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Tag Archives: poesia del corpo

I grandi coreografi nella storia della danza: José Limón

Nella storia della danza del Novecento, poche figure hanno saputo trasformare il movimento in un linguaggio così profondamente umano come José Limón. La sua arte non cercava l’effetto spettacolare né la pura astrazione formale; al contrario, nasceva dall’urgenza di raccontare la condizione dell’uomo attraverso il corpo, facendo della danza un luogo di riflessione, memoria ed emozione. L’universo coreografico di Limón si fonda su una concezione del movimento che sembra respirare insieme alla vita stessa. Nei suoi lavori il corpo non è mai un semplice strumento tecnico, ma una presenza viva, capace di esprimere tensione e abbandono, forza e fragilità. Il celebre principio del fall and recovery, ereditato dalla modern dance americana e rielaborato con straordinaria sensibilità, diventa nelle sue creazioni una metafora dell’esistenza: la caduta non rappresenta una sconfitta, ma un passaggio necessario verso una nuova possibilità di equilibrio. Osservare una coreografia di Limón significa assistere a una continua alternanza tra gravità e slancio. I danzatori sembrano dialogare con il peso del proprio corpo, accettandolo e trasformandolo in energia espressiva. Ogni gesto appare inevitabile, come se nascesse da una necessità interiore più che da una costruzione estetica. È proprio questa autenticità a conferire alle sue opere una straordinaria forza comunicativa. ...

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Roberto Fascilla, un ricordo nell’anniversario di nascita

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Roberto Fascilla, la danza sembra rallentare il suo respiro. C’è un momento, ogni anno, in cui il tempo si fa più sottile, quasi trasparente, e lascia intravedere l’eco di chi ha attraversato il palcoscenico con grazia, rigore e mistero. È un momento che non appartiene al calendario, ma alla memoria collettiva: quella memoria che non smette di ricordare i passi di chi ha trasformato il movimento in linguaggio, e il linguaggio in destino. Roberto Fascilla nasce di nuovo ogni volta che lo si nomina. E non perché il ricordo pretenda celebrazioni solenni, ma perché la sua Storia contiene qualcosa che non smette di fiorire: una disciplina gentile, un’inquietudine creativa, una dedizione che non si esaurisce nemmeno quando si spengono le luci del teatro. In questo giorno particolare, sembra quasi di vederlo ancora bambino, quando iniziò a danzare per rafforzare un corpo troppo fragile. Eppure, già allora, la fragilità non era un limite: era una promessa. Un richiamo silenzioso a cercare, nel gesto, una forma di equilibrio che il mondo non sempre sa offrire. La danza, per lui, non fu mai solo mestiere: fu un luogo in cui imparare a stare al mondo, un rifugio ...

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