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Tag Archives: Le Sacre du Printemps

Elogio a Stravinskij con una “Serata” di capolavori alla Scala

Elogio a Stravinskij con una “Serata” di capolavori alla Scala

  La stagione Balletto 2016/2017 del Teatro alla Scala di Milano giunge al secondo appuntamento in cartellone, proponendo una coppia di capolavori della storia della danza musicati da uno dei più celebri compositori per il balletto russi, uniti sotto il nome di Serata Stravinskij: si tratta di Petruška  e Le Sacre du Printemps, di produzione esclusivamente scaligera. A deliziare il pubblico di estimatori ben 7 occasioni per assistere a uno spettacolo di un tale clamore: è in scena, infatti, dall’11 febbraio al 1° marzo sempre in fascia serale, alle ore 20. Le intramontabili note del musicista di Lomonosov per l’occasione sono dirette dal Maestro Zubin Mehta, a capo dell’Orchestra scaligera e per la prima volta in collaborazione con l’ensemble dell’altrettanto prestigioso teatro, ensemble composto tanto dal Corpo di Ballo quanto dagli Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia omonima. Per quanto riguarda Petruška la coreografia è quella originale di Michail Fokine, ripresa da Isabella Fokine, mentre le scene e i costumi (supervisionati da Irene Monti) sono di Aleksandr Benois, co-autore del libretto insieme allo stesso Stravinskij. Infine le luci sono ad opera di Marco Filibeck, già da molto tempo firma creativa in tale ambito del Teatro alla Scala. La coreografia de ...

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Alberto Testa: “Jeux” e “Le Sacre du Printemps” un miracolo di bellezza e di creatività

 Provatevi a pensare oggigiorno alla possibilità di vedere in uno stesso mese, alla distanza di soli quindici giorni, l’uno dall’altro due balletti della potenza creativa (musica, scenografia, coreografia) di due balletti divenuti famosi quali “Jeux” e “Le Sacre du Printemps” il primo con la musica di Debussy, il secondo con quella di Stravinsky, tutti e due con la coreografia di Nijinsky, nel primo anche interprete, e poi mi direte se ciò sarebbe possibile oggi. Intanto occorre riflettere; una data, il 1913, Parigi, lo scadere della Belle Epoque, l’anno dopo un putiferio europeo, quasi quanto cento anni dopo, l’odierno, esclusa soltanto la guerra, quella mondiale detta anche “La grande guerra”. Qualcuno a pensato a quegli anni che in un ventennio successivo formarono l’epoca favolosa dei Balletti di Diaghilev (1909 – 1929), di Nijinsky, della partitura teatrale e non teatrale (Roerich, Bakst, Valentine, Gross e Hugo), dei musicisti fra gli innovativi del ventesimo secolo e di infiniti altri apporti diversi e decisivi per la formazione di una nuova era teatrale. Sono cose oggi pressoché irrealizzabili e impensabili. Eppure, nella rinnovata, bellissima Torino, tornata ai suoi regali splendori si è pensato a quell’avvenimento che diviene evento d’arte e di cultura. Due serate, il ...

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