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L’estetica a confronto nei balletti “Giselle” e “La Sylphide”

La comparazione tra i due titoli non può limitarsi all’individuazione di analogie superficiali – la presenza del soprannaturale, la centralità della ballerina, la struttura bipartita – perché ciò che realmente distingue e insieme collega le due opere è il modo in cui ciascuna articola il rapporto tra desiderio, ordine sociale e trascendenza. Se La Sylphide inaugura il paradigma romantico, Giselle lo interiorizza e lo rende drammaturgicamente più complesso, trasformando l’estetica dell’etereo in una riflessione sulla colpa e sulla memoria. Nel balletto del 1832, concepito da Filippo Taglioni per Marie Taglioni, il conflitto nasce dal desiderio maschile di evasione. James abbandona la promessa sposa per inseguire una creatura dell’aria; la sua aspirazione non è sociale ma metafisica. La silfide rappresenta l’ideale irraggiungibile, l’attrazione verso ciò che sfugge alla stabilità del matrimonio e della vita domestica. L’errore di James consiste nell’incapacità di accettare il limite: egli vuole possedere l’inappropriabile. La morte della silfide – provocata dall’oggetto magico che egli stesso utilizza – sancisce l’impossibilità di trattenere l’assoluto. La tragedia è inscritta nella sproporzione tra umano e soprannaturale. In Giselle, invece, il conflitto non si fonda sull’attrazione verso un essere ultraterreno, ma sull’inganno interno all’ordine sociale. Albrecht non desidera un’alterità metafisica; desidera un ...

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Fanny Cerrito: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Una delle pochissime coreografe donne dell’Ottocento: In un’epoca dominata dagli uomini, Fanny Cerrito non fu solo ballerina ma anche coreografa: un fatto rarissimo allora. Creò e firmò diversi balletti, dimostrando un controllo artistico totale sul proprio lavoro. Rivale (e collega) di Marie Taglioni: Fu spesso messa a confronto con Marie Taglioni. Se Taglioni incarnava l’etereo e lo spirituale, Cerrito era famosa per la brillantezza tecnica, la vivacità e il temperamento. Due stili diversi, entrambe icone assolute. Un successo internazionale: Nata a Napoli, conquistò le più importanti scene d’Europa: Parigi, Londra, Milano, Vienna. In particolare a Londra fu una vera celebrità, amatissima dal pubblico inglese. Protagonista del leggendario “Pas de Quatre”: Nel 1845 danzò nel celebre Pas de Quatre, insieme a Marie Taglioni, Carlotta Grisi e Lucile Grahn: un evento storico che riunì le quattro più grandi ballerine viventi dell’epoca sullo stesso palco. Una carriera lunghissima e una vita indipendente: Ballò ad altissimo livello fino a un’età avanzata per l’epoca e, dopo il ritiro, visse in modo indipendente, dedicandosi all’insegnamento e alla gestione dei propri affari — una vera donna moderna ante litteram. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Maria Taglioni: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

La prima “sylphide” del balletto: Maria Taglioni divenne leggendaria interpretando La Sylphide (1832), balletto creato appositamente per lei dal padre Filippo Taglioni. Con questo ruolo incarnò l’ideale romantico della creatura eterea, soprannaturale e irraggiungibile. L’uso rivoluzionario delle punte: Non fu la prima a salire sulle punte, ma fu la prima a farlo in modo artistico e poetico, non acrobatico. Le punte servivano a dare l’illusione di leggerezza e sospensione, come se fluttuasse nell’aria. Un’arte costruita con disciplina estrema: Da giovane non era considerata naturalmente dotata. Il padre la sottopose a un allenamento durissimo (ore e ore al giorno per anni), trasformando una ballerina “normale” in un’icona assoluta del palcoscenico. Ha influenzato il costume del balletto: Il celebre tutù romantico (lungo fino al polpaccio, in tulle leggero) è indissolubilmente legato alla sua immagine. Prima di lei i costumi erano molto più pesanti e meno adatti a evocare leggerezza. Una fama enorme, ma una vita finale modesta: Fu adorata in tutta Europa e pagata cifre altissime, ma negli ultimi anni visse in modo piuttosto semplice, dedicandosi all’insegnamento del balletto. Non cercò mai la mondanità, restando fedele a un ideale di arte pura. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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A Parigi il “Gala des jeunes solistes internationaux”

C’è un momento, nella storia della danza, in cui il corpo diventa memoria e il movimento si fa linguaggio universale. È il XIX secolo, epoca fondatrice del balletto classico, quando le grandi scene europee hanno dato forma a un ideale di bellezza destinato a superare i secoli. Tornare oggi a quelle coreografie significa riaprire un dialogo con le origini, restituendo al presente un patrimonio fatto di eleganza, rigore e sogno. Venerdì 30 gennaio 2026, alle ore 19.30, la Seine Musicale di Boulogne-Billancourt a Parigi ospiterà Les Beautés de la danse, una serata concepita come un vero e proprio viaggio nel cuore dell’Ottocento coreografico. Un omaggio alla giovinezza eterna del balletto ottocentesco. In programma, una selezione raffinata di estratti celebri e rarità preziose che riportano in vita le opere di Auguste Bournonville, Marius Petipa, Arthur Saint-Léon, Marie Taglioni e Joseph Mazilier, figure fondamentali nella costruzione del linguaggio classico. Particolarmente significativo è il lavoro di ricostruzione affidato a Pierre Lacotte per le coreografie di Taglioni e Mazilier: un gesto di profonda responsabilità storica che consente a questo repertorio fragile e prezioso di tornare a respirare sulla scena, non come semplice testimonianza museale, ma come materia viva. A incarnare questo patrimonio sono giovani ...

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Uno dei primi “passi a due” nella storia mondiale della danza

Il periodo storico (fine Settecento – inizio Ottocento) Tra XVIII e XIX secolo il balletto stava attraversando una trasformazione profonda. Sotto l’influenza di Jean-Georges Noverre e della sua teoria del ballet d’action, l’enfasi si spostava dalla pura ornamentazione tecnica alla narrazione espressiva. In questo contesto, il pas de deux non era ancora la forma codificata che conosciamo oggi (Adagio, variazioni, coda), ma un momento di danza a due destinato soprattutto a esprimere sentimenti e a portare avanti la trama. L’evento del 1804 costituisce uno degli esempi più antichi e chiari della nascita del duetto narrativo. Il “Ballet Pantomime d’Achille et Deidamie” (1804) Il balletto si basava sull’episodio mitologico in cui Achille, nascosto alla corte di Sciro e travestito da donna per evitare il proprio destino in guerra, incontra e si innamora di Deidamia, figlia del re Licomede. Il soggetto offriva un terreno ideale per esplorare ruoli maschili e femminili in contrasto (Achille travestito), creare scambi espressivi tra i protagonisti, inserire momenti di danza a due con forte valenza narrativa. I protagonisti: M. Deshayes e M. d’Egville Il nome Deshayes potrebbe riferirsi ad uno dei ballerini attivi a Parigi e Londra tra fine Settecento e primo Ottocento. Alcuni Deshayes erano allievi ...

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L’evoluzione fisica delle ballerine dall’Ottocento a oggi

Nel pieno del balletto romantico, la ballerina incarna un ideale di grazia ultraterrena. Figure come Marie Taglioni e Fanny Elssler rappresentano due poli estetici: la prima spirituale e impalpabile, la seconda sensuale e concreta.
 Il corpo deve apparire leggero, quasi incorporeo: linee sottili, spalle strette, volto diafano. L’introduzione delle punte e dei tutù vaporosi accentua l’illusione dell’assenza di peso. Tuttavia, dietro la grazia, si celano allenamenti estenuanti e una scarsa conoscenza anatomica: il corpo è più strumento estetico che organismo da preservare. Con la danza moderna, il corpo si emancipa dai canoni accademici. Isadora Duncan e Loïe Fuller lo riportano ad una dimensione naturale, libera, terrestre. Parallelamente, la tradizione classica — potenziata da Marius Petipa e dai Ballets Russes — eleva la tecnica e richiede maggiore potenza muscolare. La ballerina diventa così più forte e consapevole del proprio corpo, pur restando vincolata ad un’estetica di eleganza e controllo. Nel dopoguerra, la ballerina si trasforma in un’atleta dell’arte. Interpreti come Margot Fonteyn, Maya Plisetskaya, Liliana Cosi, Luciana Savignano e Carla Fracci incarnano una fisicità più scolpita e resistente come avvenuto più tardi con Alessandra Ferri, Oriella Dorella ed Elisabetta Terabust. L’allenamento assume una base scientifica: si studiano anatomia, alimentazione e prevenzione ...

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Amina Boschetti: la stella dimenticata del balletto romantico

Nel cuore dell’Ottocento una giovane ballerina italiana incantava i teatri con la sola forza del suo movimento. Il suo nome era Amina Boschetti: figura luminosa del balletto romantico, oggi avvolta da un velo di ingiusto oblio. Nata a Milano nel 1836 con il nome di Giacomina, fu ribattezzata artisticamente Amina, quasi a evocare quell’aura eterea che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita. Fin da bambina, il suo destino apparve segnato: fu ammessa alla scuola di Carlo Blasis, il più influente maestro di danza del suo tempo. Il suo talento fu così precoce che a soli dodici anni debuttò come prima ballerina al Teatro Re, affiancando icone del calibro di Fanny Cerrito e Marie Taglioni. La sua danza non era solo tecnica: era emozione, teatralità, presenza. Il pubblico non vedeva una bambina sul palco, ma uno spirito danzante capace di trasformare il movimento in poesia. Giovanissima, fu scritturata dall’impresario Domenico Ronzani e intraprese una tournée internazionale che la portò a Barcellona, Vienna, Firenze, Trieste. Ovunque andasse, lasciava dietro di sé un’eco di entusiasmo e lacrime di commozione. Ogni città diventava un altare dove il pubblico adorava la sua leggerezza come un dono divino. Nel 1852 approdò alla Scala di Milano, consacrandosi definitivamente ...

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Le eteree ballerine romantiche dell’800: Emma Livry

Nata Jeanne Emma Emarot o Emma Marie Emarot (Parigi, 24 settembre 1842 – Neuilly-sur-Seine, 26 luglio 1863) Emma Livry è stata una delle ultime ballerine del balletto romantico e allieva di Marie Taglioni. È passata tristemente alla Storia per la sua prematura scomparsa dovuta alle ustioni riportate quando il suo costume prese fuoco durante una prova di balletto in palcoscenico. Fu una delle stelle nascenti più brillanti dell’Opéra di Parigi votata ad una carriera di glorioso successo. Livry era la figlia illegittima della ballerina Célestine Emarot, e del barone Charles de Chassiron. Come riporta il libro The Ballet of the Second Empire: 1858-1870 di Ivor Guest pubblicato nel 1953, Célestine era nata in una famiglia originaria di Digione, sua madre lavorava nel commercio del lino, ma si trasferì a Parigi intorno al 1834 in cerca di una vita migliore. Circa due o tre anni dopo, grazie all’influenza di amici, Marguerite (questo il suo vero nome) fu ammessa alla Scuola di danza dell’Opéra, adottando il nome di Célestine. Divenne presto l’amante del barone Charles de Chassiron che trascorreva gran parte del suo tempo nel Foyer de la Danse. Nel 1842 diede alla luce una figlia, che fu battezzata più di un ...

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Le eteree ballerine romantiche dell’800: Fanny Elssler

Fanny Elssler (Gumpendorf, 23 giugno 1810 – 27 novembre 1884) è stata una ballerina austriaca del periodo romantico. Nata in un quartiere di Vienna, suo padre Johann Florian Elssler era un dipendente di Nikolaus I (principe della nobile casata ungherese degli Esterházy) ed in seguito divenne il cameriere del compositore Franz Joseph Haydn (Rohrau, 31 marzo 1732 – Vienna, 31 maggio 1809) rimanendo per tutta la vita a fianco del grande esponente del classicismo viennese. Fanny Elssler visse appieno la stagione del Romanticismo, affascinando il pubblico con un temperamento fortemente sensuale e doti artistiche ineguagliabili, oltre ad una capacità drammatica senza pari. Da giovanissima iniziò a studiare l’arte del balletto. Tenne il suo debutto sul palcoscenico del Kärntnertortheater di Vienna all’età di sei anni. Ballava quasi sempre con la sorella Therese, che aveva due anni più di lei. Entrambe si formarono coreuticamente con il ballerino e coreografo francese Jean-Pierre Aumer (Strasburgo, 21 aprile 1774 – Saint-Martin-de-Boscherville, 6 luglio 1833) e con il maestro di balletto e impresario Friedrich Horschelt (Colonia, 14 aprile 1793 – Monaco di Baviera, 9 dicembre 1876). Studiarono anche a Napoli con il rinomato ballerino e coreografo milanese Gaetano Gioja che giocò un ruolo fondamentale nella trasformazione ...

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Le eteree ballerine romantiche dell’800: Carlotta Grisi

Nata in Istria (Visinada, 1819 – St. Jean, Ginevra, 1899) da una famiglia di cantanti, Carlotta Grisi (nome completo Caronne Adele Josephine Marie Grisi) decise di dedicarsi allo studio della coreutica. Entrò alla Scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano a sette anni e già a dieci anni danzava nel Corpo di ballo scaligero. Carlo Blasis fu il suo autorevole maestro. Durante una tournée con la Scala a Napoli incontrò Jules Perrot il quale divenne suo Maestro e amante. Debuttò a Londra nel 1836 e si esibì con Jules Perrot. Apparve poi a Parigi al Théâtre de la Renaissance (1840 dove cantò e ballò nella produzione intitolata Le Zingaro) e un anno dopo, andò in tournée con Perrot in altre parti d’Europa. Grazie ai contatti di Perrot, la coppia lavorò a Parigi, Londra, Vienna, Monaco e Milano, dove lei cantò e ballò, anche se divenne celebre e celebrata per l’arte del balletto. Danzando le coreografie di Perrot ottenne forte visibilità e ammirazione sia dal pubblico che dalla critica. Nel 1841 debuttò ne La favorita di Gaetano Donizetti, coreografata da Perrot all’Opéra di Parigi. Il suo ruolo più importante è senza dubbio quello di Giselle nel più grande balletto ...

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