
Il cervello dei danzatori processa le emozioni in modo differente.
Il loro sistema nervoso le completa tramite il movimento che attiva il sistema limbico o cervello emotivo, fondamentale per regolare emozioni, motivazione, memoria, apprendimento, e la corteccia motoria, responsabile della pianificazione e dell’esecuzione dei movimenti volontari.
Tutto ciò implica che, quando le emozioni aumentano di intensità, non si bloccano in un loop mentale che genera ansia improduttiva, ma vengono espresse e liberate. I ballerini così non portano i pesi emotivi che gravano su chi non balla.
I danzatori sviluppano l’abilità cognitiva di tollerare dolore, fatica e disagio, non vi restano bloccati ma incrementano la resilienza emotiva e fisica.
In quanto espressione non verbale, infatti, la danza attiva emozioni, memoria, controllo e bilanciamento psicofisico, tutto allo stesso tempo.
Questo porta all’integrazione emotiva: il cervello vive le emozioni come esperienze da cui apprendere, momenti che influenzano il vissuto, il comportamento e che rafforzano.
Ecco perché i danzatori guariscono prima dai traumi emotivi. Il loro sistema nervoso è allenato a superare le esperienze negative, a trovare soluzioni, non a rimuginarci sopra. Perché il movimento danzato influenza, stimola e scolpisce la neuroplasticità.
Quando la vita si fa dura, come è per tutti, chi danza risulta emozionalmente più risolto, forte e radicato. È un segreto che dovrebbe essere diffuso.
Tutti dovrebbero conoscere l’importanza della danza.
È uno degli immensi benefici di un’arte troppo spesso sottovalutata che dovrebbe essere il fulcro di una società resistente, attiva e accogliente.
Stefania Napoli
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