventi, polo di formazione professionale nell’ambito delle arti circensi. Nata nel 2008 per volere dell’attuale direttrice artistica regista e coreografa Caterina Mochi Sismondi, in collaborazione con l’attrice Elena Cavallo e con altri artisti (tra cui la scrittrice Marta Pastorino e il performer e musicista Gianluca Pezzino, creatore di alcuni pezzi originali), la compagnia esprime lo spirito di ricerca e esplorazione dell’arte tra tradizione e innovazione, in diversi settori artistici, quali teatro, danza, letteratura, arti visive, produzione musicale, ecc. Spunto e ispirazione per WE273′ è 4’33”, notissima opera del compositore e teorico musicale statunitense John Cage, considerato una delle personalità più rilevanti del Novecento, che con i suoi lavori ha contribuito all’evoluzione della musica contemporanea internazionale, e affronta tematiche care alla Sismondi:  il disorientamento, il sentirsi fuori luogo, talvolta fuori dal corpo, dalla propria identità, in continuo cambiamento, spostamento e instabilità, dimostrando come il ritmo scaturisca dallo spazio, dalle parole e dai corpi in costante disequilibrio, ...

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Dantzaz Konpainia conquista il pubblico di Torino con “Kameleoia”

Il 24 e 25 marzo 2016, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino ospita Dantzaz Konpainia con Kameleoia, coreografie di Itzik Galili e Jacek Przybylowicz su musiche varie. Formata da danzatori di grande talento provenienti da ogni angolo d’Europa, sotto la direzione artistica di Adriana Pous, Dantzaz è mossa da un continuo processo di creazione e produzione di nuovi progetti, avvalendosi della collaborazione di coreografi di fama internazionale, come appunto Galili, Przybylowicz Lukas Timulak, Eric Gauthier, e molti altri. Con Kameleoia, la compagnia basca propone un trittico di grande impatto, Chameleon su musica di John Cage, Things I Told Nobody su musica di Marin Marais, e Few brief sequences su percussioni di Paxkal Indo. Mescolando acrobatica e poesia, tecnica e energia, lo spettacolo coinvolge e conquista lo spettatore, raggiungendo l’obiettivo di avvicinare alla danza il pubblico di ogni età. ORARI & INFO 24 e 25 marzo 2016, ore 21:00 Casa del Teatro Ragazzi e Giovani Corso Galileo Ferraris, 266 10134 Torino Telefono: +39 011 1974 0280 Stefania Napoli www.giornaledelladanza.com

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