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Tag Archives: Rudolf Nureyev

La prima ballerina e maestra Daniela Maccari “allo specchio”

Balletto classico preferito? Giselle e Don Chisciotte. Balletto contemporaneo preferito? Ifigenia in Tauride di Pina Bausch e Frammenti dal diario di Nijinsky di Lindsay Kemp. Teatro del tuo cuore? Il Teatro Verdi di Pisa, il Teatro Goldoni di Livorno e il Teatro Lope de Vega di Siviglia. Un romanzo da trasformare in balletto? I Promessi Sposi! Ma forse più che a romanzi, penserei a grandi figure della tragedia greca come Medea, Antigone o alla meravigliosa storia di Didone raccontata da Virgilio nell’Eneide. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Le notti di Cabiria di Fellini e Roma città aperta di Rossellini. Mi affascinano grandi ruoli femminili!  Il costume di scena indossato che hai preferito? Il tutù strappato, disegnato da Lindsay Kemp per la Ballerina in Nijinsky. A quale colore associ la danza? Rosso. Che odore ha la danza? Quell’odore di teatro, misto di legno, polvere, pece e linoleum del tappeto danza. La musica più bella mai scritta per il balletto? Forse il Romeo e Giulietta di Prokofiev. Un film di danza indimenticabile? Due vite e una svolta (The turning point) e, anche se vado un po’ fuori tema: Grease! Due miti della danza del passato: uomo e ...

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Giunge alla quinta edizione il Gala Fracci al Teatro alla Scala

Prosegue il tributo del Teatro alla Scala e dei suoi artisti a Carla Fracci, figura cardine della storia della danza e fonte di ispirazione per intere generazioni di giovani non solo nel mondo del balletto. Il direttore Frédéric Olivieri porta avanti la tradizione istituita dal 2022 da Manuel Legris volta a celebrare la danza e il balletto nel nome di questa artista eccezionale. Sulla scia del tutto esaurito delle precedenti edizioni l’appuntamento raddoppia: nell’anno che coincide con i 5 anni dalla scomparsa e con i 90 anni dalla nascita di Carla Fracci saranno due le date in cui viene omaggiato il suo mito attraverso lo smisurato e ricchissimo repertorio dei suoi ruoli d’elezione e dei balletti da lei interpretati, che rivivranno attraverso il Corpo di Ballo, i Solisti, i Primi ballerini, le Étoile e gli ospiti internazionali: il 3 febbraio torna alla Scala Marianela Nuñez, stella del Royal Ballet, e il 31 gennaio Jacopo Tissi, primo ballerino presso il Dutch National Ballet; in debutto sul palcoscenico del Piermarini sempre il 31 gennaio Maia Makhateli, prima ballerina al Dutch National Ballet, e su entrambe le recite Patricio Revé, già primo ballerino del Queensland Ballet e del Balletto Nazionale di Cuba, guest ...

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Il demi-solista Rinaldo Venuti “allo specchio”

Balletto classico preferito? L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan. Balletto contemporaneo preferito? The statement di Crystal Pite. Teatro del tuo cuore? L’Opera di Vienna, dove ho visto il mio primo balletto. Un romanzo da trasformare in balletto? Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Call me by your name (Chiamami col tuo nome) di Luca Guadagnino. Il costume di scena indossato che hai preferito? Rubies nel balletto Jewels di George Balanchine. A quale colore associ la danza? Per me la danza è azzurra: come un cielo che alterna sole e pioggia. Che odore ha la danza? Di aria fresca. La musica più bella mai scritta per il balletto? Sicuramente il Grand Pas de Deux dello Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Un film di danza indimenticabile? Center Stage (Il ritmo del successo) di Nicholas Hytner. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn. Il tuo passo di danza preferito? Probabilmente un manèje di jetè. Mi esprime libertà. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Nella vita reale nessuno. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte ...

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La metamorfosi di una grandiosa ballerina: Diana Vishneva

Diana Vishneva è una delle ballerine più celebrate del nostro tempo, un’icona del balletto classico e contemporaneo che ha lasciato un’impronta indelebile nei teatri più prestigiosi del mondo. Nata a San Pietroburgo nel 1976, Diana è stata una delle allieve più brillanti dell’Accademia Vaganova, la stessa scuola che ha formato leggende come Anna Pavlova e Rudolf Nureyev. È entrata a far parte del Mariinsky Ballet (Kirov Ballet) nel 1995 e, in breve tempo, ne è diventata prima ballerina. Successivamente ha danzato anche come principal dancer per l’American Ballet Theatre (ABT) di New York. Poliglotta della danza Nonostante le sue radici classiche, Vishneva ha sempre cercato nuove strade espressive. Ha lavorato con coreografi contemporanei come Mats Ek e Ohad Naharin, dimostrando una straordinaria versatilità. “Beauty and Power” Diana è nota non solo per la sua tecnica impeccabile, ma anche per una presenza scenica magnetica. I critici spesso parlano di lei come di una perfetta fusione tra bellezza e forza, controllo e passione. Ha ispirato stilisti e artisti Il suo stile e la sua grazia hanno attratto l’attenzione del mondo della moda. È stata musa per fotografi come Patrick Demarchelier e ha posato per varie campagne di alta moda. Fondatrice e mecenate ...

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Semionova e Andrijashenko nella “Bella” di Nureyev [RECENSIONE]

La riproposizione su Rai5 de La bella addormentata nella versione di Rudolf Nureyev, registrata alla Scala nel 2019, ha offerto l’occasione di rivedere uno dei titoli più monumentali del repertorio classico in un allestimento di grande rigore stilistico e ambizione coreografica. In questo contesto complesso e densissimo, l’interpretazione dei due protagonisti, Polina Semionova e Timofej Andrijashenko, si è imposta come vero fulcro espressivo della serata. Polina Semionova affronta il ruolo di Aurora con un’eleganza che va oltre la pura perfezione tecnica. Il suo è un debutto (o comunque una lettura) che privilegia la musicalità e la qualità del movimento, rendendo credibile l’evoluzione del personaggio dall’adolescenza luminosa del primo atto alla regalità pienamente consapevole dell’atto finale. Nei celebri equilibri dell’Adagio della Rosa, Semionova mostra un controllo assoluto, ma senza ostentazione: ciò che colpisce è la naturalezza con cui la difficoltà tecnica viene assorbita in un fraseggio morbido, continuo, sempre sostenuto da un port de bras raffinato. Nel secondo atto, la sua Aurora “in visione” è eterea, sospesa, quasi irreale, mentre nel terzo atto la ballerina restituisce una principessa matura, serena, capace di dominare la scena con autorità quieta e luminosa. Accanto a lei, Timofej Andrijashenko costruisce un Principe Desiré di spessore. ...

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Due rivoluzioni parallele: Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi

Nella storia della danza del Novecento esistono figure che non si limitano a eccellere, ma che spostano l’asse stesso del linguaggio coreutico. Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi appartengono a questa rara categoria: artisti diversi per geografia, temperamento e destino, ma sorprendentemente affini nella loro funzione storica. Il parallelismo tra loro non è immediato, e proprio per questo è fecondo: entrambi hanno incarnato una idea nuova del danzatore, capace di farsi autore, interprete totale e simbolo culturale. Prima di Nureyev, il balletto classico occidentale era ancora fortemente gerarchico: la ballerina come fulcro lirico, il danzatore come sostegno. Nureyev spezza questa simmetria con una forza quasi brutale. Il suo corpo non accompagna: domina, racconta, seduce, sfida. Il virtuosismo non è ornamento, ma affermazione di identità. Ogni salto, ogni giro diventa una dichiarazione di libertà. Paolo Bortoluzzi, in un contesto diverso e meno mitizzato, compie un gesto analogo in Italia. Formatosi in una tradizione solida ma ancora legata a modelli ottocenteschi, porta in scena un danzatore che non è più solo esecutore ma interprete pensante, capace di attraversare stili, epoche e linguaggi. Come Nureyev, anche Bortoluzzi ridefinisce il baricentro della scena: il danzatore non è più funzione, ma presenza. Il corpo di Nureyev ...

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Il direttore artistico e coreografo Roberto Forleo “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bayadère. Il balletto contemporaneo prediletto? Giselle di Mats Ek. Il Teatro del cuore? Il Teatro Petruzzelli di Bari. Un romanzo da trasformare in balletto? Gli Scorta di Laurent Gaudé. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? 8 Femmes (8 Donne e un mistero) di François Ozon. Il costume di scena che preferisci nel grande repertorio classico? La Morte, dal balletto Don Juan di Thierry Malandain. Quale colore associ alla danza? Verde. Che profumo ha la danza? Lavanda. La musica più bella scritta per balletto? La Bayadère. Il film di danza irrinunciabile? White Nights. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Monique Loudières Il tuo “passo di danza” preferito? Arabesque. Chi ti sarebbe piaciuto essere tra i grandi personaggi del balletto classico? Romeo. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Ce ne sono tanti, ma Mats Ek è uno dei miei preferiti. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa Le diresti? Grazie di cuore per proteggere l’arte della danza. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Perseveranza, umiltà e amore. Come ti vedi oggi allo specchio? Mi vedo ricco di esperienze, ma con una sete ...

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“La Bella Addormentata nel bosco” dalla Scala su Rai 5

La Bella addormentata nel bosco, messo in scena nel 2019 al Teatro alla Scala di Milano con la coreografia di Rudolf Nureyev e le interpretazioni dell’étoile Polina Semionova nel ruolo della principessa Aurora e Timofej Andrijashenko in quello del Principe Désiré. Un appuntamento che Rai Cultura ripropone domenica 4 gennaio alle ore 17.50 su Rai 5. A dirigere la straordinaria partitura di Čajkovskij è i maestro Felix Korobov. Accanto ad Aurora e Désiré, la fata cattiva Carabosse (interpretata da Beatrice Carbone), L’Uccello Blu e la Principessa Fiorina (Claudio Coviello con Vittoria Valerio) e gli interpreti del Passo a cinque: Virna Toppi e Nicola Del Freo, Alessandra Vassallo, Gaia Andreanò, Caterina Bianchi. Con i costumi del premio Oscar Franca Squarciapino, firmati per la Scala nel 1993. La regia tv è di Arnalda Canali.  Il celebre balletto è approdato per la prima volta alla Scala nel 1966 con la coreografia di Marius Petipa, rielaborata da Nureyev, il quale vestiva i panni del Principe insieme a Carla Fracci nel ruolo della principessa Aurora. La fortunata e complessa rivisitazione coreografica di Nureyev continuerà ad essere rappresentata alla Scala negli anni, fino alla recente messa in scena a dicembre 2025 in occasione dell’inaugurazione della nuova ...

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Il danzatore e coreografo Ahmad Joudeh “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bayadère (“la danzatrice del tempio”). Porta con sé l’essenza del desiderio spirituale, del destino e della devozione. Il balletto contemporaneo prediletto? Boléro: il suo ritmo ipnotico è come un battito cardiaco che non si ferma mai. Il Teatro del cuore? Il Teatro Romano di Palmira, in Siria. È lì che ho ballato la mia prima esibizione… e la mia ultima in Siria. Ho ballato lì da solo per dire agli estremisti che i teatri sono per l’arte, non per uccidere. Un mese dopo è stato bombardato. Sono diventato l’ultimo ballerino ad esibirsi su quel palco. Sarà per sempre il mio tempio. Un romanzo da trasformare in balletto? L’Alchimista di Paulo Coelho: perché ogni ballerino è un viaggiatore alla ricerca del tesoro interiore. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? The Fountain – L’albero della vita diretto da Darren Aronofsky: i suoi temi di amore, sacrificio e rinascita sono pura coreografia in attesa di essere realizzata. Il costume di scena che preferisci nel grande repertorio classico? Rothbart nel Lago dei Cigni. Potere, mistero e libertà in un unico ruolo. Quale colore associ alla danza? Il bianco: perché è divino, pacifico e porta con ...

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Dieci anni dall’addio alle scene di Sylvie Guillem

Il 30 dicembre 2015, davanti al pubblico giapponese, Sylvie Guillem danzò per l’ultima volta. Non fu una serata d’addio nel senso tradizionale del termine, ma la conclusione naturale di un percorso coerente, lucido, radicalmente libero. La tournée mondiale Life in Progress si chiuse così, lontano dall’Europa che l’aveva consacrata, in un luogo simbolico per una danzatrice che aveva sempre preferito il dialogo silenzioso con il movimento alle celebrazioni ufficiali. Con quel gesto finale, Guillem non abbandonava soltanto il palcoscenico: chiudeva un’epoca della danza e ne lasciava aperta un’altra, fatta di domande, possibilità e nuove forme di presenza artistica. Entrata all’Opéra di Parigi giovanissima, Sylvie Guillem fu nominata étoile a soli diciannove anni da Rudolf Nureyev, che intuì immediatamente la portata rivoluzionaria del suo talento. Ma sarebbe un errore ridurre la sua grandezza alla precocità o alla perfezione tecnica. Guillem possedeva sì una linea fuori dal comune, un’estensione che sfidava l’anatomia e una forza fisica allora rara nel corpo femminile del balletto classico; tuttavia, ciò che la distingueva davvero era l’intelligenza del movimento. Fin dall’inizio, rifiutò l’idea della ballerina come figura decorativa o puramente esecutiva. Ogni ruolo diventava per lei un territorio da esplorare, da mettere in discussione. La tecnica non ...

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