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Alla riscoperta di balletti dimenticati. Di Flavia Pappacena

 Violon du diable la fascination IPG

Le Violon du diable di Arthur Saint-Léon (1849)

 

La stampa qui riportata focalizza uno dei momenti salienti del balletto di Arthur Saint-Léon (1815-1870) Le Violon du diable, andato in scena all’Opéra di Parigi il 19 gennaio 1849 con musica di Cesare Pugni. Si tratta della scena della seduzione (fascination) in cui un violinista (Saint-Léon), aiutato dal Demonio nei panni del medico Matheus (Giovanni Coralli), ammalia con la sua musica Hélène (Fanny Cerrito), figlia del conte di Vardeck, che non si interessa a lui in quanto socialmente inferiore. La scena in questione si svolge nell’albergo di un piccolo villaggio bretone in cui sono alloggiati vari personaggi tra cui, oltre al violinista, a Hélène e Matheus/Demonio, il monaco benedettino Anselmo.

Innamoratasi del giovane per il potere demoniaco del violino, la fanciulla fugge con lui, ma poi cessa di amarlo quando il violino perde il suo potere per una vendetta del Demonio. A questo punto interviene il Monaco che, vinto il maligno con il potere della croce, dona al giovane un altro violino, ma questa volta benedetto, con cui la giovane ritrova l’amore. Tuttavia rimane ancora un ostacolo alle nozze dei giovani: la resistenza del conte fermamente ancorato alla prassi dell’omogamia (matrimoni celebrati tra persone dello stesso ceto). Anche a questo provvede il Monaco che, adottando il giovane, lo fa diventare un gentiluomo.

Come si può vedere, nel balletto convergono molte delle tematiche tipiche del balletto romantico. Perno concettuale è il potere del demonio che, sebbene straordinario, finisce comunque col soccombere sbaragliato dalla religione cristiana. L’altro tema che regola parte delle azioni e nutre molte delle sezioni di danza accademica è la forza dell’amore che riesce a superare tutte le avversità eccetto la disparità sociale per risolvere la quale è richiesto un intervento superiore.

Le Violon du diable di Saint-Léon è anche una testimonianza dell’orientamento estetico della danza francese della metà del secolo XIX. Come in larga parte delle creazioni dell’epoca, il balletto è sospeso tra la realtà e un mondo fantastico presentato con elementi fortemente spettacolari quali trasformismi, figure allegoriche, personaggi fiabeschi o sovrannaturali, scene di magia. Alla fine, durante le nozze, agli ospiti è offerto come intrattenimento il divertissement Les Fleurs animées (I fiori animati) che rappresenta la simbolica rivolta di alcuni fiori contro un giardiniere che li tiene imprigionati in una serra; il Giardiniere (Violinista/Saint-Léon) è condotto nel regno della Rosa (Hélène/Cerrito) che poi sposerà. Nel primo atto vi è un inserto danzato, questa volta integrato nella trama, che introduce la trasformazione del violino in strumento dai poteri sovrannaturali. Nel salone dell’albergo, Matheus (Demonio) disegna con il suo bastone un cerchio intorno a Urbain (Violinista) e con un gesto imperioso chiama a raccolta delle pallide fanciulle vestite di lunghi abiti semitrasparenti. Matheus chiede loro la rosa che dona l’amore, l’alloro che dà la gloria, il serpente che offre il potere della seduzione. Tre fanciulle pallide vestite di rosso entrano dalla finestra con i suddetti oggetti. Matheus batte il suolo con il bastone e appare una grande pentola in cui getta il violino, la rosa, la corona d’alloro e il serpente. Una musica sinistra è accompagnata dalla danza delle fanciulle infernali. Dal pentolone esce un demone che consegna a Urbain il suo violino e poi scompare. Urbain suona il violino alla scostante nobildonna (vedi la stampa) che all’improvviso si innamora dimenticando sia i pregiudizi sociali sia il disprezzo paterno.

Non mancano inoltre danze contadine nello stile del luogo (Bretagna) che, come in molti balletti romantici, servono a variare lo spettacolo variando il registro cromatico e le tecniche esecutive.

Le analogie a molti dei balletti tardo ottocenteschi (in particolare a La Bella addormentata) sono sin troppo evidenti.

 

Rif. bibl. Per ulteriori immagini del balletto e una spiegazione più estesa della trama vedi Flavia Pappacena, Storia della danza in Occidente, vol. II, Il Settecento e l’Ottocento, Gremese, Roma, 2015, pagg. 167-170.

Flavia Pappacena

www.giornaledelladanza.com

 

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