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ORIZZONTI VERTICALI 2026: “Alba e Tramonto”

Il Festival Orizzonti Verticali, giunto alla sua quattordicesima edizione e conclusosi il 2 agosto a San Gimignano, approda quest’anno a Castiglione d’Orcia dal 10 al 22 agosto 2026, integrando e ampliando l’ottava edizione di “Alba e Tramonto”, guidata per la prima volta da Patrizia de Bari e Tuccio Guicciardini. Prende il via così un progetto che guarda alla costruzione di un festival diffuso, capace di mettere in relazione territori, comunità e patrimoni culturali attraverso un disegno condiviso e di lungo periodo. Il riconoscimento di Patrimonio Mondiale UNESCO e il passaggio della Via Francigena sono due elementi di straordinario valore che accomunano San Gimignano e Castiglione d’Orcia, e non si tratta solo di una coincidenza geografica, ma di un legame culturale profondo. Se nel Medioevo la Francigena era il cammino dei pellegrini, delle idee, delle merci e delle culture, oggi – dichiarano i direttori artistici – può tornare a essere una via di attraversamento e di incontro, un itinerario capace di collegare esperienze artistiche, comunità e luoghi attraverso un autentico pellegrinaggio culturale.  Il nostro orizzonte è quello di costruire una rete che superi i confini del singolo festival e trasformi il territorio in uno spazio condiviso di ricerca, creazione e partecipazione. Favorendo ...

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Origini e storia del diadema nella danza classica

Il diadema è oggi uno degli elementi più riconoscibili dell’immaginario della danza classica: una piccola corona luminosa che impreziosisce il capo delle ballerine, evocando eleganza, grazia e un mondo sospeso tra realtà e fantasia. La sua nascita, però, non è legata soltanto al desiderio di decorare il costume, ma all’evoluzione stessa del balletto e del suo linguaggio scenico. Le prime forme di ornamento del capo nella danza risalgono alle corti europee del XVII e XVIII secolo, quando il balletto era ancora strettamente collegato alle feste aristocratiche. Le danzatrici indossavano acconciature elaborate, nastri, gioielli e accessori preziosi che riflettevano il gusto dell’epoca e il prestigio dei personaggi interpretati. Con il tempo, questi ornamenti iniziarono ad assumere anche un valore narrativo: indicavano il rango, la natura o il ruolo del personaggio sulla scena. La diffusione del diadema come simbolo della ballerina classica avvenne soprattutto durante il XIX secolo, nell’età del balletto romantico. In questo periodo nacquero opere ambientate in mondi fantastici, popolati da fate, principesse e creature soprannaturali. Spettacoli come La Sylphide e, successivamente, Il lago dei cigni contribuirono a creare l’immagine della danzatrice eterea, vestita con tutù leggero e adornata da elementi luminosi, tra cui il diadema. Il diadema divenne così ...

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Alicia Alonso e il tempo eterno della leggenda

Attorno alla figura di Alicia Alonso il tempo ha compiuto un’operazione singolare: ha attenuato il ricordo degli avvenimenti, lasciando invece intatta un’impressione. Non quella di una carriera esemplare, ma di una presenza destinata a superare il proprio secolo. Le grandi personalità della danza del Novecento sembravano nascere in un’epoca in cui il palcoscenico possedeva ancora il potere di creare leggende. Erano anni in cui il pubblico riconosceva negli interpreti qualcosa che oggi appare quasi perduto: una distanza. Non la distanza dell’inaccessibilità, ma quella del mito. L’artista non era soltanto visto; era immaginato. Attorno al suo nome si costruiva un racconto che oltrepassava gli spettacoli, trasformando la memoria in una forma di attesa. Alicia Alonso appartiene a quella stagione. Non tanto perché ne sia stata una protagonista, quanto perché continua a rappresentarne l’essenza. La sua immagine sembra provenire da un tempo in cui la danza custodiva ancora un’aura quasi sacrale, quando il sipario divideva due mondi e il teatro conservava il privilegio dell’irripetibile. Oggi, nell’epoca della riproduzione infinita delle immagini, quella dimensione appare remota. Proprio per questo la sua figura acquista un valore che supera il dato storico. Il mito, del resto, non nasce dall’assenza di realtà, ma dalla capacità della ...

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Divinamente Diva, Tamara Karsavina

Vi sono artiste che attraversano la scena come un lampo, lasciando dietro di sé una scia di stupore, e altre che, con passo più lieve, insinuano la loro presenza nella memoria fino a diventarne parte silenziosa e persistente. Tamara Karsavina apparteneva a questa seconda, rarissima specie: non conquistava, ma avvolgeva; non abbagliava, ma illuminava. La sua danza non era mai un’esibizione, bensì una rivelazione. In lei, ogni gesto si compiva con una naturalezza tanto perfetta da sembrare inevitabile, come se il movimento non fosse stato scelto, ma semplicemente accaduto. Era un’arte priva di attrito, dove la tecnica — pur rigorosa e impeccabile — si dissolverà in una grazia che appariva spontanea, quasi inconsapevole. Non vi era nulla di forzato nel suo modo di abitare la scena: ella non imponeva una presenza, ma la lasciava emergere, con una delicatezza che aveva qualcosa di profondamente aristocratico. Il suo corpo parlava una lingua fatta di sfumature, di pause eloquenti, di silenzi che avevano il peso di un’intera frase. E proprio in quelle sospensioni si percepiva il segreto della sua arte: la capacità di suggerire più di quanto mostrasse. A differenza di chi cerca il culmine nell’apice del virtuosismo, Tamara Karsavina sembrava trovare la ...

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Alessandra Ferri conquista Vienna: il Wiener Staatsballett cresce anche nei numeri

Non è soltanto una vittoria artistica. Per Alessandra Ferri, il primo anno alla guida del Wiener Staatsballett si sta rivelando anche un successo misurabile nei risultati economici e nella risposta del pubblico, un aspetto che nel mondo della danza, oggi più che mai, rappresenta un indicatore fondamentale della solidità di un progetto culturale. Secondo quanto riportato dal quotidiano austriaco Der Standard, la stagione appena conclusa ha fatto registrare risultati di assoluto rilievo. Gli spettacoli ospitati alla Wiener Staatsoper hanno raggiunto il tutto esaurito, con un tasso di occupazione del 100%, mentre le rappresentazioni alla Volksoper hanno toccato circa il 94% dei posti disponibili. Complessivamente il Wiener Staatsballett ha accolto circa 150.000 spettatori, superando gli otto milioni di euro di incassi. Numeri che raccontano molto più di un semplice successo al botteghino. Rivelano infatti la capacità di Ferri di conquistare un pubblico tradizionalmente molto esigente come quello viennese, da sempre abituato a confrontarsi con alcune delle istituzioni musicali e coreutiche più prestigiose al mondo. Quando, nel 2025, l’étoile italiana fu chiamata a succedere a Martin Schläpfer, l’incarico venne accolto con grande interesse ma anche con inevitabili interrogativi. Ferri rappresentava una delle ballerine più amate della storia recente del balletto internazionale, ma ...

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Il maître de ballet Marc-Emmanuel Zanoli “allo specchio”

Il tuo balletto classico preferito? The Dream di Sir Frederick Ashton. Il tuo balletto contemporaneo preferito? Sleight of Hand di Sol León e Paul Lightfoot. Il teatro del cuore? Il Grand-Théâtre di Bordeaux… Senza alcuna esitazione! Un romanzo da trasformare in un balletto? La Venere d’Ille di Prosper Mérimée. E un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Bolero, un film francese di Anne Fontaine. Racconta la storia della vita di Maurice Ravel. Il costume di scena che hai indossato e che hai preferito? Il mio costume preferito è quello di Carabosse nella versione di Charles Jude. A quale colore associ la danza? A tutti i colori. Che profumo ha la danza? Un mix di pece (colofonia), polvere e qualcosa di straordinario. La musica più bella mai scritta per un balletto? Sono indeciso tra il quarto atto de Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta di Prokof’ev. Il film sulla danza da non perdere?Cantando sotto la pioggia… oppure Dirty Dancing. Due leggende della danza del passato, una donna e un uomo? Zizi Jeanmaire e Pierre Lacotte. Mi hanno sempre affascinato. Il tuo passo di danza preferito? Il grand jeté. Tra i personaggi del grande repertorio del balletto classico, ...

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In autunno la Scala riporta in scena la storica “Giselle”

Dopo le otto recite di Don Chisciotte praticamente esaurite, al rientro dalla pausa estiva sarà Giselle a ritornare in scena alla Scala e sarà anche oggetto di registrazione da parte di Rai Cultura. La Stagione in corso si concluderà poi a novembre con l’attesissima serata Balanchine Bausch/ Stravinskij che ben  riassume ed esalta  le linee guida delle Stagioni del Ballo: grandi nomi, grande repertorio, nuove sfide con nuovi stili e produzioni in debutto. Assente dal palcoscenico scaligero dal 2022, ma nel 2024 in trionfo con il pubblico di Shanghai, Giselle torna alla Scala dall’ 1 al 23 ottobre, nella classica coreografia di Coralli/Perrot ripresa da Yvette Chauvirè. Una storia d’amore, tradimento e redenzione, tra gioiose feste contadine e il bianco stuolo di willi, affascinanti quanto spietate: Giselle, balletto romantico per eccellenza, continua a commuovere il pubblico con la sua storia delicata, a coinvolgerlo grazie alla tecnica e alla sensibilità dell’interpretazione dei protagonisti, nel contrasto fra un mondo solare e un regno oscuro popolato di spiriti. Il Corpo di Ballo scaligero riporta in scena l’indimenticabile coreografia di Coralli-Perrot nella ripresa di Yvette Chauviré, che proprio con la cura e la raffinatezza di ruoli come Giselle ha esaltato la tradizione classica in tutta ...

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Silvio Oddi, un artista rimasto nel cuore della danza

Nel mondo della danza ci sono figure che non vengono ricordate soltanto per i passi eseguiti su un palcoscenico o davanti a una telecamera, ma per ciò che riescono a trasmettere: passione, rigore, sensibilità e amore per l’arte. Silvio Oddi è stato uno di questi interpreti. La sua carriera, pur conclusa troppo presto, ha lasciato un segno profondo nella danza e nello spettacolo italiano. Nato nel 1970, Silvio Oddi scoprì la danza da giovane, trasformando quella che inizialmente era una passione in una vera scelta di vita. La sua formazione e il suo talento lo portarono rapidamente ad affacciarsi al mondo professionale, fino ad arrivare alla grande televisione. La sua preparazione tecnica, unita a un’eleganza naturale nei movimenti, attirò l’attenzione degli addetti ai lavori e lo rese presto un volto apprezzato dal pubblico. La grande popolarità arrivò grazie alla partecipazione a Fantastico, uno dei programmi simbolo della televisione italiana dell’epoca. In quella cornice incontrò Lorella Cuccarini, con la quale nacque un importante rapporto artistico: Oddi divenne uno dei suoi partner di scena più riconoscibili, contribuendo al successo di numerose esibizioni che sono rimaste nella memoria degli spettatori. Nel corso della sua carriera lavorò in diverse produzioni televisive e teatrali, collaborando ...

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In memoria della nascita di Maurice Béjart

Nel giorno che ne celebra la nascita, Maurice Béjart si impone alla memoria collettiva come una delle figure più alte e determinanti della danza del Novecento. Nato il 1° gennaio 1927, Béjart ha segnato in modo profondo e duraturo il linguaggio coreografico contemporaneo, contribuendo a ridefinirne i confini estetici, culturali e spirituali. Coreografo di straordinaria visione, Béjart ha saputo coniugare rigore e audacia, tradizione e innovazione. La sua opera si distingue per la capacità di dialogare con la grande musica — da Stravinskij a Beethoven, da Ravel a Mahler — e di tradurla in una scrittura coreografica intensa, riconoscibile, universale. Balletto, teatro, filosofia e mito si intrecciano nei suoi lavori in un equilibrio raro, capace di parlare tanto allo spettatore esperto quanto a un pubblico più ampio. Uno degli aspetti più rivoluzionari del suo percorso è stato l’aver restituito centralità al corpo come strumento di pensiero. Nella visione di Béjart, il danzatore non è mai mero esecutore, ma interprete consapevole, portatore di una responsabilità artistica e umana. Il movimento diventa così veicolo di significato, capace di esprimere tensioni interiori, interrogativi esistenziali e aspirazioni collettive. Fondatore di compagnie e scuole che hanno formato intere generazioni di artisti, Béjart ha lasciato un’eredità ...

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Ultimo dell’anno con il Royal National Ballet of Georgia

La Colchide, terra del mito di Medea e Giasone, oggi conosciuta come Georgia, rivive attraverso la straordinaria performance della compagnia artistica del Royal National Ballet of Georgia, diretta da Gela Potskhishvili e Maia Kiknadze. Uomini forti e fieri, donne eleganti e leggiadre: Fire of Georgia accosta alla spettacolarità degli strepitosi virtuosismi maschili, fatti di salti acrobatici, giri incredibili e combattimenti con le spade, la grazia dei movimenti femminili. Il talento atletico, la tecnica virtuosa e le prodezze maschili “sulle punte”, con stivali sottili e senza imbottitura, si intrecciano con i passi leggeri e la bellezza eterea delle ragazze che, in raffinati abiti di seta, sembrano fluttuare lievi sul ghiaccio. Alcune danze hanno ispirazione nell’VIII secolo a.C. e, nonostante l’origine così remota, mantengono un dinamismo ed una modernità tale da ispirare le più note pop-star dei nostri giorni. Particolarmente intensa e drammatica la danza dove protagoniste della coreografia sono le spade che si incrociano in un turbinio di scintille. Così i georgiani esprimono oggi la loro sete di libertà. Il Royal National Ballet of Georgia rappresenta una delle espressioni più alte della tradizione coreutica georgiana. La compagnia affonda le sue radici nel prestigioso Balletto Nazionale “Metekhi”, creato nel 1978 dal leggendario ...

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