Nel panorama del balletto del Novecento, poche opere hanno osato infrangere i confini tra danza classica e cultura rock come Pink Floyd Ballet di Roland Petit. Creato nel 1972, questo lavoro rappresenta un punto di svolta radicale: il corpo del ballerino diventa veicolo di ribellione, introspezione e modernità, accompagnato dalla musica ipnotica e visionaria dei Pink Floyd. Non si tratta solo di un balletto, ma di un manifesto artistico che fonde teatro, danza, musica e filosofia contemporanea. Roland Petit, coreografo francese noto per la sua capacità di reinventare il linguaggio del balletto, rimase affascinato dalla potenza evocativa della musica dei Pink Floyd, in particolare dagli album Meddle, Atom Heart Mother e The Dark Side of the Moon (all’epoca in fase di elaborazione). Nel 1972 Petit ottenne il permesso di utilizzare direttamente le registrazioni originali del gruppo – una scelta rivoluzionaria per il mondo della danza, tradizionalmente legato a partiture orchestrali. La prima rappresentazione avvenne con il Ballet National de Marseille, compagnia diretta dallo stesso Petit, e suscitò reazioni contrastanti: entusiasmo tra i giovani e scandalo tra i puristi. La trama non segue una narrazione lineare. La trama è piuttosto un viaggio psicologico e simbolico che esplora: l’alienazione dell’uomo moderno; il ...
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